Trattamento fine rapporto

Un articolo sul trattamento di fine rapporto di lavoro; viene descritto il sistema di calcolo con riferimenti alla normativa.

Trattamento di fine rapporto

 

Definizione

Gli effetti patrimoniali della cessazione del rapporto sono specificatamente riconducibili al trattamento di fine rapporto (TFR), che consiste in una somma di denaro, dovuta dal datore di lavoro in ogni caso di cessazione del rapporto: la sua corresponsione è infatti oggetto di un’obbligazione, che pur trovando la sua causa nella prestazione di lavoro e, in particolare, avendo il suo parametro nell’anzianità di servizio maturata dal lavoratore durante il rapporto sorge per effetto della cessazione di questo.

L’art 2120 del c.c., novellato dalla L.297/82, riconosce al lavoratore il diritto a un trattamento economico di fine rapporto calcolato in misura proporzionale all’anzianità di fine servizio (co.1).

Il trattamento di fine rapporto si differenzia dal precedente istituto (“indennità di anzianità”) essenzialmente per il sistema di calcolo: infatti non consiste più nel prodotto cd. ricalcolo di una quota dell’ultima retribuzione per gli anni di servizio, bensì nella somma di quote di retribuzione accantonate annualmente (vedi infra).

Indennità d’anzianità

L’indennità d’anzianità si basava sull’ultima retribuzione recepita dal lavoratore dipendente in costanza di rapporto di lavoro.

Prima del 1982 la liquidazione veniva determinata indicativamente moltiplicando la retribuzione a maggio 1982 per il numero di mesi e frazione di mesi di anzianità.

Nel dettaglio quindi:

  1. togliere dalla retribuzione di maggio 1982 (o dell’ultima retribuzione) il valore della contingenza (che a quella data era uguale per tutti e aggiungere il rateo delle mensilità contrattuali (13 o 14)
  2. moltiplicare il risultato per le frazioni di mese previste dai singoli contratti. Le frazioni di mese potrebbero essere differenziate per periodi: in questo caso calcolare in singoli periodi moltiplicando il risultato per l’anzianità maturata
  3. l’importo ottenuto va rivalutato del coefficiente di rivalutazione al 31/12/1982

Dal giugno 1982 al 31/12/1985

Viene introdotto il trattamento di fine rapporto e quindi non si moltiplicherà più la retribuzione per il numero di mesi di anzianità ma si considererà la retribuzione e la si dividerà per 13.5 rivalutando di anno in anno l’accantonamento.

In questo periodo si dovrà tener conto dei rientri di contingenza previsti per ogni contratto.

Nel dettaglio:

  1. sottrarre da ogni mensilità la contingenza che rientra di 25 punti di semestre in semestre . Ricordarsi inoltre di accantonare nel solo 1982 un solo un rateo di 14° (già considerata nella liquidazione ante maggio 1982) e 7/12 di 13°
  2. Sommare gli importi annualmente e dividere per 13.5
  3. Moltiplicare il risultato per le frazioni di mese (o giorni o ore) previste nei singoli contratti
  4. Sottrarre il valore del fondo pensione (per il solo 1982 è pari allo 0.30% successivamente 0.50%)
  5. Rivalutare il risultato al dicembre dell’anno successivo o al mese di cessazione del rapporto di lavoro (per le retribuzioni del 1982 rivalutare al 1983)

La retribuzione imponibile

Per quanto concerne l’individuazione della retribuzione annua valida per il computo del trattamento di fine rapporto, il problema che si pone è quello di chiarire che cosa si debba intendere per retribuzione dovuta. Tale concetto racchiude in sé tre caratteristiche:

  1. La somma deve essere corrisposta in dipendenza di lavoro
  2. La sua corresponsione non deve essere a titolo occasionale
  3. Non deve essere corrisposta a titolo di rimborso spese

1. Corresponsione in dipendenza del rapporto di lavoro

Ci deve essere un nesso tra prestazione lavorativa e somma erogata a compenso di tale prestazione, pertanto non rientrano le borse di studio, premi di anzianità o fedeltà, sussidi ecc.

