Banca ed operazioni bancarie: corso completo

Cos’è la banca e come funziona

Gli strumenti di pagamento

La funzione monetaria della banca

La funzione monetaria della banca è la sua attitudine a trasformare le passività intestate alla clientela (per es. i c/c) in mezzi di pagamento, ampiamente utilizzati all’interno del sistema economico.

Questa caratteristica è utile (e sfruttata) anche come mezzo di diffusione della politica monetaria da parte delle autorità pubbliche. Infatti la politica monetaria agisce attraverso il meccanismo del moltiplicatore dei depositi, ovvero la capacità del sistema bancario di aumentare la liquidità esistente nel sistema ben oltre la quantità di liquidità originariamente immessa in esso.

Assistiamo inoltre da qualche anno al graduale abbandono della moneta come mezzo di pagamento (con una recente forte accelerazione a causa delle norme antiriciclaggio più sotto illustrate, che hanno limitato il trasferimento di denaro, tra soggetti diversi, al di sotto della soglia dei mille euro), a favore di strumenti alternativi di regolazione degli scambi.

Questi nuovi strumenti di pagamento – che prendono il nome di titoli bancari quando devono necessariamente transitare in una banca per il loro pagamento – sono:

  • gli assegni bancari e circolari
  • le carte di pagamento
  • i servizi di pagamento (per es. Ri.Ba., RID e MAV)

Questi mezzi di pagamento diversi dalla moneta sono spesso caratterizzati dal fatto di essere emessi a vista ed all’ordine di qualcuno, di essere specificatamente disciplinati da leggi speciali e di contenere frequentemente clausole particolari riguardanti la loro circolazione.

In questa sezione parleremo anche della cambiale, anzi dei due tipi di cambiale conosciuti nel nostro ordinamento: pagherò e tratta. Ciò in quanto essi sono comunque importanti all’interno delle operazioni bancarie, anche se tecnicamente non sono strumenti di pagamento, bensì di credito.

I titoli di credito in generale

Un titolo di credito è un documento contenente una dichiarazione (in genere una promessa unilaterale). Questo documento incorpora un diritto letterale ed autonomo (in genere un diritto di credito) che può essere esercitato dal possessore del documento stesso.

Si viene cioè a creare uno stretto legame tra il documento ed il diritto contenuto nel documento.

Per quanto sopra il titolo di credito adempie a 2 funzioni essenziali:

  1. costituisce il mezzo necessario e sufficiente per la costituzione e l’esercizio del diritto incorporato nel documento
  2. costituisce il mezzo tecnico indispensabile per la circolazione del diritto menzionato nel documento (nel mondo degli affari è quest’ultima la funzione più importante)

Il titolo di credito ha ragion d’essere per l’esistenza di un rapporto tra due individui (p.es. in conseguenza di un contratto di compravendita).

Questo rapporto sottostante (detto rapporto fondamentale) dà origine al diritto incorporato nel titolo (detto diritto cartolare) nel momento in cui i 2 soggetti decidono di emettere un titolo di credito per facilitare il pagamento riguardante la loro transazione commerciale.

Tuttavia il rapporto fondamentale, pur essendo la causa di emissione del titolo e quindi della costituzione del diritto cartolare, non incide più sul diritto cartolare, nel senso che quest’ultimo diritto vive di vita propria e rappresenta un diritto nuovo, che si astrae completamente dal rapporto fondamentale.

In altre parole il diritto cartolare gode di un’autonomia e di un’astrattezza rispetto al rapporto fondamentale, che impediscono alle vicende del rapporto sottostante di avere il benché minimo riflesso sul diritto incorporato nel titolo di credito ( p. es. il mancato adempimento di un contratto, non impedisce al beneficiario del titolo di credito, originato dal contratto, di ricevere la somma indicata nel titolo stesso).

 

Diverso dal titolo di credito è il documento di legittimazione, che, non avendo le caratteristiche peculiari del titolo di credito, ha il solo scopo di identificare la persona che ha diritto alla prestazione. Sono documenti di legittimazione i libretti di deposito a risparmio nominativi, i biglietti di viaggio, ecc…

Le caratteristiche dei titoli di credito sono importanti per meglio comprendere il significato e la funzione di questi titoli.

