Agenda Monti punto per punto

Ecco quello che bisogna fare per l’Italia, e subito, secondo l’Agenda Monti

L’Agenda Monti non è un manifesto, è il Manifesto, con l’elenco dei principali interventi per salvare (nel vero senso della parola) l’Italia.

Le forze politiche a cui non è chiaro questo concetto e che non condividono l’Agenda Monti non stanno facendo gli interessi del Paese, ma i propri.

Pertanto speriamo che l’Agenda Monti riceva dai partiti il massimo di adesioni e che su di essa si costruiscano le politche economiche e sociali della prossima legislatura: è l’ultima possibilità per evitare alla nostra nazione un disastro senza precedenti.

Vediamo allora in estrema sintesi quali sono gli obiettivi che l’Agenda Monti indica come prioritari ed assolutamente improrogabili, e la cui mancata realizzazione nell’immediato futuro comprometterebbe irrimediabilmente il Paese.

Quello che segue è l’elenco delle cose da fare secondo l’Agenda Monti, un’agenda scritta in modo molto discorsivo e colloquiale (con qualche errore sintattico, segno forse di una sua frettolosa stesura).

  • LItalia e lEuropa

    • Essere parte attiva di una rifondazione dell’Unione Europea
      Il prossimo Parlamento eruopeo dovrà avere un mandato costituzionale.
      In tale contesto l’Italia potrà avere una maggiore influenza sulle decisioni comuni, grazie alla sua riacquistata credibilità, confermando così il proprio impegno al rispetto delle regole di disciplina delle finanze pubbliche.
    • Rafforzare la posizione nell’UE e rinsaldare i legami con gli Stati Uniti
      Occore valorizzare la rete di italiani nel mondo, perchè essa rappresenta un network con potenziale inestimabile.
  • La crescita dell’Italia

    • Crescere grazie a finanze pubbliche sane
      Grazie alle innovazioni, alla maggiore produttività ed all’eliminazione degli sprechi la crescita del Paese è possibile, ma è necessario il risanamento dei conti pubblici, in coerenza con gli obblighi europei.
      In particolare bisogna:

      • realizzare dal 2013 il pareggio del bilancio strutturale, cioè al netto degli effetti del ciclo economico
      • ridurre subito lo stock di debito pubblico
      • ridurre successivamente, dal 2015, lo stock di debito pubblico in misura di un ventesimo ogni anno, fino al 60% del PIL
      • proseguire con la valorizzazione/dismissione del patrimonio pubblico, così da destinare anche questi proventi alla riduzione dello stock di debito pubblico
    • Ridurre la pressione fiscale (non appena le condizioni generali lo permetteranno)
      La riduzione delle imposte deve essere attuata dando priorità al carico fiscale gravante su lavoro ed impresa e compensando il minor gettito con la tassazione dei grandi patrimoni e dei consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio.
      E’ necessaria quindi una riforma del sistema tributario.
    • Eliminare gli sprechi e valorizzare gli investimenti
      Spending review non significa solo “meno spesa”, ma “migliore spesa”.
      Occorre creare gli spazi per aumentare gli investimenti pubblici destinati alla crescita ed all’occupazione, anche mediante cambiamenti strutturali nella spesa come la riduzione ed il taglio di enti ed organismi pubblici.
    • Rendere più efficiente e trasparente la Pubblica Amministrazione
      E’ necessario completare le misure dell’Agenda digitale, “Italia 2.0”, per una completa digitalizzazione della PA.
      Entro i primi 100 giorni del nuovo governo dovrà essere lanciata una consultazione per identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta.
      In particolare l’amministrazione giudiziaria deve essere resa maggiormente efficiente e celere, in quanto elemento chiave per la competitività delle imprese.
      Il principio generale è quello di trasparenza assoluta della PA.
      Lo spreco dei fondi strutturali dell’UE deve finire: occorre l’utilizzo totale dei contributi disponibili, perché essi rappresentano un’occasione unica di investimento per la crescita del nostro Mezzogiorno.
    • Continuare con le liberalizzazioni
      La politica delle liberalizzazioni è da proseguire con decisione, perché essa mette al centro l’interesse dei cittadini-consumatori e resiste alla tentazione di reintrodurre tutele e protezioni di parte.
      Le liberalizzazioni sono da attuare soprattutto nelle industrie a rete, nei servizi pubblici locali e nei servizi resi da liberi professionisti.
    • Rilanciare l’industria
      Sono da prevedere l’aumento degli investimenti in ricerca ed innovazione, mediante il credito strutturale di imposta, e l’introduzione di nuove forme di finanziamento per migliorare l’accesso al credito e promuovere la crescita dimensionale delle nostre imprese.
      Altre misure da prendere sono: un Fondo per le ristrutturazioni industriali, la riduzione del costo dell’energia, la riforma della giustizia civile e, per migliorare la produttività del lavoro, il decentramento della contrattazione salariale.
      E’ anche necessario continuare sulla strada prevista con il regime per le start up.
    • Proiettare le imprese italiane nei mercati internazionali e riaprire agli investimenti esteri
      C’è la necessità di ridurre i costi del credito per l’export e di rendere più agili ed efficienti le strutture di promozione del commercio estero.
      Anche sul fronte dei capitali bisogna cercare di raggiungere un livello di investimenti diretti esteri vicino alla media europea.
    • Migliorare l’istruzione, la formazione professionale e la ricerca
      E’ improcrastinabile una riconsiderazione totale del ruolo degli insegnanti, che devono essere rimotivati ed il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità.
      Occorrono quindi meccanismi di incentivazione per i dirigenti scolastici e gli insegnanti.
      Il modello organizzativo dovrà caratterizzarsi per autonomia e responsabilità, rafforzando il nuovo sistema di valutazione centrato su INVALSI E INDIRE.
      Altre misure da prendere sono: la riduzione del tasso troppo alto di abbandono scolastico, l’adozione di un servizio efficiente di orientamento scolastico e professionale, l’aumento degli investimenti in ricerca ed innovazione e la realizzazione di un piano di investimenti in capitale umano che preveda anche la rilevazione pubblica per ogni facoltà degli esiti occupazionali a 6 mesi ed a 3 anni dal conseguimento della laurea.
    • Sfruttare il potenziale dell’economia verde ed implementare la Politica agricola
      Con regole rigide (ed intransigenza verso chi le viola) occorre raggiungere gli obiettivi del contenimento delle emissioni nocive, dell’impiego di materiali riciclabili e di tecnologie intelligenti per lo smaltimento dei rifiuti, della bonifica dei terreni, dell’ottimizzazione nell’uso dell’acqua, della messa in sicurezza del territorio e della mobilità a basso impatto ambientale.
      Serve un rilancio del riciclo ed un forte abbattimento degli smaltimenti, nonché la piena attuazione della nuova strategia energetica nazionale.
      Modificando il titolo V della Costituzione bisogna pure riportare allo Stato le decisioni in materia di infrastrutture energetiche.
      Per la politica agricola le strade da percorrere sono: la limitazione del consumo di superficie agricola, un grande piano di gestione integrata delle acque per limitare il rischio idrogeologico, una maggiore aggregazione dell’offerta degli agricoltori, accompagnata dalla loro protezione dalle crisi mediante l’incentivazione della copertura assicurativa, la tutela del “made in Italy” ed un forte sostegno all’export per imprese agricole ed industriali.
    • Valorizzare l’arte ed il turismo del nostro Paese
      Per aumentare le iniziative finanziabili sono ipotizzabili sia intese con fondazioni non bancarie, sia forme calibrate di partnership pubblico-privato.
      E’ pero necessaria una riforma della governance nel settore turismo, perché attualmente ci sono troppi centri decisionali, poco coordinati tra di loro e non in grado di affrontare con successo la competizione globale.
  • Per l’Italia un’economia sociale di mercato, dinamica e moderna

