Teoria normativa della politica economica
Si analizzeranno le potenzialità astratte di intervento di un operatore in un’economia di mercato, con la finalità di correggere il funzionamento di questa istituzione oppure di sostituirla. Si svilupperà la teoria che questo operatore dovrebbe fare agendo razionalmente per supplire le carenze di mercato.
Programmare significa adottare decisioni coordinate e coerenti di politica economica. Nel campo dell’azione pubblica ciò implica non procedere a interventi slegati (piece-meal) gli uni dagli altri, ma considerare per ogni problema il complesso delle finalità di politica (obiettivi) e l’insieme delle azioni possibili (strumenti).
Il bisogno di interventi coordinati deriva da 3 ordini di considerazioni:
Gli elementi costitutivi del programma sono:
L’analisi economica ci dice sulla capacità degli strumenti di
influire sugli obiettivi, e indica le relazioni tra le varie variabili economiche
e ci suggerisce la possibilità che la manovra di alcuna di esse consenta
di influire su altre. La struttura informativa sulle relazioni fra le variabili
economiche può essere espressa da un modello matematico che descriva
il funzionamento del sistema economico a livello aggregato (macro) o disaggregato
(micro).
In conclusione un programma è costituito da 3 elementi: obiettivi,
strumenti, modello di analisi.
Gli obiettivi di politica economica che i policy makers
si propongono di raggiungere possono essere coerenti fra loro (stessa manovra
porta al raggiungimento di vari obiettivi simultaneamente) o sostituti l’uno
dell’altro (la manovra che implica il raggiungimento di un obiettivo
rende più difficile il raggiungimento di un altro obiettivo; trade-off).
È possibile individuare 4 modi di esprimere gli obiettivi :
Obiettivi fissi:
Consiste nell’attribuzione di valori prefissati alle variabili che costituiscono gli obiettivi di politica economica (Tinbergen, esempio su 2 livelli di reddito, e su occupazione; pag.143).
Priorità:
L’indicazione di obiettivi fissi può non risultare conveniente se non si conosce bene la relazione che lega un obiettivo all’altro. Allora si indicano priorità nel raggiungimento degli obiettivi (si assicura il raggiungimento di un obiettivo massimizzando il raggiungimento dell’altro). In termini analitici si massimizza il valore dell’obiettivo non prioritario, subordinatamente al valore desiderato dell’obiettivo prioritario e al vincolo rappresentato dalla curva di trasformazione.
Obiettivi flessibili con SMS variabile:
Si indicano in termini flessibili gli obiettivi esprimendo le preferenze.
Le preferenze rappresentate con una mappa di curve di indifferenza (che riflettono
i desideri della collettività; Funzione del Benessere Sociale), si
confrontano con il vincolo di bilancio determinando le scelte nel punto di
tangenza, ossia le quantità di beni e servizi che egli deve procurarsi
per essere soddisfatto nella misura massima possibile. Se gli argomenti della
FBS non fossero dei beni ma dei mali (inflazione e disoccupazione) le curve
sarebbero concave con SMS crescenti e curve più vicino all’origine
degli assi rappresentano soddisfazioni più elevate.
Si parla di approccio ottimizzante perché il valore degli obiettivi
non è prefissato, ma definito dal processo di ottimizzazione con il
vincolo dato dal modello di funzionamento dell’economia (curva di trasformazione).
Obiettivi flessibili con SMS costante:
in questo caso si ha una funzione del benessere sociale che è stata
resa lineare negli argomenti e ha un SMS costante.
La funzione di benessere sociale potrebbe avere la forma W=aYn+bYs
dove a e b sono i pesi assegnati al reddito
nelle due circoscrizioni (il SMS è costante, dato da b/a).
Se gli argomenti della FBS con SMS costante sono p e u la funzione si presenta
nella forma W=ap+bu dove a e b
sono costanti negative. Nel caso in cui a=b=1 si ha l’indice
di malessere di Okun che è pari alla somma del tasso di disoccupazione
e di inflazione. Questo indicatore è oggetto di varie critiche:
Le variabili sono definite strumenti di politica economica se sono soddisfatte le 3 condizioni:
Lo strumento è una variabile che influenza un’altra/e che è
quella rilevante per le preferenze del policy maker.
Una classificazione degli strumenti di politica è data da Tinbergen
che distingue fra politiche:
Si possono distinguere misure di controllo diretto e misure di controllo indiretto.
Le misure discrezionali sono gli strumenti di politica che vengono manovrati a discrezione, ossia a seguito di valutazione specifica della situazione, caso per caso.
Le regole automatiche sono gli strumenti di politica che entrano in funzione
senza che vi sia bisogno di osservare e decidere caso per caso (stabilizzatori
automatici). [regola aurea di Tin].
[le variabili esogene sono quelle variabili che determinano altre variabili
ma non ne sono influenzate; le variabili endogene possono determinare il valore
di qualche variabile ma il cui valore dipende da altre variabili].
Il messaggio della moderna politica economica sta nella visione di insieme
dei problemi di politica che si riflette nella considerazione degli effetti
diffusi che derivano dalla manovra di ogni strumento, ossia di effetti che
si esplicano non su un singolo obiettivo ma su una molteplicità di
obiettivi. L’apparato concettuale descritto consente di impostare i
problemi concreti, potendosi calcolare numericamente le soluzione “esatte”.
L’impostazione presenta un insieme di limitazioni : natura statica e
certa, di carattere logico che risultano vitali (Lucas), realismo della rappresentazione
della posizione dei policy makers come rappresentanti di indistinti cittadini.
Critica di Lucas
La sostanza della critica è che le scelte pubbliche possono influenzare
i parametri delle funzioni di comportamento privato, ossia la reattività
degli operatori privati alle decisioni pubbliche, ovvero la stessa forma funzionale
dei comportamenti privati.
Se i parametri del modello cambiano riflettendo un mutamento del comportamento
del sistema, e viene preso come vincolo nel modello di decisione pubblica
il “vecchio” modello, le politiche che se ne derivano non saranno
affatto ottimali: lo sarebbero soltanto nel caso in cui il comportamento non
mutasse; ma esso muta proprio a seguito dell’intervento pubblico. Il
vincolo preso a base per la definizione dell’intervento pubblico non
è un vincolo vero, ma muta al mutare dell’intervento pubblico
stesso. Dal punto di vista teorico la critica di Lucas evidenzia la presenza
di interazioni reciproche fra il comportamento degli operatori privati e dell’operatore
pubblico; il privato muta il suo comportamento al variare delle aspettative
circa il comportamento del pubblico; i modelli di analisi tradizionalmente
usati in economia non ammettono questo genere di interazioni; si dovrà
cambiare il tipo di modello analitico utilizzato impiegando la teoria dei
giochi, che è strutturata in modo da modellare l’interazione
strategica fra soggetti.
L’evoluzione dei sistemi economici mentre rende più necessario
l’intervento pubblico, sembra anche implicare delle restrizioni sulla
gamma di politiche efficaci.
Una dispensa sulla "Teoria normativa della politica economica " inserita da Francy 83 il: 01/04/2005.