Evoluzione del potere dei media e comunicazione digitale

Una tesi di Laurea sul potere dei media e la comunicazione digitale

Introduzione

Facoltà di LETTERE E FILOSOFIA Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione Anno Accademico: 2005/2006

Il dibattito sul potere dei media, ovvero sulla capacità dei mezzi di comunicazione d’influenzare in qualche modo i destinatari, ha radici storiche profonde. Ed è appunto partendo da queste considerazioni storiche che prende avvio la mia trattazione, nella convinzione che non è possibile capire la situazione e le tendenze dell’odierna comunicazione mediatica senza un’adeguata analisi delle teorie che negli anni hanno cercato d’inquadrare e descrivere il complesso fenomeno della comunicazione “di massa”.

Nel primo capitolo, quindi, dopo un’opportuna “apertura” “sui media in genere e sui mass media in particolare, necessaria a fornire gli indispensabili strumenti di lettura, si passa ad approfondire quelli che sono stati fino ad oggi i principali modelli di riferimento nell’ambito del potere attribuito ai mass media e del tipo di risposta delle audiences , riscontrando che essi si sono vivacemente alternati e contrapposti, anche duramente, nel corso del tempo e che spesso il punto di vista culturalmente predominante è scaturito, più che da una teoria organica, dal semplice clima d’opinione respirato in quel periodo all’interno della vita sociale.

In questo momento, prescindendo da tutti i cambiamenti che la cosiddetta “società dell’informazione” sta vivendo, sembrerebbe che la teoria maggiormente in grado di spiegare l’influenza dei media sulle audiences sia quella derivante da una sintesi delle opposte correnti di pensiero (sostanzialmente destinatari attivi vs. passivi) che hanno da sempre caratterizzato il rapporto tra informazione e pubblico: come a dire che la verità è sempre nel mezzo.

Sicuramente la comunicazione proveniente dai mass media e la conseguente riproducibilità tecnica di testi scritti, immagini e suoni hanno radicalmente modificato culture e stili di vita. Ho voluto pertanto dedicare un paragrafo alla tematica delle cosiddette “industrie culturali”, formalizzata dalla “Scuola di Francoforte”, che ha avuto nel dopoguerra, all’interno dei media studies , un discreto seguito, pur costituendo un’evidente radicalizzazione del pensiero sul potere dei media e non certo una fedele rappresentazione dei pericoli a cui può andare incontro la società.

In conclusione del capitolo accenno a quello che è uno dei più importanti comparti della comunicazione, ovvero la pubblicità o comunicazione persuasiva commerciale, la quale accompagna in modo sempre più consistente e frequente, come tutti possono facilmente riscontrare, la nostra quotidianità. Di questo specifico tipo di comunicazione fornisco una breve descrizione non solo psicologica (mediante i fattori persuasivi di Robert B. Cialdini), ma anche di tipo semiotico.

Il secondo capitolo è quasi un passaggio obbligato. Come si può infatti parlare di media e comunicazione senza trattare della “digitalizzazione” che sta conoscendo la società contemporanea? Le nuove forme di comunicazione digitale stanno sconvolgendo non solo il mondo delle informazioni, ma, attraverso di questo, anche tutta l’attività sociale e gli stili di vita degli individui e ciò in qualsiasi parte del globo, in quanto la “rivoluzione digitale” s’incrocia con un’altra importante trasformazione, quella prodotta dalla globalizzazione, che finisce così per alimentarla notevolmente.

Questi complessi processi in atto sono contraddistinti da ritmi di crescita sempre più sostenuti, dei quali forse neanche siamo ancora consapevoli e le cui concrete conseguenze ci sono tutt’ora per la maggior parte ignote.

In tale contesto esamino alcuni prodotti del fenomeno digitale, come Internet e la TV tematica, ma anche i suoi effetti già palesi, come il digital divide .

Tuttavia il cambiamento digitale che stiamo vivendo non fornisce solo nuovi strumenti di comunicazione, ma incide pesantemente anche sul modo stesso di interagire ed informare. Non trascuro quindi di considerare le profonde modificazioni che ha subito l’informazione giornalistica e che hanno creato un diverso rapporto con gli utenti destinatari. Un’abbondante parte del capitolo è pertanto riservata alle nuove modalità comunicative riguardanti le fonti, nonché la selezione e presentazione delle notizie, che nascono e si sviluppano parallelamente al crescere di una mentalità digitale nell’ambito della trasmissione delle notizie.