2. Corresponsione a titolo non occasionale

La retribuzione utile è quella strettamente legata allo svolgimento normale della prestazione lavorativa. Non rientrano:

  • Lavoro straordinario (a meno che non sia svolto con una certa continuità)
  • Compensi occasionali o compensi per mansioni di categoria superiore
  • Compensi eccezionali come premi, risarcimento danni per licenziamento illegittimo

Al contrario rientra l’indennità sostitutiva di mancato preavviso essendo retribuzione utile per il calcolo in quanto rappresenta la retribuzione cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale prestazione lavorativa durante il periodo di preavviso.

3. Corresponsione a titolo di rimborso spese

Il presupposto per la loro esclusione è abbastanza evidente in quanto i rimborsi spese non

hanno natura retributiva, occorre però che i rimborsi spese siano effettivamente tali, ossia, oltre ad essere documentati, che rappresentino la refusione di spese sostenute dal lavoratore per conto del datore di lavoro quali ad esempio, pernottamenti, pasti consumati durante le missioni, spese di viaggio, rimborsi spese per l’uso del proprio mezzo per ragioni di servizio. Non possono essere considerate rimborso spese quelle che sotto tale denominazione mascherino parte della retribuzione quali ad esempio rimborsi spese viaggio a personale residente fuori sede per recarsi sul luogo di lavoro, tali somme rappresentano una aggiunta alla normale retribuzione e come tali rientrano nel computo della retribuzione annua utile.

Anche i fringe benefit rientrano nella retribuzione utile a patto che sussista il requisito della non occasionalità.

Anticipazioni TFR (Trattamento Fine Rapporto)

Alla fine del rapporto di lavoro il lavoratore ha diritto ad una somma di denaro, detta trattamento di fine rapporto (TFR) e comunemente nota come liquidazione. Tuttavia, in alcuni casi, il lavoratore che abbia almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro può ottenere, una sola volta nel corso del rapporto, un anticipo, non superiore al 70%, del TFR maturato. Le richieste di anticipo vengono soddisfatte annualmente dal datore di lavoro nel limite del 10% degli aventi diritto, e del 4% dei dipendenti.

I casi in cui è possibile ottenere l’anticipo del TFR sono due: spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche; acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile. I contratti collettivi possono stabilire condizioni di miglior favore, per esempio prevedendo altri casi legittimanti l’anticipo, nonché stabilire graduatorie per l’accoglimento delle richieste di anticipo.

Quanto all’acquisto della prima casa, la giurisprudenza era originariamente orientata nel senso di imporre al lavoratore l’esibizione dell’atto notarile attestante l’avvenuta compravendita. Questo orientamento comportava dunque il problema, per il lavoratore, di chiedere l’anticipo solo dopo aver stipulato il rogito, dunque dopo aver corrisposto il prezzo dell’acquisto. Sulla questione è però intervenuta la Corte Costituzionale con una sentenza di illegittimità costituzionale. A seguito di tale sentenza, si deve ritenere che, per ottenere l’anticipo, non sia necessario aver già perfezionato l’acquisto mediante il rogito; al contrario, è sufficiente che l’acquisto sia in fase di perfezionamento, da dimostrarsi con mezzi idonei a comprovarne l’effettività.

Quanto alle spese mediche, queste devono essere necessarie e straordinarie. In altre parole, la struttura sanitaria pubblica deve riconoscere che la terapia o l’intervento siano necessari, nonché accertarne l’importanza e la delicatezza, da un punto di vista sanitario ed economico. E’ invece indifferente che il trattamento sanitario possa, o non possa, essere praticato anche nelle strutture pubbliche. Neppure è necessario che il lavoratore abbia preventivamente provveduto al pagamento delle cure. In ogni caso, non è richiesto che il lavoratore presenti fatture o preventivi. Ne consegue che, ricorrendo le condizioni, il lavoratore può pretendere l’anticipo del 70% del TFR maturato, anche qualora la spesa effettivamente da sostenere fosse inferiore.

Calcolo del Trattamento di Fine Rapporto

La quota annuale di accantonamento tfr si ottiene dividendo l’ammontare globale della retribuzione utile dell’anno per il divisore fisso 13,5. Tale calcolo è uguale anche nel caso in cui la quota di tfr sia di pertinenza dell’anno. Il riproporzionamento della quota di accantonamento avviene automaticamente, giacché, in dipendenza del minor periodo prestato, risulta inferiore l’ammontare della retribuzione utile erogata.

