Città greche

Le città Greche

Indice

Introduzione

L’architettura che nasce da queste comunità ha un carattere pratico ed utilitario, senza pretese di monumentalità, la dimora degli dei è ad immagine di quella degli uomini. Quest’architettura non conserva niente della tradizione dei palazzi micenei, le case sono ad una stanza a pianta ellittica, per trasformarsi in seguito a pianta quadrata. Ben presto però, con l’assetto della società e dell’economia, si innesta un processo di trasformazione: l’architettura compie un grande balzo, dovuto anche all’introduzione, nelle costruzioni, della pietra tagliata ed all’acquisizione di materiali nobili.

Analizziamo adesso alcuni aspetti caratteristici e comuni a tutte le città greche: è evidente che la parola polis ha indicato in origine la zona dell’abitato racchiuso in una cittadella fortificata (sede della classe signorile nel II millennio), e solo in seguito, con lo sviluppo di abitazioni attorno ad essa, fu chiamata Acropoli (città-alta).

Dopo gli sconvolgimenti dovuti all’invasione dorica, la vita si spostò sempre più nella città bassa, ed intorno al VII secolo , con la scomparsa delle monarchie, l’acropoli diventò un luogo di dimora per gli dei, e solo in alcuni periodi, quelli delle tirannidi, venne usata come sede. Ma la tirannide era un fenomeno passeggero, ed il tiranno per guadagnare il favore degli dei, costruiva o ingrandiva i santuari, trasformando l’acropoli in un grande centro di culto, tanto che le sua mura di cinta, edificate a scopo di difesa, finivano per figurare come mura di cinta dell’area sacra.

Alcuni manufatti architettonici, comuni a tutte le città greche, sono: il teatro, che nato come luogo di culto per le azioni rituali in onore di Dionisio, si trasforma intorno al V secolo, con l’avvento di nuove forme letterarie (commedie, tragedie , ecc.), in un luogo strettamente riservato alle rappresentazioni privandolo di ogni connotato religioso.

Le strutture arcaiche del teatro (orchestra rotonda, altare del dio al centro e costruzioni lignee) si trasformano intorno al V secolo in costruzioni in muratura, innalzando a sud dell’orchestra un muro che funge da parete e da portico, munendo il luogo adibito agli spettatori di scarpate artificiali sistemati a settori con larghi corridoi d’accesso. Vicino all’orchestra prendevano posto i sacerdoti e le alte cariche dello stato, sopra di essi, sistemati sul pendio, sedevano le masse popolari (le donne erano ammesse soltanto per le tragedie).

Intorno al III secolo è in atto un’ulteriore trasformazione, davanti alla parete della scena si pone un portico a due navate sulla cui fronte sporgono due quadrati dove vengono esposte statue di poeti e uomini illustri, con l’introduzione di una skenè ad un piano si riduce lo spazio dell’orchestra (semicircolare) .

Non una città, nell’area di civiltà greca, era disposta a rinunziare a un teatro, tanto più che esso si prestava ad ospitare le sedute dell’assemblea popolare ed altre cerimonie pubbliche.

Il tempio, che compare intorno al I millennio a.C., è un organismo perfettamente autonomo, esso si erge in un luogo consacrato ad un dio, si “estranea” dal suolo per mezzo di gradini mantenendo il suo aspetto formale in qualsiasi luogo (pendii, pianure, colline, ecc..) e città in qui viene costruito.

L’architetto non si cura di inserirlo in uno spazio “costruito” e non si serve del fascino di scorci prospettici anzi, nel progettare la cella (luogo in cui è conservata la statua di culto) utilizza solo lo spazio strettamente necessario, dato ché l’accesso ad esso è riservato solo ad alcuni elementi e la funzione religiosa, a cui prende parte la comunità, si svolge all’esterno.

Come nell’ uomo, la cui proporzione delle varie parti del corpo è armonica, anche nel tempio le sue “membrature” crescono gradatamente, secondo proporzioni determinate. La decorazione fa parte dell’essenza plastica del tempio, e la scultura è presente in esso nelle superfici triangolari dei frontoni e nelle metope o nel fregio continuo della trabeazione.

Mentre nella architettura arcaica predomina la distinzione delle membrature, nel periodo classico si rivela il rapporto tra le varie parti. L’utilizzo di diversi ordini nella costruzione del tempio, dovuto ad uno sviluppo formale differente tra le varie popolazioni greche, non cambia né l’aspetto ” interiore”, né il suo utilizzo “pratico”.

Le città della madrepatria greca

Olimpia

Olimpia è il luogo della storia più valido che i Greci ci abbiano dato, una sostanza spirituale così forte che, sebbene distrutta ed impoverita, irradia il suo splendore fin nei nostri giorni.

Nel tempio di Era si sono rivelate le forme iniziali del tempio monumentale dorico, e nel tempio di Zeus riconosciamo la sua forma più alta e compiuta. I gruppi frontonali e le metope, fin dalla loro scoperta, hanno mutato il concetto dell’arte greca: una eredità inesauribile del severo stile classico arcaico, che è 35 stato definito il “Cantico dei Cantici” dell’antichità.

