La cittadella delle nevi – Matthieu Ricard

Recensione del libro “La cittadella delle nevi” di Matthieu Ricard
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cittadella delle nevi“Già da molto piccolo, aveva la percezione che fosse possibile capire il mondo. Sentiva in sé la presenza di una forza che chiedeva soltanto di sbocciare. Non sapeva ancora bene quale direzione imprimere, ma la speranza splendeva nel suo cuore come una fiammella.
A volte gli sembrava di essere tutt’uno con ciò che lo circondava: l’erba umida, i rami agitati dal vento, i pendii multicolori, gli insetti che si affrettavano sulla terra scura, i rondoni che squarciavano il cielo con strida acute. In quei momenti si fondeva con il mondo e lo baciava respirandolo”.

“Che bella immagine!” – ho pensato tra me e me mentre aprivo le prime pagine di questo libro di poco più di 100 pagine, scritto nel 2005 da un biologo molecolare convertito al buddismo e che ha deciso di ambientare la storia del suo protagonista, Dechen, a Korma, un paesino del Bhutan, una ventina di case ai piedi dell’Himalaya.

Ancora una volta, grazie ai libri, la mia mente riprende a viaggiare, verso luoghi misteriosi e dal fascino che non finisce mai di stupire.

Dechen è un ragazzino di 14 anni, che non ama molto lavorare la terra, ma non si sottrae mai nell’aiutare chi ha bisogno; per lui i momenti più belli sono le cerimonie religiose dei monaci buddisti, e quando uno zio eremita gli offrirà la possibilità di seguirlo sulle montagne per raggiungere il luogo sacro conosciuto come Cittadella delle Nevi, Dechen non potrà che esserne entusiasta!

Il libro è la storia di questo viaggio spirituale, che Dechen affronterà visitando e abitando luoghi incredibili, selvaggi e affascinanti nello stesso tempo, seguendo gli insegnamenti dello zio eremita, tra saggezza e metodo: “Saggezza è capire che tutto ciò che vedi, tutto ciò che provi, è effimero come un sogno, un’illusione, una goccia di rugiada, un lampo nella notte, una bolla sulla superficie del fiume. Metodo è essere ricolmo di compassione verso tutti gli esseri: in sostanza, significa avere buon cuore. Senza saggezza percepisci tutto per traverso e, senza compassione, la tua saggezza non vale granché”.

Anche osservare una tessitrice al lavoro diventa l’occasione, per Dechen, di imparare dallo zio concetti complessi per un ragazzo vissuto, come lui, senza particolare istruzione: imparare cosa significa essere tutt’uno con l’universo, osservando il lavoro di chi crea abiti con fili di seta dai colori brillanti.
Vedi, l’ordito dimostra che in questo mondo ogni cosa è collegata. Se tendi o allenti un dito, la tua azione si ripercuote su tutti gli altri. La spoletta invece rappresenta il tuo spirito e la motivazione delle tue azioni. È lei a creare la bellezza o la bruttezza della trama della tua esistenza. A seconda che il tuo spirito sia bene o male intenzionato, che faccia passare nell’ordito delle tue azioni i fili di seta dell’altruismo o il crine dell’egoismo renderà la tua vita un magnifico tessuto dai colori splendenti o una tela ruvida, buona appena per fare una tunichetta”. E poiché non si è soli al mondo, e anche altri intervengono nella tessitura, aiutando o ostacolando il lavoro, sta a ciascuno di noi “integrare nel nostro lavoro le loro azioni, le loro speranze, le loro paure, per confezionare un tessuto abbastanza grande da gestirli tutti”.

Un racconto che vuole essere lezione di vita, dove ogni cosa assume un significato, che strizza l’occhio agli insegnamenti del buddismo, ma che può essere compresa e condivisa da chiunque in questo periodo si stia interrogando su dove stia andando il nostro mondo e la nostra “umanità”, tra guerre e egoismi, distruzione e disperazione. Per riprenderci una parte di noi, quella migliore, spesso nascosta o sopita dai continui bombardamenti mediatici che ci vogliono fare intendere di essere troppo piccoli per fare la differenza. Attraversando i sentieri paludosi della vita, anche noi, tra saggezza e metodo.
Nonostante tutto, il rispetto del prossimo e l’amore per l’ambiente sono davvero alla nostra portata. Senza, per forza, scegliere la vita da eremita 🙂

A proposito, secondo l’autore del libro (che è anche il traduttore dal tibetano in francese e inglese del Dalai Lama e curatore della riedizione dei testi sacri tibetani medievali), la Cittadella delle nevi esiste per davvero, e i protagonisti si ispirano a persone reali.

L’intero universo si riflette in ogni perla, senza che la perla ingrandisca o che l’universo si restringa.

Autore: Lagi

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