Tassazione del TFR fino il 31/12/2000

Quote maturate fino il 31/12/2000

Per la determinazione dell’imponibile fiscale alla quota annuale di tfr maggiorata delle rivalutazioni e decurtata del recupero del contributo aggiuntivo , si deducono 309.87 euro per ogni anno di anzianità aziendale a cui è commisurato il Tfr. Tale somma è frazionabile a mese (309,87:12=25,82 Euro al mese).

Nel caso di rapporto a tempo parziale, l’importo della deduzione viene ridotto in proporzione alla riduzione dell’orario rispetto ai lavoratori a tempo pieno.

Applicata la deduzione si ottiene il trattamento di fine rapporto imponibile al quale si applica l’aliquota di tassazione (vedi infra), si otterrà così l’imposta dovuta da trattenere al dipendente a cui si scorporeranno eventuali imposte pagate per le anticipazioni.

L’imposta così ottenuta è da considerarsi a titolo di tassazione definitiva.

Quote maturate a partire dal 1° gennaio 2001

Da questa data le rivalutazioni sul tfr vanno tassate a parte (vedi infra) e non formano più imponibile

Determinazione dell’aliquota

L’aliquota utile per la tassazione del Tfr, fermo restando le diverse modalità di calcolo della base imponibile per il periodo fino al 31.12.2000 e per quello dopo il 1.1.2001, è unica ed è calcolata con riferimento all’anno in cui si percepisce il trattamento di fine rapporto.

Per poter effettuare la trattenuta si dovrà quindi procedere come segue:

  1. Calcolare il reddito di riferimento che serve a stabilire l’aliquota:Rf = (importo accantonamento TFR +fondi destinati ai fondi pensione)*12÷TT = Il numero di anni o frazioni di anno a cui si riferisce il tfr.
  2. L’aliquota viene determinata in base all’Irpef che, secondo le aliquote in vigore nell’anno, in cui matura il diritto alla percezione al tfr, risulta applicabile il reddito di riferimento (Rf).
  3. Per determinare l’aliquota media da applicare si prende l’importo così ottenuto e lo si divide per il reddito di riferimento. Moltiplicando il risultato per 100 si ottiene l’aliquota ricercata.

ESEMPIO

Supponendo un reddito di riferimento di € 30.000,00 per un rapporto di lavoro cessato nel corso del 2003, si avrà:

Fino a € 15.000,00
23%
€ 3.450,00
Da € 15.000,01 a € 29.000,00
29%
€ 4.600,00
Da € 29.000,01 a € 30.000,00
31%
€    310,00
TOTALE imposta
€ 7.820,00

Calcolo dell’aliquota media applicabile:

7.820,00÷30.000,00*100= 26,07% (Aliquota media)

L’imposta

L’aliquota così ottenuta si applicherà:

  • sull’accantonamento al 31.12.2000 (tenendo però conto degli abbattimenti di 309.87 euro annui). L’imposta così calcolata ha carattere definitivo.
  • sulla quota maturata a partire dal 1° gennaio 2001 (con esclusione delle rivalutazioni).

Detrazione annua

Per le cessazioni del rapporto di lavoro, che intervengono dal 1° gennaio 2001 fino alla data di entrata in vigore della disciplina sul trattamento di fine rapporto e comunque non oltre il 31 dicembre 2005, è prevista una detrazione di imposta pari a 61.97 euro annui (frazionabili a mese) per ciascuno degli anni compresi in tale periodo (per il part-time in proporzione all’orario).

La cessazione del rapporto di lavoro intervenuta il 1° gennaio 2006, piuttosto che il 30 dicembre 2005, può costare al lavoratore complessivamente fino a 310 euro. È la conseguenza della fine dell’applicazione della norma transitoria prevista a seguito della riforma della tassazione del trattamento di fine rapporto, avvenuta con il decreto legislativo 47/2000.

