La rivalutazione degli istituti tecnici e professionali

Un articolo sulla rivalutazione degli istituti tecnici e professionali: la nuova riforma della scuola.

La rivalutazione degli istituti tecnici e professionali

La riforma Moratti, avviata (ma mai di fatto attuata) con i decreti legislativi del 2005, è stata recentemente rivisitata e corretta dalla definitiva conversione in legge della Repubblica del cosiddetto decreto Bersani-bis. In seguito alle modifiche apportate, la geografia della scuola secondaria superiore in Italia, che avrebbe dovuto portare alla scomparsa dei tradizionali istituti tecnici e professionali, non solo è adesso compiutamente ridisegnata e vedrà la luce forse già con l’anno scolastico 2008-2009, ma pone proprio questi istituti nel mezzo di un percorso di valorizzazione delle competenze degli studenti.

Si ricorderà che la riforma Moratti aveva previsto, per l’istruzione superiore, un sistema didattico articolato in una serie di licei: il classico, lo scientifico l’artistico, quello delle scienze sociali, il musicale, il linguistico ed i nuovissimi economico e tecnologico. Questi ultimi, che come molte altre novità del precedente esecutivo sono rimasti materialmente lettera morta, erano destinati a sostituire rispettivamente l’istituto tecnico commerciale (la c.d. ragioneria ) e l’istituto tecnico industriale (a.e. elettronica).
Le competenze legislative riguardanti gli istituti professionali dovevano invece, sempre secondo la manovra del precedente dicastero dell’istruzione, passare dallo Stato alle Regioni, che le avrebbero gestite integrandole con le competenze già possedute relative a tutto il sistema della formazione professionale.

Adesso, con quella che è stata chiamata la riforma della riforma, inserita nella seconda tranche delle liberalizzazioni del Ministro Bersani, sono formalmente soppressi i licei economico e tecnologico ed al loro posto ritornano l’istituto tecnico commerciale e quello industriale, mentre, per quanto concerne gli istituti professionali, le loro attribuzioni rimangono all’apparato amministrativo statale. Tuttavia, per gli istituti tecnici non si tratta di un mero cambio di nome (peraltro con effetto solo sulla carta, per la mancata attuazione della riforma Moratti), perché come accennato la nuova normativa conferisce a questi istituti ed a quelli professionali una più rilevante fisionomia rispetto al passato.

Si legge infatti nella legge che la disciplina di tali istituti (tecnici e professionali) sarà sottoposta a radicali modifiche, in modo da:

  • dividere il corso quinquennale di studi in distinti periodi. Considerando che l’obbligo scolastico è attualmente elevato fino ai 16 anni di età, è presumibile che verrà adottata una formula del tipo 2 + 3, che permetterebbe di avere un biennio d’istruzione comune a tutti gli indirizzi – e di completamento della scuola dell’obbligo – ed un successivo triennio di insegnamento specialistico;
  • ridurre l’attuale moltiplicarsi di diversi indirizzi, che solo in parte è giustificato dall’estrema diversificazione del mondo del lavoro e della produzione. Pochi ed essenziali indirizzi, supportati da moderni e realistici programmi didattici, fornirebbero agli studenti strumenti maggiormente funzionali per il loro futuro ed atteso traghettamento dalla realtà scolastica a quella lavorativa;
  • sottoporre ad aggiornamento le materie di insegnamento, con lo sviluppo, in particolare, delle attività di stages e di tirocinio nelle aziende, anche allo scopo di contribuire alla realizzazione di un ponte per l’ingresso degli studenti nel mondo imprenditoriale;
  • ridurre il monte ore complessivo delle lezioni;
  • introdurre stabilmente nelle scuole quelle forme attive di orientamento a favore dei ragazzi, per la scelta degli studi universitari o della formazione tecnica superiore, che in altri paesi caratterizzano ed accompagnano tutto il percorso scolastico, mentre in Italia non godono ancora, erroneamente, del giusto riconoscimento;
  • stabilire, proprio in conseguenza delle suddette attività di orientamento, accordi e convenzioni con le aziende, le associazioni di volontariato, i privati impegnati nel sociale, gli enti pubblici e le Università, ovviamente finalizzati, oltre che all’acquisizione di pratiche conoscenze, all’introduzione degli studenti nelle varie realtà post-scolastiche.

Autore: Steve Round

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