Questa dispensa di Economia Politica
si compone di 10 sezioni in cui vengono analizzati vari aspetti della materia.
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I fallimenti microeconomici del mercato
Il genere dei problemi è come diverse istituzioni economiche (procedure
di interazione fra individui sul piano economico; stato e mercato) consentono
di meglio soddisfare i principi e gli obiettivi verso i quali dovrebbe tendere
la società.
Come e in quali condizioni i risultati economici che possono essere conseguiti
attraverso l’azione del mercato o dello stato garantiscano il rispetto
dei principi di efficienza e di equità.
Le istituzioni sociali possono essere valutate sulla base del criterio di
efficienza e di equità.
Adam Smith convinto assertore delle virtù del mercato (concorrenziale).
Il concetto della “mano invisibile” esprime la capacità
del mercato di garantire che scelte economiche compiute da ognuno in vista
del perseguimento di interessi e soddisfazioni personali avessero esiti benefici
dal punto di vista dell’intera società (l’uomo mira soltanto
al guadagno proprio ed è guidato da una mano invisibile a promuovere
un fine che non rappresentava alcuna parte delle sue intenzioni).
I concetti di efficienza sono molti ma si distinguono :
Secondo il criterio paretiano (giudizio di valore; carattere
soggettivo su ciò che dovrebbe essere) un insieme di persone migliora
la propria soddisfazione passando dalla situazione A a quella B, se alcuni
stanno meglio in B che in A e nessuno sta peggio in B che in A. Il criterio
paretiano corrisponde a un concetto di efficienza: la possibilità di
ottenere più di qualcosa senza dover meno di qualcos’altro con
disponibilità date.
Dal concetto paretiano può derivarsi quello di ottimo paretiano
(efficienza allocativa): una situazione A è ottima in senso
paretiano se comunque ci si sposti da essa non è possibile migliorare
la soddisfazione di qualcuno senza peggiorare la soddisfazione di almeno un
altro membro della collettività.
L’ottimo paretiano richiede:
Efficienza X è la capacità di scegliere i programmi di produzione tecnicamente efficienti: scelte le tecniche produttive efficienti, si tratta di organizzare la produzione in modo da rendere massima la qualità dell’output; richiede specificazione degli obiettivi dell’impresa.
Efficienza dinamica è un concetto meno preciso di quello dell’efficienza paretiana allocativa.
I concetti di equità sono numerosi ma in linea generale una distribuzione del reddito o della ricchezza viene considerata equa se essa assicura uguaglianza delle opportunità o delle posizioni finali per i membri di un collettività.
Primo teorema fondamentale dell’Economia del benessere
La corrispondenza fra equilibrio di mercato di concorrenza perfetta e ottimo
paretiano è ottenuta sulla base di uno specifico insieme di ipotesi,
strumenti concettuali e metodologie. La corrispondenza rappresenta una precisazione
della concezione smithiana della “mano invisibile”. Il teorema
che fissa l’indicata equivalenza fra concorrenza perfetta e ottimo paretiano,
il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere afferma che:
in un sistema economico di concorrenza nel quale vi sia un insieme completo
di mercati, un equilibrio concorrenziale, se esiste, è un ottimo paretiano.
Il rapporto fra i prezzi di equilibrio di due beni è uguale al SMS
e al SMT fra i due beni.
Per concorrenza perfetta si intende un regime di mercato
caratterizzato, dal lato sia dalla domanda e dell’offerta, da:
omogeneità dei beni, numerosità degli operatori, assenza
di intese fra essi, libertà di entrata e uscita dal mercato e perfetta
informazione.
La completezza dei mercati implica l’assenza di esternalità:
questi possono essere definiti come vantaggi o danni prodotti dall’azione
di un operatore su un altro operatore per i quali il primo non riceve o paga
un compenso al secondo.
Le esternalità sono relazioni fra operatori non mediate da un rapporto
di scambio e per le quali, non esiste un mercato.
L’equilibrio walrasiano di concorrenza è quella
situazione nella quale esiste un vettore di prezzi tale che su tutti i mercati
l’eccesso di domanda è nullo. L’esistenza di tale equilibrio
è assicurata se le funzioni di utilità hanno le caratteristiche
ipotizzate (continuità, non saziabilità delle preferenze) e
non sussistono rendimenti crescenti di scala che
porterebbero alla riduzione del costo medio e alla riduzione delle imprese
(convessità degli insiemi).