L’ Altis, il bosco sacro di platani e di olivi, centro di una vasta area dedicata al culto, nel IV secolo fu cinto da un muro che ne delimitava l’area (200 mt X 175 mt). La cellula originaria del santuario era la tomba dell’eroe Pelope a nord della quale fu costruito, nella metà del VII secolo, il tempio di Era, mentre in un altare vicino veniva adorato, allo scoperto, Zeus ( il suo tempio fu costruito nel V sec.).

Nel frattempo alcune città Doriche, soprattutto della Magna Grecia, avevano donato alcuni Tesori posti ordinatamente lungo le pendici del monte Crono. A questi edifici si aggiunse nel IV secolo un piccolo tempio periptero dedicato a Meter, la madre degli dei; in questo periodo si aggiunge nell’Altis un lungo porticato marmoreo a due navate e fuori dal temenos si costruiscono alcuni edifici pubblici.

In età ellenistica si costruiscono ricchi edifici sportivi, un ginnasio ed una palestra.

Il Tempio di Era

L’edificio arcaico, costruito nella meta del VII secolo, risulta essere un semplice mègaron senza peristasi di circa 10 x 40 mt. , la dimensione della cella corrisponde alla misura sacra di 100 piedi (32,6 mt), un pronaos con due colonne ne costituiva l’ingresso orientale, si nota la mancanza di un opistodomos nel lato opposto.

La costruzione in mattoni crudi non sembra dare informazioni sufficienti per l’alzato che doveva essere costituito da un tetto piatto in terracotta. Intorno al 600 fu costruito, sulle fondamenta di quello arcaico, un secondo tempio con la cella di dimensioni invariate, ma si nota la presenza di un opistodomos (che conferisce simmetria) e di una peristasi che circonda la cella. Le colonne, che poggiano sullo stilobate (18,75×50,01mt), sono 6 x 16 e la notevole distanza che intercorre tra esse non lascia dubbi sul fatto che la trabeazione era di legno. I materiali utilizzati, oltre al legno della trabeazione, sono i mattoni crudi e l’argilla. La copertura era composta da tegole strette di forma semicilindrica, infine un ultimo elemento di risalto è l’enorme disco in terracotta policroma dell’acroterio decorato con motivi geometrici circolari.

Il venerando edificio , come ci riporta il Pausania, divenne un museo sacro e rimase intatto sino al 426 d.C., finchè un editto di Teodosio II decretò la distruzione degli edifici pagani.

Il Tempio di Zeus

Eretto intorno al 470 a.C., per la sua costruzione, data la sua mole, fu abbattuta la parte meridionale del bosco sacro e le fondamenta furono alzate di tre metri. Sullo stilobate di 27,68 x 64,12 mt. poggiano le colonne (6×13) , il materiale utilizzato è un calcare conchiglifero poroso di estrazione locale. Il tempio, che è la più valida realizzazione del canone dorico, fu costruito sotto la “direzione” di Libone di Elide. Il terzo gradino del crepidoma raggiunge uno spessore maggiore degli altri due, con un rapporto di 7 : 6, ciò per dare maggiore risalto allo stilobate.

Le proporzioni della pianta sono derivate da un modulo predefinito: l’interasse delle colonne, pari a 16 piedi dorici (5,22 mt). In base a questo sistema si impostano le dimensioni della peristasi in 5 x 12 interassi (80 x 192 piedi) e quelle della cella in 3 x 9 interassi, nell’alzato queste dimensioni diminuiscono proporzionalmente: architrave 16 piedi, fregio 8 piedi, mutulo 4 piedi, tegole 2 piedi.

Due file di colonne a due piani, ognuna di sette colonne, dividono la cella in tre navate. La base della statua posta all’interno della cella è di 6,65 x 9,93 mt.. Il tetto, composto da grandi tegole corinzie e da una sima con 102 protome leonine, le metope del pronaos e dell’opistodomos, che rappresentavano le gesta eroiche di Eracle, e la decorazione plastica del frontone erano di marmo pario.

I Tesori

Sulle pendici della collina di Crono si allineavano, equamente disposti, 12 tempietti in antis collegati tra di loro per mezzo di una specie di crepidoma comune. I tesori erano così distribuiti:

  • Tesoro XII di Gela, databile al 560 a.C., di forma rettangolare senza pronaos con la presenza di una gigantesca base su cui sorgevano alcune statue, il tetto era rivestito con la tipica decorazione del geison, mancano metope e triglifi. Tutti gli elementi sono stati fabbricati in Sicilia.
  • Tesoro XI di Megara, presenta sulla fronte i canoni dell’ ordine dorico nella sua forma più matura, i lati lunghi mancano però di triglifi e mutuli.
  • Tesoro X di Metaponto, databile dopo la metà del VI secolo, presenta un portico anteposto.
  • Tesoro IX di Selinunte, ricco di decorazioni ornamentali.
  • Tesoro VIII di Cirene, di piccole dimensioni , arcaico.
  • Tesoro VII di Sibari, con un tetto di terracotta ricco di motivi ornamentali alleggeriti da influssi ionici.
  • Tesoro VI di Bisanzio, databile alla metà del VI sec., presenta due colonne tra le ante.
  • Tesoro V di Epidammo, relativamente largo (9,7 mt.) ricostruito sul tipo dell’oikos primitivo con pareti chiuse.
  • Tesoro IV di Siracusa, databile al VI secolo.
  • Tesoro I di Sicione, il più recente dei 12, è un tempio dorico in antis (6,73×11,85), la parete della cella, composta da lastre perfettamente combacianti, sorgeva su due gradini poco sporgenti, i triglifi correvano tutt’intorno all’edificio. Manca completamente la decorazione plastica, il materiale adoperato è il calcare, estratto e lavorato a Sicione.

