Capire la globalizzazione significa vedere il futuro

La comprensione della globalizzazione nasce anche dal corretto uso dei termini che la descrivono

Quando si parla di globalizzazione la maggior parte delle persone – che non siano attivisti o studiosi del fenomeno – manifesta un atteggiamento di sofferenza o quanto meno di sostanziale rifiuto verso l’argomento, scegliendo di non impegnarsi particolarmente nell’ascolto dell’informazione o nella ricezione del messaggio.

Tuttavia la materia è importante, perché, come abbiamo scritto nel titolo di questo articolo, se si comprende la globalizzazione, si apre la mente ai cambiamenti e si ha una visione a 360 gradi del futuro – inevitabile – che ci aspetta.

Per avvicinarsi alla globalizzazione ed iniziare a comprenderne il significato dal giusto punto di vista, può essere utile innanzitutto capire i termini che i mass-media utilizzano per comunicare – spesso esasperatamente e non correttamente – le notizie riguardanti l’inarrestabile processo conosciuto appunto come globalizzazione.

Quindi, prendendo coscienza dei termini usati, si arricchisce anche – e di molto – la propria cultura personale, molte volte viziata da preconcetti.

Utilizziamo allo scopo le definizioni coniate da Ulrich Beck, il compianto scrittore e docente di Sociologia che tanto ha contribuito all’approfondimento intellettuale del fenomeno della globalizzazione.

 

Iniziamo con il termine globalizzazione. Esso indica il processo per il quale gli Stati nazionali perdono parte della loro sovranità, e sono quindi condizionati nel loro agire, a causa della connessione trasversale di variegati attori transnazionali che impongono, il più delle volte intenzionalmente ma spesso anche involontariamente, la loro forza politica, il loro dominio economico e di mercato, le loro ambizioni, orientamenti, identità, senso di significato, ecc…

Esistono infatti molteplici forme di globalizzazione (quante sono i processi di imposizione dianzi accennati): per es. c’è la globalizzazione economica, quella ecologica, la culturale, la politica, la linguistica, la religiosa e tante altre. Sarebbe quindi più corretto parlare di globalizzazioni al plurale e non semplicemente di globalizzazione al singolare.

E’ importantissimo precisare subito un elemento imprescindibile della globalizzazione – che forse si è percepito quando sopra si è parlato di futuro – e cioè l’ormai accertata e dimostrata irreversibilità dei processi che la concretizzano. Non si può pensare al domani senza considerare gli esiti e le numerose variabili e sfumature di questi processi già in atto.

Chiarito il concetto di globalizzazione è poi necessario sottolineare la fondamentale distinzione tra globalismo e globalità.

Con il termine globalismo si intende un unico aspetto della globalizzazione, quello prettamente economico, ovvero la declinazione della globalizzazione nel senso di ideologia del neoliberalismo o del dominio del mercato mondiale.
Si intende cioè il punto di vista per il quale il mercato mondiale rimuove o sostituisce l’azione politica dei singoli Stati o delle Organizzazioni sovranazionali, mediante l’attività di dominio commerciale – appunto a livello globale – posta in opera dalle grandi multinazionali.

Con il globalismo si riduce il multivariato mondo della globalizzazione ad un’unica dimensione, quella economica, dimenticandosi tutte le altre, come per es. le globalizzazioni ecologica, culturale, politica, ecc…

Di tutte le sfaccettature della globalizzazione, quella del globalismo è sicuramento la più odiata e combattuta, anche con la violenza purtroppo.

Con il globalismo si evidenzia la differenza radicale tra politica ed economia: se una volta era la politica a creare le condizioni ed il quadro giuridico nel rispetto ed entro i quali l’economia avrebbe dovuto agire, senza ledere le libertà individuali, adesso, con il globalismo, si invertono i ruoli ed è la politica degli Stati a soggiacere al volere dell’economia, ovvero delle potenti multinazionali.

Per concludere, con il termine globalità si intende appunto quello che abbiamo sopra accennato e cioè il considerare il processo della globalizzazione nella sua totalità di dimensioni e non sotto un unico aspetto, solo perché quest’ultimo è il più evidente.

Globalità significa vivere in una società mondiale, dove gli spazi chiusi sono diventati fittizi, virtuali, e nessuno Stato o gruppo sociale può sperare di vivere isolato dagli altri.

Società mondiale a sua volta significa “Molteplicità senza unità” (con Albrow), considerando infatti le singole parole:

  • Mondo sta per “società-mondo”, cioè differenza, o anche molteplicità
  • Società sta per “non-integrazione”

“Globalità” o “Società mondiale” o “Molteplicità senza unità” vuol dire tante cose e tutte diverse: coscienza internazionale contro la caccia alle balene, stili di vita transnazionali, crisi economica mondiale, concorrenza spietata nel mercato del lavoro, accesso delle grandi società a infiniti mercati di vendita, approvvigionamento di materie prime dal fornitore più economico, informazione globale ed immediata da parte dei media, ecc…

Spetta all’umanità riuscire a indirizzare la multidimensionalità della globalizzazione – e quindi il futuro – verso i suoi aspetti più socialmente accettabili e democraticamente positivi.

Autore: Steve Round

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