Urbanistica antica

Storia dell’urbanistica antica: varianti e scelte progettuali nel rapporto tra strade ed isolati

La maglia viaria labirintica e la maglia ad assi ortogonali

Preistoria e Protostoria

La ricerca scientifico-tecnica, paletnologica e quella antropologica sul primo periodo di “attività” umana (dall’età della pietra a quella del ferro) può aiutare, anche se in parte, a capire quali furono i processi di sviluppo intellettuale e tecnico che determinarono l’origine di un processo urbanistico, e quindi la “creazione” di quelle forme e di quei tracciati ampiamente usati nei periodi successivi.

Nell’età Paleolitica iniziano a costituirsi le prime forme sociali organizzate, la “società” di quel periodo ha come prima necessità la sopravvivenza, quindi la ricerca del cibo e di un riparo, necessità soddisfatta dalla caccia e dall’occupazione di anfratti naturali atti a difenderli da aggressioni e dalle sfavorevoli condizioni climatiche. Da una condizione di utilizzo di luoghi naturali, le caverne, si passò man mano all’escavazione di grotte artificiali o alla suddivisione interna in ambienti, creando in questo modo agglomerati naturali distribuiti su terrazzamenti che, anche se testimonianze di primi villaggi, seguono come unica “norma” di formazione e sviluppo l’adattamento a condizioni naturali esistenti.

Nell’età Neolitica un naturale processo sociale, accompagnato dall’acquisizione di basilari conoscenze tecniche, induce l’uomo ad abbandonare i rifugi naturali per dare vita a forme embrionali di insediamenti, cioè alla necessità di costruire uno “spazio” fisico, in quei luoghi dove è più facilitata la coltura e lo “sfruttamento” di risorse naturali (corsi d’acqua, terreni coltivabili,….), organizzando così una struttura proto-urbana formata da capanne che, come detto, ha una ubicazione nel territorio non rispondente a regole geometriche precise, ma ad esigenze di adattabilità al terreno. La capanna è la prima forma di tecnologia sociale, essa presenta una forma planimetrica rotonda, ed evidenzia uno studio delle destinazioni d’uso interne (focolare, giaciglio,….).

Se la pianta e la forma delle capanne primitive rappresentano il primo procedimento costruttivo che sta all’origine dell’architettura, la disposizione sul territorio costituisce un elemento interessante ai fini della comprensione della storia dell’urbanistica. Una tipica composizione di un agglomerato impone che al centro del villaggio si trovi la capanna del “capo” (colui che detiene il culto o organizza la difesa del villaggio) ed il “magazzino”, davanti ad essa uno spiazzale con al centro un totem (divinizzazione rappresentata dalla verticalità del simbolo ) e intorno ad essi tutte le altre capanne, si nota così l’esistenza di uno studio della distribuzione dei ruoli all’interno di una comunità con la differenziazione di zone private, le capanne, di zone pubbliche, il piazzale, e di zone sacre.

Lo studio dei vari ritrovamenti di queste primitive forme di associazioni e di convivenza umana, dimostra la diffusione e la distribuzione di raggruppamenti planimetricamente circolari o subcircolari dove l’unico elemento reale di forma urbis intesa in senso perimetrale è dato, pur nella sua destinazione difensiva, dal muro che circonda il villaggio.

Le prime forme di urbanizzazione sono comunque da identificare nelle prime città del medio oriente nel periodo del primo impero Mesopotamico dove le caratteristiche di città , cioè il contenitore della società che si trasforma al mutare della società stessa, sono ben definite dalle varie componenti sociali.

La Mesopotamia

In Mesopotamia, la pianura alluvionale bagnata dal Tigri e dall’ Eufrate, si crea una fase evolutiva del rapporto sociale; il fabbisogno alimentare è ampiamente soddisfatto dalla coltivazione intensiva e specializzata del territorio (bonifiche, canali di irrigazione,…), tanto da creare un’eccedenza, oltre all’accumulo di riserve stagionali, utilizzabile per scambi commerciali. La produzione di risorse alimentare superiori alle proprie esigenze crea nella società diverse classi operative: agricoltori che producono direttamente il bene primario in eccedenza, artigiani che creano accessori ed utensili e che beneficiano delle eccedenze in cambio delle loro prestazioni contribuendo così indirettamente alla produzione, commercianti che scambiano altrove i prodotti ottenendone in cambio materie prime o lavorate, militari, classe non produttiva, ma importante per la difesa del territorio ed i sacerdoti che insieme al potere spirituale amministrano i beni prodotti.