Classificazioni dei titoli di credito

Rispetto all’importante funzione circolatoria dei titoli di credito abbiamo:

  • Titoli al portatore. Sono quelli che si trasferiscono con la semplice consegna (p. es. gli assegni girati in bianco ed i titoli di investimento per i quali si è richiesta questa caratteristica)
  • Titoli all’ordine. Sono i titoli che si trasferiscono mediante girata (p.es. gli assegni e le cambiali)
  • Titoli nominativi. Sono tali i titoli che si trasferiscono con la girata e con l’annotazione del nuovo beneficiario-creditore sui registri dell’emittente (p.es. le azioni)

Secondo la causa dell’emissione si distinguono in:

  • Titoli causali. Sono quelli che menzionano il rapporto fondamentale (p. es. i titoli rappresentativi di merci)
  • Titoli astratti. Sono quelli sui quali non appare il rapporto che ha dato vita al titolo (p. es. gli assegni e le cambiali)

Rispetto alla loro funzione economica possiamo avere:

  • Titoli individuali. Sono i titoli che fungono da mezzo di pagamento (assegni) o di credito (cambiali) e che servono ad agevolare lo smobilizzo del credito o la sua esecutività.
  • Titoli di massa. Sono quelli che sono emessi come strumenti d’investimento e per la mobilizzazione della ricchezza (p.es. le azioni e le obbligazioni)

Secondo il contenuto della dichiarazione cartolare si distinguono in:

  • Titoli cambiari. Rappresentano promesse di pagamento e sono emessi nell’ambito di una transazione commerciale (p.es. cambiali ed assegni)
  • Titoli obbligazionari o di prestito. Sono titoli di massa e attribuiscono al loro possessore la partecipazione ad un prestito emesso da una società o un ente (p.es. le obbligazioni, i B.O.T. e quasi tutti i titoli pubblici)
  • Titoli di partecipazione. Sono quei titoli che attribuiscono al loro possessore una quota di partecipazione al capitale di una società o ente (p.es. le azioni)
  • Titoli rappresentativi di merci. Questi titoli attribuiscono il diritto alla consegna delle merci indicate nel documento, nonché il potere di disporne (p.es. fede di deposito, nota di pegno e polizza di carico)
  • Titoli atipici. Nel mondo commerciale e dell’alta finanza nascono sempre nuovi tipi di titoli che generalmente attribuiscono una partecipazione a qualche operazione di investimento, diversa dalle azioni o dalle obbligazioni.

La cambiale

Il termine cambiale disegna due fattispecie distinte, che sono la cambiale tratta ed il pagherò cambiario.

  •  Cambiale tratta: contiene l’ordine incondizionato, rivolto dal traente verso il trattario, di pagare una somma di denaro al portatore del titolo. Le parti sono quindi 3:
    1. il traente-creditore, che dà l’ordine di pagamento
    2. il trattario-debitore, che riceve l’ordine e deve pagare, ma si impegna formalmente solo con l’accettazione della tratta, ovvero con la sua firma sul titolo
    3. il beneficiario (che può essere lo stesso traente o altra persona), il quale è colui al quale la tratta deve essere pagata
  • Pagherò cambiario (o cambiale propriamente detta): promessa incondizionata, rivolta dall’emittente al portatore, di pagare una somma determinata. Le parti sono quindi 2:
    1. l’emittente-debitore, che promette il pagamento di una certa somma
    2. il beneficiario-creditore, che è il soggetto a cui il pagherò sarà pagato

I requisiti formali che una cambiale deve possedere sono elencati negli artt. 1 – cambiale tratta – e 100 – pagherò – della legge speciale. Questi requisiti sono i seguenti:

