Perché esiste il male nel mondo di Dio?

Riflessioni filosofiche sulla spiegazione della sofferenza umana nel mondo cristiano

Se Dio esiste, perché nel mondo c’è tanta malvagità e le persone soffrono di continuo, ad esempio per la perdita prematura dei loro cari?

Si tratta di una domanda che gli uomini e le donne credenti si pongono sin dalla notte dei tempi. E, nonostante tutto il tempo trascorso, non hanno ancora trovato una risposta soddisfacente.

In questa breve riflessione filosofica facciamo il punto sulle soluzioni via via proposte nel corso della storia per giustificare, nel mondo creato da Dio, l’esistenza del male e della sofferenza umana. Un mondo che, in virtù della creazione divina, non dovrebbe mai ammettere la compresenza, accanto al Bene supremo, del male e del dolore.

Invece, purtroppo, il male è costantemente presente nel nostro mondo: basti pensare non solo ai grandi cataclismi naturali o, peggio, agli orrori inflitti da guerre ed attentati terroristici, ma anche, più semplicemente, alle frequenti vicende di cronaca riguardanti omicidi e violenze di ogni tipo (per un elenco completo è sufficiente aprire un quotidiano o guardare un TG). Senza contare il dolore personale di chi perde improvvisamente un familiare, oppure vede un suo congiunto soffrire a causa di un incidente o di una grave malattia.

 

Il punto di partenza del nostro concetto filosofico è che Dio (anzi il Dio di qualsiasi religione monoteistica) ha 3 caratteristiche fondamentali che lo identificano come Essere supremo:

  • è Buono
  • è Onnipotente
  • è Onnisciente

Stante le suddette caratteristiche necessarie di Dio, la giustificazione del fatto che il mondo è frequentato in maniera troppo assidua dal male (o dal diavolo, per usare un linguaggio da catechismo) è accettabile solo se rispetta e non contraddice le tre connotazioni di Dio. Solo se troviamo una spiegazione della sofferenza umana in grado di non violare l’assioma della Bontà, Onnipotenza ed Onniscienza di Dio, possiamo allora considerare tale spiegazione valida ed inconfutabile. Altrimenti la dovremo rigettare, perché incompatibile con un Dio privo anche di una sola di dette caratteristiche, a Lui teologicamente connaturate.

Le giustificazioni elaborate nel corso dei secoli, riguardo la presenza del dolore umano nel mondo cristiano, sono sostanzialmente riconducibili a 3 filoni. Vediamoli uno per uno.


angel-749625_1920Prima spiegazione: il male esiste perché fa parte di un disegno più generale.

Questa giustificazione della sofferenza umana è quella che trova espressione in frasi del tipo “Dio ci mette alla prova”, oppure “il dolore è un esame per la nostra fede”, o ancora “ciò che ti è successo fa parte di un disegno complesso, difficile da comprendere”.

Si tratta di spiegazioni che andavano di moda negli anni ’70 e ’80. Molti ricorderanno infatti quando gli uomini di Chiesa cercavano di confortare, con parole non molto dissimili a quelle sopra riportate, le persone che per esempio avevano perso un familiare.

Ora non è più così. Sono rimasti veramente pochi (generalmente sacerdoti avanti con gli anni) ad usare ancora il suddetto linguaggio per spiegare i fatti spiacevoli della vita, attribuendo i singoli eventi dolorosi ad un disegno generale di Dio e cercando di consolare, in tal modo, i loro fedeli. Molto probabilmente l’abbandono di questa corrente teologica è stato causato dagli accidenti che le persone messe in ginocchio dall’improvvisa perdita di un congiunto indirizzavano verso una giustificazione fiacca e non convincente. Accidenti che diventavano vere e proprie arrabbiature quando veniva citata anche la questione della mela e del peccato originale.

Dal punto di vista filosofico, che è ciò che ci interessa, la spiegazione in questione contraddice la caratteristica più popolare di Dio, quella della Bontà. Si chiedono infatti i cristiani: come può essere Buono un Dio che provoca tanto dolore?

Pertanto la spiegazione del “disegno generale” non può essere accettata per spiegare la malvagità nel mondo cristiano.


costume-15569_1920Seconda spiegazione: Dio è buono ma il diavolo ci mette lo zampino e provoca il male.

Un’altra giustificazione del male che andava di moda in passato era la seguente: a volte nell’eterna lotta tra il Bene ed il male, cioè tra Dio e il demonio, vince il male (il demonio) ed è allora che si verificano gli eventi dolorosi a danno del singolo uomo o dell’intera umanità.

Anche questa spiegazione è stata abbandonata, perché non è esente da critiche. Infatti, ammettere che in diverse occasioni il demonio ha il sopravvento su Dio (occasioni che peraltro sono diventate numerosissime e costituiscono ormai, per molti versi, un continuum) significa riconoscere che il diavolo ha gli stessi poteri di Dio, in quanto Dio non riesce a sconfiggere una volta per tutte il male del diavolo. Tale ammissione di limitatezza di Dio è intollerabile per qualsiasi religione monoteistica (e per qualsiasi fedele). Inoltre essa è anche pericolosissima, se non altro perché suscettibile di aprire le porte alle tante sette adoratrici di satana.

