L’Europa, i migranti e la globalizzazione

Cosa può fare l’Unione Europea di fronte alla dura prova dei flussi migratori e delle altre emergenze internazionali

Per capire costa sta succedendo in Europa e quali potrebbero essere gli scenari futuri di un’Unione Europea messa ancora una volta in discussione – in questo caso dalle imponenti correnti migratorie provenienti dai Paesi in guerra –, può essere utile leggere i pochi brani seguenti, tratti e liberamente adattati dal libro di Ulrich Beck “Che cos’è la Globalizzazione”, scritto nel lontano 1997.

Ulrich Beck ha insegnato Sociologia presso la Ludwig Maximilians Universität di Monaco di Baviera e la London School of Economics.

Scrive Beck che è irritante constatare che un’Europa politica non solo non esiste, ma la sua non-esistenza non viene neanche percepita come una mancanza.

 

Ci si potrebbe chiedere se sia possibile pensare ad un’Europa politica, così come la concepisce l’opinione comune, proprio in un momento storico nel quale il quadro di riferimento del nazionale si frantuma e sorgono identità local-globali.
In altre parole: l’Europa che verrà sarà un’ “Europa esclusiva”, ovvero una fortezza che si difenderà dall’esterno, oppure un’ “Europa inclusiva”, che punterà a governare – politicamente – il processo di globalizzazione in atto?

Esiste un unico punto fermo per rispondere a questa importantissima domanda: senza Europa non c’è risposta alla globalizzazione. Infatti solo nello spazio transnazionale dell’Europa, le politiche dei singoli Stati possono divenire, da oggetti minacciati, soggetti di una globalizzazione organizzata.

In sostanza l’Europa politica – e solo l’Europa politica – deve affrontare le sfide dell’era globale mediante la realizzazione di riforme effettive verso l’interno e verso l’esterno, partendo dalle fondamenta, in un moderno New Deal.

Se tale New Deal non si riuscisse ad attuare, l’esito sarebbe davvero fatale, perché le visioni catastrofiche che già ora impegnano la fantasia pubblica potrebbero diventare realtà.

Ed una delle possibili non auspicabili conclusioni potrebbe essere la brasilianizzazione dell’Europa.

La brasilianizzazione dell’Europa è uno scenario terrificante, caratterizzato da centri cittadini in pericolo, all’interno dei quali gli impiegati incravattati vivrebbero e lavorerebbero in grattacieli-fortezze, separati dal resto del mondo secondo il vecchio principio del castello feudale, sorvegliati continuamente da telecamere e governati da gruppi industriali transnazionali.

Fuori dai centri urbani, dai muri eretti a difesa di un tenore di vita propagandato come “medio-alto”, sorgerebbero le favelas brasiliane: i ghetti dei disperati e degli emarginati.

Tuttavia, fra questi territori di dominio divisi in maniera non chiara tra gruppi industriali, unioni, cartelli della droga, eserciti e militanti, sopravvivrebbe ancora il lontano e malinconico ricordo di quell’orgoglioso Stato-nazione per il quale milioni di individui si sono fatti guerre e macellati reciprocamente.

Autore: Steve Round

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