Andy Capp

Andy Capp: alcune considerazioni sui fumetti e sulla vita di questo famoso personaggio immaginario, ma umano

Andy Capp, l’ultimo pub

andy-capp-1Il mondo della fumetteria e del disegno italiano in questo ultimo lasso di tempo s’è riempito di ibridi e di prodotti autoctoni d’altri paesi. A parte la rituale e costante presenza delle testate americane con i loro Comics e albi di super eroi tecnologici, s’è affiancata ultimamente, anche la produzione nipponica,con fumetti tecno e cyber punk, eseguiti con tecniche artificiali e computerizzate, con disegni che sono come quelli dei cartoons, profondi, segnati e dai tratti rimarcati. Incentrati di solito sui personaggi dei cartoni e sulle storie d’arti marziali e fantascientifiche.

Sono fumetti tecnicamente perfetti, rifiniti, precisi, sintetci ed inumani. Non c’è né spontaneità, né fantasia, né estro, ma solo un uso sapiente e scientifico del disegno cad e computerizzato, con dei modelli predefiniti e manipolati in modo informatico e con l’impiego di mezzi elettronici sofisticati. Per cui noi leggiamo non tanto delle tavole eseguite a mano, quanto piuttosto un lavoro semi-robotico, realizzato con clip e font grafiche elaborate tecnicamente.

A parte i contenuti e i soggetti artificiosi astratti e ripetitivi, con un megalomane e magniloquente senso dell’onore, spirito di sacrificio e zelo da Kamikaze convinto; questi fumetti non sono che le escrescenze e le appendici pubblicitari dei cartoons, attraverso cui, gli autori made in Japan, si fanno un ulteriore reclame. Con i loro soggetti e storie cartonate i giapponesi esportano il loro bagaglio concettuale e culturale, basato sul culto degli antenati, l’esaltazione delle figure eroiche ed auto-immolanti dei samurai e dello spirito guerriero degli antichi cavalieri nippon, votati al sacrificio ed al culto shintoista. Le storie Japan vorrebbero essere antisignane e precorritrici di futuri improbabili ma possibili, in cui un’umanità caotica e multietnica si muove in un contesto da incubo tecnocratico e scientifico, tra bio-esseri, bio esseri manipolati geneticamente ed umani ibridizzati con impianti artificiali e protesi meccaniche, come nel film Nirvana.

Per fortuna, non ci sono solo testi e invezioni giapponesi; in Europa abbiamo avuto abili umoristi e disegnatori che hanno vergato, personaggi a strisce, più semplici ed umani. Tra cui, l’umanissimo e raso terra, Andy Capp e le sue strisce, di Reg Smythe. Reginald Smyth è un disegnatore e fantasista inglese, autore di tavole e strisce di fumetti e testate satiriche, collaborò in modo caldeoscopico e disparato a varie riviste e rotocalchi, firmando varie strisce e abbozzando vari personaggi caricaturali e umoristici. Finchè decise di inventare un personaggio tutto suo e personale; dopo vari studi e calchi preparatori, un po’ alla volta si delineò la figura d’un buffo tizietto, un omino di bassa statura, con un basco a quadri sulla testa, un aria truce, la sigaretta perennemente attaccata alla bocca e pendente da un labbro. Indossa sembre una blusa scura, con camicia e un cravattino e ha più l’aspetto d’uno scozzese o un irlandese, che d’un inglese. Non è parco, né economo, è piuttosto sciattone e sciupone, e le poche sterline le manda in fumo, in birre e pub.

Il pub è il suo universo, la seconda casa, il terreno di caccia e la sua dimensione prediletta. Al pub Andy Capp, trascorre giorni interi, è un accanito giocatore di biliardo e un tifoso pugnace ed arrabbiato.

Non disdegna però, neanche i campionati di freccette e quando può, organizza delle baldorie e delle scorribande con gli amici. Le sue passioni oltre il bere e tracannare birre di malto, sono l’amore per la sua inseparabile stecca da biliardo, con cui ha vinto vari campionati inter regionali.

Della casa, non si cura punto: è sfaccendato, disordinato e ciabattone. Ama stare tra polvere, cicche ed avanzi del caffè. È perennemente afflitto ed angustiato da problemi economici e spesso è in bolletta. Per far quadrare i conti, ricorre a prestiti e chiede aiuto ad amici, che di solito non glielo danno. Spesso, molta sua roba e pignorata e custodita nel monte di Pietà; e solo di rado riesce a riscattare i debiti. Un altro suo hobby e la tifoseria arrabbiata per il rugby, che segue e pratica, ingaggiando dispute e scontri furibondi in campo. È spesso scorretto, fa un sacco di falli e fa arrabbiare tutti i giocatori, che lo temono e lo scansano.