La norma fa riferimento alla cessazione del rapporto e non alla maturazione del trattamento di fine rapporto: pertanto si ritiene che la detrazione spetti anche per i rapporti che cesseranno il 31 dicembre, nonostante in questo caso, come più volte ha precisato l’agenzia delle Entrate, il diritto a percepire il Tfr maturi il giorno successivo e cioè il primo gennaio 2006.

A questa detrazione si aggiunge solo per i rapporti a tempo determinato non superiori ai due anni, una ulteriore detrazione di 61.97 euro annui (frazionabili a mese).

La Circ. 20/03/2001, N°29/E dell’agenzia delle Entrate ha chiarito che tali detrazioni sono, o meglio erano, cumulabili nel caso concorrano entrambe le condizioni; inoltre ha stabilito che le stesse non spettano in caso di erogazioni di acconti.

L’imposta, calcolata sul Tfr maturato successivamente al 31.12.2000 non ha carattere definitivo. L’amministrazione finanziaria provvede alla riliquidazione dell’imposta applicando l’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione. Se non vi è stato reddito in alcun anno si applica l’aliquota del primo scaglione Irpef (dal 2001, pari al 18 per cento). Nel caso in cui l’Irpef trattenuta a titolo di acconto risulti superiore a quella determinata dall’amministrazione finanziaria, questa provvederà al rimborso.

Imposta sostitutiva sulla rivalutazione del TFR

Come abbiamo già detto le rivalutazioni del tfr vengono tassate a parte nel seguente modo.

Base imponibile dell’imposta sostitiva

L’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi si applica esclusivamente e in via autonoma alle rivalutazioni dei fondi per il trattamento di fine rapporto maturate in ciascun anno.

In sostanza la rivalutazione annuale, con decorrenza dal 2001, non concorre a formare il reddito di riferimento per la determinazione dell’aliquota di tassazione del trattamento di fine rapporto, ma ha una tassazione separata ed autonoma. Si tratta di una tassazione definitiva con l’esclusione di qualsiasi altra imposizione successiva da parte dell’amministrazione finanziaria.

La rivalutazione del trattamento di fine rapporto è disciplinata dall’art. 2120, co. 4, del codice civ., il quale prevede che i trattamento, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato su base composta al 31 di Dicembre di ogni anno con l’applicazione di un tasso variabile costituito:

  • dall’1.5% in misura fissa;
  • dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Ai fini dell’applicazione del tasso di rivalutazione di cui sopra per frazioni di anno, l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione dell’anno precedente.

Le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni si computano come mese intero.

Il sostituto d’imposta deve applicare al 31 Dicembre di ogni anno d’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni del trattamento di fine rapporto procedendo a conteggiare l’ammontare delle rivalutazioni del trattamento di fine rapporto maturate al 31/12 dell’anno precedente e sommando a quest’ultimo importo anche le eventuali rivalutazioni maturate ed erogate nel corso dell’anno.

Acconto (metodo storico)

Entro il 16 di Dicembre di ogni anno il sostituto d’imposta versa l’11% della rivalutazione operata nell’esercizio fiscale precedente: l’acconto viene versato sul 90% delle rivalutazioni maturate nell’anno precedente tenendo conto delle rivalutazioni eventualmente erogate ai dipendenti cessati nel corso dello stesso anno.

Si versa tramite modello F24 con il codice 1712.

Acconto (metodo previsionale)

In alternativa l’acconto può essere determinato in via preventiva al 90% delle rivalutazioni che matureranno nello stesso anno per il quale l’acconto stesso è dovuto.

Saldo

Il saldo è versato per differenza tra l’imposta sostitutiva dovuta sulla rivalutazione maturata e l’acconto in precedenza versato, entro il 16 Febbraio dell’anno successivo quello di maturazione tramite modello F24 con il codice 1713.

Sanzioni

La legge istitutiva non detta norme specifiche per quanto concerne le sanzioni nell’ipotesi di versamento inferiore al dovuto.

Si ritiene, in assenza di chiarimenti da parte dell’amministrazione finanziaria, che sia applicabile la sanzione prevista dall’articolo 13 del D. Lgs 471/97 per insufficiente versamento pari al 30% dell’importo versato, salvo far ricorso ravvedimento operoso.

Autore: Wolf

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