Appunti di Economia Politica


Gli obiettivi macroeconomici e la politica fiscale

Con politica fiscale si designa la manovra del bilancio dello Stato e di altri enti pubblici con finalità di variazione del reddito e dell’occupazione nel breve periodo.
Il settore statale comprende lo Stato, gli organi costituzionali, la Cassa depositi e prestiti, l’ANAS, la Gestione ex foreste demaniali; un contenuto simile hanno le amministrazioni centrali al quale si contrappongono quelle locali (regioni, province, comuni, USL, università, camere di commercio etc.) e gli Enti di previdenza (INPS, INAIL, istituti di previdenza amministrati dal Tesoro).
Le amministrazioni pubbliche raggruppano le amministrazioni centrali e locali e gli enti di previdenza.
Il settore pubblico include le amministrazioni pubbliche e le ex aziende autonome dell’amministrazione centrale.

Il bilancio pubblico e la sua manovra

L’identità contabile del bilancio pubblico è :

T-Cg-Trc-INT-Ig-Trk = Bs

Dove T sono entrate correnti, C consumi pubblici, Trc trasferimenti correnti esclusi interessi, INT interessi sul debito pubblico, Ig investimenti pubblici al netto di disinvestimenti, Trk trasferimenti in conto capitale, Bs saldo di capitale.

Le entrate pubbliche sono di 2 tipi:

  1. Entrate correnti che sono connesse con i tributi e in minima misura da altri fonti.
  2. Entrate in conto capitale derivano da alienazione di beni patrimoniali e aziende pubbliche e dal rimborso di crediti.

Le spese pubbliche sono composte da:

Il saldo complessivo è la somma algebrica del saldo della parte corrente e del saldo in conto capitale. Il saldo corrente ha la natura del risparmio privato che può essere impiegata per spese in conto capitale; per questa ragione un avanzo corrente positivo denota l’esistenza di un risparmio pubblico (positivo).

Scorporando gli interessi dal totale delle spese (Gt= G+Tr) si ha la spesa pubblica primaria (Gp = Cg+Ig+Trc+Trk).
Se dal saldo corrente o complessivo si scorpora la spesa per interessi si ha rispettivamente il saldo corrente primario (T-Cg-Trc) o il saldo primario (T-Gp= T-Cg-Ig-Trc-Trk).

La legge annuale di bilancio che scaturisce dalle linee guida sottostanti il documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) presentato entro il 15 maggio di ogni anno approva un bilancio annuale e pluriennale; la funzione dell’ultimo bilancio è quella di inserire la politica fiscale annuale in un quadro di più ampio respiro ed è presentato in 2 versioni:

  1. bilancio pluriennale a legislazione vigente, che espone l’andamento delle entrate e delle spese sulla base della legislazione in vigore.
  2. bilancio pluriennale programmatico, che tiene conto degli effetti sulle entrate e spese degli interventi programmati nel DPEF.

La legge finanziaria è lo strumento che dispone il quadro di riferimento finanziario coerente con il DPEF, ed indica:

Reddito, occupazione e imposte

Gli effetti sul reddito e sull’occupazione con la manovra delle imposte; la tassazione influisce solo indirettamente il reddito potendo influire sul consumo e/o sull’investimento: C =f(Y,T) I =g(i,T).

Si distinguono i casi di imposta:

  1. In Somma fissa.
    Si avrà:
    politica fiscale
    Il moltiplicatore della tassazione è minore di quello della spesa pubblica (G); cioè l’incremento di 1 euro di tassazione provoca un decremento di reddito minore dell’incremento di reddito prodotto dall’aumento di 1 euro di spesa pubblica.
    Il minor effetto è dovuto al fatto che la tassazione di 1 euro non entra direttamente nel circuito del reddito. Essa si traduce in minore domanda solo nella misura in cui influenza il consumo che è componente diretta della domanda globale (c euro)
  2. Proporzionale
    Se si suppone inoltre che T=tY, (con t costante) cioè se si ipotizza imposizione proporzionale si ha :
    Imposta proporzionale
    L’effetto sul reddito di un aumento dell'aliquota di imposta è sempre negativo in quanto esso comporta un aumento del denominatore del moltiplicatore.
  3. Progressiva
    Se l’imposta è progressiva l’aliquota non è più costante ma è funzione crescente del reddito del contribuente.
    Se vi sono mutamenti della spesa autonoma che tendono a variare solo il numero dei percettori di reddito, rimanendo invariato il reddito pro capite, l’aliquota media non varierà. Al contrario, variazioni della spesa autonoma che si riflettono anche in variazioni del reddito pro capite tendono a far variare l’aliquota media t; quindi il moltiplicatore aumenterà o si ridurrà al ridursi o all’aumentare della spesa autonoma.
    Ne discende che l’imposizione progressiva costituisce un caso di stabilizzatore automatico: gli effetti sul reddito reale di oscillazioni nei valori delle componenti autonome della domanda aggregata vengono “smorzati” da variazioni in senso contrario del moltiplicatore dovute a variazioni dell’aliquota media, in presenza di imposizione progressiva.
    L’effetto stabilizzatore è amplificato con la considerazione dei movimenti di prezzo; l’aumento dell’imposizione in termini reali che deriva dalla compresenza di aumento dei prezzi e progressività della aliquote viene detto drenaggio fiscale.