Con l’arbitro ha un rapporto d’odio e amore, lo contesta, lo boicotta, ma più spesso lo bistratta, inseguendolo furente per tutto il campo. Quando non è in campo, o rintanato al pub, Andy Capp se non è al verde, è un accanito giocatore alle corse di cani, ma di solito non ne azzecca una su una e ci rimette anche la camicia.

Se il lunario non sbarca, solitamente inizia a fare il giro delle case di amici, in cerca di questua, ma non rimedia manco un penny. Se non è indaffarato in nessuna faccenda e non c’è un pub a portata di mano, si rassegna a tornare a casa, di solito tardissimo. La casa di Capp è una piccola magione, a malapena decente, striminzita, angusta e stretta. Ha intorno un piccolo steccato mal tenuto, con un giardino che Capp non cura mai, e trabocca di erbacce. Andy Capp si lamenta che, a volte, il giardino mangia meglio di loro: la moglie infatti spende molto in sementi e concime.

andy-capp-2La moglie di Andy Capp è una signora non verde, piuttosto paffuta erotonda, è l’unico sostegno della famiglia. Lavora in stabilimento e Capp cerca sempre di scippargli la borsetta, con l’appetitoso stipendio. La signora Capp cerca di nasconderlo, ma il marito riesce sempre a buttare soldi in birra. La signora è astuta, scaltra e rassegnata a un marito indolente e sfaccendato. Spesso insieme si recano dal consulente matrimoniale, che Capp detesta, evita e vede col fumo negli occhi. La moglie è abbastanza gelosa e ogni tanto rincorre il marito durante le sue scappatelle con le cameriere, digrignando i denti e menando mazzate. Andy ha un nipote figlio della sorella della moglie, ma non lo vede quasi mai. Con i giovani Capp ha un rapporto di comprensione e un atteggiamento paterno, l’ingenuità dei giovani gli pare patetica e si diverte a vederne l’inesperienza. Qualche volta al nipotino da qualche consiglio, ma ne ha più bisogno lui.

Qualche volta, raramente, riceve qualche visita e ne fà ancora meno. L’unico parente con cui ha contatti è la bisbetica e mordace suocera, con cui non fa che litigare. Le visite della suocera sono assidue e
martellanti; avvengono inaspettatamente e la vecchia non si cura di bussare. Andy Capp le dà del lei, perché non la considera della famiglia, non ha ancora accettato il fatto.

La suocera è acida, caustica e punzecchia Capp a più non posso; lo addita, lo disturba e gli dice di tutto. Capita in casa nei momenti più innoportuni ed Andy Capp monta su tutte le furie. La vecchia madre è anche avara, taccagna e centellina ogni quattrino. A Capp non dà un cent, però trova sempre il modo di buttare denari, per una dentiera nuova, dice lui. La suocera rappresenta la pressione della società, con i suoi condizionamenti, le sue convenzioni imposte, i suoi condizionamenti che scuotono l’uomo, lo schiacciano colmandolo di pesi, lo tirano in mezzo, costringendolo ad entrare nell’ingranaggio consumistico. Andy Capp non è un fallito, né un povero di spirito, né si sente tale. Non recita nessuna parte, non fa finta e la sua indolenza ed accidia, non è un partito preso ideologico, o il cercare di darsi un tono di essere “in”; Andy Capp è un ribelle,un menefreghista, è “out”, ma non gliene importa. Non che gli manchi la forza, o altre capacità, semplicemente non accetta di moversi, a comando, a vantaggio, o in ossequio d’un autorità altrui, accettando una qualunque soggezione. Capp non è colpevole, non si sente colpevole, solo la società lo reputa tale, e lo scomunica, lo esorcizza.

Ma Capp non si sente inadeguato, Capp è Capp e del sociale se ne frega; il Capp di Smythe è un personaggio in cui trionfa il concetto di individualsmo; Capp non accetta di diventare una rotella dell’ingranaggio e dalla società è colpito e boicottato. Andy Capp è la concezione, l’idea di vera libertà pura, senza freni o steccati sociali; d’ispirazione Rossouseniana. È la nostra voglia di essere liberi, di combattere, di dire basta. Il mondo di Andy Capp si riduce al Pub, tetro e crudo crocevia di rapporti umani blandi e superficiali; in esso Capp permane, perdura e prospera; in esso Capp è qualcuno, proprio perché quei rapporti umani occasionali gli consentono una libertà, altrove impossibile.

andy-capp-3Al pub Capp impreca, tragugia, si infervora e lancia moccoli; ma è soprattutto al pub che Capp ha avventure con le cameriere. Le insegue, flirta, ne agogna le grazie e sogna evasioni impossibili, che finiscono all’alba quando la moglie torna a riprenderlo.

