Corso di Economia Politica
- Offerta nel monopolio, oligopolio e concorrenza monopolistica
L'offerta nei mercati in cui non c'è la concorrenza perfetta: monopolio, oligopolio e concorrenza monopolistica

Indice articolo

  1. Introduzione e frontiera della produzione
  2. Equilibrio del prezzo e mercato dei beni
  3. La domanda del consumatore
  4. Offerta nei mercati in concorrenza perfetta
  5. Offerta nel monopolio, oligopolio e concorrenza monopolistica
  6. Offerta di lavoro in economia
  7. Domanda di lavoro delle imprese
  8. Sindacati mercato lavoro ed altri fattori produttivi
  9. Grandezze del sistema economico
  10. Moneta e moltiplicatore monetario
  11. Teoria Keynesiana domanda aggregata
  12. Sviluppi teoria Keynesiana
  13. Nuova macroeconomia classica
  14. Domanda e offerta globale
  15. Disoccupazione e inflazione
  16. Bilancia pagamenti in economia aperta
  17. Quadro sinottico corso economia politica

MICROECONOMIA (lezione n. 5)
In questa lezione si costruiranno le curve d’offerta nei mercati non perfettamente concorrenziali: monopolio, oligopolio e concorrenza monopolistica

 

I mercati non perfettamente concorrenziali

Considereremo 3 mercati non perfettamente concorrenziali. Li elenchiamo in ordine di lontananza dal mercato perfetto visto nella lezione precedente:

  • Monopolio. Esiste nel mercato un’unica impresa, la quale ha una grande capacità di influenzare il prezzo del bene
  • Oligopolio. Ci sono poche grandi imprese, le quali sono condizionate dal dilemma dell’oligopolista
  • Concorrenza monopolistica. Esistono nel mercato molte imprese, le quali però hanno (a differenza della concorrenza perfetta) la possibilità di incidere sul prezzo, perché il prodotto che vendono non è uguale per tutte, bensì si differenzia da impresa ad impresa

In tutti questi mercati cade l’uguaglianza tra P, Rm e RM. Infatti, la possibilità per le imprese di influenzare il prezzo di mercato comporta un domanda non più orizzontale ed infinitamente elastica, bensì inclinata negativamente (per le sue note proprietà, v. lezione 3). La domanda corrisponde al ricavo medio RM dell’impresa.

Nel grafico la evidenziamo insieme al ricavo marginale Rm, il quale, adesso, diverge dal ricavo medio RM, non coincidendo più con esso come nella concorrenza perfetta.

  

La domanda RM ed il Rm hanno fra di loro la relazione illustrata, in conseguenza di quanto abbiamo già detto sui rapporti tra il valore medio e quello marginale di qualsiasi grandezza.

Il Rm si trova infatti al di sotto del RM, perché se la domanda (RM) scende, significa che si aggiunge ad essa un valore ultimo (marginale) che è più basso del valore medio.

La media tra 3, 7, 8 e 10 è uguale a 7 (=28:4). Se aggiungo sempre un valore inferiore a 7 (valore medio), p. es. 2 o 5, la media è destinata ad abbassarsi.

 

Il Monopolio

Se nel grafico appena visto inseriamo le consuete curve di CM e Cm e ricordiamo che l’equilibrio si realizza per la quantità corrispondente all’uguaglianza

Rm = Cm

otteniamo questo grafico:

  

La quantità Q* è quella d’equilibrio, perché corrisponde al punto in cui il Rm interseca il Cm. Riportando la quantità d’equilibrio Q* sulla domanda RM otteniamo il prezzo d’equilibrio P*. Il profitto è dato dall’area tratteggiata, quale differenza tra il ricavo totale (P* x Q*) ed il costo totale (CM x Q*, dove CM è il valore calcolato in corrispondenza di Q*).

Il monopolio è un regime di mercato svantaggioso per la collettività. Esso procura un danno economico alla società, perché il mercato monopolistico è caratterizzato da una quantità minore di beni ed un prezzo più alto, rispetto alla concorrenza perfetta.

A questa conclusione si può arrivare ritornando al grafico precedente. In concorrenza perfetta il punto d’equilibrio non sarebbe E, bensì A, dove RM=Rm=Cm=P.

