Referendum costituzionale – punti chiave della Riforma

Ecco i principali punti della Riforma costituzionale sottoposta al referendum del 4 dicembre 2016
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Il 4 dicembre 2016 gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale voluto dal Presidente del Consiglio Renzi.

Si chiama referendum costituzionale perché si è chiamati a votare per l’approvazione di alcune importanti modifiche della Costituzione (contenute nella legge di “Riforma della Costituzione”).

Di questo referendum si è parlato e si sta parlando molto ed il pericolo è che il voto di dicembre sia visto più come una sorta di espressione di maggiore o minore simpatia verso Renzi ed il suo Governo, piuttosto che per quello che è, cioè un’importante consultazione elettorale in cui la posta in gioco è il cambiamento strutturale dell’attuale Costituzione e quindi la stessa capacità dell’Italia di continuare sul cammino di una possibile ripresa economica.

 

Per rendere edotti gli elettori su quello che si troveranno di fronte nel giorno -4 dicembre- dell’ormai prossima tornata referendaria (visto che la maggior parte dei siti web, anziché informare, cerca solo di tirare l’acqua dalla propria parte circa le intenzioni di voto degli italiani), forniamo innanzitutto il testo del quesito contenuto nella scheda elettorale.

A questa domanda gli italiani dovranno rispondere:

  • “Sì”, se intendono modificare la Costituzione con le nuove norme
  • “No”, se invece vogliono lasciare le norme costituzionali così come sono

Dopo l’immagine sono invece sintetizzate (in modo veramente stringato) le novità della riforma costituzionale che, se approvate con il referendum, caratterizzeranno il nostro ordinamento giuridico e la nostra futura vita nel Paese.

referendum

Cosa cambia con la Riforma costituzionale

Nuovo Senato

  • Per l’approvazione delle leggi sarà sufficiente il voto favorevole della sola Camera dei Deputati (non più quindi di entrambe le Camere), che rimarrà anche l’unica Camera a votare la fiducia al Governo
  • Il Senato sarà snellito: non più gli attuali 315 senatori più quelli a vita, bensì 100 senatori
  • Il Senato non sarà più eletto dai cittadini a suffragio universale, ma dai consigli regionali (95 senatori, di cui 21 sindaci e 74 consiglieri regionali) e dal Presidente della Repubblica (5 senatori)
  • I 95 senatori eletti dai consigli regionali rimarranno in carica per la stessa durata del loro mandato di amministratori locali, mentre i 5 senatori di nomina presidenziale rimarranno in carica per 7 anni
  • I senatori non percepiranno più lo stipendio da parlamentare (spetterà loro solo quello cui hanno diritto come amministratori locali)
  • Le nuove funzioni del Senato saranno sostanzialmente quella consultiva per quanto riguarda i progetti di legge, quella di nomina del Presidente della Repubblica, dei giudici del CSM e Corte Costituzionale e soprattutto quella di raccordo tra lo Stato e gli Enti territoriali (Regioni e Comuni) che i senatori di fatto rappresentano

Elezione Presidente della Repubblica

  • In virtù della nuova composizione del Senato, il Presidente della Repubblica sarà eletto solo dalle Camere in seduta comune (non ci saranno più i delegati regionali)
  • Le nuove maggioranze per l’elezione saranno le seguenti:
    • 2/3 dei componenti fino al 4° scrutinio
    • 3/5 dei componenti dal 5° al 6° scrutinio
    • dal 7° scrutinio saranno sufficienti i 3/5 dei votanti

Soppressione del CNEL

  • Il (CNEL) Consiglio Nazionale per l’Economia ed il Lavoro cesserà di esistere, e con esso i suoi 64 consiglieri e la sua attività, la quale si concretizza sostanzialmente in una funzione consultiva nei confronti degli Organi dello Stato in materia di economia e lavoro, possedendo tale Ente anche il potere di iniziativa legislativa

Nuovo referendum abrogativo e leggi di iniziativa popolare

  • Il referendum abrogativo, qualora proposto da almeno 800.000 cittadini, avrà un quorum ridotto: sarà sufficiente il voto del 50% + 1 dei votanti alle ultime elezioni politiche (anziché, com’è ora, del 50% + 1 degli aventi diritto)
  • Le leggi di iniziativa popolare potranno essere proposte con la firma di 150.000 persone e non più di 50.000 com’è ora

Riforma del Titolo V della Costituzione (competenze delle Regioni)

  • Alle Regioni saranno tolte una ventina di materie che torneranno nelle competenze dello Stato (cioè le Regioni non avranno più competenza legislativa per queste materie)

Autore: Steve Round

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1 Commento

  1. Aggiungerei che, per le leggi di iniziativa popolare, a fronte di un innalzamento del numero di firme, è però stabilito che la deliberazione della Camera sulla proposta debba avvenire entro termini certi e passaggi definiti dai regolamenti parlamentari.

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