Scienza delle Finanze
- Deficit o disavanzo statale e Debito pubblico
Vediamo cosa sono il deficit dello Stato e il debito pubblico

Indice articolo

  1. Introduzione alla scienza delle Finanze
  2. Spese pubbliche
  3. Entrate pubbliche
  4. Deficit o disavanzo statale e Debito pubblico
  5. Teorie sulla finanza pubblica e politica fiscale
  6. Bilancio dello Stato ed altri documenti di contabilità pubblica
  7. Principi e teorie del Bilancio dello Stato
  8. Imposte
  9. Fonti, principi ed effetti delle imposte
  10. Sistema tributario italiano
  11. Irpef
  12. Ires
  13. IVA
  14. Irap
  15. Imposta di registro

Abbiamo detto che il deficit o disavanzo pubblico è la differenza tra spese ed entrate, ovvero l’importo delle spese che non trova copertura con le entrate.

Ogni anno il Bilancio dello Stato presenta un deficit, il quale, come ogni bilancio (familiare, d’impresa, ecc…), necessita di una fonte straordinaria di copertura o di finanziamento, perché è chiaro che non può uscire dalle casse dello Stato più denaro di quanto ne entri.

Nelle imprese e nelle famiglie, per sopperire alle esigenze di cassa, si chiedono prestiti e ci si indebita, così da tamponare la provvisoria carenza di liquidità.

Sostanzialmente lo stesso fa lo Stato, perché  il deficit pubblico è finanziato in due modi:

  • ricorrendo all’emissione di moneta da parte della Banca centrale, ma tale soluzione ha evidenti ripercussioni negative sull’economia, soprattutto per i suoi riflessi sull’inflazione, che può impennarsi indesideratamente
  • ricorrendo al debito pubblico, che altro non è che l’emissione, da parte dello Stato, di titoli obbligazionari da far sottoscrivere ai privati, con i quali esso reperisce i fondi necessari alla copertura del deficit

I titoli del debito pubblico, emessi per fronteggiare la carenza di liquidità generata dal deficit statale, sono principalmente i seguenti:

  • i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), aventi scadenza a 3, 6 e 12 mesi ed un interesse corrisposto anticipatamente, mediante la loro emissione sotto la pari. In poche parole lo Stato emette BOT di valore nominale (ossia di rimborso) poniamo 100 euro, facendoli pagare ai sottoscrittori p.es. 94 euro. La differenza tra i 94 euro pagati al momento della sottoscrizione dei BOT ed i 100 euro rimborsati alla scadenza costituisce l’interesse percepito dai privati per l’investimento in questi titoli di Stato;
  • i CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon), che funzionano come i BOT, ma sono a 2 anni;
  • i BTP (Buoni del Tesoro Pluriennali), i quali fruttano un interesse semestrale fisso per periodi medio-lunghi;
  • i CCT (Certificati di Credito del Tesoro), che sono a tasso variabile e di lunga durata (7 anni e più).

Su tutti questi titoli di Stato c’è un vantaggio fiscale rappresentato da una tassazione di favore al 12,50%, riscossa come imposta sostitutiva mediante ritenuta alla fonte.

La più importante classificazione del debito pubblico è quella tra:

  • debito fluttuante, costituito dai titoli emessi in via continuativa e per importi variabili, in relazione alle esigenze di cassa dello Stato (i BOT sono un esempio di debito fluttuante), anche se esso in Italia è ormai utilizzato sistematicamente per coprire i disavanzi (deficit) di Bilancio, tanto che è diventato il debito quantitativamente più rilevante, stante anche la forte e progressiva riduzione della vita media del debito pubblico italiano
  • debito redimibile, formato dai prestiti a media-lunga scadenza (ne sono esempi i CTZ, i BTP ed i CCT)

Altre classificazioni attengono ai titoli del debito pubblico in quanto titoli di credito e sono pertanto comuni a tutti questi:

  • titoli nominativi o al portatore, a seconda se sono intestatial sottoscrittore (i primi) oppure non lo sono (i secondi), trasferendosi quindi questi ultimi con la semplice consegna del titolo
  • titoli emessi alla pari o sotto la pari, con riferimento al prezzo di acquisto, che può essere uguale al valore di rimborso (o nominale), nel caso delle emissioni alla pari, o inferiore ad esso (sotto la pari), favorendo pertanto, nel secondo caso, i sottoscrittori dei titoli, i quali riscuotono un tasso di interesse effettivo maggiore di quello nominale (scritto sul titolo)

In Italia il debito pubblico costituisce uno dei più gravi problemi economici, a causa dell’ingente importo raggiunto dallo stesso.

In percentuale sul PIL il debito pubblico italiano è superiore al 100%(!): quindi esso ha superato ormai da anni il livello del reddito nazionale.

Il problema del debito pubblico nasce dal fatto che il suo costo, rappresentato dal pagamento degli interessi ai privati sottoscrittori, aumenta la spesa pubblica corrente e pertanto si è arrivati ad emettere BOT per pagare gli interessi sui BOT precedentemente emessi.

Ciò ovviamente provoca un circolo vizioso, perché la spesa per interessi aumenta il deficit, il quale deve essere finanziato mediante l’emissione di altri titoli, facendo aumentare conseguentemente il debito pubblico, che a sua volta provoca la crescita degli interessi passivi da pagare ai risparmiatori e così via.

Inoltre c’è un’altra conseguenza negativa, di natura tecnica, derivante dal notevole livello raggiunto in Italia dal debito pubblico: il cosiddetto effetto spiazzamento (crowding-out).

Il risparmio con il quale gli investitori acquistano BOT ed altri titoli pubblici non viene impiegato per gli investimenti privati, perché appunto l’acquisto di titoli di Stato comporta la sostituzione (o spiazzamento) degli investimenti delle imprese nelle preferenze dei risparmiatori, provocando di conseguenza il blocco delle innovazioni produttive e della crescita tecnologica del Paese.

Proprio per questi motivi i governi che si sono succeduti nel tempo alla guida del nostro Paese hanno tutti sempre avuto come priorità assoluta quella di ridurre il fabbisogno primario nazionale, ovvero il fabbisogno al netto degli interessi sul debito pubblico.

E tale obiettivo è raggiungibile esclusivamente per due vie:aumentando le entrate tributarie (con il forte limite però dell’elevata pressione fiscale raggiunta, la quale ha di fatto impedito negli ultimi anni l’utilizzo di questa strada) e, soprattutto, riducendo (tagliando) le spese pubbliche, nonché gli sprechi di risorse, fortemente caratterizzanti, purtroppo, la Pubblica Amministrazione italiana.


SteveRound - 16.3.2009

Tags:  deficit disavanzo deficit pubblico
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