Epistemologia del XX secolo

Un interessante studio sull’epistemologia

Introduzione

Credete a me! – il segreto per raccogliere dall’esistenza la fecondità più grande e il più grande godimento, si chiama: vivere pericolosamente (gefahrlich leben)!

Costruite le vostre case sul Vesuvio… Finalmente la conoscenza stenderà la mano verso ciò che le spetta. 

(F.W. Nietzsche, IV, 283)  

La rivoluzione scientifica dei primi del novecento e le sue imponenti conseguenze sul piano del pensiero, condizionarono e non poco, buona parte della speculazione filosofica  del Novecento, aprendo il dibattito sulla possibilità di un sapere scientifico e sulla reale natura del metodo fino ad allora seguito.

Abbiamo così una filosofia che rientrando a gran voce ed a pieno titolo nel dibattito scientifico si applica principalmente a farsi garante di un’idea di scienza, fallibile e che necessariamente avrebbe dovuto riconsiderare la sua natura.

È nella critica al dogmatismo scientifico che si articola parte del dibattito filosofico-epistemologico del novecento, dal convenzionalismo di Poincarè e dal prospettivismo di Nietzsche, fino al post-positivismo di Feyerabend, si delinea un percorso fatto di uomini ed idee che ripensarono la scienza soprattutto alla luce di un mondo, senza più riferimenti.

In seguito a teorie come la relatività, la contrazione e dilatazione dello spazio-tempo, le onde gravitazionali, l’universo infinito ma limitato e la meccanica quantistica, che tutto il sapere teoretico caduto in discussione si trova a ridiscutere se stesso, nella forma della possibilità che la scienza possa ancora servire a qualcosa, soprattutto nell’ottica positivistica di una futura comprensione di tutto il funzionamento del cosmo. Parte dell’epistemologia del novecento, fedele a quel crollo sistematico di ogni certezza assoluta verificatosi in seguito ad un nuovo clima culturale, tentò di inserire  in un circolo vizioso di sofismi e anarchia il sapere scientifico stesso, è nella violenta accusa al concetto di episteme che prende corpo questo lavoro, nella speranza di riuscire in modo imparziale a presentare un percorso epistemologico tale da indurre ad una cosiddetta rivalutazione sia del ruolo anti-metodologico di alcuni pensatori sia ad una riconsiderazione di una necessaria logica metodologica. 

“Voglio capire come Dio ha creato il mondo. Non mi interessa questo o quel fenomeno in particolare: voglio penetrare a fondo il Suo pensiero. Il resto sono solo minuzie … l’esperienza più bella che possiamo avere è il senso del mistero. E’ l’emozione fondamentale che accompagna la nascita dell’arte autentica e della vera scienza. Colui che non la conosce, colui non può più provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere”.

A. Einstein

Autore: Leuco

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1 Commento

  1. A volte un percorso ritenuto dall’autore “banale”serve ai non addetti ai lavori per ripercorrere una strada intrapresa al liceo e poi abbandonata, ma a distanza di tempo il paesaggio di quella strada ci appare bello e illuminante

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