Capitolo 2 - L’enciclica Deus Caritas est
Il 25 gennaio 2006 è stata presentata alla stampa in Vaticano Dio
è amore, la prima enciclica di Papa Benedetto XVI.
Si tratta di un’opera redatta in 73 pagine e 42 paragrafi, divisa in
due parti: la prima, scritta dal teologo Ratzinger, parla dell’ “amore”
nelle sue varie forme; la seconda invece, più interessante, è
scritta dal Papa in qualità di Capo della Chiesa, e descrive l’esercizio
concreto dell’amore verso il prossimo, con importanti riferimenti alla
società, all’economia ed alla politica.
2.1 – I grandi temi dell’attualità
Quando un giornale illustra il contenuto di un discorso o di un documento
scritto, è possibile rintracciare il pensiero dell’autore già
dalla scelta dei passaggi testuali che egli ha ritenuto di prendere in considerazione,
tralasciando gli altri. Ciò è vero soprattutto in questo caso,
in cui il testo spiegato è un’enciclica papale particolarmente
ricca di temi socialmente rilevanti, la cui selezione da parte del giornalista
non può che configurare dei valori di significazione, per lui e per
l’eventuale linea editoriale che esprime.
2.1.1. – La lettura di “Repubblica”
Così, ad esempio, il quotidiano “Repubblica” ha manifestato
il suo interesse (in positivo ed in negativo) per i seguenti specifici argomenti
dell’enciclica scritta dal Papa durante il suo soggiorno estivo in Val
d’Aosta e Castel Gandolfo:
- l’ ”eros”, com’era chiamato
nell’antica Grecia l’amore tra uomo e donna. Questa dimensione
dell’amore portata dal cristianesimo è spesso associata ad
un rifiuto, ma non è così, dice il Papa. L’eros ha bisogno
di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua
dignità originaria e non degradare a puro “sesso”, diventando
una merce;
- il marxismo e la globalizzazione. Nell’enciclica
è spiegato che il marxismo aveva indicato nella rivoluzione mondiale
e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale, ma questo
sogno non si è avverato. Anzi, nell’attuale difficile situazione
che il mondo sta attraversando, anche a causa della globalizzazione dell’economia
(più volte criticata nel testo), la dottrina sociale della Chiesa
è diventata un’indicazione fondamentale, che fornisce orientamenti
validi, da affrontare nel dialogo sociale. Il Papa invita a non lasciarsi
tentare dall’ideologia marxista ed a trovare la forza di resistere
ad essa;
- la politica, ha il compito di creare un giusto ordine
della società e dello Stato, ma la Chiesa ha il dovere di dare il
proprio contributo alla formazione delle coscienze, in modo che le vere
esigenze della giustizia siano percepite, riconosciute e realizzate.
2.1.2 – La lettura de “Il Corriere
della sera”
Parzialmente sovrapposte, ma con accenti diversi, le materie dell’enciclica
papale scelte e discusse dal “Corriere della sera”. Esse sono
trattate in una forma meno estremizzata e quindi più favorevole al
mondo cattolico.
- le due dimensioni dell’amore. E’ evidenziata
la necessità di non distinguere l’eros dall’agape (ovvero
“l’amore fondato nella fede e da essa plasmato”). Quando
questi elementi sono uniti trovano una sintesi perfetta, nella quale prevale
la concezione dell’amore di donare all’altro e di ricerca dell’altro.
Quando invece si radicalizza l’opposizione fra i due termini, si perde
la vera essenza dell’amore ed il cristianesimo viene disgiunto dai
contesti fondamentali della vita umana;
- caritas e amore sono un binomio necessario per il Pontefice,
perché solo attraverso di esso può svolgersi l’attività
degli organismi caritativi laici e cattolici. Un’attività che
deve essere sganciata e indipendente dai partiti e dalle ideologie, in quanto
non è un mezzo per cambiare il mondo, ma è la realizzazione
“qui ed ora” dell’amore di cui l’uomo ha sempre
bisogno.
2.1.3 – La lettura di “Panorama”
Infine, il settimanale “Panorama” ha privilegiato i seguenti
temi, affrontati con tonalità ancora differenti, più convenzionali:
- il sesso, ovvero una merce che si può comprare
e vendere. Anche l’uomo stesso può diventare merce e pertanto
Benedetto XVI mette in guardia l’uomo contemporaneo dall’attuale
tendenza ad “esaltare il corpo”, in un modo definito “ingannevole”;
- il matrimonio, di cui l’enciclica ne difende l’unicità
in quanto unione sacramentale della coppia. Esso corrisponde all’immagine
del Dio monoteistico, la quale, basata su un amore esclusivo, “diventa
l’icona del rapporto di Dio col suo popolo”;
- l’astensione della Chiesa dalla politica. La Chiesa
non deve “prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare
la società più giusta e possibile”. Nei rapporti tra
Stato e Chiesa, quest’ultima deve avere un’azione limitata in
campo politico, perché agli uomini di Chiesa spetta solo di fornire
“un contributo specifico”, mediante “la formazione etica”,
affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente
realizzabili.