La qualifica di ottimo paretiano non sottintende un giudizio di merito sulla sua desiderabilità. Dire che una certa posizione del sistema economico è di ottimo paretiano non significa che essa sia buona o auspicabile ma assicura solo “efficienza produttiva” rispetto a una data distribuzione iniziale delle risorse. Una società può trovarsi in una posizione di ottimo paretiano ma essere “disgustosa”. Allora ci si pone una domanda se si possono raggiungere posizioni di maggiore equità distributiva attraverso i meccanismi di mercato.
Il secondo teorema dell’Economia del benessere afferma che se sono rispettate alcune condizioni relative alle funzioni di utilità individuali (insiemi di preferenza convessi) e alle funzioni di produzione (insiemi di produzioni convessi), in presenza di mercati completi ogni posizione di ottimo paretiano può essere realizzata come equilibrio concorrenziale, previa un’appropriata ridistribuzione delle risorse (dotazioni iniziali), fra gli individui.
Mercati concorrenziali e realtà dei regimi
Nella realtà dei mercati prevalgono situazioni di concorrenza imperfetta o monopolistica, oligopolio. In tutte queste situazioni effettive di mercato viene violata la condizione di uguaglianza fra prezzo e costo marginale, che realizza l’equilibrio delle imprese in concorrenza perfetta e che per il 1° teorema dell’economia del benessere, quando siano soddisfatte le altre condizioni richieste dal teorema stesso, assicura l’ottimo paretiano.
In una situazione di monopolio riconducibile alla natura dei rendimenti di scala. Se questi sono crescenti nel tratto rilevante della curva di domanda si ha monopolio naturale: infatti la minimizzazione dei costi per la quantità richiesta dal mercato si ottiene quando esista una sola impresa. La presenza di più imprese in un regime di costi decrescenti darebbe luogo a instabilità.
Dalla microeconomia il prezzo è quello in corrispondenza del quale il costo marginale e uguale al ricavo marginale. Ma se il monopolista adottasse un prezzo pari al costo marginale esso soffrirebbe una perdita essendo il costo unitario sempre superiore a quello marginale. Per evitare la perdita si aggiungerebbe al prezzo pari al costo marginale un onere in somma fissa (per coprire il costo fisso) a carico di tutti i consumatori del bene. Gli N consumatori sopporterebbero un onere pari a 1/N del costo fisso. Stimati inizialmente il numero minimo di consumatori si farà pagare a costoro il costo fisso. Coperto il costo fisso con gli oneri posti a carico dei primi N consumatori, gli ulteriori consumatori non ne sosteranno il peso. A queste condizioni nessuno dei consumatori domanderà inizialmente il bene dovendo pagare la quota di costo fisso in aggiunta. Ognuno tenderà a “fare il furbo” comportandosi da opportunista (free rider).
In conclusione al monopolista naturale non è possibile praticare un prezzo pari al costo marginale. L’esistenza di costi decrescenti porta al “fallimento” del mercato, impedendo di soddisfare le condizioni che assicurano l’ottimo paretiano.
Se le economie di scala non sono tanto estese da portare al monopolio può esserci l’oligopolio. Gli operatori fisseranno i loro prezzi o le quantità prodotte tenendo conto delle reazioni degli altri operatori alle proprie decisioni e assumeranno comportamenti di tipo strategico con la conseguenza che non tutti i possibili equilibri saranno efficienti in senso paretiano. L’intervento pubblico può alleviare il fallimento del mercato essenzialmente attraverso forme di regolamentazione o la costituzione di imprese pubbliche.
L’esistenza di economie di scala è la più importante causa di fallimento del mercato ma ci sono risultati analoghi a quelli di concorrenza perfetta anche in situazione di monopolio. Il risultato è vincolato alla contendibilità dei mercati, alla possibilità che nuove imprese entrino liberamente e senza costi sul mercato e ne fuoriescano sempre liberamente e senza costi (mercati contendibili). La tattica del hit and run è resa possibile dalla completa libertà di entrata e uscita. Quindi la contendibilità deriva dall’assenza assoluta di costi di entrata e uscita, mentre nella realtà tali costi esistono (costi di addestramento, progettazione etc.). L’efficienza che è possibile conseguire nei mercati contendibili è diversa da quella paretiana e consiste semplicemente nel fatto che l’impresa monopolista produce una quantità in corrispondenza della quale il costo di produzione è minimo, tenuto conto del vincolo della domanda complessiva. Solo in un caso questa efficienza corrisponde a quella paretiana, quando la curva di domanda interseca la curva del costo unitario nel punto minimo di questa e in corrispondenza anche del costo marginale.