L’ultimo paragrafo del capitolo è invece dedicato ad un cambiamento importante, frutto anch’esso della trasformazione sociale, ma riferito non al settore dell’informazione giornalistica, bensì al mondo imprenditoriale. Infatti la comunicazione è entrata prepotentemente nelle strategie manageriali delle imprese, diventando addirittura un indiscutibile fattore di successo e di conseguimento degli obiettivi. Aziende anche di piccole dimensioni sono diventate particolarmente sensibili alla comunicazione al proprio interno e verso i clienti all’esterno, considerandola elemento imprescindibile per l’affermazione sul mercato. Queste organizzazioni commerciali, che in passato ignoravano completamente le esigenze della clientela ed erano volte esclusivamente alla realizzazione di profitti, si sono ora dotate di una struttura che fa del dialogo bidirezionale con i consumatori il suo punto di forza, allo scopo di soddisfare ottimamente i loro bisogni, espressi o impliciti, e di promuovere efficacemente l’immagine aziendale. E tale considerazione circa l’ingresso della comunicazione nelle politiche gestionali è vera anche e soprattutto per gli enti della pubblica amministrazione, per i quali è ancora più evidente il passaggio da uno status di chiusura ed inaccessibilità ad una condizione di apertura e trasparenza verso i cittadini, che sono di fatto i finanziatori dei servizi da questi organismi erogati. Si tratta di una modalità comunicativa che non è di poco conto per i suoi effetti pratici.

Il terzo capitolo prende in considerazione la fascia più debole di destinatari della comunicazione, cioè i bambini. In particolare ho cercato di esaminare i rapporti tra questi e due mezzi di comunicazione specifici: la stampa e la TV , pur constatando che il medium televisivo ha dalla sua un maggior impatto emotivo sui minori e pertanto una più vasta letteratura che lo riguarda.

Dopo aver fornito qualche interessante elemento guida per la comprensione aggiornata di questi due canali comunicativi, ho puntato il tiro sullo sviluppo psicologico del bambino, descrivendo a grandi linee alcune teorie sull’argomento, allo scopo soprattutto di mostrare in tutta la sua evidenza la scarsa capacità di “resistenza” dei piccoli di fronte ai contenuti dei media e la conseguente potenza persuasiva di cui questi ultimi dispongono.

Di fronte ad un argomento così delicato mi è sembrato il caso di trattare delle norme che in Italia sono poste a presidio della facile influenzabilità dei bambini e che sono sostanzialmente riconducibili alla legge (modificata ed aggiornata) sul riordino del sistema radiotelevisivo e, specialmente, al Codice di autoregolamentazione TV e minori, a cui le altre disposizioni normative fanno spesso riferimento.

Da ultimo ho trattato quella che è la principale arma di “convincimento” dei minori nelle mani dei comunicatori di professione: il messaggio pubblicitario. Di questo, che nella società contemporanea è ogni giorno più invasivo, ho delineato i meccanismi di funzionamento ed ho cercato di valutare i danni che può potenzialmente arrecare alla crescita dei bambini.

Nel quarto ed ultimo capitolo ho esposto i risultati statistici dell’indagine quantitativa sulle immagini pubblicitarie di bambini, condotta sui numeri della rivista “TV Sorrisi e Canzoni” pubblicati negli anni 1970 e 1971.

Dopo l’illustrazione del metodo utilizzato per raccogliere le informazioni, dello scopo e dei tempi richiesti dalla ricerca, ho analizzato di dati emersi, cercando di trovare spiegazioni soddisfacenti che fossero di ausilio alla lettura degli indici e permettessero la piena comprensione di quelli più importanti e significativi.

Proprio nella discussione dei risultati è apparso chiaro come l’interpretazione degli stessi non possa prescindere dalla considerazione del contesto temporale e sociale cui questi si riferivano. Infatti, solo considerando gli stili e le preferenze (in altre parole la “cultura”) dei consumatori, destinatari dei messaggi pubblicitari, nei primi anni ’70 (periodo dell’indagine) è possibile attribuire coerenza e facile giustificazione ai valori delle motivazioni e dei fattori psicologici che venivano veicolati da quegli stessi messaggi.

Autore: Steve Round

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