Lo Stadio

Lo stadio olimpico, dove si disputavano le gare podistiche, rimase una costruzione semplice e modesta. Esso non era altro che una pista spianata, situata ai piedi della collina Crono, su cui erano segnati il punto di partenza e l’ arrivo. La pista senza dubbio faceva parte dell’ area sacra (l’arrivo era posto quasi ai piedi dell’altare di Zeus ). Dalla sua lunghezza deriva la misura lineare più importante della Grecia: lo “stadio” di 197,27 mt. Nel V secolo si dovette ingrandire i terrapieni, e nel IV secolo, col la recinzione dell’Altis, fu spostato ad est. I venti posti di partenza erano divisi da montanti e la capienza era di 50000 unità.

Delfi

Delfi, originariamente chiamata Pito, é la sede del più famoso oracolo del mondo greco, quello di Apollo, figlio di Zeus.

I Greci si appellavano all’oracolo in ogni occasione o scelta importante che si presentava, l’ oracolo consigliava loro su i rimedi di ogni male, sulla creazione di nuovi santuari e su i luoghi d’oltremare da colonizzare (conoscenza dovuta all’accumulo di notizie geografiche fornite da i primi “pionieri”).

L’influenza dell’oracolo durò, spegnendosi lentamente, sino al periodo ellenistico, e scadendo totalmente a causa dell’invasioni barbariche e dal saccheggio romano (Silla) nel I secolo a.C..

Il Santuario di Apollo

La posizione del santuario, posto su un ripido pendio meridionale, condiziona profondamente la struttura del temenos composto da spessi muri a terrazza che si arrampicano sul monte in tre fasce. Nella zona inferiore troviamo i tesori, mentre la zona delimitata a sud da un grande muro poligonale ospita il tempio e l’altare del dio.

Gli edifici si orientano, in maniera apparentemente confusa, parte verso la strada parte verso il pendio. Tutto questo recinto dedicato alla divinità, di forma rettangolare, misura 130 x 180 mt. e viene delimitato intorno dai muri del peribolo. La strada sacra sbocca nel temenos attraverso una semplice apertura nel muro. I muri del peribolo sono databili intorno al VI sec.. Il Tempio di Apollo Si conosce, senza una certezza assoluta, la presenza di altre quattro “costruzioni” sotto il tempio: Ia prima di alloro, forse un semplice cespuglio (?), la terza con pareti e colonne in metallo, la quarta un periptero dorico non si hanno notizie della seconda.

Il tempio, che fu costruito intorno al 530 a.C., presentava uno stilobate di 21,68 x 58,18 mt. e colonne in numero di 6 x 15, il frontone occidentale era decorato con scene di gigantomachia mentre quello orientale, in marmo, riportava una quadriga guidata dal dio e tutt’intorno le muse e i due figli di efesto, ai lati scene di belve in lotta. La “vita” di questo tempio fu di soli 150 anni, crollò nel 373 a causa di un incendio o di un terremoto. Un’altro tempio, terminato intorno al 320 a.C., sostituì il precedente, esso presentava una cella stretta e lunga (13,34 x 44,14 mt.), profonde fondamenta (5 mt.) ed uno stilobate di calcare azzurro.

L’alzato era di pietra corinzia e alcuni rocchi erano del tempio precedente. Nella forma notiamo un echino rigido di forma tronco-conica, i triglifi tagliati in maniera angolosa e dura e le colonne sena essenza plastica data l’assenza dell’entasi.