Il personaggio Capp, in parte spaccato della società inglese, con grandi tracannatori, con l’usanza della sbornia del sabato sera, con le risse, le liti, i vandalismi Hooligaan, le tifoserie arrabbiate. Tutto questo è il mondo di Andy Capp in cui egli prospera, anche se solo nello spazio d’una partita a biliardo, o una gara a freccette. Capp è un stereotipo di satira sociale graffiante e d’irriverente; tutto quello che vorremmo fare, quello che vorremmo essere se potessimo. Ma la società e guardinga, pensante ed asfissiante e le ribellioni totali non sono possibili. Andy Capp lotta come può e dell’ordine costituito cerca di fregarsene altamente; ma la società lo avvolge, lo preme, lo schiaccia.

Andy Capp non è tanto un apatico, pigro questo sì, ma anche e sopratutto uno che non si piega a condizionamenti e insensibile alle pressioni sociali. Capp ha una cronica allergia al lavoro, non in quanto desiderio in se stesso di non battere chiodo, ma proprio perché è una corvè, un pedaggio sociale. E’ entusiasta per molte cose: lo sport, il calcetto, il biliardino; s’impegna e dà tutto solo nelle cose che gli piacciono. Gli va di fare solo quello che gli reca piacere. Nella società invece il più delle volte tocca fare solo ciò che non piace, sobbarcarsi oneri e seccature. Andy Capp fugge dai Collocamento, come il diavolo da una santiera; scappa inorrdito dalla fila di disoccupandi. Si almanaca per ore in poltrona, cercando il modo di rimediare qualche soldo. Spesso, s’imbatte nel pastore, che gli fa qualche romanzina.

Ma Capp è scettico, agnostico e sarcastico, soprattutto non riesce a credere a nulla se ha perso alle corse; se non azzecca una puntata da più d’una settimana. La signora Capp ha qualche amica, Cloe con cui va a stendere il bucato insieme; con cui fa confidenze, chiacchera e condivide molti pensieri. L’amica cerca di aiutare i Capp come può, ma se diventa troppo ironica viene zittita.

In famiglia Capp il tempo passa tra piccole cose e grossi guai e gli anni vanno, tra faccende e preoccupazioni. Raramente i Capp hanno qualche periodo roseo, quando riescono ad estinguere qualche debito, vincendo alle corse, o dopo qualche partita a poker di Capp, con qualche mano fortunata. Spesso Andy Capp torna con qualche coppa di biliardo che la moglie usa come porta ombrelli. Ogni morte di Papa, Capp porta la moglie fuori, mangia in fretta senza digerire e scappa al biliardo. Al Pub spesso incontra vecchie fiamme, che tirano un sospiro di sollievo, congratulandosi con se stesse, per non averlo sposato.

A volte per amore di vecchi tempi, gli pagano una birra, festeggiando la cattiva sorte scongurata. Molte ore Capp le passa al bancone, rimuginando di rugby, spesso a crisi di sconforto e se la squadra perde, sfascia tutto. Di solito e l’ultimo a uscire dal Pub e il padrone deve buttarlo fuori. In quel mentre, di solito viene raccattato da qualche police man che lo recapita a casa dicendo: questo è suo?
Andy Capp è un piccolo inglese, testardo e protervo, che ragiona solo in termini di biliardo e pub, è un tifoso accanito e uno scommettitore arrabbiato con la sindrome della sbronza del sabato sera, in cui incarna il vizio più deleterio della borghesia inglese, con queste sbronze colossali, le risse e i vandalismi da Hooligans. Capp mette il naso raramente fuori dalla sua cittadina, al massimo si preoccupa d’organizzare gite in pulman con gli amici di bagordi.

È il primo a sbevazzare e l’ultimo ad uscire dal pub. Per cui è un grande amico del proprietario, che spesso deve buttarlo fuori a forza. Non è un amante di religione e raramente varca luoghi consacrati; non ha amici in particolare, il mondo stesso dei pub è la sua patria di uomo sensato. Poche volte riceve la visita di qualche lontano parente, a cui cerca sempre di spillare sterline. Ma di solito è la povera moglie che ci rimette di tasca propria. Raramente si mette in fila in qualche collocamento, ma subito se ne scappa, impermalito e schifato. Pur in mezzo ad accidenti, puffi e conti inevasi Andy Capp non si fa scrupoli: è contento così e non gli va di cambiare. Della società se ne frega, come questa se ne frega di lui. Nulla riceve e nulla dà e di questa sua giustizia personale è pago e soddisfatto.

Autore: Stefano Mendel

Condividi questo articolo su

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.