La nuova economia dell’Iraq

Un articolo sulla nuova economia dell’Iraq

La nuova economia dell’Iraq

Della situazione in Iraq si è detto e scritto di tutto ed è quindi con non poche remore che ci accingiamo ad affrontare una discussione prettamente economica sul futuro scenario che attende questo dilaniato Paese.

Le numerose e diversissime opinioni espresse sull’utilità della guerra in Iraq si possono in definitiva sintetizzare in un’unica fondamentale, cinica, scelta: se sia meglio avere una Nazione libera e democratica, a costo di tutto il sangue e di tutte le tragiche perdite che ci sono state e che, purtroppo, continueranno a verificarsi, o sia invece meglio avere uno Stato dittatoriale ed autoritario, in cui le libertà dei singoli, anche le più elementari, sono represse ferocemente con l’uso della violenza e della forza armata.

Non si vuole in questa sede dare una risposta a questo sostanziale ed inquietante interrogativo. E’ un dubbio amletico a cui tutti possono cercare di fornire la soluzione che ritengono più giusta, tenendo presente però che non esiste, a priori, una soluzione che possa definirsi “giusta”.

Senza entrare in considerazioni politiche e di parte, ma rimanendo sul terreno economico che caratterizza, come sempre, il ns. lavoro, si desidera evidenziare nella presente analisi una delle tantissime sfaccettature del problema, che finora ci sembra non sia stata presa nella dovuta considerazione. Nella speranza che ciò permetta di avere un altro importante elemento di valutazione per il corretto esame della scottante questione Iraq.

L’apertura al mercato internazionale dell’Iraq.

Potrebbe passare in secondo piano il fatto che l’Iraq, libero e democratico, ha d’ora in avanti la possibilità d’entrare, a pieno titolo, nei flussi di beni e servizi che contraddistinguono le transazioni commerciali internazionali. L’apertura estera cui adesso può facilmente aspirare l’Iraq, porterà evidenti benefici alla sua popolazione in termini di disponibilità di beni e servizi, con conseguenti ricadute sul reddito pro-capite e sul benessere sociale. Infatti, l’offerta addizionale di beni e servizi proveniente dalla comunità internazionale, sotto forma di importazioni, comporterà una riduzione dei prezzi ed una maggiore quantità di prodotto a vantaggio dei residenti in Iraq. Il seguente grafico mostra bene gli effetti che si producono sul mercato iracheno dei beni consumo, in conseguenza dell’apertura al commercio internazionale.

Ipotizziamo il mercato di un bene qualsiasi, ad esempio quello di una medicina.

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Come si vede una maggiore offerta del medicinale, proveniente dal mercato internazionale dei beni dei consumo, provocherebbe un aumento della quantità offerta a parità di prezzo (cioè uno spostamento della linea verso destra ed in basso, che si posizionerebbe come la S1), con un incremento della quantità disponibile (Q*1) in equilibrio ed una diminuzione del suo prezzo (P*1).

Benefici all’Iraq anche per quanto riguarda il mercato del lavoro.

La possibilità di insediamento delle imprese estere comporterà un aumento sostanziale della domanda di lavoro da parte delle nuove aziende, che si rivolgerà ragionevolmente al mercato interno. L’effetto sulla manodopera irachena può essere rappresentata dal grafico che segue. Da esso si evince come l’aumentata domanda di lavoro delle imprese (linea DL1) comporterà una maggiore occupazione (L1) e un salario d’equilibrio più alto (W1).

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Autore: Steve Round

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