    • Riformare le pensioni
      Dopo la riforma della previdenza occorre informare puntualmente i lavoratori circa le pensioni che essi possono ragionevolmente attendersi di ricevere.
      Bisogna anche dare un forte impulso alla previdenza complementare, per esempio mediante incentivi alla fusione tra fondi.
    • Migliorare il mercato del lavoro
      E’ necessario completare le parti mancanti: il sistema degli ammortizzatori sociali, la formazione dell’apprendistato, le politiche attive del lavoro e l’efficacia dei servizi per l’impiego.
      La modernizzazione del mercato del lavoro richiede inoltre: la semplificazione normativa ed amministrativa, l’eliminazione della discriminazione tra lavoratori protetti e non protetti, la riduzione ad un massimo di un anno del tempo medio di passaggio da un’occupazione all’altra, la massimizzazione della flessibilità delle strutture produttive e della sicurezza dei lavoratori e lo spostamento verso i luoghi di lavoro del baricentro della contrattazione collettiva (legando le retribuzioni alla produttività delle aziende mediante forme di defiscalizzazione).
      Attraverso sistemi di incentivazione e di detassazione occorre pure: rilanciare con un Piano di Occupazione giovanile la formazione e l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, promuovere l’assunzione di persone anziane in un contesto di invecchiamento attivo ed incrementare l’occupazione femminile, con il contestuale ampliamento del congedo di paternità alla ricerca di una conciliazione famiglia-lavoro.
    • Modernizzare il Welfare per la tutela della persona e della famiglia
      Senza aumentare il debito pubblico è possibile realizzare fini sociali e di equità.
      Occorre riorganizzare il sistema sanitario, eliminando gli sprechi e creando una gestione manageriale basata su una valutazione trasparente dei risultati.
      E’ anche opportuno un potenziamento dell’assistenza domiciliare a favore dei non autosufficienti, valorizzando il ruolo del volontariato e dando piena attuazione alla riforma dell’ISEE quale parametro obiettivo di accesso alle prestazioni agevolate.
      Bisogna altresì studiare come creare un reddito di sostentamento minimo, condizionato alla partecipazione a misure di formazione e di inserimento professionale.
      L’obiettivo della mobilità sociale è fattibile creando una società aperta, in cui tutte le posizioni sono contendibili e non acquisite per sempre. Ciò è possibile riducendo lo spazio per i condizionamenti della politica nelle carriere amministrative e professionali: il merito e la produttività dovranno essere gli elementi essenziali per la valutazione dei lavoratori pubblici.
      Inoltre più borse di studio ed orientamento professionale per i giovani che meritano.
      Per la famiglia sono invece necessari interventi al fine di: creare il maggior numero di asili nido, adottare incentivi fiscali e contributivi a sostegno della natalità e per l’accesso alla casa, estendere il sistema dei congedi parentali e delle reti di assistenza domiciliare agli anziani.
  • Cambiare mentalità e comportamenti (l’obiettivo più difficile, ndr)

    • Riformare le istituzioni
      Ecco l’elenco di interventi su situazioni consolidate che devono essere assolutamente attuati:

      • la riforma della legge elettorale (che dovrà essere il primo atto del nuovo Parlamento)
      • la revisione della seconda parte della Costituzione, in modo da rendere più efficiente ed autorevole l’azione delle istituzioni
      • la riforma del bicameralismo
      • la riduzione del numero di parlamentari
      • il ripensamento del federalismo, che dovrà essere responsabile e solidale, con le regioni che saranno tenute a rispondere dei risultati in termini finanziari e sociali secondo il principio di sussidiarietà
      • la riforma delle province e del titolo V della Costituzione
      • la regolazione dell’attività delle lobby
      • il monitoraggio e la valutazione della legislazione, così d’assicurare trasparenza ed informazione sullo stato di attuazione dei provvedimenti
      • l’armonizzazione dei bilanci pubblici
      • la riduzione drastica dei contributi pubblici, anche indiretti, ai partiti e quella dei rimborsi elettorali, con l’introduzione della trasparenza dei loro bilanci e della tracciabilità dei finanziamenti
      • rivedere il conflitto di interessi, con la dichiarazione iniziale da parte di chi riveste cariche pubbliche dei propri interessi economici e patrimoniali e la verifica, alla fine dell’incarico, di eventuali casi di indebito arricchimento
      • il divieto di cumulo tra indennità parlamentari e retribuzioni da altre attività professionali
    • Applicare la “tolleranza zero” a corruzione, evasione fiscale ed economia sommersa
      Anche in questo caso forniamo l’elenco delle azioni da intraprendere:

      • il proseguimento della lotta a tutto campo contro l’evasione fiscale, attraverso interventi finalizzati a identificare innanzitutto le grandi aree di illegalità
      • l’introduzione di meccanismi di tracciabilità dei pagamenti e del reato di autoriciclaggio
      • il rafforzamento delle misure sui giochi in concessione e sui compra oro
      • la revisione della disciplina del falso in bilancio
      • il completamento della normativa sull’anticorruzione, l’antiriciclaggio e l’autoriciclaggio
      • la rivisitazione della riduzione dei termini di prescrizione
      • l’emanazione di norme rigorose per favorire l’emersione dell’economia sommersa
      • l’introduzione di una disciplina sulle intercettazioni e di una più robusta disciplina sulla prevenzione del conflitto di interessi
      • l’integrazione della legge sull’incandidabilità con il codice di autoregolamentazione dei partiti preparato dalla Commissione Antimafia

Autore: Steve Round

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