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Principi e teorie del Bilancio dello Stato

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Da quanto emerso sul Bilancio dello Stato, si possono ricavare una serie di principi fondamentali cui il Bilancio stesso deve sempre sottostare:

a)      unità, nel senso che il Bilancio dello Stato deve essere unico e deve contenere tutte le entrate e tutte le spese della finanza pubblica

b)      integrità, perché le entrate e le spese devono essere iscritte senza compensazioni tra di loro, cioè al lordo degli eventuali oneri connessi alla loro riscossione o pagamento

c)      universalità, non si deve tralasciare nel Bilancio nessuna voce di entrata o di spesa, in quanto non sono ammesse gestioni fuori bilancio

d)      veridicità, i valori iscritti in Bilancio devono ovviamente corrispondere al vero

e)      specializzazione, nel senso della maggiore suddivisione possibile delle voci di bilancio

f)        chiarezza, conseguenza della specializzazione, perché solo un Bilancio analitico può essere trasparente e di facile lettura

g)      annualità, il periodo preso in considerazione è l’esercizio finanziario (l’anno solare), in modo da consentire al Parlamento un controllo costante, sia preventivo, sia consuntivo, dell’azione amministrativa

h)      pubblicità, il Bilancio è pubblico e tutti i cittadini possono prenderne visione

Sul Bilancio statale si sono formate diverse teorie, tutte dotate di qualche germe di verità e di qualche indubbia criticità, ma comunque sempre intrinsecamente legate al periodo storico in cui sono state formulate.

Vediamo le principali teorie sul Bilancio dello Stato.

a)      Teoria del bilancio in pareggio

Questa teoria è fondata sulla passata visione della finanza neutrale, secondo la quale, per far sì che l’attività finanziaria pubblica non incida sul sistema economico, il Bilancio statale dove sempre essere chiuso in pareggio, cioè le entrate e le spese devono eguagliarsi, in modo da non dar luogo né ad avanzi, né a disavanzi o deficit.

b)      Teoria del doppio bilancio

Negli anni ’20 fu propugnata questa teoria, che afferma la necessità del pareggio di bilancio solo per la sua parte corrente, mentre la parte in conto capitale può essere in deficit, perché destinata a finanziare gli investimenti e quindi ad aumentare la capacità produttiva del sistema.

c)      Teoria del bilancio ciclico

Secondo questa teoria il Bilancio pubblico ha la funzione di attenuare i cicli economici e pertanto il pareggio di bilancio non deve perseguirsi per il singolo anno, ma per l’intero arco di durata del ciclo (3, 4 o 5 anni). In altre parole, nelle fasi economiche espansive il bilancio deve realizzare avanzi, che saranno destinati a finanziare le spese e gli investimenti nelle fasi recessive del ciclo, durante le quali, quindi, il bilancio può chiudere in deficit.

d)      Teoria neoliberista del bilancio

Negli anni ’70, sulla scia della corrente monetarista di visione dell’economia, si afferma la teoria secondo la quale il Bilancio dello Stato dovrebbe essere minimale, cioè tale da ridurre al minimo gli interventi di politica fiscale, perché considerati fonte di disturbi sul sistema economico (verso cui andrebbero indirizzati soli interventi di politica monetaria, tesi a fissare rigidamente la crescita di base monetaria) e comunque privi di effetti duraturi.

e)      Teoria del bilancio funzionale

Oggi sappiamo che il bilancio deve essere utilizzato in funzione degli obiettivi di politica economica. In particolare esso permette di agire sull’ammontare della spesa pubblica e/o sul livello della tassazione, attraverso il meccanismo del moltiplicatore del reddito, nell’ambito di quella manovra generale che abbiamo chiamato politica fiscale o del bilancio pubblico.

Autore: Steve Round

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5 Commenti

  1. per i piccoli artigiani e i loro dipendenti che resterebbero disoccupati con la domanda contratta, potrebbe essere praticabile la soluzione della fiscalizzazione degli oneri sociali? aiutatemi!

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  2. mi chiedo se possiamo inserire tra gli interventi citati anche la Massima Concorrenza in tutti isettori economici privati, per contrapporre l’inflazione e stimolare l’occupazione

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