Il finanziamento della spesa

La spesa può essere finanziata attraverso tributi (pareggio del bilancio) o in deficit (emissione di titoli del debito pubblico, a parità di BM, o creazione di base monetaria).

  1. Pareggio del Bilancio
    Se il finanziamento avviene attraverso le imposte, l’aumento della spesa ha comunque effetti espansivi, in quanto agisce direttamente sul reddito nazionale, laddove l’incremento dell’imposta influisce soltanto sul reddito disponibile, quindi sul consumo e sul reddito nazionale; l’aumento di 1 euro della spesa pubblica comporta un pari aumento del reddito, l’aumento di 1 euro di imposte comporta una riduzione di c euro del consumo e del reddito. Poiché c è minore di 1 vi è un aumento netto del reddito. Quindi il moltiplicatore della spesa è maggiore di quello dei tributi:
    Pareggio del bilancio
    Se si ipotizza una variazione della spesa pubblica e dell’imposizione ne deriva Variazione spesa pubblica
    Dunque un aumento di spesa pubblica pari a 1 euro finanziato da un pari incremento delle imposte accresce il reddito di 1 euro (teorema del bilancio in pareggio o di Haavelmo); indica la possibilità di conseguire un qualsivoglia obiettivo di reddito anche in assenza di deficit di bilancio, ma con un livello di spesa pubblica pari a quello del reddito e con la pubblicizzazione dell’intera economia.
    • Finanziamento in deficit
      Se la spesa pubblica non viene finanziata con imposte, essa determina effetti più elevati sul reddito e sull’occupazione. Se il totale delle spese supera le entrate, ossia se si ha un deficit di bilancio (Bs<0), si ha un disavanzo che può essere finanziato in 2 modi, attraverso la creazione addizionale di base monetaria , politica fiscale - finanziamento in deficit, o l’emissione di nuovi titoli del debito pubblico, Spesa pubblica ; le modalità di finanziamento in deficit hanno effetti diversi.
  2. Finanziamento con Base Monetaria
    Il finanziamento con BM è niente affatto costoso se realizzato attraverso emissione di monete o biglietti del Tesoro; è in minima misura costoso se ottenuto nell’ambito di convenzioni fra Stato e Banca centrale o nell’obbligo della Bc di finanziare lo scoperto del Tesoro sul c/c della Tesoreria.
    La seconda differenza tra finanziamento monetario e finanziamento con titoli di del debito pubblico è da ricollegarsi agli effetti espansivi sul reddito. In termini dello schema IS-LM un finanziamento della spesa addizionale attuato con base monetaria comporterebbe uno spostamento verso destra delle curve (aumento reddito certo mentre non lo è quello di i ); una politica monetaria che assicuri l’invarianza del tasso di interesse è detta accomodante.
    Il finanziamento monetario può provocare aumenti di prezzi in presenza di pieno impiego o di strozzature settoriali. Se questi effetti fossero presenti i policy makers dovranno scegliere fra più elevati livelli di reddito e di occupazione associati a inflazione o a livelli di reddito e di occupazioni minori ai quali corrisponderebbe maggior stabilità monetaria.
    I Pmakers possono far abbassare la curva di trasformazione (u e π) con politiche di qualificazione professionale; politiche di mobilità e politiche di sviluppo della produttività e della produzione in alcuni settori.
  3. Indebitamento
    Se l’aumento della spesa pubblica finanziato da emissione di titoli del debito pubblico avesse luogo in presenza di una LM orizzontale (tasso di interesse invariabile) si avrebbe un incremento di reddito più alto che in un modello dove la LM non è orizzontale, perché il moltiplicatore ΔY/ΔG è più basso per l’effetto freno prodotto dalla costanza dell’offerta di moneta. In questo caso si parla anche di effetto di retroazione monetaria. Infatti l’aumento del reddito comporta in successione aumento della domanda di moneta per motivi transattivi, eccesso di domanda di moneta rispetto all’offerta, incremento del tasso di interesse, riduzione degli investimenti e freno all’aumento del reddito stesso. L’effetto di retroazione corrisponde al termine ak/v che essendo positivo fa aumentare il denominatore del moltiplicatore riducendone il valore.
    La sostituzione della spesa privata per investimenti da parte di quella pubblica prende il nome di spiazzamento finanziario ed è connessa con l’aumento del saggio di interesse derivante dal finanziamento non monetario della spesa pubblica.
    L’aumento della spesa pubblica causerebbe uno spiazzamento reale completo, in quanto gli individui si preparano a questa evenienza con il ridurre il consumo attuale. I titoli del debito pubblico non costituiscono ricchezza netta in quanto a un loro aumento nel portafoglio corrisponde una maggiore imposta che saranno necessarie per ripagare il debito pubblico; si ricava l’equivalenza ricardiana che significa che il finanziamento della spesa con l’emissione di debito pubblico in realtà equivale al finanziamento mediante imposte.
    Il finanziamento mediante titoli del debito pubblico provoca aumento del tasso di interesse, un effetto di freno (retroazione) dell’incremento del reddito indotto dall’aumentata spesa pubblica.