  • Denominazione del titolo, ovvero cambiale tratta o pagherò cambiario
  • Ordine o promessa di pagare una somma determinata
  • Scadenza del titolo, la quale, per esigenze di certezza a favore del portatore, può essere:
    1. a vista: l’esigibilità del titolo è rimessa al portatore che procede alla presentazione per il pagamento, cioè la presentazione coincide con l’esigibilità immediata
    2. a certo tempo vista: l’esigibilità del titolo è rimessa al portatore che procede alla presentazione per il pagamento, perché da questo momento decorre un certo tempo alla fine del quale dovrà avvenire appunto il pagamento
    3. a data certa: è predeterminata all’atto dell’emissione e quindi il titolo esigibile in un giorno determinato (è la scadenza la più frequente)
    4. a certo tempo data: è predeterminata all’atto dell’emissione e quindi il titolo è esigibile se è decorso un certo periodo dall’emissione
  • Luogo di pagamento, che non deve essere oggetto di enunciazione espressa, in quanto se non indicato si considera come luogo di pagamento quello riportato accanto al nome del trattario (nella tratta) o accanto al nome dell’emittente (se pagherò), a meno che esso non coincida affatto con il domicilio dell’obbligato in via principale, situazione che si verifica quando sussiste la domiciliazione bancaria del titolo, ovvero sulla cambiale è indicata la banca presso cui pagare
  • Nome del primo prenditore, perché, essendo la cambiale un titolo all’ordine, la mancanza di tale requisito implica l’inammissibilità di cambiali al portatore, anche se il primo beneficiario può essere lo stesso traente della tratta (la quale è emessa quindi all’ordine proprio o a “me medesimo”)
  • Data di emissione, necessaria per valutare la capacità legale e patrimoniale del sottoscrittore e per computare il temine massimo di presentazione per cambiali a vista o a certo tempo vista
  • Luogo d’emissione, che deve risultare dal titolo, altrimenti, in caso di omissione, esso coincide con il luogo indicato accanto al nome del traente o dell’emittente
  • Sottoscrizione del traente o dell’emittente, riferibile ad una persona astrattamente esistente

La mancanza di uno di tali requisiti presuppone l’invalidità del titolo come cambiale. La loro presenza è però necessaria solo al momento della presentazione e pertanto essi possono essere apposti prima di quest’ultima, durante la circolazione del titolo, dando così luogo al fenomeno della cambiale in bianco (cioè della cambiale sprovvista dei requisiti al momento dell’emissione). La decadenza della possibilità di riempire una cambiale è di 3 anni dall’emissione, ma comunque essa è inopponibile al terzo in buona fede.

Altra casistica è quella della cambiale di favore, in cui l’apposizione della firma cambiaria avviene da parte di un soggetto favorente in base ad un accordo con l’immediato prenditore. Lo scopo è quello di facilitare a quest’ultimo la spendita del titolo (ad es. per lo sconto bancario), ma con l’intesa che, al momento del pagamento, il favorente potrà eccepire al favorito il carattere di favore della firma.

La cambiale deve essere  pagata dall’obbligato principale il giorno di scadenza o i due giorni feriali successivi, oppure, per le cambiali a vista, entro un anno dall’emissione.

L’assegno bancario (o di conto corrente)

L’assegno bancario (o di c/c) è un titolo di credito contenente l’ordine incondizionato, rivolto ad una banca, di pagare a vista una certa somma alla persona del beneficiario indicata nel titolo stesso.

Può essere emesso all’ordine (cioè a favore di una determinata persona e da questi trasferibile mediante girata) o al portatore (cioè pagabile a chiunque lo abbia in mano e trasferibile mediante girata o con la semplice consegna).

Per questa sua caratteristica di contenere un ordine di pagamento e quindi di identificare 3 diversi soggetti (traente, trattario e beneficiario) la sua struttura formale è paragonabile a quella di una cambiale tratta.

Le 3 figure che appaiono sull’assegno bancario sono:

  1. traente (colui che firma l’assegno), ovvero il correntista che impartisce alla banca la disposizione di pagamento, chiedendo l’addebito della somma sul suo c/c
  2. trattario, che è sempre la banca ove è aperto il c/c, alla quale il traente dà disposizioni di pagamento a favore del beneficiario
  3. beneficiario, cioè la persona che deve prender i soldi indicata sull’assegno, la quale può essere anche lo stesso traente quando prende denaro per se stesso (in questo caso sul titolo è indicata la formula “a me medesimo” o “all’ordine mio proprio” o equivalente)

Il rapporto fra traente e beneficiario è chiamato rapporto di valuta, quello fra traente e banca-trattaria è invece chiamato rapporto di provvista.

Ovviamente esiste una regola fondamentale riguardo l’assegno bancario: quando il traente lo emette deve avere sul c/c aperto presso la banca-trattaria la somma indicata sul titolo.

In altre parole l’assegno deve essere coperto, cioè sul c/c devono esistere fondi disponibili per pagare l’assegno tratto su si esso.

La possibilità che ciò non avvenga, ovvero che l’assegno sia scoperto, è la ragione per cui ci sono ancora, in Italia, molte remore ad accettare in pagamento gli assegni di c/c, soprattutto da persone poco conosciute.

