TFR in busta paga

Tutto sommato una buona idea per aumentare il reddito disponibile del lavoratori
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Nella manovra della legge di stabilità ci sono alcuni interventi davvero interessanti. Di quello sul nuovo regime forfetizzato di tassazione (che sostituisce il vecchio regime dei minimi) ne abbiamo già parlato in altro articolo di Studiamo.

Iin questa sede vogliamo invece chiarire in modo semplice e schematico – quindi alla nostra maniera – le modalità di riscossione del TFR in busta paga.

Si tratta infatti di un’idea originale e tutto sommato buona, nonostante le inevitabili critiche (anche da soggetti insospettabili come i sindacati), perché permette ai lavoratori di contare su una disponibilità monetaria maggiore, in un momento economico senz’altro difficile, grazie ad uno stipendio discretamente più alto di quello normalmente percepito.

Una tabella con tutte le informazioni sull’argomento TFR in busta paga è sicuramente meglio di mille parole.

Domanda

Risposta

Chi può richiedere il TFR in busta paga? Possono avere il TFR in busta paga i lavoratori:

  • del settore privato (quindi sono esclusi i dipendenti pubblici), tranne i lavoratori domestici e quelli agricoli
  • con almeno 6 mesi di anzianità presso il datore di lavoro che erogherà il TFR in busta paga

Sono esclusi i dipendenti di aziende sottoposte a procedure concorsuali o dichiarate in stato di crisi.

Si può chiedere il TFR in busta paga anche se questo è versato al fondo di previdenza complementare? Sì, il TFR può essere messo in busta paga anche se esso è versato alla previdenza complementare. Di conseguenza, durante il periodo in cui il TFR è pagato in busta paga, i versamenti al fondo complementare sono costituiti solo dai contributi del lavoratore e del datore di lavoro.
Quando si può chiedere il TFR in busta paga? Il TFR andrà ad arricchire le buste paga dei lavoratori richiedenti da marzo 2015.
Fino a quando si può incassare il TFR in busta paga? Il TFR potrà essere pagato in busta paga fino a giugno 2018.
Una volta chiesto il TFR in busta paga, si può modificare la scelta? No, la scelta è vincolante. Chi sceglie di avere il TFR in busta paga lo incasserà fino a giugno 2018.
L’aumento in busta paga del TFR come viene tassato? Il TFR in busta paga andrà a formare un ulteriore elemento di retribuzione e quindi come tale sarà tassato secondo le regole ordinarie, valide per le altre voci retributive dello stipendio: ovvero con le aliquote progressive Irpef che, come sappiamo, crescono al crescere del reddito imponibile. Pertanto più è alto il reddito annuo del dipendente e più il TFR è tassato: questo è un aspetto sfavorevole rispetto alla normale tassazione (c.d. “separata”) del TFR, che è più vantaggiosa, ma è anche vero che con il TFR in busta la liquidazione di fine rapporto può essere riscossa subito, con cadenza mensile, mentre per l’incasso del TFR maturato il dipendente deve aspettare la fine della sua vita lavorativa presso l’azienda in cui esso è accumulato.Sono comunque previsti alcuni importanti benefici: il TFR non è soggetto a contribuzione previdenziale e non è incluso nel reddito complessivo ai fini della riscossione del bonus di 80 euro (permettendo quindi di riscuotere entrambe le voci: TFR e 80 euro).
L’azienda ha quindi un esborso maggiore per i dipendenti che chiedono il TFR in busta paga? Sostanzialmente no, perché sono previsti finanziamenti a favore dell’azienda che eroga il TFR, con lo scopo di consentirle il pagamento mensile di questa nuova voce retributiva a costo zero. Il tasso di interesse sui finanziamenti non può infatti superare il tasso rivalutazione del TFR (così da non aumentare i costi aziendali) e per le piccole imprese è anche previsto l’intervento di un fondo di garanzia Inps.
Se il dipendente non chiede il TFR in busta paga cosa succede? Niente, il TFR continua a maturare (presso l’azienda o in un fondo di previdenza complementare) per essere riscosso al momento in cui il dipendente lascia, per qualsiasi motivo, l’azienda ove lavora.

Autore: Steve Round

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