Banca ed operazioni bancarie: corso completo

Cos’è la banca e come funziona

L’ordinamento bancario italiano

L’ordinamento ante TUB (la legge bancaria del 1936)

Per capire l’ordinamento bancario di oggi bisogna conoscere un po’ di storia del sistema creditizio italiano.

Con la legge bancaria del 1936 si operò – a seguito delle situazioni di illiquidità in cui si trovarono gli sportelli bancari di allora – una rivoluzionaria riforma dell’ordinamento delle banche, che ha costituito per quasi 60 anni il riferimento fondamentale degli operatori bancari.

In sostanza con la legge del 1936 si diede vita ad una despecializzazione istituzionale dell’attività bancaria, in termini temporali e di forma tecnica delle operazioni compiute.

Vi erano cioè da una parte le banche che potevano raccogliere ed impiegare fondi solo a breve termine e dall’altra banche che potevano fare la stessa cosa ma a medio-lungo termine.

Alle prime si attribuì più propriamente il nome di aziende di credito, mentre le secondo furono chiamate istituti di credito.

Inoltre le banche erano mal combinate fra di loro, perché alcune di esse erano enti di diritto pubblico (per es. Banco di Napoli), mentre le altre erano costituite sotto forma di società private, dando luogo a evidenti problemi di natura giuridica (per es. contrattuale, perché a parità di lavoro prestato i dipendenti pubblici avevano uno statuto diverso di quello dei bancari privati).

C’era pure una via di mezzo rappresentata dalle banche “di interesse nazionale”, come per es. la Comit (Banca Commerciale Italiana).

Inoltre questi soggetti bancari erano classificati con i nomi più svariati:

  • Istituti di diritto pubblico
  • Banche di interesse nazionale
  • Aziende di credito ordinarie
  • Istituti di credito speciale
  • Casse di risparmio
  • Monti di credito su pegno
  • Banche popolari
  • Casse rurali ed artigiane

Anche le operazioni che potevano essere poste in essere dalle suddette banche risentivano di questa confusione. Infatti erano considerate a parte, rispetto alla normale operatività bancaria, le operazioni dette di credito speciale, cioè quelle di:

  • credito fondiario
  • credito agrario
  • credito artigiano
  • credito alle opere pubbliche
  • credito peschereccio

Il sistema creditizio con il TUB del 1993

Tutto ciò è stato cancellato dalla riforma del 1993, operata con il TUB (d.lgs. n. 385 del 1° settembre 1993) e tutt’ora in vigore.

Oggi le banche possono tranquillamente svolgere la loro attività sia nel breve, sia nel medio-lungo termine, superando così la precedente distinzione tra aziende ed istituti di credito.

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Altri principi sanciti dal TUB sono:

  • la banca è un’impresa (soggetta ad autorizzazione per la sua costituzione)
  • come tale la banca può costituirsi solamente nella forma di SpA o di Società Cooperativa a responsabilità limitata (non esistono più le banche giuridicamente pubbliche)
  • la banca che ha la sua sede legale in uno Stato UE può liberamente stabilirsi nel territorio italiano (si applica cioè il diritto alla libera prestazione dei servizi in tutta la UE)

Di conseguenza vengono a cadere quei crediti speciali che avevano una normativa a parte e che adesso invece, pur mantenendo in certi casi alcune regole proprie, sono riassorbiti all’interno della normale attività bancaria.

 

Per esempio il credito fondiario è ora sinonimo del credito ipotecario normalmente erogato dalle banche, anche se, a voler essere (inutilmente) puntigliosi, il credito fondiario deve avere alcuni requisiti per essere considerato tale:

  • ipoteca solo di primo grado (tranne i casi indicati da Bankitalia)
  • durata superiore a 18 mesi
  • ammontare non superiore al tetto fissato da Bankitalia in percentuale al valore dell’ipoteca

I modelli di banca

Da quanto detto emerge che i modelli organizzativi in base ai quali può essere sviluppata l’attività bancaria sono sostanzialmente 3:

  • banca specializzata (per es. quella esistente prima del TUB)
  • banca universale
  • gruppo bancario polifunzionale

Della prima si è parlato nel paragrafo della legge bancaria del 1936, della banca universale e del gruppo polifunzionale c’è da dire che essi sono i modelli cui si è ispirato il TUB, prendendo semplicemente atto di quanto già esisteva nel mercato italiano.

La banca universale è la banca che non ha limiti operativi per quanto riguarda sia la durata della raccolta e degli impieghi (breve, medio e lungo termine), sia le forme tecniche di operazioni che può compiere.