I requisiti formali obbligatori dell’assegno bancario sono i seguenti:

  • la dicitura assegno bancario, che è prestampata
  • l’ordine incondizionato alla banca di pagare la somma indicata (anche questo prestampato)
  • la somma in lettere e cifre (qualora ci sia difformità tra le due quantità, prevale la somma scritta in lettere)
  • il luogo di pagamento,  ovvero il comune ove si trova la filiale della banca (già prestampato)
  • il luogo di emissione, che serve a determinare i termini per il protesto
  • la data di emissione, che serve anch’essa per calcolare i termini per il protesto, ma anche la valuta di addebito dell’assegno sul c/c del traente-correntista
  • il nome del beneficiario, che però può essere lasciato in bianco (o con dicitura “portatore”) nel caso di assegno emesso al portatore (quando chiaramente la legge antiriciclaggio permette di farlo)
  • la firma del traente-correntista, che è sicuramente l’elemento più importante, senza del quale l’assegno non è più tale, ma è solo un pezzo di carta

E’ vietato l’assegno post-datato, cioè l’assegno con una data di emissione maggiore della data in cui è emesso, perché in questo caso il titolo equivale ad una cambiale (perché c’è la scadenza), ma non ne ha i requisiti fiscali per mancanza del  bollo.

Riguardo la circolazione dell’assegno ricordiamo che essa risente molto della legge antiriciclaggio (che vedremo meglio e per intero più avanti, in questa stessa pagina).

Infatti sussiste il divieto di emettere assegni “trasferibili” aventi un importo pari o superiore ad euro 1.000, altrimenti si viene sanzionati.

Di conseguenza gli assegni d’importo pari o maggiore di € 1.000 devono tutti contenere la clausola (prestampata) “non trasferibile”.

Fa eccezione l’assegno emesso all’ordine proprio (a me medesimo), che può essere trasferibile per qualsiasi importo, ma deve essere pagato solo a chi lo ha emesso.

Sotto i 1.000 euro – così come è possibile trasferire contanti – è anche legittimo emettere assegni liberi (privi della clausola di non trasferibilità).

Però il rilascio di blocchetti (carnet) di assegni liberi da parte della banca è disincentivato dal fatto che per essi il correntista paga un bollo di € 1,50 ad assegno (quindi un carnet da 10 assegni costa € 15,00).

Se ciò non bastasse c’è pure la circostanza che il nome del richiedente assegni liberi è memorizzato dalla banca e messo a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

Comunque, indipendentemente dalle limitazioni alla circolazione degli assegni imposti dalla normativa antiriciclaggio, essa si distingue a seconda se l’assegno è:

  • all’ordine, perché in tale caso il trasferimento avviene per girata (ovvero con la firma del beneficiario-girante sul retro del titolo)
  • al portatore, perché questa situazione fa sì che il trasferimento del titolo sia molto più facile ed avviene mediante semplice consegna del documento al nuovo beneficiario-giratario, che lo potrà tranquillamente incassare presso la sua banca

La girata, cioè la firma del beneficiario-girante a favore del giratario (nuovo beneficiario), può essere di 2 tipi:

  • in bianco, la più frequente, quando il girante si limita a mettere una firma dietro l’assegno
  • piena, molto più rara (in realtà quasi scomparsa), quando egli scrive anche “per me pagata a …..”, ovvero indica il nome del giratario a cui l’assegno va pagato

E’ importante sapere che, nella prima eventualità (girata in bianco), l’assegno diventa un titolo al portatore (trasferibile mediante semplice consegna) anche se esso era stato emesso all’ordine.

Ovviamente tutte queste regole continuano a valere solo per gli assegni sotto soglia antiriciclaggio (mille euro).

Così come continuano a valere, anche in presenza delle disposizioni antiriciclaggio, le regole riguardanti le clausole che si possono apporre sull’assegno, per limitarne la circolazione, da parte del traente o del beneficiario.