Altri presupposti della concorrenza perfetta: la molteplicità degli operatori non implica concorrenza in presenza di accordi tendenti a limitare la competizione; l’omogeneità dei prodotti è una condizione che potrebbe non verificarsi.
Il 1° teorema dell’economia del benessere postula l’esistenza di mercati completi, ma nella realtà può esservi incompletezza dei mercati in relazione:
L’esternalità è l’inesistenza di un corrispettivo a fronte del vantaggio o del danno procurati da un operatore ad altri e ciò configura proprio l’assenza di un mercato. Ciò è dovuto:
L’effetto che le esternalità provocano sulle condizioni di efficienza
paretiana è quello di richiedere che i SMS siano diversi fra i vari
individui (est. di consumo) e che i SMST siano diversi per le varie industrie
(est. di produzione).
Considerando il caso delle esternalità di consumo ogni operatore dovrebbe
tener conto di tutti gli effetti delle sue scelte, sia degli effetti sul suo
livello di soddisfazione sia di quelli sul livello di soddisfazione degli
altri e nella scelta del suo paniere di consumo A dovrebbe considerare anche
l’esternalità causata a B. Una condizione di efficienza allocativa
del consumo valida in assenza di esternalità porta a una allocazione
inefficiente in presenza di effetti esterni. Un efficiente allocazione del
consumo in presenza di esternalità negative richiede per il soggetto
che causa esternalità negative il SMS fra i beni sia superiore al rapporto
fra i prezzi e al SMT.
Considerando le esternalità di produzione, queste sono causa di divergenza
fra costi privati e costi sociali, ovvero fra prodotto marginale privato e
prodotto marginale sociale. Con economie esterne il costo marginale privato
è maggiore di quello sociale. Le industrie che causano esternalità
negative producono più di quanto sia socialmente ottimale.
L’intervento pubblico può rimuovere la divergenza fra costo privato
e sociale, rendendo interno il costo o il vantaggio procurato dall’operatore
al resto della collettività. Si può far ricorso a imposte pigouviane
a carico dei creatori di diseconomie esterne; o introduzione di una regolamentazione
che ne vieti la creazione.
Le esternalità e il teorema di Coase: l’esistenza di un danno o di un vantaggio non pagati e l’identità dei soggetti che li procurano dipendono da come vengono assegnati i diritti di proprietà. Secondo Coase il problema da risolvere è la scelta delle istituzioni e dei criteri di assegnazione dei diritti di proprietà. Coase enuncia queste 2 proposizioni:
I beni scambiati mostrano rivalità nell’uso
nel senso che l’uso di un bene da parte di un operatore ne riduce la
disponibilità per altri operatori. I beni non rivali, tale che l’aumento
del consumo da parte di un soggetto non riduce la disponibilità per
il consumo di un altro, sono detti beni pubblici (difesa
nazionale, illuminazione strade etc.).
Un bene pubblico è un bene per il quale i costi di produzione sono
soltanto fissi (Faro, pag.55). I costi di costruzione e di esercizio restano
largamente invariati al variare della quantità prodotta (caso di economie
di scala). L’esistenza di costi fissi e la decrescenza dei costi medi
portano al fallimento del mercato creando un incentivo per una soluzione cooperativa:
se A sostenesse il costo fisso per la produzione di un bene pubblico, ne trarrebbero
vantaggio sia A che B e a B non si potrebbe far pagare se non il costo marginale
pari a zero in un bene pubblico puro. Ma ognuno tenderà a fare il parassita
in attesa che altri decida di produrre il bene pubblico.
Per alcuni beni pubblici non è possibile escludere
dal consumo nessun operatore; la difficoltà di esclusione accentua
l’impraticabilità del mercato e l’esistenza di problemi
di parassitismo.
Le due proprietà dei beni pubblici (non rivalità e non escludibilità)
forniscono la ragion d’essere dell’intervento da parte di enti
pubblici, per produrli o per stimolarne la produzione da parte di altri o
per regolamentarne l’uso al fine di evitare la cosiddetta tragedia
delle proprietà comuni (commons).