I Tesori

  • Tesoro di Massilia, presenta un fregio scolpito senza la decorazione a dentelli e la sima riccamente decorata con palmette e fior di loto. Le basi delle colonne ( scanalate ad angoli vivi) sono di forma efesina, i capitelli sono composti da una corona di foglie sulle cui cime ripiegate si poggia un abaco quadrangolare.
  • Tesoro di Cnido, in antis con una parete, costruita in strati alternati di fasce basse e alte, che poggia su un toro e le ante decorate, in cima, da una kima lesbico con abaco sovrapposto. Il fregio sostituisce la dentellatura.
  • Tesoro di Sifni, costruito in marmo pario presenta un basamento di 6,14 x 8,55 mt., la zone delle ante è di 5,95 x 8,43mt e raggiunge un’altezza di 6,74mt., un bastone di perle giganti ( h= 17,2 cm.) forma lo zoccolo della parete. Il fregio, inquadrato da un kyma ionico e lesbico, circonda tutto l’edificio e foglie e fiori di loto si diffondono sul geison e sulla sima, quest’ ultima presenta le protome leonine. Il frontone raffigura, nella sua decorazione, il furto del tripode.
  • Tesoro di Sicione, tempio in antis dorico (6,3×8,5mt. e proporzione 3:4) databile alla fine del V secolo, si erge sulle fondamenta di due precedenti edifici, di cui ne utilizza in parte il materiale per la costruzione ( del secondo edificio sono state ritrovate 12 metope scolpite), si nota la mancanza dei triglifi sull’ intercolunnio, i mutuli si alternano con tre per cinque guttae sui triglifi e con tre per quattro sulle metope.
  • Tesoro di Atene, databile dopo il 507 a.C. ( anno della liberazione dalla tirannide ) è un tempietto in antis con due colonne (6,6 x 9,7 mt e h= 7,6 mt.), il crepidoma non è del tutto delimitato e i triglifi del frontone sono ritmicamente suddivisi rinunciando alla contrazione degli intercolunni angolari. Le colonne, snelle e alte, presentano un echino elastico e le metope, in numero di trenta, “narrano” le imprese dell’eroe attico Teseo. Il Portico degli Ateniesi Innalzata subito dopo le guerre persiane del 478 la costruzione, dalle sottili membrature, si appoggia al grande muro poligonale sotto il tempio di Apollo. Le colonne sono disposte lontane le une dalle altre con un rapporto tra di esse e l’intercolunnio di 0,39:3,19 mt. ed una altezza di soli 3,31 mt. (8 moduli e mezzo), le basi presentano la tripartizione classicoattica (cuscinetto \ membratura intermedia \ cuscinetto). Trabeazione e capriate sono in legno grezzo.

Il Santuario di Atena Pronaia

Su di una terrazza di 150 x 40 mt. , nella parte orientale della città sorgeva il santuario di Atena Pronaia. Intorno al VII secolo, questo luogo sacro, fu circondato da un muro ricurvo. Nella seconda metà del VII secolo Atena ricevette il suo primo tempio: un periptero di cui sono conservati nelle fondamenta del tempio più recente, oltre ai resti delle fondamenta poligonali, anche 12 capitelli e 10 rocchi di colonne che fanno intuire la loro snellezza, e data la dimensione del fusto ( alto solo 3,35 mt.) si pensa che la trabeazione fosse in legno con un fregio di terracotta. Intorno alla fine del VI secolo fu innalzato un secondo tempio (13,25×27,46 mt. e rapporto 1 : 2) che data la sua posizione, rinunciò alla presenza di un opistodomos presentando così solo 12 x 6 colonne.

In questo tempio si raggiunge quasi la formulazione del canone dorico: gli intercolunni angolari sono contratti, il fregio è scandito regolarmente, le ali esterne delle pareti della cella si protendono avanti avvicinandosi così alle assi della seconda e della quinta colonna della facciata. Nel IV secolo, in una posizione migliore, venne innalzato il terzo tempio: la costruzione, priva di decorazione , è ricavata usando un materiale molto duro (calcare azzurro del Parnaso). L’edificio rispetta perfettamente le proporzioni e i rapporti tra le parti: l’atrio è ampliato dal protendersi delle pareti laterali, tra le ante sono inserite snelle colonne ioniche a cui corrispondono semicolonne inserite nella parete. Un’altro edificio, di notevole interesse, presente nel santuario è la tholos, di forma rotonda con una cella circolare circondata da una corona di venti colonne doriche (misure: diametro dello stilobate 13,5 mt., della cella 8,6 mt., altezza totale 8,32 mt.), all’interno della cella sono presenti 10 colonne doriche, delle decorazioni delle metope, amazzonomachie e centauromachie, è rimasto ben poco. Tutto l’edificio rispetta un’esatta proporzionalità matematica.

Corinto

Corinto era la porta del Peloponneso e uno dei centri più importanti per il commercio con l’occidente. Quì lo stile dorico ebbe, presumibilmente, il suo inizio e dalle costruzioni lignee arcaiche si trasformò, assurgendo al suo pieno splendore, in quelle in muratura.

A Corinto, come è riportato dalle fonti, si progetto il doppio frontone dando così monumentalità agli edifici sacri. Le tracce delle costruzioni antiche sono state cancellate da sovrapposizioni e catastrofi, tuttavia sono “sopravvissute” sette colonne robuste di un edificio dell’arcaismo maturo: il tempio di Apollo.

Il Tempio di Apollo

Col suo basamento a quattro alti gradini il tempio si eleva nettamente dal fondo roccioso della collina “lasciando” dietro di sé le forme più arcaiche a tre gradini. La cella presenta le fronti simmetriche del pronaos e dell’opistodomos (ognuna con due colonne tra le ante), essa è orientata ad est e al suo interno era divisa da due file di quattro colonne ognuna. Lo stilobate, che presenta un inarcamento della gradinata (h=2cm), misura 21,5 x 53, 82 mt. , su di esso poggia il colonnato con peristasi di 6 x 15.

Per non evidenziare troppo la contrazione degli angoli (27 cm) si allarga la dimensione delle metope di circa 5 cm. I fusti poderosi sono ricavati da un monolito di circa 6 mt. e i capitelli presentano un’echino sporgente con una curva ampiamente delineata contrastando così la pressione dall’alto. Il tempio fu distrutto nel 146 a.C. da un incendio.