Di conseguenza è possibile affermare che il monopolio è dannoso per i consumatori, perché impone loro una minore quantità di beni ad un prezzo più alto.

Parlando della domanda abbiamo visto come si può misurare, utilizzando il surplus del consumatore, il guadagno o la perdita generati da un cambiamento dei prezzi.

In modo speculare vogliamo adesso misurare il guadagno o la perdita per il produttore, conseguente ad una variazione di mercato. Per far ciò utilizzeremo il surplus del produttore.

Il surplus del produttore è la differenza fra il ricavo corrente ed il ricavo minimo al quale il produttore è disposto a vendere la quantità corrente.

Graficamente:

  

Il surplus è l’area tratteggiata, corrispondente alla differenza fra il ricavo corrente (cioè l’area che sta sotto il prezzo) ed il ricavo minimo (cioè l’area che sta sotto la curva d’offerta).

 

L’Oligopolio

L’oligopolio è caratterizzato da un mercato con poche grandi imprese. I motivi che possono portare un mercato ad una situazione oligopolistica sono vari. Il motivo più importante è sicuramente quello per cui, in taluni settori produttivi, come p. es. il metallurgico, è necessario realizzare grossi investimenti in costi fissi per raggiungere una dimensione minima ottimale, in grado di garantire una fetta di mercato sufficiente a recuperare gli elevati costi subiti. E’ chiaro che in questa situazione non c’è spazio per più di 3 o 4 imprese, che avranno ciascuna una quota di mercato del 20/30% e che daranno vita necessariamente ad un oligopolio cosiddetto naturale.

Gli oligopolisti sono spesso dilaniati dalla scelta fra 2 tipi di comportamento completamente opposti. Questa scelta, dalla quale dipende spesso il successo o il fallimento dell’impresa, prende il nome di dilemma dell’oligopolista.

Si tratta di scegliere fra 2 possibilità:

  • instaurare, con le altre imprese oligopoliste del mercato, degli accordi (espressi o taciti) di cooperazione sulle condizioni di vendita (qualità, prezzo, quantità, ecc…)
  • ingaggiare, a colpi di condizioni di vendita, con quelle stesse imprese, un conflitto concorrenziale senza esclusione di colpi

Il problema è che non è possibile conoscere a priori la giustezza del comportamento da tenere, perché le conseguenze dell’una o dell’altra scelta del dilemma saranno note solo a posteriori.

Vediamo di capire meglio i termini del problema. Il dilemma dell’oligopolista può essere rappresentato dalla seguente tabella:

Dilemma dell’oligopolista

Impresa B

Prezzo Alto

Prezzo Basso

Impresa A

Prezzo Alto

(30 – 30)

(10 – 40)

Prezzo Basso

(40 – 10)

(20 – 20)

 

in cui ci sono 2 imprese oligopoliste (A e B) che hanno a disposizione, come strumento di cooperazione o di guerra, la politica del prezzo. Cioè esse hanno, per ipotesi, solo la facoltà di decidere se aumentare il prezzo dei loro prodotti o diminuirlo. I valori nelle parentesi sono i profitti, rispettivamente di A e di B, che esse realizzano nelle varie situazioni di mercato.

Poniamo che la situazione di partenza sia quella in cui ambedue le imprese hanno un profitto di 30 (in alto a sinistra). E’ a questo punto che scatta il dilemma, perché le 2 imprese si chiederanno se instaurare fra di loro un accordo scritto o tacito (di non aggressione) ed accontentarsi di quel profitto, oppure iniziare una guerra dei prezzi con esito incerto. Se l’impresa A optasse per questa seconda possibilità, diminuirebbe il prezzo per accaparrarsi una fetta di mercato più vasta (con un prezzo più basso, in un mercato con 2 sole imprese, è facile immaginare che quasi tutti i consumatori comprerebbero il prodotto venduto dall’impresa A).

La nuova situazione sarebbe quella in basso a sinistra, dove l’impresa A ha aumentato il suo profitto portandolo a 40, a discapito dell’impresa B (10). Se le cose rimanessero così, la scelta di fare la guerra dei prezzi, anziché rispettare gli accordi, sarebbe da ritenere la scelta giusta. Ma nessuno può dire se le cose rimarranno effettivamente così. Infatti, l’impresa B, in risposta all’impresa A, potrebbe anch’essa diminuire i suoi prezzi, portando il mercato ad una situazione come quella in basso a destra, dove tutte e 2 le imprese avrebbero un profitto di 20, minore di quello di partenza.