In questa spirale di nuova economia si denota il passaggio tra l’autosufficienza e l’integrazione urbana ed in esso le differenziazioni tra città e campagna e tra le varie realtà della società; connotando così un ambiente naturale che produce (la campagna) e uno urbano che gestisce (la città) . Nella conformazione urbanistica si delineano centri con diverse finalità, si ha la distinzione tra zona sacra, zona residenziale e centro della gestione del potere (spesso coincidente con quello sacro data la connotazione religioso-temporale del “capo”). In questo assetto il cittadino viene distaccato, urbanisticamente, dai centri di potere che si elevano imponenti e rappresentativi su di esso.

Alcuni esempi ci vengono dalla città di Uruk (Warka) del III millennio a.C., dove il tempio si eleva su una piattaforma e dall’alto domina la città o dalla città di Ur (inizio III millennio a.C.) dove lo ziguratt, una torre-osservatorio, raccordato ai vari livelli da grandi scale sovrasta l’intera città. Intorno allo ziguratt i magazzini e le residenze dei sacerdoti, fuori dal recinto sacro la zona residenziale.

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Babilonia, capitale di Hammurabi, viene pianificata verso il 2000 a.C.; di dimensioni rettangolari si adegua alle condizioni ambientali inglobando l’Eufrate che divide la città in due parti disuguali.

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Urbanisticamente la città prevede dei recinti: i più esterni destinati alle abitazioni della popolazione, mentre quelli più interni destinati alle zone sacre. Il modulo che costituisce le residenze presenta una corte centrale con una serie di ambienti disposti intorno realizzati con muri ortogonali. Questo sistema tipologico dà la possibilità di ampi movimenti alle pareti, che non presentano più un aspetto lineare, ma che grazie a sporgenze o rientranze di ambienti o a dentellature verticali eseguite sulle pareti, emulazioni delle forme degli edifici sacri o di potere, movimentano le strade interne all’isolato. I principali assi viari sono diritti e di larghezza costante. In generale l’urbanistica della Mesopotamia non è strettamente vincolata da concetti o tendenze religiose o estetiche ma trova una base concettuale aderente alle necessità del vivere sociale. La maglia viaria soddisfa appieno le necessità di praticità e funzionalità con fondi stradali solidi, per sostenere il passaggio di pesanti carri, ed una differenziazione nella larghezza, stretta per un utilizzo pedonale o di semplice transito oppure larga per lo svolgimento di funzioni religiose o civili. Da notare la presenza di canali e banchine per risolvere problemi di viabilità e decoro urbano. Alcune testimonianze storiche ci informano di cerimonie per la fondazione delle città e di obblighi di rispetto di alcune zone soggette a tutela. Dagli scavi di Babilonia si nota anche che le abitazioni erano servite da impianti di canalizzazione. Quindi dagli studi planimetrici delle città e dalle notizie storiche bisogna pensare all’esistenza di criteri prestabiliti applicati almeno nei quartieri rappresentativi.

L’ Egitto

La documentazione archeologica rivela la civiltà egizia già pienamente formata alla fine del IV millennio a.C., e ci informa che, a differenza delle popolazioni del medio oriente dove il “capo” era il rappresentante divino, il sovrano è dio egli stesso e per mezzo di lui è assicurata la fecondità della terra. In questo modo l’eccedenza di prodotti, che è maggiore di quella ricevuta dai sovrani asiatici, gli garantisce un ampio dominio sul territorio e la possibilità di costruire opere pubbliche o addirittura intere città come simbolo di potere e di monumentalizzare oltre l’eccesso la sua sepoltura per garantire, con la conservazione del suo corpo, la continuazione del potere a vantaggio della popolazione. Queste credenze fanno si che si abbia una concezione della morte tale da costruire interi complessi residenziali destinati alle sepolture realizzando in questo modo una vera città dedicata ai morti. Nella città dei morti viene realizzata la tomba del sovrano che, date l’enormi dimensioni, è ben visibile dalla città dei vivi creando così un rapporto biunivoco.