Istmia

Il Santuario di Poseidone

Sull’area di un edificio arcaico, di legno ed argilla, fu costruito nel 460 a.C. il tempio, che presentava uno stilobate di 23,7 x 54,2 mt. ed un peristilio di 6 x 13 colonne, il fronte est e quello ovest erano simmetrici ed avevano dei portici della profondità di un interasse e mezzo, il materiale utilizzato per la costruzione era un fine calcare mentre il rivestimento del tetto e le sculture frontonali erano di marmo.

Questo edificio fu distrutto nel 394 da un’incendio e nella seconda metà del IV secolo fu ricostruito con

pianta invariata.

Lo stadio

Costruito nel V secolo per i giochi istmici, si estende il linea obliqua sino al tempio. Nell’estremità nordovest era situata la partenza e il traguardo era munito di uno speciale dispositivo a cordoni, che dava al giudice di gara, situato nell’avvallamento, l’esatto ordine d’arrivo.

Nel 146 a.C., con la caduta di Corinto, Sicione ne assunse il patronato, ma anche se i giochi continuarono, il temenos decadde e in età cristiana il tempio fu usato come cava di materiale per la costruzione di sbarramenti usati per fortificare l’istmo.

Argo

Non ci è pervenuto quasi niente dei riti e delle festività che si svolgevano in onore di Era, sappiamo solo che la popolazione, insieme ai sacerdoti, si spostava, in processione, verso il santuario e quì si svolgeva l’Ecatombea ( sacrificio di cento buoi), e dopo aver premiato i vincitori degli agoni sportivi e musicali, si dava inizio ad un grande banchetto.

L’Heraion

Il temenos si stende sul declivio di tre terrazze. Sulla terrazza alta troneggia l’arcaico primo tempio, costruito in legno policromo databile alla prima metà del VII secolo, dai resti si suppone che fosse un periptero con 6×14 colonne nella peristasi e una cella di dimensione 8,5×36,3 mt.

Sulla seconda terrazza si svolgeva la vita del santuario, e intorno al 410 a.C. fu costruito in questa zona il secondo tempio di Era, lo stilobate era di 17,3×36,9mt. e le colonne, 6×12, avevano un diametro di 4 piedi e un’intercolunnio di 6. Le metope e il fregio erano riccamente decorate con sculture.

Al pendio vi erano due porticati dorici molto antichi, nel VI secolo si aggiunge sul lato occidentale della piazza una “casa per banchetti”.

Samo

L’Heraion

L’evoluzione dell’Heraion di Samo si può dividere in periodi:

  • VIII sec. Hekatompedon I : di dimensione 32,8×6,5mt. presenta una cella allungata senza peristasi, l’altare, non in asse con il colonnato centrale, è del precedente naiskos. Muri della cella in mattoni crudi.
  • iniz. VII sec. Tempio II : presenta una cella allungata, una peristasi, un colonnato centrale e una vasca purificatrice. Muri della cella in pietra.
  • metà VII sec. Tempio II1 : cella allungata senza colonnato centrale, doppio colonnato frontale e muri della cella con colonne, nuova statua, fregio 30cm., peribolo con propylon.
  • 570 a.C. Tempio III : costruito ad opera di Rhoikos, é un diptero di 8 colonne al fronte est e 10 a quello ovest, lo stilobate è di 52,5×105 mt., la cella presenta le colonne e le pareti decorate, pronao rotondo, basi samie, fusti scanalati a spigoli vivi, capitelli con ovuli e lancette, la trabeazione è composta da un architrave a fasce, dentellatura e cornice.
  • 535 a.C. Heraion IV : arretramento della posizione del tempio, periptero con stilobate di 55,16×112,2 mt., cella e pronao profondo diviso in colonne, basi samie, fusti a listelli e collo con arthenion, capitello angolare ruotato di 45° , trabeazione composta da architrave, dentellatura, cornice.

Egina

Egina è un’isola montuosa situata fra il porto di Atene e la costa di Epidauro, fu colonizzata alla fine del II millennio da popolazioni doriche.

Il Santuario di Afaia

Posto su una solitaria cima montana, esso è databile all’inizio del VI secolo.

Su questa zona sorge il tempio periptero di età tardo-arcaica, con cella a tre navate e adyton spartito in due settori. Il primo muro di cinta del peribolo presenta una linea più volta spezzata obbediente alla conformità del terreno.

Intorno al 500 a.C., dopo aver esteso il temenos, si costruì il tempio periptero, il materiale utilizzato fu un calcare poroso di estrazione locale, sullo stilobate di 13,77×28,82 mt. insiste una peristasi di 6×12 colonne, il problema degli angoli è risolto con una semplice contrazione di 22 cm. degli interassi d’angolo, la cella di forma simmetrica presenta un pronaos ed un opistodomos con due colonne fra le ante.

Si nota un’armonico equilibrio delle proporzioni: altezza colonne 16 piedi, interasse 8 piedi e la trabeazione alta un terzo delle colonne.

L’intera decorazione è in marmo pario, i frontoni presentano, come tema della decorazione, scene di combattenti con al centro la dea.

Basse

Il Tempio di Apollo Epicurio

Il tempio, che sorge sulle fondamenta di un edificio precedente di cui non si hanno notizie, è un periptero e il materiale usato è una compatta pietra grigio scura per la costruzione e il marmo per le decorazioni. Lo stilobate è di 14,48×38,24 mt. e la peristasi è di 6×15 colonne di stile ionico di un’insolita snellezza, il fregio della trabeazione, interamente decorato, corre su tutti i quattro lati del tempio.

