L'esperienza costituzionale fascista: leggi fascistissime


Vittorio Emanuele III, posto di fronte alla crisi che investe la classe dirigente liberale, decide di esplorare un cammino nuovo, dando via libera ad un esperimento che finirà con il produrre un cambiamento della forma di governo.

Alla fine del 1922 (dopo la marcia su Roma, avvenuta il 28 ottobre 1922) Mussolini riceve l’incarico dal re di formare il nuovo governo. Il 31 ottobre 1922 Mussolini ha il titolo di Presidente del Consiglio dei Ministri. Il primo governo Mussolini, al quale partecipano ministri liberali, ottiene il voto di fiducia di un ampio fronte parlamentare che va dalla maggioranza dei liberali al partito popolare (306 voti favorevoli e 116 contrari).

Tra il 1922 e il 1925, Mussolini svolge un sistematico processo di fascistizzazione dello Stato, delle sue strutture e del suo ordinamento, gettando le basi della dittatura:

L’esperienza costituzionale fascista può essere ripartita in quattro fasi:

  1. Il fascismo parlamentare (1922 – 1924);
  2. Le “leggi fascistissime” del 1925-26;
  3. L’evoluzione totalitaria dal 1928;
  4. La crisi e la caduta del regime

IL FASCISMO PARLAMENTARE

Questa fase inizia con il primo Governo Mussolini, seguito dal discorso alla Camera del 16 novembre 1922 e dal conferimento dei pieni poteri. Il 16 novembre 1922 Mussolini parla alla Camera, segnando un primo e significativo strappo rispetto alla tradizione del precedente sessantennio liberale. Il discorso lancia un segnale di forte cambiamento del clima istituzionale: la richiesta del voto dei pieni poteri per:

  1. riordinare il sistema tributario allo scopo di semplificarlo, di adeguarlo alle necessità del bilancio e di meglio distribuire il carico delle imposte
  2. ridurre le funzioni dello Stato, riorganizzare i pubblici uffici e istituti, renderne più agili le funzioni e diminuire le spese.

Per attuare i “pieni poteri” il Governo del Re ha, fino al 31 dicembre 1923, la facoltà di emanare disposizioni aventi vigore di legge, senza l’approvazione del Parlamento.

Nel 1923 viene approvata una nuova legge elettorale, la legge Acerbo, che elimina, di fatto, il sistema proporzionale fissando un premio di maggioranza pari ai 2/3 dei seggi per la lista che ottiene più del 25 % (maggioranza qualificata, nel nostro ordinamento attuale la maggioranza dei 2/3 consente di modificare la Costituzione); In seguito al rapimento e all’uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti, che all’apertura della nuova Camera aveva denunciato le illegalità e le violenze della campagna elettorale, nel paese si diffonde un’andata di proteste e indignazione.

Le forze d’opposizione, dai liberali, ai socialisti, ai comunisti, abbandonano il Parlamento. Restano però le differenze interne, più prudenti i liberali e i socialisti mentre i comunisti pensano ad un vero e proprio Parlamento alternativo, e il progetto di convincere il re a liquidare Mussolini e indire nuove elezioni ripristinando la proporzionale, fallisce.

LE LEGGI FASCISTISSIME

Il punto di partenza per la trasformazione dell’organizzazione dello Stato liberale furono le leggi del 1925-'26, dette "fascistissime", ispirate dal giurista Alfredo Rocco, con le quali il capo del Governo fu reso responsabile di fronte al re e non più di fronte al Parlamento.

Il Parlamento non aveva più il potere di discutere alcuna legge senza il preventivo consenso del Governo. Il "processo di svuotamento" dello Statuto e di fascistizzazione dello Stato venne terminato nel 1939, quando la Camera dei Deputati venne sostituita con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Le “leggi fascistissime” sono:

In 24 mesi, dal 3 gennaio 1925 alla fine del 1926, il fascismo si fa Regime aprendo una nuova pagina nella storia istituzionale della storia italiana.

EVOLUZIONE TOTALITARIA

In seguito alle trasformazioni avvenute tra il 1925 e il 1926, l'unico organo che effettivamente poteva decidere ed attuare la linea politica divenne il capo del Governo e cioè il capo del fascismo. In Mussolini vennero, così identificati, lo Stato ed il Partito, creando una vera e propria dittatura fascista.

A partire dal 1928 gli elementi chiave che determinano l’ evoluzione totalitaria sono:

Uno stato totalitario comportava, infatti, un completo controllo da parte dello Stato stesso sulla società e sugli individui, penetrando sempre più negli strati sociali. Per cercare di realizzare questo, il fascismo cercò, con l’istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, di dare concretezza alla politica del corporativismo.

Lo Stato creò le corporazioni per guidare la vita produttiva e per conciliare e superare i conflitti sociali che potevano sorgere. Questa politica prevedeva una collaborazione obbligata tra le diverse classi sociali nell’interesse della produzione nazionale. Con questa dottrina il regime proponeva il superamento del liberalismo, che poneva al centro l'individuo, sia del socialismo marxista, che poneva al centro la lotta di classe.

DALLA CADUTA DEL FASCISMO AI PRINCIPI COSTITUZIONALI

Con la caduta del fascismo, avvenuta il 25/7/1943, si aprì una nuova fase in cui la situazione politica cambiò. Le diverse forze politiche antifasciste che fino a quel momento non poterono farsi sentire, riuscirono ad affacciarsi sulla scena politica, dando un contributo nella fondazione di uno Stato Democratico, che trovò la propria definizione giuridica nell'entrata in vigore della Costituzione il primo gennaio 1948.

Questa legge fondamentale dello Stato nacque da un compromesso costituzionale, cioè da un contratto a carattere politico in cui le diverse forze rinunciarono reciprocamente a qualcosa per arrivare ad un accordo finale.

La Costituzione fu la legge che ribaltò i principi fascisti in favore del ritorno ai principi liberali, con i quali in particolare, sono stati riconosciuti sia il valore della persona come fine e valore fondamentale dello Stato, mettendo quest'ultimo al servizio dei diritti delle persone, sia le comunità sociali e il pluralismo con i quali è stata data la possibilità alle persone di unirsi in "comunità" autonome e protette dalla Costituzione, con capacità di perseguire i propri interessi in piena libertà armonizzandosi però nella vita nazionale. In particolare, con il pluralismo si è evitato che tutti i poteri si concentrassero in un'unica organizzazione, per distribuirli tra un'organizzazione principale ed altre con essa coordinate, ognuna corrispondente alle diverse comunità di cui i singoli fanno parte.

Con il compromesso costituzionale, ed in particolare con l'entrata in vigore, qualche anno più tardi, della Costituzione, si è passati, dunque, da uno stato totalitario, in cui tutti i diritti civili, politici ed economici erano stati soppressi, ad uno stato sociale, cioè una stato che riconosce i diversi gruppi sociali rispettando sempre il compito di giustizia e ponendo sempre come propria la finalità di realizzare il benessere e l'uguaglianza sostanziale dei cittadini.

Basandosi su questo compromesso, la Costituzione è stata fondata su alcuni principi fondamentali come:

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Una dispensa su " L'esperienza costituzionale fascista: leggi fascistissime " inviata da marko77 e scritta da Egle - 17/06/2005

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