Data la precaria condizione idrogeologica del territorio, colpito da periodiche inondazioni, uniche testimonianze urbanistiche ci vengono dalla città dei morti, costruite, a differenza della città dei vivi, lontano dagli argini del fiume. Un aiuto alla comprensione dello studio dell’urbanistica ci viene dato dai quartieri degli operai e delle maestranze che hanno contribuito alla realizzazione dei complessi funerari. L’unità abitativa che forma questi quartieri è costituita da una modularità dei vani, tre o quattro, che si ripete , con differente quantità e dimensione , anche nelle case signorili. Deir-el-MedinUn esempio utile lo troviamo nel quartiere operaio del villaggio di Deir el Medina presso Tebe nella valle dei Re , 1400 a.C., dove il modulo singolo della cellula abitativa mantiene le proprie caratteristiche anche dopo ampliamenti successivi. La semplice tipologia edilizia, “assemblaggio” di cellule elementari, permette l’associazione lungo una muratura di spina e delinea l’isolato, modulo alla struttura urbana, ripetibile in questo modo anche con l’introduzione di varianti in associazioni di più tipologie. Anche i percorsi sacri , cioè quelli che conducono ai santuari o alle sepolture divine, non sono perfettamente ortogonali o paralleli ai loro lati, ma obliqui ad essi in modo da accentuare il movimento alla rigida morfologia , dettata da canoni geometrici, dei manufatti sacri. Alcuni esempi si possono riscontrare nei complessi ad Abusir o nelle grandi piramidi di Gizah.

Se dallo studio dei templi e delle necropoli, che costituivano i centri religiosi, si può avere un’ idea chiara di alcuni criteri compositivi e distribuitivi degli Egizi , non si può con altrettanta facilità , data la sfavorevole ubicazione, ricostruire i piani anche parziali delle città vere e proprie, ma, dalla vasta iconografia, possiamo solo dedurre che esse presentavano larghe strade adatte allo svolgimento di importanti manifestazioni religiose e che, data l’assenza di piazze o mercati, assolvessero anche a funzioni aderenti ai bisogni della vita sociale. Dato il carattere estensivo delle città, specie delle capitali, si presume l’esistenza di ampie zone verdi.

E’ probabile ed anche logico che un piano urbanistico abbia presieduto all’impostazione della città, anche se questo risulta solo nel tracciato dei quartieri ufficiali o religiosi.

La Civiltà Cretese

La civiltà cretese rappresenta il centro più caratteristico ed importante della civiltà preellennica ed egea , idealmente essa rappresenta un continuum della civiltà Egizia e Mesopotamica. Dagli scavi archeologici si evidenza la presenza di centri abitati sparsi in tutta l’isola caratterizzati da elementi comuni che ne confermano l’unità politica o quanto meno una forma di sinecismo. Gli studi hanno rilevato una raffinatezza artistica manifestata nelle composizioni figurative che traspare anche in campo architettonico dove le costruzioni, rispondenti alle esigenze di una civiltà ricca ed elevata, evidenziano particolari effetti prospettici e scenografici.

mappa-di-festoUno dei centri più rappresentativi è Festo dove gli edifici sono distribuiti su un terreno collinoso sistemato a terrazzamenti ed orientati secondo principi di ortogonalità, l’equilibrio di volumi e spazi crea effetti pittorici e prospettici. La mancanza di simmetria generale ricorda gli esempi Mesopotamici nei quali però non è ripetuto il grande effetto scenografico. Il palazzo del potere, risalente al 2000 a.C., manca di assialità e di centralità di ingressi e presenta come fulcro e centro un grande cortile rettangolare i singoli ambienti formano dei corridoi ad andamento labirintico con la funzione di vie di disimpegno delle varie parti del palazzo non chiaramente organizzate.