Dietro la cella, delimitata da colonne, era presente un’altro ambiente separato da essa per mezzo di una colonna mediana ( capitello composto da foglie d’acanto e spirali [ prima espressione di “capitello corinzio”] ) ma posto alla stessa altezza e legato dalla trabeazione, che lo sormonta, e dai due intercolunni aperti.

Capo Sunio

Posto sulla punta meridionale dell’ Attica, protendente nel mare Egeo, quì in età protoarcaica, cinto da un muretto che segnava i confini del temenos, sorgeva un altare e verso il VI secolo furono erette attorno ad esso enormi statue di giovinetti, che “annunciavano” ai naviganti lontani il luogo sacro.

Il Tempio di Poseidone

Delimitato il temenos , con muri di sostegno diritti piegati ad angolo retto, si costruì, intorno al V secolo, il tempio, un periptero dorico in poros con uno stilobate di 13,06×30,2 mt. ed una peristasi di 6×13 colonne, l’unità fondamentale fu posta in un interasse (sette e mezzo piedi dorici = 2,45 mt.).

Questo tempio fu distrutto dai persiani prima che fosse completato, e solo in età Periclea si procedette alla sua ricostruzione. Il nuovo tempio, in marmo, fu costruito intorno al 449 a.C., sullo stilobate di 13,47 x 31,12 mt. insiste una peristasi di 6×13 colonne, quest’ultime talmente sottili che si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una costruzione ionica. L’architrave del pronaos si prolunga nei due deambulatori laterali fino a congiungersi con la faccia interna dell’architrave della peristasi, ed un fregio ionico, riccamente decorato, corre tutt’intorno ad essa. La trabeazione esterna, di stile dorico, presenta sulla facciata principale un frontone riccamente decorato, mentre nella parte opposta, l’architetto, omette il fregio.

Si nota in questo tempio, dato lo stile delle decorazioni e l’architettura, l’utilizzo di maestranze ionico-insulari.

Delo

L’isola di Delo fu resa sacra, a partire dal primo millennio, dagli immigrati ionici che costruirono i santuari per Apollo e Artemide, nati nell’isola, pel la loro madre Latona, per Era, per Demetra e, sulla cima del monte Cinto, per Zeus ed Atena.

Dal porto si sale, attraverso una via cinta da portici, ai propilei dorici del temenos di Apollo e Artemide.

A nord, attraversando l’agorà degli italiani cinta da portici, si arriva al portico del santuario di Latona, in cima, su una piccola terrazza, sorgeva un tempio di Era fondato nel VII secolo.

Il Santuario di Apollo

Nel VI secolo l’area, in continua crescita, assunse i caratteri tipici della ionia insulare. Di questo periodo è l’oikos dei Nassi, un naos di forma rettangolare con pareti di blocchi di granito e una serie di colonne che sorreggevano il tetto. A nord di questa costruzione vi era una statua del dio Apollo di circa 9 mt. di altezza.

Dopo la metà del VI secolo Apollo ottiene finalmente un tempio: in antis con stilobate di 10,11×15,70 mt. interamente costruito in poros. Dopo il 478 a.C. si costruì un secondo tempio (AII), un periptero esastilo con tredici colonne sul lato lungo, questo tempio non fu completato ma dagli elementi presenti si pensa che il progetto presentasse una pianta con peristasi ionica, si deve aspettare il 303 a.C. perché il tempio sia completato, si usa l’ordine dorico e mancando la contrazione angolare, le metope d’angolo furono molto allungate e l’intercolunnio del pronaos fu talmente allargato che nel fregio sovrastante corrispondevano tre metope e tre triglifi. nel 420 fu costruito un terzo tempio ad apollo (A III) che presentava , davanti al pronaos e davanti alla parete posteriore della cella, un porticato di sei colonne che scorreva tutt’intorno. L’ordine dorico e precisamente “rappresentato”. La cella è di 8,34×7,49 mt., la trabeazione presentava, oltre alle canoniche forme dell’ordine, gli acroteri più ricchi che si conoscano.

Atene

L’ Acropoli

Il pianoro di roccia scosceso, che costituisce l’acropoli, sede intorno al I millennio del monarca, nell’ VIII sec., con l’avvento del regime aristocratico, ospitò i templi della nuova Signora della città, la divina Pallade Atena, e nel 561 a.C., con il governo dei Pisistratidi fu ulteriormente arricchito da nuovi edifici, che vennero distrutti nel 480 dai persiani.

Pericle, nel 448 a.C., dopo la pace con i persiani, ricostruì totalmente l’acropoli, caduta in rovina, fornendola di splendidi edifici.

Il Partenone

Costruito nel 447 a.C , la tradizione indica come architetti Callicrate ed Ietino. Il nuovo edificio, che sostituì il “partenone prepericleo”, fu costruito interamente in marmo e presenta uno stilobate di 30,88 x 66,94 mt. e una peristasi di 8×17 colonne, la cella, che si estende per cinque intercolunni, ospitava una statua criselefantina di Atena. Guardando la fronte del tempio colpisce per prima la fitta e corposa trama del colonnato controbilanciata dalla snellezza svettante delle colonne sulle quali si libra la trabeazione ed il grande triangolo del frontone, entrando, nella cella, si è colpiti dalla grande spazialità creata da un colonnato dorico a due piani.