Debito pubblico

Può capitare che il debito pubblico si accumula nel tempo. Quali sono le ragioni della crescita ?
Vi è crescita quando nel rapporto B/pY il numeratore aumenta a tassi superiori rispetto a quelli del denominatore.
(B-p-Y>0)
Δ B dipende da:

  1. se c’è un pareggio primario il debito pubblico può crescere solo per gli interessi maturati sullo stock di debito precedente (iB; cresce solo di i ne deriva i-p-Y>0). Ma i-p è il tasso di interesse reale quindi in assenza di deficit primario e di finanziamento monetario il rapporto fra debito pubblico e PIL cresce, se il tasso di interesse reale è maggiore del saggio di crescita PIL.
  2. se si ha un deficit primario ci sarebbe un’ulteriore crescita del debito pubblico: questo potrebbe aumentare anche se il tasso di interesse reale fosse pari al tasso di crescita del reddito; al contrario un avanzo primario tende a frenare la crescita del debito pubblico.

Negli anni 80 e 90 il tasso di interesse reale è stato superiore al tasso di crescita del reddito per varie ragioni:
I CCT fruttavano un saggio di interesse reale in media al 7% mentre il PIL era al 2,5%, questo per:

La diminuzione del finanziamento monetario del Tesoro ha comportato una crescita ulteriore del debito.
Se il rapporto fra debito e prodotto risulta crescente si arriverà alla dichiarazione di insolvenza da parte dello Stato o il razionamento del credito da parte del creditore (mercato).
La riduzione del rapporto fra debito e PIL (rientro) si ottiene con l’uso di strumenti capaci di influenzarne i fattori dai quali dipende la dinamica del rapporto.

  1. Politiche di sviluppo del reddito.
    Lo stimolo del reddito va affidato a un riorientamento della spesa pubblica e dei tributi che accentui l’efficienza della spesa pubblica e abbia effetti di stimolo per l’attività economica privata (politica di offerta di servizi pubblici efficienti e di una politica industriale capaci di accelerare lo sviluppo). Inoltre si può usare una politica monetaria espansiva, una politica di deprezzamento del cambio, una politica di moderazione salariale.
  2. Politiche riguardanti il saldo primario.
    L’accrescimento del saldo primario è un obiettivo della manovra che porta alla riduzione del rapporto B/PIL, si agisce dal lato della spesa primaria e delle entrate.
    La riduzione della spesa è una azione possibile ma si rischia di non avere miglioramenti sostanziali nella qualità dei servizi pubblici che si traduce in una perdita del benessere dei cittadini.
    Una riorganizzazione del sistema tributario e un migliore funzionamento dell’apparato amministrativo, che hanno portato più di recente ad una riduzione dell’elusione e dell’evasione. La privatizzazione di imprese pubbliche contribuisce a ridurre il fabbisogno finanziario netto.
  3. Politiche del saggio di interesse.
    L’abbassamento del tasso di interesse reale sul debito pubblico può contribuire a ridurre il rapporto fra debito e PIL.
    Si agisce con una politica di gestione del debito pubblico che si proponga di ridurre il costo reale del debito agendo sulle condizioni alle quali viene emesso il debito stesso o sul funzionamento del mercato secondario dei titoli di Stato.
    Sono state adottate soluzioni tendenti a facilitare l’assorbimento di forme di obbligazioni, con l’introduzioni di strumenti di controllo diretto: obbligo di destinare una quota dell’incremento dei depositi all’acquisto di obbligazioni (vincolo di portafoglio) o prestito forzoso che garantisce l’assorbimento di quantità del debito pubblico.
    Altre soluzioni per abbassare il tasso di interesse reale sono connesse con i mercati finanziari mondiali.

 
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Una dispensa di Economia Politica sulla "Politica fiscale " inserita da Francy 83 il: 06/04/2005.

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