Capitalismo senza lavoro

Capitalismo senza lavoro: considerazioni e riflessioni sui temi dell’occupazione e del mercato del lavoro

Introduzione

Introduzione

In questo lavoro è mia intenzione approfondire la parte del libro di Ulrich Beck, “Che cos’è la globalizzazione ”, dove si argomenta sulla possibilità della società mondiale di arrivare ad una situazione in cui il capitalismo può funzionare anche senza l’apporto della risorsa lavoro.

Inizio appunto con il ricordare, nel primo capitolo, quello che dice l’autore sul tema in questione, per poi passare ad analizzare i tre miti legati all’andamento dell’occupazione e del mercato del lavoro in generale:

  • il mito dell’impossibilità d’indagine per la complessità dell’argomento, del quale, dopo aver fornito dati empirici a confutazione dell’ipotesi di un trend persistentemente crescente del tasso di disoccupazione, esamino alcuni aspetti particolari, quali il lavoro irregolare e quello precario, nonché la scarsa attenzione del sistema bancario verso quest’ultima situazione di lavoro;
  • il mito dei servizi, dove, dopo le opportune informazioni statistiche, vado a mettere sotto la lente quelli che sono considerati i servizi essenziali della moderna società dell’informazione, cioè i servizi informatici;
  • il mito dei costi del lavoro, nella cui analisi inserisco l’azione sindacale, considerata imprescindibile per l’esatta definizione della questione.

Nelle conclusioni, infine, cerco di dare una non facile risposta agli interrogativi fondamentali di questo specifico campo d’indagine, costituito dal mercato produttivo e del lavoro.

Tutta la trattazione che segue prende in considerazione esclusivamente la realtà sociale ed economica italiana, essendo quella meglio conosciuta, ma i risultati ottenuti sono, in linea generale, estensibili agevolmente a tutta l’area mondiale, quanto meno a molti dei Paesi dell’Europa occidentale.

Autore: Steve Round

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