Al valore puramente architettonico delle grandi composizioni minoiche va aggiunta la perfetta e sorprendente organizzazione igienica di impianti idraulici di canalizzazione, e l’assenza di mura difensive data la caratteristica commerciale delle città cretesi.

La Grecia

Gli albori della civiltà Greca videro certamente processi di evoluzione creativa e sociale naturali in ogni popolo in formazione, ma la posizione geografica e la mancanza di solide istituzioni provenienti dall’ età del bronzo permisero la possibilità di sviluppo in una direzione “originale”. La città principesca diventa la polis democratica o aristocratica e l’economia gerarchica tradizionale si trasforma in economia monetaria. In questo ambiente si forma una nuova cultura che è alla base della nostra tradizione intellettuale.

L’organizzazione sociale ed urbana è rappresentata dalla polis . La città è distinta in alta ( acròpoli, dove si esercita il culto) e bassa (astu, dove si svolgono i commerci e le relazioni civili), le due zone sono parti di un unico organismo, dato il tipo di organizzazione sociale, qualunque sia il regime politico. Gli organi necessari al funzionamento di questo sistema sono:

  • Il Pritanéo: focolare comune consacrato al dio protettore della città, e luogo di residenza dei primi dignitari ( prìtani ).
  • La Bulé: il consiglio dei nobili o dei funzionari che rappresentano l’assemblea dei cittadini.
  • L’ Agorà: l’assemblea dei cittadini, che si riunisce nella piazza del mercato o in luoghi all’aperto opportunamente attrezzati.

Il nuovo carattere della convivenza civile è rilevato da alcuni fattori: la città è un tutt’unico, può essere cinta da mura ma non suddivisa in recinti secondari; le case per civile abitazione sono dello stesso tipo e non formano quartieri riservati a classi o stirpi diverse.

Lo spazio della città è diviso in tre zone: aree private, aree sacre (recinti con templi ed edifici religiosi) ed aree pubbliche ( gestite dallo stato e destinate alla politica, al commercio, ai giochi,….)

La città nel suo insieme forma un organismo artificiale inserito nell’ambiente naturale e legato a questo da un rapporto con il territorio che in molti punti viene interpretato ed integrato con manufatti architettonici. Il rispetto di questo equilibrio, fra natura ed arte, connota ogni città con caratteri individuali.

L’organismo della città si sviluppa nel tempo raggiungendo un assetto stabile che si preferisce non alterare con parziali modifiche, ma con l’aggiunta di organismi equivalenti o con il distacco di una colonia in altri territori.

Ogni città domina un territorio da cui trae i suoi mezzi di sostentamento, questo territorio può essere ingrandito con conquiste o con accordi fra città confinanti. Per questi caratteri di unità, di equilibrio con la natura, di limite di crescita e di articolazione, la città greca da all’idea di convivenza umana una fisionomia precisa e durevole nel tempo, da considerarsi come modello universale.

Esempio illustre di questo modello è la città di Atene, dove per ognuna delle funzioni sociali si costruisce e si perfeziona l’attrezzatura monumentale che gradualmente si inserisce con discrezione nel paesaggio originario. L’ Acropoli racchiude in sé molte caratteristiche del concetto di visione e di distribuzione dello spazio, il suo ingresso monumentale, pur presentando un aspetto geometricamente ben delineato, non consente un accesso diretto al Partenone ma presenta un percorso tortuoso per così darne una visione dapprima angolare, poi laterale ed infine frontale. A bilanciamento dello spazio occupato dal Partenone, ed ulteriore punto di riferimento del percorso processionale, viene posta una grande statua di Atena Pròmakos. Intorno all’ Acropoli ed alle altre aree pubbliche vi è ubicata la corona dei quartieri con le case di civile abitazione che presentano una maglia viaria perfettamente inserita nell’orografia della zona con rocce e pieghe del terreno, in molti, luoghi affioranti allo stato naturale.