Ovviamente occorre una sana ed oculata gestione per evitare che si verifichi quella commistione tra banche ed imprese che  portò nel 1936 all’adozione di una legge bancaria, proprio per evitare situazioni di crisi e di illiquidità delle banche, derivanti prevalentemente dalla contrapposizione tra la massa fiduciaria (= raccolta) a vista e la maggioranza degli impieghi a medio-lungo termine.

E’ per questi motivi che la Banca d’Italia, consapevole dell’attività a 360 gradi delle banche, ha fissato dei vincoli alle partecipazioni azionarie da queste possedute e dei limiti minimi al loro patrimonio, così da impedire che esso possa risultare insufficiente alla copertura dei numerosi rischi assunti con la gestione aziendale.

Il gruppo bancario polifunzionale è invece formato da un insieme di banche o altri intermediari finanziari autonomi, ciascuno con una sua propria attività, ma tutti facenti capo ad un soggetto “capogruppo”.

Si tratta cioè del caso di una banca che, per poter esercitare alcune particolari attività (per es. il credito sotto forma di factoring), costituisce altre società, cioè altri soggetti bancari o finanziari distinti giuridicamente da essa, rimanendo però la capogruppo di queste nuove organizzazioni societarie. Si dà quindi vita ad un vero e proprio gruppo bancario,  collegato da un disegno finale comune, in cui ciascun soggetto, indipendente ed autonomo, è legato alla capogruppo da significativi legami partecipativi o contrattuali.

Il TUB lascia alla libera discrezionalità delle banche la scelta se modellarsi come banca universale o come gruppo polifunzionale. Tale decisione è pertanto frutto di decisioni di opportunità economica e di comodo, riservate ovviamente al top management bancario.

Le banche sotto forma di cooperativa: Banche popolari e Banche di credito cooperativo (BCC)

Abbiamo detto che con il TUB le banche possono assumere solo la forma giuridica di SpA o di Società Cooperative a responsabilità limitata.

Quest’ultima forma è quella che si sono date (da sempre) le:

  • Banche popolari
  • BCC, Banche di credito cooperativo (eredi delle vecchie Casse Rurali ed Artigiane)

Le Banche popolari hanno la forma di cooperativa ma di fatto la loro operatività istituzionale è molto simile, se non uguale, a quella delle altre grandi banche costituite come società per azioni.

Tant’è che esistono Banche popolari con filiali in più regioni e quindi con estensione territoriale nazionale.

Anche le operazioni che le Banche popolari possono compiere sono le stesse delle grandi banche SpA.

Discorso a parte meritano le BCC, rimaste in Italia le uniche portabandiera del localismo creditizio, ovvero di quella capacità di raccogliere e prestare denaro che tiene conto della situazione del territorio in cui è ubicata la banca e delle caratteristiche spesso peculiari dei clienti depositanti o richiedenti credito residenti in questo stesso territorio.

Le BCC, di cui si può dire che costituiscono un particolarissimo gruppo bancario, hanno infatti uno statuto normativo fortemente imperniato sul loro carattere locale e nel quale le principali specificità possono così riassumersi:

  • limiti al possesso azionario dei soci
  • vincoli alla destinazione degli utili, che devono in grossa parte andare a riserva ed a fondi mutualistici e di beneficenza
  • operatività della banca solo nei territori di competenza o limitrofi
  • credito da erogare prevalentemente a favore dei soci

L’autodisciplina del sistema bancario

In passato le banche facevano tra di loro “intese” o “accordi interbancari” (formalizzandoli e dando loro pubblicità) soprattutto per limitare la concorrenza e quindi con lo scopo ultimo di massimizzare i profitti.

Questa pratica è andata con il tempo fortunatamente a morire, costituendo di fatto tali accordi dei veri e propri esempi di cartelli imprenditoriali, che pertanto attiravano spesso su di loro le censure dell’antitrust.

Attualmente gli accordi posti in essere dalle banche sono invece a tutela dei risparmiatori e della clientela bancaria in genere.

Infatti si tratta per lo più dell’adesione volontaria delle banche a forme diverse di autodisciplina, intendendosi come tale una regolamentazione che pone a carico dei soggetti aderenti limiti ben definiti circa condizioni, tempi e modalità di esecuzione delle operazioni, o comunque comportamenti da tenere obbligatoriamente nei confronti dei clienti al verificarsi di certi eventi.

Esempi di autodisciplina bancaria sono:

  • l’ufficio reclami delle banche
  • l’arbitrato bancario e finanziario
  • il consorzio “PattiChiari”

Con l’ufficio reclami la banca cerca di rimediare al disagio di un cliente insoddisfatto, allo scopo di mantenerlo fidelizzato nonostante il reclamo ed anche di ottenere utili informazioni circa le inefficienze riscontrate nei servizi prestati o nei processi realizzati. In questo modo la banca ha la possibilità di conoscere le proprie carenze e di rimuoverle con adeguate azioni correttive, così da migliorare l’offerta dei suoi prodotti e/o l’organizzazione complessiva.