Dietro la cella era presente un vano, con un soffitto sorretto da quattro colonne, adibito forse come deposito votivo. La larghezza del tempio sta all’altezza in un rapporto di 9 : 4 (30,88:13,72 mt.).

La decorazione, che rinuncia alla mescolanza di elementi ionici, è ben distribuita con rigore e leggerezza. La peristasi è circondata da una collana di 92 metope, esempio vasto di decorazione plastica greca a noi pervenuto, raffiguranti: uomini contro demoni naturali, i centauri (lato sud), Greci contro Troiani (lato nord), Greci contro le Amazzoni (lato ovest), dei contro titani (lato est).

Il fregio continuo della cella raffigura la processione del popolo attico nelle Panatenee: giovani aristocratici a cavallo (lato ovest), processione con cocchi e bestie sacrificali (lati lunghi). I frontoni raffigurano: Atena e Poseidone si contendono l’ Attica (ovest), la nascita di Atena dal capo di Zeus (est). A tale gigantesca opera hanno collaborato tre generazioni di scultori guidati dal loro Maestro, Fidia. Anche se architettonicamente si segue uno schema dorico, in questo tempio sembrano abbattute le barriere degli ordini, creando uno schema architettonico Attico.

I Propilei

Alle origini il propylon era semplicemente la porta che si apriva nel muro di cinta dando accesso al terreno consacrato, in breve fu aggiunto un tetto e nel Vi sec. si monumentalizzò la costruzione fornendola di pareti, un colonnato ed un frontone, assumendo così la forma di un tempio in antis privo della cella.

Questo propylon aveva quattro colonne doriche tra le ante delle pareti laterali ed era largo 19 mt., e costruito in marmo. Compiuti i lavori del Partenone, nel 437, si diede inizio alla costruzione nuova ad opera di un architetto chiamato Mnesicle, questa presentava da ambo i lati della parete trasversale un vestibolo coperto, ed una fila di sei colonne doriche fra le ante sormontate da frontoni completi. Tre colonne ioniche fiancheggiano da una parte all’altra la via delle processioni, che costituisce l’asse dell’edificio, e sorreggono il soffitto. Il basso architrave marmoreo è suddiviso in tre fasce lievemente aggettanti. Dopo di ciò si entra nel santuario posto ad un livello più alto. Il vestibolo ad est, un dorico esastilo, è più alto del primo di 1,43 mt. e lo stilobate posa immediatamente sul fondo roccioso.

La facciata est è stata tenuta circa un quinto più bassa del Partenone, rispettando così le proporzioni dell’insieme. In questa costruzione troviamo gli ordini strettamente associati: l’architrave ionico interno poggia immediatamente su quello dorico esterno.

Il Tempio di Atena Nike

Posto a destra dei propilei, fu edificato nel 421 in occasione della pace di Nicia, la pianta non presenta ne opistodomos ne pronaos e la porta d’ingresso si apre direttamente nella cella. Le colonne doriche sono molto robuste e fittamente disposte, al di sopra del fregio, che presenta nella decorazione scene di battaglia, sporge un cornicione liscio con modanature a lievi curve nella faccia inferiore, il frontone, presente su entrambe le facciate, doveva presentare una decorazione plastica.

L’ Eretteo

Costruito alcuni decenni dopo il completamento del Partenone e dei Propilei, insiste su un area precedentemente occupata da un tempio di Atena. Il vero e proprio tempio è formato da un corpo rettangolare di 11,63×22,76 mt. , e presenta nella parete d’ingresso un atrio di sei colonne ioniche alte 6,59 mt., si nota la mancanza del pronaos e la parte ad ovest si trova ad un livello inferiore di tre metri. Ai lati chiusi dell’ edificio si appoggiano due portici, posti all’estremità ovest, il più piccolo, posto a sud, poggia sullo stilobate del tempio antico e le colonne sono composte da statue di giovinette “korai” (da quì il nome di “loggia delle korai”) poste su un’alto zoccolo e reggenti la trabeazione e il basso tetto marmoreo.

L’interno del tempio presenta una parete che divide la zona della cella ad ovest formando una specie di vestibolo e due piccole stanze con accesso aperto anche nel lato sud (“loggia delle Korai”). Il corpo centrale era coronato da un architrave articolato in tre fasce riccamente decorate. Il cornicione è coronato da una sima fornita di protome leonine, la trabeazione è l’unico legame che salda in unità i lati dell’edificio così diversi tra loro. Le colonne del portico nord sono più distanti tra loro, interasse 3,85, ma in cambio lo sviluppo verticale è leggermente minore.

Il “Theseion”

Su di un colle al margine ovest dell’agorà fu eretto, tra il 450 e il 440 a.C., un periptero dorico in onore di Atena ed Efesto, costruito quasi contemporaneamente al Partenone, l’alzato fu disegnato secondo la proporzione di 4 : 9. La pianta presenta una peristasi di 6×13 colonne, la cella è in asse con la seconda e quinta colonna e il pronaos e l’opistodomos presentano due colonne fra le ante, mentre il portico ovest, aperto sull’agorà, presenta una profondità di un interasse e mezzo ed una larghezza di due intercolunni, il portico est, esternamente, presenta una decorazione plastica che adorna le metope della fronte con le gesta di Eracle e quelle dei lati lunghi con le gesta di Teseo.

