Crescita economica italiana

Suggerimenti per la crescita economica italiana

La ricetta per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia italiana

Esponiamo, in estrema sintesi, le misure da adottare per infondere, tra i consumatori e gli operatori, quella fiducia nel sistema che permetterebbe di rilanciare l’economia nazionale, afflitta ormai da troppi anni da un’opprimente crisi recessiva. L’analisi compendia le riflessioni e le esortazioni di professori universitari, imprenditori di successo, economisti internazionali, tecnici e addetti ai lavori.

  1. Occorre investire in:
    1. Istruzione e formazione continua. L’idea è quella di creare in Italia un polo universitario composto da almeno tre Atenei, dislocati in modo omogeneo sul territorio (nord, centro e sud), che sia all’altezza delle più celebri Università estere (Mit, Harvard, Cambridge, etc…). Solo così si potrà vantare in futuro la migliore classe dirigente. Per fare questo bisogna pianificare una politica che permetta di spostare nelle nascenti super-università i migliori docenti ed i migliori studenti. Successivamente seguirà una riorganizzazione verso il basso di tutto il sistema della pubblica istruzione, in modo da creare scuole specializzate di preparazione per le durissime prove delle nuove Università. Un ulteriore riflesso positivo di questa strategia è lo scambio “alla pari” che potrà realizzarsi tra gli studenti italiani e quelli stranieri, con evidenti vantaggi in termini di sviluppo di nuove mentalità e di aggiornamento culturale.
    2. Ricerca e Sviluppo. In Italia l’investimento in R & S è molto basso, uno dei più bassi dei paesi cosiddetti industrializzati. Occorre raggiungere almeno il 3% del PIL entro il 2010. Questo permetterebbe di passare dall’attuale situazione economica di crisi ad un’economia fondata sulla high-tech e quindi caratterizzata da alta intensità di crescita.
  2. La politica economica dovrà:
    1. Puntare su una forte deregulation. Liberalizzare le risorse e semplificare quella giungla di Leggi, Direttive e Regolamenti che strozza l’attività privata ed il libero mercato permetterebbe di aprire decisamente la strada allo spirito innovativo ed alle capacità imprenditoriali. Inoltre, la deregolamentazione eliminerà gli ostacoli burocratici che spesso impediscono l’ingresso e il decollo di nuove imprese nel mercato, a danno della concorrenza.
    2. Favorire gli investimenti delle imprese in capitale tecnico attraverso una riduzione e semplificazione delle aliquote fiscali. Non una diminuzione di pochi punti, ma una vera e propria caduta delle aliquote di tassazione, tale da comportare una significativa flessione della pressione fiscale. Così da lasciare più risorse ai cittadini, che potrebbero ben essere indirizzate verso i consumi e gli investimenti produttivi.
    3. Operare una defiscalizzazione pluriennale a favore delle aziende. E’ necessario trovare un sistema impositivo che non colpisca gli investimenti delle imprese finalizzati all’aumento della produzione. Una possibilità potrebbe essere quella di permettere ammortamenti liberi sugli acquisti di mezzi di produzione.
  3. E’ necessaria una politica commerciale che punti sul mercato asiatico. Non c’è più la possibilità di lasciarsi trainare dalla locomotiva economica USA, come in passato. Lo impedisce il super-euro e la politica d’investimento americana che si rivolge prevalentemente verso l’interno. E’ al boom delle tigri asiatiche che bisogna attaccarsi per rilanciare l’economia italiana e specialmente a quello della Cina, la cui economia di mercato è attualmente in straordinaria espansione. Le politiche commerciali verso il mercato cinese consisteranno in strategie di:
    1. esportazione di prodotti e servizi di alta qualità
    2. delocalizzazione delle produzioni di base, dato il bassissimo costo del lavoro cinese
    3. valorizzazione del nascente flusso turistico proveniente dalla Cina

Autore: Steve Round

Condividi questo articolo su

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.