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mappa-di-deloLa maglia viaria delle città greche è costituita, in genere, da moduli quadrangolari che associati fra loro formano degli isolati di aspetto regolare, ma, a volte, si riscontrano esempi di tipologie abitative, come quelle del porto di Delo, che associate tra loro danno vita ad una serie di strade a ” cul de sac ” che in seguito saranno da spunto alla formazione dei vicoli rappresentativi dell’ urbanistica mediterranea. evidenziando così un rispetto della natura nello scenario urbano e una continuità fra le parti (“progettate” a misura d’uomo) ed il territorio naturale .

Un esempio di pianificazione del territorio e della città ci viene da Ippodamo da Mileto che canonizza e sistematizza l’applicazione di un metodo urbanistico già applicato in varie città. Citato da Aristotele come autore di una teoria politica ed inventore della ” divisione regolare della città”, Ippodamo da Mileto traccia secondo un disegno geometrico una regola razionale applicata dalla scala dell’edificio alla scala della città; le strade sono tracciate ad angolo retto e dividono la città in isolati rettangolari ed uniformi (variabili in casi concreti di adattabilità al terreno), le aree specializzate, civili e religiose, non sono elementi prioritari della composizione ma si adattano alla griglia e spesso sono ricavate in uno o più isolati, il perimetro della città non segue figure regolari ma si adatta alla conformazione del territorio. Le mura non fiancheggiano i lotti ma collegano i centri di difesa acquisendo così un andamento irregolare. La continuità del modulo, derivato da esigenze abitative e non regolato da eccezionali monumentalizzazioni, conferma l’unità urbana e il rispetto della proprietà privata. Il sistema di urbanizzazione Ippodameico, in questo modo, permette di ideare la città o di accrescerne una già formata, mantenendo pur nella sua “regolarità” l’equilibrio tra l’uomo e la natura e diminuendo, specie nelle grandi scale di utilizzo, il contrasto tra città e paesaggio.

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La formazione del nuovo tipo planimetrico della città si intravede nelle numerose colonie fondate dai Greci, dove vengono utilizzati i principi di ortogonalità e usati i netti criteri di orientamento, un tipico esempio si riscontra nell’Acropoli di Selinunte dove lo schema ortogonale basato su un asse longitudinale, intersecato ad angolo retto da due assi trasversali, denota la presenza di un piano concettualmente già ordinato fin dalla sua fondazione. Se la città Greca, come organismo fisico, è l’immagine del corpo sociale, condizioni indispensabili della sua esistenza sono l’indipendenza politica e la misura limitata dello sviluppo urbano; per questo motivo l’intervento di unificazione della Grecia, operato da Filippo di Macedonia, rompe l’equilibrio di autonomia delle società cittadine e del loro scenario costruito. Di contro però la nuova situazione socio-politica permette una facile diffusione dei metodi elaborati dai Greci ( cultura, sistema economico, modelli di progettazione ,…) in tutto il mondo civilizzato, influenzandone così, tra gli altri, gli sviluppi sociali e le scelte progettuali.

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Roma: Città ed Impero

L’ambiente originario in cui nasce la potenza romana è da ricercare nella civiltà etrusca.

La civiltà etrusca emerge in Italia durante l’età del ferro ed occupa un territorio che va dalla pianura padana alla Campania; attraverso il commercio marittimo “comunica” con le altre civiltà del Mediterraneo assorbendone le influenze. Le città dell’Etruria sono governate da regimi aristocratici ed unite tra loro da una lega religiosa. La pianificazione della città e la sua fondazione, è regolata da alcuni canoni rituali: l’inaguratio ( la consultazione degli dei, prima della fondazione), la limitatio ( il tracciamento del perimetro e dei limiti interni della città) e la consacratio ( il sacrificio celebrato alla fondazione). Un esempio di città etrusca realizzata secondo i canoni rituali ed i principi di ortogonalità è Marzabotto dove l’intersecazione della maglia viaria forma delle insulae di forma pressoché rettangolare.

