Allevamento degli animali

Un articolo sull’allevamento degli animali

Allevamento degli animali.

Spesso si parla di prodotti biologici intuendone la migliore qualità e, nel caso specifico degli alimenti di origine animale, anche le migliori condizioni di vita offerte agli animali da allevamento. Ma quali sono stati i sistemi di allevamento tradizionalmente usati finora?

allevamentoOltre agli allevamenti biologici nei quali l’animale si ritrova a vivere più o meno allo stato brado, quindi in condizioni naturali di luce e aereazione, con la possibilità di muoversi e riprodursi liberamente, ci sono quelli a stabulazione fissa o a stabulazione libera. In entrambi i casi gli “allevati” si trovano in strutture (stalle, capanni, porcilaie) create appositamente per loro, dove le condizioni sono studiate per avere il maggior rendimento economico, senza minimamente tener conto delle esigenze proprie delle singole specie.

Nel caso terribile della stabulazione fissa il singolo soggetto ha una superficie utile per vivere di 6 mq al massimo e per tutta la vita produttiva resta legato ad una catena lunga, a seconda dei casi, fino a 50 cm.

Nella stabulazione libera invece gli animali non sono legati, ma lo spazio a loro disposizione, spesso calcolato per ridurre al massimo il numero di personale, è comunque molto contenuto.

Conseguentemente alla limitata risorsa di spazio, così necessaria per le normali funzioni vitali di un organismo, gli animali da allevamento possono presentare degli atteggiamenti aggressivi che portano, nei casi estremi, ad un istinto autodistruttivo nei confronti della propria specie. Ad esempio tra i maiali si registrano casi di cannibalismo delle orecchie e della coda e il produttore ovvia a questo inconveniente praticando l’amputazione di tali organi.

Passando all’argomento riproduzione sappiamo che in questi tipi di allevamento essa è pilotata, al fine di ottenere una progenie più adatta alle qualità richieste dal mercato. Effetto negativo di tale scelta non è solo l’utilizzo di metodi poco piacevoli per gli animali volti ad impedire la riproduzione libera (es. presenza di una rete elettrificata a due metri di altezza per inibire la monta delle mucche), ma anche la riduzione della biodiversità.

Molte razze, ad esempio di mucche e maiali, sono andate scomparendo proprio perché alle singole specie è stata tolta la possibilità di adattarsi all’ambiente naturale e di rispondere alla variabilità esterna secondo il meccanismo della selezione naturale.

Negli ultimi anni c’è però una vaga tendenza da parte degli imprenditori a indirizzare la propria azienda verso l’allevamento di tipo biologico e ciò non solo per il benessere degli animali. Non è detto, infatti, che tagli di carne dalle caratteristiche ideali, ovvero quelle rispondenti alla richiesta del consumatore quali tenerezza o colore chiaro, siano anche quelle migliori da un punto di vista alimentare e sanitario. Anzi, spesso le caratteristiche ideali sono proprio “costruite” negli allevamenti di tipo intensivo, dove le condizioni in cui versano gli animali sono così innaturali da richiedere un eccessivo uso di farmaci.

ATTENZIONE ALLE ETICHETTE

Nelle etichette presenti sulle confezioni di carne potrebbe essere specificato il tipo di allevamento di provenienza dell’animale, se a stabulazione fissa, a stabulazione libera o biologico. E’ molto probabile, anzi quasi certo, che nessuno dei produttori denunci la condizione di allevamento a stabulazione fissa e che questa dicitura non compaia quasi mai sulle etichette. Al contrario, l’allevamento biologico è quasi sempre specificato ed è possibile scegliere una carne biologica con sicurezza.

Scegliere la carne con l’etichetta giusta potrebbe essere un modo per condividere, pur continuando a mangiare carne, la scelta di molti vegetariani di combattere il maltrattamento animale.

REGOLAMENTO CEE SULLE PRODUZIONI ANIMALI

In materia di produzioni animali l’Unione Europea ha indetto il Regolamento CEE n. 1804/99 che include una serie di norme, a cui devono attenersi i paesi membri, per rendere gli allevamenti più consoni alle necessità delle singole specie animali, salvaguardando in questo modo anche la salubrità e la qualità dei prodotti.

Innanzitutto è stata vietata la stabulazione fissa negli edifici sorti dopo il 24 Agosto 2000 ed è stato fissato un termine (31 Dicembre 2010) entro il quale tutte le altre aziende dovranno adeguare le proprie strutture. Queste ultime dovranno ristabilire un certo rapporto tra spazi esterni e interni per garantire un regolare e obbligatorio pascolo degli animali e dovranno regolarizzare il numero degli individui in funzione delle fasi di sviluppo e delle esigenze comportamentali delle specie interessate, evitando così il sovraffollamento. Tra le altre cose la recisone di organi (quali coda, orecchie, becco) non potrà più essere praticata sistematicamente ma solo per motivi medici o di sicurezza, sarà vietata la somministrazione di ormoni e l’uso di antibiotici verrà consentito solo in particolari casi per evitare sofferenze o disagi animali.

Gli ovini e i ruminanti a volte vengono colpiti dal morbo della febbre catarrale detto anche “Lingua Blu” o “Blue Tongue”: per informazioni sulla malattia e la sua prevenzione consigliamo il sito Lingua Blue.

Autore: Il Vulcanico

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