Quando la banca predispone al proprio interno un ufficio reclami si dà un regolamento in cui sono stabilite le valutazioni da farsi per ciascun reclamo, i tempi e le modalità di risposta e le azioni da porre in essere per accontentare il cliente nel caso la sua lamentela sia ritenuta legittima.

L’Arbitrato Bancario e Finanziario (ABF) è un sistema di risoluzione delle liti tra i clienti e le banche (o gli altri intermediari), che riguardano operazioni e servizi bancari e finanziari. È detto “stragiudiziale” perché offre un’alternativa più semplice, rapida ed economica rispetto al ricorso al giudice, che comporta invece procedure complesse e spesso molto lunghe.

L’ABF è un organismo indipendente e imparziale che decide in pochi mesi chi ha ragione e chi ha torto. Non va confuso con l’istituto della conciliazione.

Le decisioni non sono vincolanti come quelle del giudice, ma se l’intermediario non le rispetta il suo inadempimento è reso pubblico.

Il cliente può rivolgersi all’Arbitro solo dopo aver tentato di risolvere il problema direttamente con la banca o l’intermediario, presentando ad essi un reclamo.

Se egli non rimane soddisfatto neanche della decisione dell’Arbitro, può comunque rivolgersi al giudice.

La Banca d’Italia fornisce i mezzi per il funzionamento dell’ABF.

Il consorzio PattiChiari, costituito nel 2003, è il sistema di autoregolamentazione dell’industria bancaria che promuove la qualità e l’efficienza del mercato e l’educazione finanziaria nel nostro Paese.

Il consorzio riunisce circa un centinaio di banche, pari al 75% degli sportelli presenti in Italia, ed è caratterizzato da una gestione aperta ai rappresentanti delle Associazioni dei Consumatori e del mondo accademico.

PattiChiari sviluppa programmi, strumenti e regole per favorire una migliore relazione banca-cliente, fondata su semplicità, chiarezza, comparabilità e mobilità.

Promuove l’attuazione degli “Impegni per la Qualità”, iniziative per sviluppare la competitività dell’industria su tre aree principali: i conti correnti, il risparmio ed il credito.

Favorisce inoltre lo sviluppo dell’educazione finanziaria nel nostro Paese con progetti e programmi che aiutano i cittadini a prendersi cura del proprio denaro ed a fare scelte consapevoli in materia economico-finanziaria.

Il consorzio PattiChiari adotta regole di governance basate su un modello di “autoregolazione concertata”, ispirato al sistematico confronto con le Autorità (Banca d’Italia, Consob, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), le Istituzioni (Parlamento e Governo) e le Associazioni dei consumatori, che fanno parte degli organismi di controllo del Consorzio.

Attualmente PattiChiari, oltre a fornire informazioni e guide pratiche ad imprese e famiglie, ha in corso, tra gli altri, i seguenti progetti:

  • conti correnti a confronto, per trovare il c/c più adatto al profilo di ciascun cliente
  • conto corrente semplice, pensato per soddisfare i consumatori con esigenze finanziarie elementari
  • tempi medi di risposta, per sapere in modo chiaro e trasparente i tempi medi che intercorrono dalla richiesta di fido alla comunicazione dell’esito da parte della banca

Autore: Steve Round

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14 Commenti

  1. Vorrei cortesemente chiedere come si può capire dall’estratto conto titoli quante azioni sono state acquistate, considerato che manca la voce specifica e sono indicate solo la data, il valore nominale e il prezzo. Grazie

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  2. Salve, in base a tale stato patrimoniale, quali voci rientrano nelle attività correnti e quali nelle passività correnti?

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  3. complimenti! semplice e chiaro
    avrei una domanda:
    nel calcolo degli interessi si fa riferimento al metodo Amburghese senza fare cenno dei metodi Zigoli e Besta. in cosa consistono?
    gz1000

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  4. Ottimo! Trovo particolarmente di pregio la semplicità di linguaggio nel esprimere i concetti che diventano così facilmente comprensibili!

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  5. è UN ECCELLENTE CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL MONDO BANCARIO, DI CUI SPESSO SI PARLA A SPROPOSITO

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  6. è proprio quello che stavo cercando!! sito veramente utile, bravissimi

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  7. Vorrei sapere se è possibile costituire in pegno dei titoli, a garanzia della fidejussione, rilasciata a favore della banca affidante per linee di credito accordate a terzi. Quindi non garanzia diretta bensì indiretta.. Vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi che regolano questa procedura. Mille grazie

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