Ovviamente la suddetta giustificazione circa l’esistenza del male cozza pure contro la caratteristica dell’Onnipotenza di Dio. Egli non è Onnipotente, perché c’è chi ha i suoi stessi poteri e può contrastarlo, facendo venire meno la sua Onnipotenza: quindi, per effetto di tale constatazione (la violazione dell’Onnipotenza), la spiegazione in questione non può essere considerata soddisfacente.

 


arrow-1020248_1920Terza spiegazione: il male esiste perché Dio ha voluto dare all’uomo il libero arbitrio.

Si tratta della giustificazione della sofferenza cristiana più articolata. Essa è attribuibile a Sant’Agostino, il quale avrebbe dedicato tutta la sua vita al tentativo di trovare una spiegazione convincente ed inattaccabile circa la presenza del male accanto all’esistenza di Dio.

Alla fine il Padre della Chiesa ha elaborato un’interessante teoria.

L’argomentazione portata da Sant’Agostino a giustificazione del fatto che Dio, nella sua Bontà, permette la sofferenza, si fonda sul libero arbitrio.

La teoria del Santo poggia sulla constatazione che Dio ha voluto concedere all’uomo il libero arbitrio, cioè il potere di decidere da solo il suo destino. Il futuro dell’uomo è lasciato alle sue libere scelte: egli può decidere in ogni momento quello che vuole fare e metterlo in pratica (ad es. può decidere di andare a pesca o di leggere un libro, così come può prendere un coltello e uccidere una persona).

L’uomo può quindi decidere di fare del bene, e seguire per tale via le leggi di Dio, ma può anche decidere di abbracciare il lato oscuro (per usare un linguaggio cinematografico) e fare del male al prossimo. L’uomo ha pertanto il libero arbitrio e questo gli è stato concesso da Dio.

Dio ha voluto dare il libero arbitrio agli uomini perché altrimenti essi non avrebbero avuto la forza della ragione ed il mondo sarebbe stato completamente deterministico: tutti avrebbero scelto la via più giusta e nessuno avrebbe agito male. Un mondo utopistico, in cui avrebbe sempre regnato il bene e non si sarebbe mai verificato il male, ma molto noioso e soprattutto privo della facoltà dell’uomo di scegliere secondo il lume della sua ragione.

Se Dio avesse optato per negare all’uomo il libero arbitrio e la razionalità, quest’ultimo sarebbe stato una marionetta nelle sue mani: per questo Dio ha preferito lasciare all’uomo la libertà di decidere il suo destino.

Tuttavia, come abbiamo detto, l’uomo può agire seguendo il bene o decidere di praticare il male. Da questo punto di vista il male è quindi il prezzo da pagare per avere il libero arbitrio. Di conseguenza, secondo Agostino, il male è il prodotto della libera scelta dell’uomo e, come tale, non è addebitabile a Dio.

La spiegazione del male nel mondo per effetto del libero arbitrio attribuito agli uomini è, purtroppo, anch’essa fallace. Ci si potrebbe infatti chiedere: perché Dio ha dato agli uomini il libero arbitrio se sapeva in anticipo che questo sarebbe stato male utilizzato ed abusato da tante (troppe) persone?
E’ evidente che viene violato il principio dell’Onniscienza di Dio e ciò fa sì che anche la giustificazione di Sant’Agostino non può considerarsi valida.


A questo punto appare chiaro che non abbiamo indicato alcuna soluzione inconfutabile al nostro problema, quello cioè di giustificare la presenza simultanea, nella nostra vita, sia dell’Essere supremo che della malvagità. Una spiegazione corretta non la conosciamo, al momento.
Forse perché non abbiamo studiato a fondo la filosofia cristiana o forse semplicemente perché non siamo aggiornati sulle nuove dottrine del catechismo.

Tuttavia non disperiamo: il discorso è aperto e chiunque può contribuire alle nostre riflessioni morali e filosofiche scrivendoci (lo si può fare ad esempio mediante la funzione “Invia commento” posta a fondo pagina). Saremo molto lieti di integrare queste nostre note, magari allungandole con un’appropriata e valida giustificazione del motivo per cui esiste tanta sofferenza nel mondo che viviamo.

Autore: Steve Round

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2 Commenti

  1. Invece io personalmente sono convinto che anche il MALE faccia parte di un disegno più generale e che la prima spiegazione, pur non essendo popolare, non sia per questo assolutamente falsa. Anzi, secondo me Dio lascia proprio agire nel mondo anche il diavolo, proprio perché come per l’uomo ne rispetta la libertà, libertà che è ovviamente tutta negativa, ma è pur sempre libero arbitrio: se Dio impedisse a Satana qualsiasi possibilità di azione ovviamente ne calpesterebbe la libertà, quindi anche il male esprime l’amore di Dio, poiché chi ama rispetta la libertà. Ma Dio è in grado di trasformare questo male in bene, in modi che non comprendiamo ma che io credo operanti nel mondo: ad esempio la crocifissione di Cristo fu opera di Satana che voleva distruggere il Bene Supremo, ma proprio quell’evento terribile venne trasformato da Dio in un bene immenso. Ecco, quella croce secondo me è la chiave per interpretare anche tutti gli altri mali, Dio li permette per mostrare la sua onnipotenza, la sua capacità di trarre anche dal male il bene, in un modo che noi, con la nostra ragione limitata, non possiamo comprendere, ma lo possiamo vedere nei Santi, molti di loro soffrirono tanto, ma ciò li rese più vicini a Dio.

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