Conclusione: le imprese oligopoliste devono sempre decidere se cooperare fra di loro o attuare politiche di aggressione, utilizzando le condizioni di vendita. L’esito del comportamento che si è deciso di tenere è inevitabilmente incerto e difficile da pronosticare.

Spesso nei mercati oligopolistici si assiste alla formazione di una situazione in cui il prezzo rimane fisso per lunghi periodi di tempo ed in cui c’è un’impresa che viene eletta, in modo tacito, leader di tutte le altre imprese operanti in quel mercato.

Perché ciò avviene? Perché la domanda nell’oligopolio (cioè la curva RM) ha la peculiarità di essere composta da 2 domande con diversa elasticità:

   

Infatti, l’impresa che si trova in A ha la convinzione che se decide di aumentare il prezzo, la sua domanda sarà la DD (in cui c’è una grande elasticità e quindi perdita di quota di mercato), mentre se decide di diminuire il prezzo del suo prodotto, la domanda sarà dd (in cui c’è poca elasticità e quindi poco guadagno in termini di maggiori vendite).

Ne risulterà una domanda ad angolo (spezzata), che nella parte alta prende il segmento di DD e nella parte bassa prende il segmento di dd. A questa domanda spezzata trova riscontro un ricavo marginale Rm che è necessariamente interrotto in corrispondenza del punto d’angolo della curva di domanda RM.

  

Questa figura spiega perché il prezzo rimane lo stesso per lunghi periodi di tempo. Le variazioni del Cm, all’interno dell’intervallo interrotto, non hanno infatti ripercussioni sul prezzo e quindi esso rimane lo stesso (P*) per molto tempo. Solamente quando l’impresa leader decide che è arrivato il momento di variare il prezzo di mercato, operando un cambiamento che va oltre l’intervallo interrotto del Rm, le altre imprese oligopoliste la seguiranno.

 

La Concorrenza monopolistica

Abbiamo detto che si ha concorrenza monopolistica quando in un mercato coesistono molte imprese, ciascuna delle quali però ha un certo potere di influenzare il prezzo. Ciò è dovuto al fatto che i prodotti offerti da queste imprese non sono uguali fra di loro, come in concorrenza perfetta, ma si differenziano per alcune caratteristiche, che ne fanno dei prodotti diversi agli occhi dei consumatori. Spesso queste differenze esistono veramente, ma il più delle volte sono solo il frutto di mirate campagne pubblicitarie, le quali ingenerano nei consumatori la convinzione che il prodotto offerto abbia vantaggi non riscontrabili in prodotti analoghi (si pensi ai dentifrici: sono sostanzialmente tutti uguali, ma la pubblicità tende ad esaltare le caratteristiche di ciascuno rispetto a quelle degli altri).

L’equilibrio del mercato in concorrenza monopolistica è così rappresentabile:

   

E’ lo stesso grafico del monopolio, per cui possiamo affermare che in questo regime di mercato ciascun venditore è un piccolo monopolista.

L’equilibrio visto sopra è un equilibrio di breve periodo. Nel lungo periodo accade la stessa cosa che abbiamo visto in concorrenza perfetta e per lo stesso motivo.

Anche in questo caso infatti c’è libertà di ingresso e di uscita dal mercato. Pertanto, è da ritenere che se il mercato è vantaggioso, entreranno nuove imprese. Viceversa, se è un mercato in perdita, molte imprese saranno costrette ad uscire per la chiusura della loro attività. In siffatte condizioni si verificherà, anche nella concorrenza monopolistica, l’annullamento degli extra-profitti.

   

L’unica differenza con l’annullamento degli extra-profitti visto in concorrenza perfetta, è che la domanda di mercato ora esaminata, non essendo orizzontale (in quanto RM non è uguale a Rm), non tange la curva dei costi medi (CM) nel punto di minimo.


SteveRound - 8.5.2008

Tags:  offerta concorrenza imperfetta oligopolio monopolio monopolistica
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