Le pensioni secondo Monti
Quando, come (e se) andremo in pensione con la riforma previdenziale del Governo Monti

I requisiti per andare in pensione sono stati ancora una volta riformati, a distanza di poco tempo dall’ultima, ennesima rivoluzione.

Questa volta dal Governo Monti, che come sappiamo sta cercando di raggranellare più soldi che può per riavviare il motore un po' raffreddato del nostro Paese.

Ovviamente anche questa rivisitazione del trattamento previdenziale è in senso peggiorativo per i lavoratori: si va in pensione più tardi e con meno soldi.

Tralasciando i casi particolari come i lavoratori che maturano i requisiti in questi anni ed alcune categorie speciali di lavoratori quali gli “usurati”, vediamo le nuove regole per la pensione che riguarderanno gli altri milioni di lavoratori italiani, per esempio i moltissimi giovani con pochi anni di contributi alle spalle, la cui pensione arriverà fra tanto, tanto tempo.

Ma lo stesso discorso vale pure per le altre migliaia di lavoratori, ad es. per coloro che si trovano nel mezzo della loro vita lavorativa.

Premettendo che le pensioni adesso sono solo 2:

  • pensione di vecchiaia
  • pensione anticipata

forniamo questa tabella, molto più chiara di mille parole sull’argomento.

Pensione di vecchiaia (requisiti)

Pensione anticipata (requisiti)

Contributi

almeno 20 anni

Contributi

42 anni e 1 mese

nel 2012

Lavoratori uomini

Età

 

 

 

66 anni

nel 2012

Lavoratori pubblici (uomini e donne) e lavoratori privati uomini

42 anni e 5 mesi

nel 2013

66 anni e 3 mesi

dal 2013 al 2015

42 anni e 6 mesi

dal 2014 a 2015

66 anni e 3 mesi + speranza di vita

dal 2016 al 2020

42 anni e 6 mesi + speranza di vita

dal 2016

67 anni + speranza di vita

dal 2021

41 anni e 1 mese

nel 2012

Lavoratrici donne

62 anni

nel 2012

Lavoratrici dipendenti private donne

41 anni e 5 mesi

nel 2013

62 anni e 3 mesi

nel 2013

41 anni e 6 mesi

dal 2014 a 2015

63 anni e 9 mesi

dal 2014 al 2015

41 anni e 6 mesi + speranza di vita

dal 2016

65 anni e 3 mesi + speranza di vita

dal 2016 al 2017

Penalizzazione per il pensionamento anteriore ai 62 anni

66 anni e 3 mesi + speranza di vita

dal 2018 al 2020

Chi va in pensione anticipata prima di compiere 62 anni è penalizzato mediante una riduzione sulla quota retributiva della pensione (quella eventualmente maturata prima del 31 dicembre 2011).
La riduzione è legata all'età di pensionamento e le misure sono le seguenti:
61 anni - 1%
60 anni - 2%
59 anni - 4%
58 anni - 6%
57 anni - 8%

67 anni + speranza di vita

dal 2021

63 anni e 6 mesi

nel 2012

Lavoratrici autonome private donne

63 anni e 9 mesi

nel 2013

64 anni e 9 mesi

dal 2014 al 2015

65 anni e 9 mesi + speranza di vita

dal 2016 al 2017

66 anni e 3 mesi + speranza di vita

dal 2018 sl 2020

67 anni + speranza di vita

dal 2021

Incentivo alla permanenza al lavoro

 

Chi rimane al lavoro oltre il requisito minimo d'età avrà una pensione più alta, per effetto di un meccanismo di calcolo maggiormente vantaggioso.
Questo incentivo può essere sfruttato fino a 70 anni di età + speranza di vita.
Inoltre per chi va in pensione a 70 anni sono sufficienti solo 5 anni di contribuzione effettiva anziché 20 anni di anzianità contributiva.

Ulteriore requisito per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995

Occorre che la pensione sia d'importo almeno pari a 1,5 volte l'assegno sociale rivalutato annualmente.
Questo requisito non è necessario se si va in pensione a 70 anni.

 

Quanto sopra si riferisce ai tempi di pensionamento, che purtroppo si allungano per tutti.

Riguardo invece all’importo della pensione, anche qui le cose non sono rosee, perché la riforma delle pensioni ha esteso a tutti il sistema contributivo (anziché il retributivo) come metodo di calcolo della pensione.

Con il sistema retributivo l’importo della pensione è legato alle ultime retribuzioni percepite e quindi è più elevato della pensione calcolata con il sistema contributivo.

Quest’ultimo funziona come un investimento: sui contributi versati all’ente di previdenza (per es. all’Inps) si aggiungono gli interessi maturati ad un certo tasso legato all’andamento del Pil (Prodotto Interno Lordo) e sulla somma così risultante (detto montante contributivo), appositamente rivalutata, si applica un coefficiente di trasformazione la cui misura cresce con l’età del soggetto che va in pensione. Quello che viene fuori dai suddetti calcoli è l’importo periodico della pensione spettante al lavoratore.

Ecco comunque la nuova situazione dei criteri di calcolo della pensione. Essa varia a seconda degli anni di anzianità contributiva del lavoratore, avendo come spartiacque la data del 31 dicembre 1995 (la tabella vale per i pensionamenti dal 2012 in poi).

Situazione del lavoratore Metodo di calcolo della pensione
Per chi ha iniziato a lavarare dopo il 31 dicembre 1995 Contributivo per l'anzianità maturata in tutta la vita lavorativa
Per chi ha iniziato a lavarare prima del 31 dicembre 1995 ci sono 2 sistemi misti:  
- almeno 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 Retributivo fino al 31 dicembre 2011 e poi Contributivo per l'anzianità maturata dal 2012
- meno di 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 Retributivo fino al 31 dicembre 1995 e poi Contributivo per tutti i restanti anni di lavoro

Steve Round - 15.1.2012

Tags:  anticipata pensione pensioni vecchiaia contributivo
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