La condizione di efficienza generale nell’allocazione delle risorse
in presenza di beni pubblici è che la somma dei SMS dei vari soggetti
sia uguale al SMT.
Guardando il dilemma del prigioniero si arriva al punto che la produzione
di beni pubblici deve essere fatta dagli enti pubblici attraverso proventi
fiscali.
Costi di transizione e asimmetria informativa
I costi di transazione interessano sia i mercati a pronti
(il bene è scambiato contro il prezzo nel periodo considerato) sia
i mercati a termine (il bene viene scambiato contro il prezzo
ad una prestabilita scadenza futura).
I costi di transazione sono più elevati in presenza di informazione
asimmetrica. Cioè alla diversa informazione disponibile per
le due parti interessate ad una transazione, chiamate “delegante”
(non completa) e “delegato”(completa).
L’informazione asimmetrica da luogo a 2 situazioni:
La selezione avversa si ha quando una delle parti (delegante) non può osservare importanti caratteristiche esogene (preesistenti) del delegato o del bene oggetto della transazione o delle situazioni nelle quali possa trovarsi il delegato stesso (Akerlof, Auto Usate, pag.62).
Il rischio morale sorge quando il delegante, successivamente
alla decisione di effettuare la transazione, non riesce a osservare le azioni
compiute dal delegato o i caratteri di un bene da esso fornito. Il delegante
non è incentivato ad effettuare la prestazione nei termini previsti
dalle modalità contrattuali (problemi di incentivo). Il rischio morale
causa distorsioni e inefficienze.
Per evitare le conseguenze negative delle asimmetrie informative possono essere
escogitati vari accorgimenti: contratti dove il pagamento sia legato la controllo
della qualità del bene; prestazione di garanzie; certificazioni di
qualità da parte di associazioni professionali; ma la soluzione migliore
è quelle dell’intervento pubblico: che vanno dalla regolamentazione
e creazione di aziende.
Secondo il primo teorema del benessere l’equilibrio di concorrenza
assicura una situazione di ottimo paretiano. Allora si può pensare
che piccoli scostamenti dalla concorrenza perfetta non allontanino di molto
dall’ottimo paretiano. Ma il teorema del “secondo ottimo”
afferma il contrario, che non è vero che una situazione nella quale
un numero maggiore di condizioni di ottimo , ma non tutte, sono soddisfatte
è necessariamente superiore a una situazione in cui un numero di esse
siano soddisfatte. Ove almeno una delle condizioni necessarie per l’ottimo
paretiano non può essere soddisfatta si ha un risultato inferiore e
quindi si può raggiungere un ottimo che è di secondo ordine
cioè il “secondo ottimo”.
Nel caso vi sia un ineliminabile allontanamento dalla concorrenza perfetta
in un settore sarà impossibile conseguire una posizione di primo ottimo.
(è ineliminabile tranne che con un possibile intervento statale).
L’allontanamento da una condizione necessaria per l’efficienza
richiede l’allontanamento da tutte le altre condizioni necessarie per
l’efficienza in un senso non precisabile in generale, in quanto sono
numerosi e complessi i rapporti di complementarità e sostituibilità
fra i vari beni. I teoremi del benessere mancano di robustezza.
Equità: la si può distinguere secondo il criterio
delle capacità (uguaglianza dei punti di partenza, appoggiata dalla
dottrina liberale) e criterio del bisogno (uguaglianza dei risultati; appoggiata
dalla dottrina socialista). La distribuzione del reddito è un indicatore
dell’equità secondo gli aspetti economici.
È possibile che situazioni efficienti nel senso di Pareto siano caratterizzate
da distribuzioni di reddito non eque. La ridistribuzione può disturbare
l’efficienza e quindi l’equità può essere raggiunta
soltanto a scapito dell’efficienza (trade-off tra efficienza ed equità).
L’azione pubblica di ridistribuzione può essere attuata specialmente
attraverso: la spesa pubblica, trasferimenti alle famiglie e/o alle imprese;
la tassazione, progressività delle imposte; politica dei prezzi.
I bisogni meritori sono i bisogni che si vogliono tutelare e i beni dei quali si vuole salvaguardare il consumo.
Una dispensa sui "fallimenti microeconomici del mercato" inserita da Francy 83 il: 25/03/2005.