Queste clausole sono:

  • non trasferibile, clausola che quindi può essere apposta, facoltativamente, anche sugli assegni d’importo inferiore a 1.000 euro
  • da accreditare, se si vuole che l’assegno non sia cambiato al beneficiario, ma sia da questo obbligatoriamente accreditato sul suo conto corrente
  • “sbarramento” dell’assegno, la quale fa sì che, per ragioni di sicurezza, l’assegno possa essere pagato solo ad un cliente della banca ove è posto all’incasso (quindi non ad un soggetto che non ha rapporti con la banca negoziatrice)
  • non all’ordine, che impedisce al giratario di girare a sua volta l’assegno

Abbiamo detto che la banca paga l’assegno solo se ci sono i fondi sul c/c. Se questi non ci sono il beneficiario si ritrova in mano un assegno scoperto e, come tale, non pagato dalla banca trattaria.

Tuttavia egli può facilmente agire in giudizio per farsi dare dal traente la somma indicata nell’assegno, perché quest’ultimo è un titolo di credito “esecutivo”, cioè un titolo che non bisogno di una sentenza del giudice per condannare il debitore al pagamento. E’ infatti sufficiente, per costringere giudizialmente il debitore al pagamento, il possesso dell’assegno e del suo protesto.

Il protesto non è altro che un documento ufficiale (in genere “spillettato” dietro l’assegno impagato) in cui si certifica appunto il mancato pagamento dell’assegno. Tale documento può essere redatto (c.d. “levata” del protesto) da un pubblico ufficiale: segretario comunale o notaio. A questa incombenza vi provvede direttamente la banca, che richiede il protesto dell’assegno scoperto al pubblico ufficiale per conto del suo correntista, beneficiario del titolo.

Tuttavia esistono dei termini da rispettare per la levata del protesto, oltre i quali l’assegno impagato non è più protestabile perché “fuori termine di protesto”.

Questi termini sono i seguenti (per gli assegni pagabili all’estero ci sono termini particolari):

  • 8 giorni se l’assegno è su piazza (pagabile nello stesso comune ove è stato emesso)
  • 15 giorni se l’assegno e fuori piazza (pagabile in altro comune diverso da quello di emissione)

Giuridicamente il beneficiario dell’assegno scoperto (e protestato) ha 2 azioni distinte per farsi pagare:

  • l’azione diretta nei confronti del traente
  • l’azione di regresso nei confronti degli obbligati in via di regresso (per es. i giranti)

Al beneficiario dell’assegno scoperto è poi sempre possibile esperire l’azione causale, relativa cioè al rapporto (per es. compravendita) in base al quale è stato emesso l’assegno.

Tale azione è l’unica strada giudiziaria percorribile quando l’assegno non è più protestabile (perché ad esempio è andato oltre i termini di protesto).

Ovviamente in questo caso l’assegno non ha più la sua vantaggiosa caratteristica dell’immediata esecutorietà e pertanto occorre una sentenza del giudice per agire, con un sensibile allungamento dei tempi di recupero della somma non pagata.

Per concludere un cenno sull’ammortamento dell’assegno, che è il procedimento (letteralmente “perdita di valore”) con il quale, qualora l’assegno sia stato perduto o rubato, si toglie efficacia al titolo, dando così la possibilità al creditore di procurarsi un documento sostitutivo che ne faccia le veci.

L’assegno circolare

L’assegno circolare è un titolo di credito all’ordine emesso dalle banche a ciò autorizzate dalla Banca d’Italia, contenente la promessa incondizionata di pagare una certa somma ad una certa persona (sempre indicata sull’assegno), dietro versamento alla banca emittente della corrispondente somma (che quindi è sempre disponibile per il pagamento).

Da quanto detto si capisce che l’assegno circolare è sempre coperto, perché la somma da pagare è appositamente versata dal richiedente il titolo e funge da “copertura” per l’assegno.

Questa circostanza, unita la fatto che l’emittente dell’assegno circolare è sempre una banca, fanno sì che l’assegno in questione è molto gradito come mezzo di pagamento, appunto per la sicurezza circa il suo esito. Sicuramente molto più gradito dell’assegno bancario, che invece può essere scoperto.

Le parti dell’assegno circolare sono:

  • l’emittente, che è sempre una banca (autorizzata ad emettere assegni circolari)
  • il beneficiario, che deve essere sempre indicato sul titolo (il quale è quindi sempre emesso all’ordine), anche se dopo la prima girata (in bianco) esso può circolare come titolo al portatore (se la legge antiriciclaggio lo permette, ovvero quando l’importo è al di sotto del valore soglia di 1.000 euro)

Siccome la struttura è quella suesposta, con due parti coinvolte, l’assegno circolare assomiglia molto alla cambiale pagherò.