All’interno, l’architrave del pronaos, presenta un fregio ionico decorato con dei che assistono a combattimenti mitici, mentre quello dell’opistodomos raffigura una centauromachia. Le pareti della cella sono decorate con affreschi.

I soffitti a cassettoni dei portici presentano una ricca decorazione a meandri, stelle e palmette.

L’ Olympieion

In un vasto recinto rettangolare murato, ad sud-est dell’acropoli, sorge un tempio dedicato a Zeus, che nel corso dei secoli subì diverse modifiche. il primo tempio era un periptero di 100 x 200 piedi (32×64 mt. circa) edificato all’incirca nella metà del VI secolo e contava 104 colonne nella peristasi. Il secondo tempio era un diptero con uno stilobate di 41×107,75 mt. ed una peristasi di 8×21 colonne (in totale 108). Il fregio continuo fa supporre l’utilizzo dell’ordine ionico, ma l’enorme stazza delle colonne (diametro 2,40 mt.) contraddice questa supposizione. Dopo una pausa di 300 anni, il tempio fu ricominciato sotto il dominio di Antioco IV di Siria, nel 175 a.C., che diede incarico all’architetto romano Cossuzio di costruire un diptero in ordine corinzio, ma l’opera, a seguito della morte del despota nel 164 a.C., rimase incompleta sino a quando Adriano, imperatore di Roma, nel 130 d.C. fece eseguire senza alterazioni il progetto di Cossuzio.

Eleusi

Il Telesterion

Dedicato sicuramente ad un culto misterico, celebrato verso settembre ( mese attico di Boedromione), consistente in una serie di processioni, che avevano lo scopo di traslare oggetti sacri da Eleusi ad Atene, e da una serie di sacrifici dedicati agli dei del santuario. Gli iniziati ed il popolo sedevano nel telesterion dove veniva rappresentato, con atti mimici, il ratto di Core, la disperazione della madre e il ritorno alla luce della figlia. L’evoluzione di questo edificio, situato nell’area del santuario di Demetra , si può riassumere in periodi:

  • prima del 1200 a.C. Tempio miceneo (A): a forma di megaron con la presenza sul davanti della facciata di un podio fiancheggiato da scalette.
  • prima del 560 a.C. Megaron di Solone (B): orientato a nord, di dimensioni maggiori del precedente, presentava nella parte posteriore una sala speciale, adyton, chiamata anaktoron il cui accesso era riservato a pochi eletti.
  • 525 a.C. Telesterion di Pisistrato (C): il nuovo edificio era una sala di 27×27 mt. (doppio del precedente) contenente l’anaktoron in un angolo posteriore. La parete d’ingresso, munita di tre porte, era orientata verso la collina ( come (A) ), lungo le altre tre pareti correvano sette gradini mentre lo spazio centrale era occupato da un fitto ordine di colonne ioniche 5×5. Un portico colonnato (9×2) chiudeva la facciata principale.
  • 470 a.C. Telesterion di Cimone (D): si quadruplicano le dimensioni, creando due sale di 27×52 con l’anaktoron posto in posizione centrale sulla parete mediana di una sala , internamente correvano le gradinate sui lati (come (C) ) e lo spazio interno era occupato da tre file di sette di colonne.L’edificio rimase incompleto.
  • 440 a.C. Progetto di Ietino (E): l’ architetto del Partenone si incaricò della costruzione della nuova opera che però non fu mai completata, dalle tracce delle fondamenta e dai gradini è possibile ricostruirne il progetto: l’edificio, che presenta uno spazio quadrato di 51,5×49,5 (misurato nel vuoto), aveva gli elementi (gradini, ingressi, colonne) disposti intorno allo spazio sacro della sala, aumentandone così le dimensioni. Le gradinate correvano su tutti i quatto lati e le pareti presentavano due ingressi nei tre lati; Ietino si libera così della selva di colonne centrali che sorreggevano il tetto riducendoli a 5×4 (da 7×7) e un ulteriore colonnato interno a questo di 2 x 3 ospitava l’anaktoron questa volta posto al centro dell’edificio, tra il primo giro di colonne ed il secondo restava uno spazio, deambulatorio, adibito alle processioni. Una terrazza si apriva sul retro dell’edificio e conduce per mezzo di una scala, posta su ambo i lati, ad un portico colonnato posto davanti all’ingresso principale.
  • metà del IV sec. a. C. Telesterion (F): si mantenne la disposizione delle porte su tre lati delle pareti e il giro di gradini su quattro lati e la posizione centrale dell’anaktoron che questa volta però era circondato da un enorme numero di colonne 7 x 6. Si abbandonò anche il piano della peristasi su i tre lati (terrazza e deambulatorio) costruendo, nel 310 a.C., un portico di 12×2 colonne davanti l’ingresso su cui poggiava un frontone con un timpano alto oltre 5 mt. , che contrastava con la snellezza delle colonne.

Autore: Gero Marsala

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