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I principi dell’urbanistica etrusca furono direttamente adottati dalla nascente civiltà romana, le origini di Roma confermano mirabilmente questa continuità. La pianificazione della città, avvenuta secondo il rituale etrusco, è collegata alla natura dei luoghi, infatti il nucleo iniziale si forma su una collina facilmente difendibile. Durante l’espansione successiva si rileva l’occupazione progressiva delle piattaforme collinari circostanti, ma è con l’avvento dell’ impero che gli interventi edilizi diventano più grandiosi e funzionali come si evince dagli scritti di Tacito ( XV, 43) “… la città non fù costruita in modo discontinuo e senza alcun ordine, ma fu misurata la struttura dei quartieri, si dette la larghezza della strada, si limitò l’altezza degli edifici… …Questi provvedimenti, presi per motivi pratici, portarono anche bellezza alla nuova città….“. In questo periodo, mentre l’impero è al culmine della sua prosperità, Roma raggiunge il massimo sviluppo ed una coerente organizzazione fisica.

L’enormità dei mezzi a disposizione dell’autorità pubblica ( soldi,mano d’opera, materiali..) fornisce gli “strumenti” e lo sforzo tecnologico per far funzionare la città, che quindi dipende dalla stabilità politica dell’impero.

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Ma anche se Roma, a seguito della sua travagliata origine, non rispecchia appieno le regole di pianificazione urbana, queste si possono riscontrare, invece, nelle città di nuova fondazione.

Le nuove città rispecchiano nel progetto, anche se in scala, la quadrettatura della centuratio, cioè una divisione razionale del territorio coltivabile basata su una griglia formata da strade parallele all’asse principale e da strade perpendicolari a questo. Queste città qualunque sia la loro origine, civile o militare, presentano due assi principali (il decumano massimo ed il cardo massimo) che si incontrano in un punto considerato il centro ideale.

La differenza di scala non rende la griglia urbana distinta da quella territoriale anzi in certi casi gli assi stradali coincidono tra di loro. Dunque , dato il carattere di ortogonalità , la pianificazione urbana e territoriale attuata dai romani è da considerarsi un proseguimento standardizzato e semplificato della pratica Ippodameica in uso nel mondo ellenico.

Si nota quindi che, anche se alla base si riscontrano influenze tecniche o religiose di altri popoli, gli aspetti fondamentali dell’urbanistica romana presentano una fisionomia inconfondibile, dovuta all’ organizzazione generale di tipo militare dell’impero, che riscontriamo nella costante espressione delle forme urbane. Elementi principali di queste forme sono: l’uniformità delle strade rettilinee a schema ortogonale ,e, la monumentalità degli ambienti studiati in funzione dell’estetica razionale di una cultura politico-militare; questi elementi, tra gli altri, manifestano la volontà creativa ed il carattere di una civiltà.

Conclusioni

In questa breve ricerca si è cercato di comprendere quali siano stati, nel corso dei secoli, i concetti urbanistici espressi dall’uomo e dalle sue esigenze socioculturali.

Da quanto esposto risulta evidente che nella storia dell’urbanistica nessun agglomerato si può definire spontaneo, ma risultato di elaborazioni dettate da varie esigenze.

La morfologia della cellula abitativa, rispondente a precise regole (ambientali, sociali, tecnologiche), è assunta a modulo urbanistico. La scelta della maglia viaria, ortogonale o articolata, dipende direttamente da principi sociali e culturali ma non sempre identifica una corrente di pensiero o un modello di vita.

Visivamente il percorso di una maglia viaria ortogonale tende a valorizzare, man mano che ci si avvicina, la scena rappresentata sullo sfondo; mentre una maglia articolata si presenta, all’orizzonte visivo di chi la percorre, con uno sfondo sempre diverso tendente a valorizzare le varie scelte progettuali del suo percorso.

Molto importante, specie in alcune civiltà, è la ricerca di forme e di regole atte ad integrare il costruito con il contesto ambientale.

Bibliografia

– L. Benevolo, Storia della città: La città antica, Laterza, 1993

– M. Coppa, Storia dell’urbanistica, Torino, 1968

– E. Greco, M. Torelli, Il mondo greco, Laterza,1983

– P. Gros, M. Torelli, Il mondo romano, Laterza, 1988

Autore: Gero Marsala

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