La fabbrica dei tedeschi

La recensione del libro “La fabbrica dei tedeschi” di Cristina Cosentino

fabbricatedeschiE’ stato un impatto molto forte. Quando l’ho visto come era prima, ho stentato a ricostruire la sua immagine. Mi ha colpito molto. Ricordo la coltre di fumo, acre, bassa, questo spiraglio che si è aperto e il suo corpo che rantolava. Mi sono precipitato, l’ho preso in braccio e portato alle cure del 118. Ricordo la fede nuziale che brillava nella notte. Il pensiero è andato alla famiglia, ai bambini. Un padre che lavora per uno stipendio minimo (…)”.

Questa è la testimonianza di un vigile del fuoco, presente la maledetta notte del 6 dicembre 2007, dopo che l’incendio era divampato con velocità e ferocia dentro lo stabilimento di quella che era considerata da molti una grandissima multinazionale, sicura, tecnologicamente avanzata.

Sono passati mesi, ma nessuna risposta definitiva. Ancora non si conoscono le ragioni di quanto accaduto.

Il libro di Cristina Cosentino, giornalista freelance romana, fa il punto di quanto è successo alla ThyssenKrupp di Torino, ex-fabbrica “gioiello della siderurgia italiana”, poi passata di mano ai tedeschi. Nel vortice di una economia in continua trasformazione, dove le delocalizzazioni e le ristrutturazioni la fanno da padrone, e dove i ritmi di lavoro diventano ogni giorno più stressanti e le condizioni degli operai più precarie, questo libro è il drammatico resoconto di una tragedia: le testimonianze dei vigili del fuoco presenti quella notte, la relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta, le interviste agli operai e ai delegati sindacali, la questione del risarcimento dei familiari delle vittime, il documentario di Mimmo Calopresti, i ripetuti appelli del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Le morti bianche rappresentano un orrore quotidiano. Certo…se ne parla…nei trafiletti dei più grandi quotidiani, quasi a dimostrare che l’incidenza del fenomeno possa solo essere ricondotta a mera statistica, alla pari di un necrologio: nomi, età, date, luoghi. Un lungo e inarrestabile elenco. Ma dietro quei nomi, ci sono le tante storie di uomini e donne che, per un salario minimo, hanno perso la vita. Tante le voci indignate: dei politici, dei sindacalisti, della gente comune. Eppure le leggi ci sono. Ma il “fenomeno” sembra inarrestabile.

“(…) la città che si indigna, la politica che esprime tutta l’inadeguatezza, il sindacato che invoca lo sciopero, la procura che indaga, la Thyssen che non risponde. E poi c’è la rabbia. Una rabbia mai sopita, che nasce dalle domande, dall’assenza di risposte, dalle tardive scuse; una rabbia cieca, che travolge tutti e che a tutti quei ragazzi e alle loro famiglie fa ripetere: come è possibile che sia successo?”.

Autore: Lagi

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