Rapporto ENEA 2006

Un articolo sul rapporto ENEA 2006 relativo all’energia ed all’ambiente

Di allarmi ambientali in passato ce ne sono stati tanti. Alcuni si sono rivelati troppo pessimistici, altri, purtroppo, si sono puntualmente verificati. Attualmente però nessuno sogna più di mettere in discussione le previsioni sugli scenari futuri dell’ecosistema ambientale che le organizzazioni scientifiche elaborano e pubblicano periodicamente. Sono infatti sotto gli occhi di tutti i cambiamenti climatici avvenuti e gli elevati costi di una politica energetica basata esclusivamente sulle tecnologie tradizionali. Tutti elementi basati su dati e fatti incontrovertibili, che forniscono sostanza e credibilità alle nuove indicazioni ambientali per il futuro provenienti dagli istituti di ricerca e che in quanto tali sono entrate nell’agenda di quasi tutti i governi nazionali, anche se non con la medesima priorità. La stessa Presidenza del Consiglio Europeo, nel marzo scorso, ha individuato il cardine della politica energetica nella sostenibilità e nella lotta alle alterazioni climatiche, quali presupposti per la competitività e la sicurezza.

Una di queste previsioni allarmistiche sul futuro ambientale del pianeta, peraltro molto dettagliata e completa, è il rapporto energia e ambiente 2006 realizzato dall’ENEA, nel quale si sottolineano, fra l’altro, l’influenza dell’uomo nel cambiamento del sistema climatico e come, nei prossimi anni, la crescita della domanda energetica non potrà più essere soddisfatta dalle fonti tradizionali senza aumentare notevolmente la pressione sull’ambiente e sulla salute umana, fino ad arrivare a comprometterle definitivamente. In una prospettiva di crescita sostenibile diventa quindi sempre più decisiva la capacità dei paesi di ricorrere a tecnologie in grado di soddisfare la domanda riducendo al minimo le suddette pressioni sull’ecosistema.

Sempre secondo il rapporto ENEA e sulla base delle esperienze maturate nei progetti di ricerca, l’analisi dei processi in atto e la valutazione degli effetti economici consentono di identificare gli interventi necessari per salvaguardare il territorio attraverso politiche e strategie di adattamento. Ciò in considerazione del fatto che, p.es., anche un incremento della temperatura di soli 2° Centigradi, quantificato dall’UE come ipotesi più restrittiva di soglia entro cui limitare il riscaldamento globale, porterebbe gravi danni al sistema ambientale e renderebbe comunque indispensabile la valutazione, da parte degli esecutivi, di una serie di interventi da mettere in atto e dei corrispondenti costi.

In particolare, per quanto riguarda il nostro paese, il rapporto ENEA è costruito, dopo attento esame delle prospettive di evoluzione del sistema energetico nazionale e, nello specifico, delle emissioni serra, ponendo a confronto, nelle analisi degli scenari possibili, l’evoluzione tendenziale del sistema e quella risultante in seguito all’esecuzione di interventi finalizzati a garantire la sicurezza energetica del paese e la sua competitività, ovviamente nell’ottica di una compatibilità con la salvaguardia dell’ambiente.

Gli obiettivi principali di questi interventi dovrebbero essere, secondo l’ENEA:

  • un massiccio ricorso all’efficienza energetica negli usi finali, con un diffuso impiego di tecnologie a basso consumo nel civile, nell’industria e nei trasporti.
    L’obiettivo è quello di passare da una crescita media annua di circa l’1% dei consumi di energia primaria, previsti nell’evoluzione tendenziale, alla crescita media di circa lo 0,5% annuo, che si registrerebbe invece negli scenari d’intervento;
  • un’incisiva promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e per gli usi termici nel settore civile e per il ricorso a biocarburanti nel settore dei trasporti.
    L’intervento in questione è caratterizzato da una prima fase in cui la politica energetica del paese dovrebbe cercare di dare un forte impulso alla diffusione delle tecnologie già disponibili sul mercato ed una successiva fase in cui la promozione riguarderebbe l’utilizzo generalizzato ed economico di una seconda generazione di fonti rinnovabili, frutto della ricerca (che va dunque ampliata come percentuale sul PIL) e dello sviluppo tecnologico;
  • una diversificazione, nel lungo periodo, del mix di combustibili per la generazione termoelettrica, anche mediante un maggior ricorso al carbone, reso però ambientalmente sostenibile dall’impiego di tecnologie per la cattura ed il confinamento del CO2.
    Anche qui la previsione è per un primo stadio in cui la quota di “decarbonizzazione” delle fonti primarie di origine fossile passa per l’aumento della percentuale di gas naturale sul totale delle fonti fossili, mentre, successivamente (intorno al 2020), l’obiettivo è quello di puntare su nuove tecnologie che, per quanto prossime ad entrare sul mercato, sono oggi di fatto ancora allo studio o costituiscono oggetto di processi di ingegnerizzazione. Tra queste dovrebbero trovare posto soluzioni innovative che già si prospettano nell’ambito della comunità scientifica internazionale, come le moderne generazioni di tecnologie per le fonti rinnovabili, per la produzione e l’utilizzo di idrogeno e per un uso sicuro ed economico della fonte nucleare.

Autore: Steve Round

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