I requisiti di forma di questo assegno sono:

  • la dicitura di assegno circolare
  • la promessa incondizionata di pagare una certa somma ad una certa persona (ambedue indicate sul titolo)
  • il nome del beneficiario (da indicare sempre al momento dell’emissione)
  • luogo e data di emissione
  • la firma della banca emittente

Per tutto il resto (girate, pagamento, rispetto delle modalità antiriciclaggio, protesto, ecc…) valgono le regole già viste per l’assegno bancario, cui si rinvia.

Gli altri strumenti di pagamento (rinvio)

Per conoscere le Ri.Ba., i RID e gli altri mezzi di pagamento comunemente utilizzati, si veda il capitolo sui servizi bancari.

La normativa PSD sui sistemi di pagamento

Con l’acronimo PSD (Payment Services Directive 64/2007/CE) si fa riferimento alle norme che stabiliscono regole e standard comuni per l’esecuzione dei servizi elettronici di incasso e pagamento.

La PSD quindi definisce nuove regole di trasparenza, efficienza e sicurezza, rafforzando i diritti e le tutele dei clienti.

Ambito di applicazione della normativa PSD

I servizi di incasso/pagamento soggetti alla PSD sono gli ordini:

  • disposti dal pagatore (Bonifici, RiBa, Mav/Rav, bollettini vari e deleghe fiscali)
  • disposti dal beneficiario (per es. RID)
  • disposti per tramite del beneficiario (ad es. pagamenti tramite carte di credito, pagamenti POS e prelievi ATM)

Sono invece esclusi dall’ambito PSD i pagamenti effettuati tramite documenti cartacei (per es. assegni e cambiali).

Vediamo ora alcune regole della PSD per i principali servizi di incasso e pagamento.

Bonifici

Non è più possibile decurtare dalla somma bonificata le spese a carico del beneficiario.

Infatti, per motivi di maggior trasparenza, le spese e/o commissioni aggiuntive sono addebitate separatamente rispetto all’importo del bonifico.

Nel caso l’ordine di pagamento arrivi alla banca in una giornata non lavorativa, oppure dopo l’orario limite pubblicizzato in trasparenza (c.d. cut-off), la disposizione si intende impartita il giorno lavorativo successivo.

E’ obbligatorio l’uso del codice IBAN come identificativo unico del bonifico, non essendo più sufficiente la sola indicazione di ABI (banca destinataria), CAB (luogo ove si trova la banca destinataria) e numero di conto corrente.

Per l’ordinante la valuta di addebito è pari alla data di esecuzione, mentre per il beneficiario la valuta di accredito è immediatamente successiva alla data di ricezione del bonifico.

I bonifici ed i giroconti interni sono eseguiti riconoscendo al beneficiario disponibilità e valuta corrispondenti alla data contabile di addebito all’ordinante.

Carte Bancomat e Carte di credito

Nel caso la banca ponga in essere un’operazione di blocco o sblocco della carta, indipendentemente dal motivo del blocco e dalle indicazioni del contratto, non devono essere addebitate commissioni.

Se il titolare della carta Bancomat o della carta di credito chiede il recesso dal servizio, la banca deve rimborsare i mesi di canone annuo pagati anticipatamente e non utilizzati.

Un’operazione effettuata con la carta Bancomat o di credito può essere contestata entro 13 mesi.

Pagamento Ri.Ba.

Il pagamento delle Ri.Ba. deve avvenire obbligatoriamente entro il giorno di scadenza.

Se quest’ultimo coincide con un giorno non lavorativo, il termine per il pagamento è differito al primo giorno lavorativo successivo.

Le Ri.Ba. sono addebitate il giorno di scadenza con pari valuta e disponibilità.

MAV e bollettini bancari

L’’accredito in conto corrente di MAV e bollettini bancari è effettuato con data e valuta pari al giorno di conferma dell’avvenuto pagamento da parte della banca del cliente pagatore.

Per motivi di maggior trasparenza, le spese e/o commissioni aggiuntive sono addebitate separatamente rispetto all’importo del documento.

L’addebito di MAV e bollettini bancari è effettuato, con pari valuta, alla data di scadenza (per le disposizioni consegnate preventivamente allo sportello), oppure alla data di pagamento (se successiva alla scadenza).

Pagamento RID

I RID in scadenza devono necessariamente essere trattati nello stesso giorno di scadenza ed i relativi addebiti devono avere la stessa data contabile, valuta e disponibilità.

