Appunti di Economia Politica
Politiche per la bilancia dei pagamenti
La teoria della bilancia dei pagamenti
La bilancia dei pagamenti è composta da 3 conti: conto corrente, conto capitale e il conto finanziario.
L’equilibrio della bilancia dei pagamenti si ha quando la somma dei saldi dei movimenti di beni e dei movimenti di capitale è nulla. Si ha avanzo quando le riserve ufficiali aumentano e viceversa. La posizione di avanzo è migliore rispetto a quella di disavanzo ma non può essere considerata conveniente perché comporta disavanzi per altri paesi e pressioni inflazionistiche all’interno (avanzo nella BP è fonte di creazione di base monetaria). L’obiettivo dell’equilibrio della bilancia dei pagamenti si pone nel lungo periodo (pareggio); nel breve può variare a seconda delle contingenze.
Meccanismi automatici di riequilibrio
I movimenti di capitale possono riequilibrarsi se esiste una loro sufficiente
mobilità. Date le attese di variazione del tasso di cambio, l’afflusso
netto di capitali indotto da un tasso di interesse interno + elevato che all’estero
tenderà a provocare un abbassamento del tasso di interesse interno
e un aumento di quello estero, contribuendo a eliminare così il differenziale
iniziale.
Il riequilibrio dei movimenti di beni se il regime di cambio è fluttuante
è assicurato dalla sua flessibilità che incide sulla competitività.
Con riferimento a un regime di cambi fissi ci sono 2 meccanismi operanti sui
movimenti di beni.
Le politiche per il riequilibrio e le cause di squilibrio
Il raggiungimento dell’equilibrio della bilancia dei pagamenti in regime di cambi fissi richiede specifici interventi pubblici che devono essere calibrati secondo le cause di squilibrio.
L’equilibrio dei movimenti di capitale è assicurato dall’uguaglianza fra il tasso di interesse interno e il tasso di interesse all’estero ridotto del tasso atteso di variazione del cambio certo per incerto. Dato il tasso di interesse estero essendo in deficit si porta in pareggio, riducendo la base monetaria e l’offerta di moneta per ottenere un innalzamento del tasso di interesse interno fino a quello estero e viceversa (l’aumento dei tassi di interesse in presenza di debito pubblico accrescono l’onere).I movimenti internazioni sono diventati sensibili rispetto alle attese di variazione dei cambi, hanno effetti forti sulle aspettative di variazioni dei cambi e sull’andamento effettivo dei cambi dei tassi di interesse e delle variabili reali. Queste sono il fondamento delle proposte di limitare la libertà dei movimenti internazionali di capitale con strumenti di controllo diretto (norme amministrative) o indiretto (tassa di Tobin). L’effetto di queste limitazioni sarebbe quello di creare un cuneo fra i tassi di interesse interni (+ bassi) e quelli del resto del mondo (+ alti) senza che ciò causi deflussi di capitale.
Il saldo dei movimenti di beni è funzione inversa del livello della domanda interna e funzione diretta della domanda estera; i policy makers operano sul livello della propria domanda interna, restringendola per ridurre il deficit dei movimenti di beni o accrescendola quando alla base dell’avanzo dei movimenti di beni sia un difetto della domanda interna rispetto alla capacità produttiva del paese.
Gli squilibri nei movimenti dei beni possono derivare anche da eccessi o difetti di competitività oltre che domanda. L’arbitraggio implicherebbe p. e = pw (nessuna convenienza a esportare o importare). Se il primo membro (p.e) è maggiore del secondo vi è un difetto di competitività delle merci europee. Ma lo squilibrio dei movimenti di beni dovuto a difetto di competitività può essere sanato ristabilendo l’uguaglianza se si agisce su ognuna delle 3 grandezze che vi compaiono o sui fattori collegati. Si può operare su p su fattori come salari, produttività e margini di profitto; su pw attraverso politiche protezionistiche; su e svalutando o rivalutando in caso di difetto o eccesso di competitività.
Controllabilità del cambio e l’efficacia della manovra
Il controllo del cambio si esercita essenzialmente sulla variabile alla quale il cambio è legato, ossia sulla parità o tasso centrale: si varierà il cambio mutando la parità (la fascia nella quale il cambio oscilla). Riguardo al cambio flessibile la controllabilità implica che il cambio rifletta anche gli interventi pubblici e non solo le forze di mercato.
L’efficacia implica che le variazioni del cambio abbiano effetto su
variabili (livello del reddito o grandezze nella bilancia dei pagamenti).
Partendo dal saldo dei movimenti di beni in termini monetari espressi in moneta
estera:
PCm=(px e)qx – pm qm. (x esportati, m importati). Considerando una situazione
iniziale di pareggio (PCm=0) si arriva a px e/pm X qx/qm =1. Una riduzione
di e farà aumentare qx e contrarre qm (effetto reale) ma ridurrà
il prezzo delle merci del paese considerato relativamente a quello delle merci
del Resto del mondo, ossia peggiorerà la ragione dello scambio,
RS=px e/pm , in quanto è diminuito e mentre per ipotesi px e pm sono
rimasti costanti. Se le quantità non reagissero al deprezzamento (elasticità
della domanda estera rispetto al prezzo delle merci del paese considerato
fosse pari a 0) l’onere del miglioramento dei movimenti di beni ricadrebbe
sul denominatore e qm dovrebbe ridursi in misura superiore alla riduzione
di e, ossia l’elasticità delle importazioni dovrebbe essere superiore
all’unità (εm>1 ) affinché migliori il saldo dei
movimenti di beni. Se le quantità importate fossero rigide rispetto
a variazioni del cambio ( m=0), l’onere da bilanciare la riduzione di
e ricadrebbe tutto su qx che dovrebbe crescere in misura superiore (εx>1
).
Se si ammette l’elasticità positiva sia delle esportazioni che delle importazioni la condizione per il miglioramento del saldo dei movimenti di beni a seguito di svalutazione è εm+εx>1 (condizione di Marshall-Learner per effic. deprezz.).
Si è supposto:
Una dispensa di Economia Politica sulla " Bilancia dei pagamenti " inserita da Francy 83 il: 06/04/2005.