Il cliente ha facoltà di ottenerne il rimborso delle RID entro 13 mesi dal loro addebito qualora esse non siano autorizzate (per es. nel caso in cui il creditore non abbia raccolto dal debitore il contratto per l’addebito continuativo in c/c).

Gli adempimenti antiriciclaggio

I punti salienti della normativa sono 4:

  1. limite al trasferimento di denaro e titoli al portatore
  2. obbligo di identificazione (anzi di “adeguata verifica”)
  3. obbligo di registrazione
  4. segnalazione delle operazioni sospette

L’obiettivo è quello di colpire i fenomeni del riciclaggio (cioè della condotta tesa a nascondere o comunque ostacolare l’accertamento dell’illecita provenienza del patrimonio) e del finanziamento del terrorismo.

1) Limite al trasferimento di denaro e titoli al portatore

Esiste un limite quantitativo al libero passaggio di denaro (o titoli al portatore) da una persona ad un’altra: euro 1.000.

Pertanto, se si trasferisce a terzi una somma in contanti pari o superiore a 1.000 euro si commette un reato.

Per evitare ciò bisogna usare, nei pagamenti over 1.000, mezzi “tracciabili”: assegni (non trasferibili), bonifici, giroconti e quant’altro inserisce nel trasferimento un intermediario abilitato (le Banche o le Poste).

Conseguenza del limite dei 1.000 euro è il divieto di rilasciare assegni “trasferibili” per importo pari o superiore a € 1.000 (altrimenti la loro circolazione violerebbe la legge).

Quindi, gli assegni d’importo pari o maggiore di € 1.000 devono tutti contenere la clausola (prestampata) “non trasferibile”.

Fa eccezione l’assegno emesso all’ordine proprio (a me medesimo), che può essere trasferibile per qualsiasi importo, ma deve essere pagato solo a chi lo ha emesso.

Sotto i 1.000 euro – così come è possibile trasferire contanti – è anche legittimo emettere assegni liberi (privi della clausola di non trasferibilità).

Tuttavia, per questi assegni liberi (trasferibili) esistono stringenti condizioni:

  • occorre pagare un bollo di € 1,50 ad assegno (quindi, un carnet da 10 assegni costa € 15,00)
  • il loro richiedente è inserito in una lista a disposizione dell’Agenzia delle Entrate

Il limite incide anche sui libretti di deposito al portatore, i quali non potranno avere un saldo uguale o maggiore di € 1.000.

I libretti al portatore con saldo superiore vanno riportati al di sotto di tale importo o estinti entro il 31/3/2012, altrimenti si paga una penale.

Comunque, anche nel caso di trasferimento del libretto under 1.000 ad altra persona, il cedente deve darne comunicazione entro 30 gg. alla Banca depositaria, altrimenti c’è una sanzione.

2) Obbligo di identificazione (anzi di “adeguata verifica”)

Per gli intermediari finanziari esiste l’obbligo di “adeguata verifica” della persona fisica che:

  • instaura un rapporto continuativo
  • esegue operazioni occasionali che comportino la movimentazione di mezzi di pagamento per un importo pari o superiore a € 15.000
  • è comunque in sospetto di riciclaggio o di non veridicità dei suoi dati

15.000 euro è quindi il tetto a partire dal quale scatta l’obbligo di identificazione

I rapporti continuativi cui si riferisce la normativa dell’adeguata verifica sono i seguenti:

  • conti correnti (non il semplice rilascio del Bancomat)
  • depositi a risparmio
  • mutui
  • crediti di firma rilasciati dalla banca
  • cassette di sicurezza
  • dossier titoli
  • rilascio carte di credito
  • rilascio carte Tasca
  • leasing
  • polizze vita

L’ “adeguata verifica” consiste:

  • nell’identificazione dell’operatore
  • nell’identificazione del “titolare effettivo” (la persona che controlla la società o quella per conto della quale l’operatore agisce)
  • nell’ottenimento di informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o prestazione professionale
  • nel controllo costante della congruità delle operazioni eseguite sul rapporto continuativo o riguardanti la prestazione professionale (c.d. monitoraggio del rapporto)

3) Obbligo di registrazione

Gli intermediari finanziati sono tenuti a registrare e conservare (per 10 anni):

  • i documenti e le informazioni reperite in sede di “adeguata verifica”
  • altre informazioni del rapporto o prestazione (data di costituzione, dati del cliente, codice del rapporto e dati di eventuali delegati)
  • tutte le operazioni pari o superiori a € 15.000 (data, causale, importo, tipologia, mezzi di pagamento, dati del soggetto che opera e di quello per conto del quale egli eventualmente agisce)

L’obbligo di registrazione è soddisfatto mediante la creazione di un AUI (Archivio Unico Informatico).

4) segnalazione di operazioni sospette

Gli intermediari finanziari sono anche tenuti a segnalare all’UIF (Ufficio Informazioni Finanziarie) presso Bankitalia, con precise modalità telematiche, le operazioni ritenute in qualche modo illecite (per sospetto riciclaggio o finanziamento del terrorismo).

Esiste un nutrito elenco di fattispecie (contenuto nel c.d. “Provvedimento” di Bankitalia, ex “Decalogo”) al verificarsi delle quali si ha motivo di sospettare circa il compimento di operazioni di riciclaggio.

Per concludere preme ricordare, data la confusione in materia, che il solo movimento di contanti superiore al limite di euro 1.000 (ad es. per versamenti e prelevamenti su conti correnti) non è di per sé da segnalare, ma va messo in relazione con molti altri elementi per giudicare l’eventuale compimento di operazione sospetta: situazione del soggetto (privato, impresa, …), frequenza di movimenti analoghi, motivazione dell’operazione, ecc…

Autore: Steve Round

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16 Commenti

  1. è possibile cambiare un assegno senza essere clienti dalla banca e quali documenti bisogna presentare ?

    Rispondi al Commento
    • Generalmente le banche cambiamo assegni a non clienti solo per piccoli importi, chiedendo ovviamente il documento di identità al portatore del titolo.
      Quindi, in linea di massima, per importi grandi le banche non procedono a cambiare assegni a soggetti che non sono loro clienti. Questo comportamento delle banche è pienamente legittimo perché esse ritengono eccessivo il rischio che il portatore del titolo non sia il legittimo titolare del diritto in seguito ai regolari trasferimenti del medesimo (anche se, invero, ormai con l’obbligo della non trasferibilità degli assegni tale rischio si è molto affievolito).
      Pertanto chi riceve in pagamento un assegno deve necessariamente avere un conto corrente bancario e gli assegni possono essere cambiati solo presso la banca ove il beneficiario è cliente (non presso quella ove si trova il conto corrente sul quale il titolo è tratto, cosiddetta banca “trattaria”).
      Esiste comunque un modo per farsi cambiare gli assegni dalla banca trattaria che pochi conoscono (anche gli stessi bancari): quello di farseli girare dal traente (cioè da colui che firma) “per conoscenza e garanzia”, ovvero scrivendo tale formula sulla parte posteriore dell’assegno accompagnata dalla firma del correntista traente il titolo. In questo modo la banca, verificata la firma per conoscenza del proprio cliente, può tranquillamente pagare l’assegno al legittimo beneficiario identificato con un documento di identità, perché la responsabilità del pagamento l’ha assunta il traente, liberando la banca.

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  2. Vorrei cortesemente chiedere come si può capire dall’estratto conto titoli quante azioni sono state acquistate, considerato che manca la voce specifica e sono indicate solo la data, il valore nominale e il prezzo. Grazie

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  3. Salve, in base a tale stato patrimoniale, quali voci rientrano nelle attività correnti e quali nelle passività correnti?

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  4. complimenti! semplice e chiaro
    avrei una domanda:
    nel calcolo degli interessi si fa riferimento al metodo Amburghese senza fare cenno dei metodi Zigoli e Besta. in cosa consistono?
    gz1000

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  5. Ottimo! Trovo particolarmente di pregio la semplicità di linguaggio nel esprimere i concetti che diventano così facilmente comprensibili!

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  6. è UN ECCELLENTE CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL MONDO BANCARIO, DI CUI SPESSO SI PARLA A SPROPOSITO

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  7. è proprio quello che stavo cercando!! sito veramente utile, bravissimi

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  8. Vorrei sapere se è possibile costituire in pegno dei titoli, a garanzia della fidejussione, rilasciata a favore della banca affidante per linee di credito accordate a terzi. Quindi non garanzia diretta bensì indiretta.. Vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi che regolano questa procedura. Mille grazie

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