Banca ed operazioni bancarie: corso completo

Cos’è la banca e come funziona

La vigilanza sulle banche

Gli Enti che controllano le banche

La lista degli Enti che hanno poteri di controllo sulle banche è lunga. Eccola in ordine di trattazione:

  • CICR (Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio)
  • ISVAP (Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di interesse collettivo)
  • UIF (Unità di Informazione Finanziaria)
  • CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa)
  • BCE (Banca Centrale Europea)
  • Banca d’Italia

Il CICR è un organo politico e collegiale composto da alcuni Ministri economici. Le sue delibere riguardano sostanzialmente le grandi decisioni di politica monetaria (per quel poco di competenza rimasta alle autorità nazionali dopo l’istituzione della BCE) e pertanto esso dà esecuzione alla funzione di indirizzo economico affidata al potere Amministrativo dalla nostra Costituzione.

L’ISVAP è un ente di diritto pubblico che vigila sull’esercizio dell’attività assicurativa e pertanto interessa anche le banche, dal momento che molte di esse hanno incrementato il loro catalogo prodotti con l’offerta al pubblico di polizze assicurative, sia del ramo vita, sia del ramo danni.

L’UIF ha assunto un ruolo sempre più importante, vista l’importanza attribuita nel nostro Paese all’attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

L’UIF è la funzione deputata a svolgere, in piena autonomia e indipendenza, tutte le attività associate alla lotta al riciclaggio del denaro sporco, cosi come previste e disciplinate dal d.lgs. 231/2007 (legge antiriciclaggio).

L’UIF è istituita presso la Banca d’Italia ed ha anche il potere di eseguire visite ispettive presso le banche, allo scopo di controllare il compimento di eventuali operazioni illecite, rientranti nella sua area di competenza.

La CONSOB è un Ente dell’amministrazione indiretta dello Stato, il cui compito è quello di esercitare la vigilanza sui mercati regolamentati di strumenti finanziari, sui soggetti abilitati all’esercizio di servizi di investimento e sugli emittenti di strumenti finanziari se quotati o oggetto di sollecitazione all’investimento.

Molto delicati sono i rapporti tra Consob e Bankitalia a causa della sovrapposizione, in qualche caso, dei loro controlli. In linea generale spettano alla Banca d’Italia i controlli sulle banche rientranti nelle materie del TUB, mentre spettano alla Consob i controlli riguardanti il TUF e quindi tutto quello che si riferisce ai valori mobiliari e servizi di investimento. Tuttavia non sempre il confine tra i due settori è chiaro e ben tracciato, data la forte commistione all’interno della banca moderna fra prodotti e servizi bancari da una parte e finanza mobiliare dall’altra.

 

Più precisamente la Banca d’Italia è competente per la vigilanza prudenziale, ovvero per l’emanazione ed il rispetto di disposizioni generali nel campo per es. della sana e prudente gestione delle banche, della stabilità patrimoniale, delle partecipazioni detenibili e dei controlli interni.

La Consob è competente invece per la vigilanza sui comportamenti esterni, ovvero per l’emanazione ed il rispetto di regolamenti attinenti per es. gli obblighi informativi, i servizi di investimento prestati ed il corretto comportamento delle banche con gli investitori (in particolare la tutela degli investitori è disciplinata dalla normativa MiFid).

La collaborazione tra Bankitalia e Consob è quindi molto stretta e si esplica soprattutto nello scambio di dati ed informazioni, agevolato dal fatto che questi due Enti non possono opporsi fra loro il segreto d’ufficio.

La BCE

La Banca d’Italia e tutte le altre banche centrali dei Paesi UE fanno parte del SEBC (Sistema Europeo di Banche Centrali), il cui organo operativo è la BCE (Banca Centrale Europea).

Pertanto, nell’ambito del SEBC e sotto la direzione della BCE, la Banca d’Italia svolge ora in maniera delegata dal sistema europeo quelle stesse funzioni che prima le competevano in totale autonomia, perseguendo obiettivi, non più nazionali, ma europei, fissati dal SEBC.

La BCE rappresenta quindi la massima autorità monetaria per le banche europee ed ha personalità giuridica.

La funzione principale della BCE è quella di politica monetaria a favore dell’Eurosistema, cioè dei Paesi che hanno adottato l’euro. Gli obiettivi di questa politica monetaria sono:

  • principalmente la stabilità dei prezzi (lotta all’inflazione nell’Eurosistema)
  • in grande subordine, il sostegno alle politiche economiche generali della UE

Proprio la politica monetaria della BCE a favore della stabilità dei prezzi all’interno dell’Eurosistema è considerata uno dei principali problemi istituzionali della UE, di grande ostacolo al suo funzionamento (l’atro grande problema politico è rappresentato dal fatto che il potere legislativo della UE è di fatto in mano, non al Parlamento – assemblea eletta democraticamente –, ma agli esecutivi nazionali, che compongono il Consiglio UE).

Infatti gli osservatori economici ritengono che l’obiettivo della politica monetaria UE in mano alla BCE, della stabilità dei prezzi, è fortemente riduttivo rispetto alle necessità economiche, diverse e molteplici, dei singoli Stati partecipanti.

Cioè, in altre parole, i critici della UE sostengono che quando la PM (politica monetaria) era in mano alle banche centrali dei singoli Paesi, questa poteva essere indirizzata efficacemente verso le diverse esigenze nazionali: la crescita economica, il contenimento del debito pubblico, il sostegno agli investimenti, ecc…, oltre ovviamente la stabilità dei prezzi interni.

Adesso che è la PM è in mano alla BCE e l’obiettivo è solo la stabilità dei prezzi, peraltro a livello comunitario, si è tolto alle nazioni un valido strumento di politica economica, che la BCE non può esercitare, innanzitutto perché la crescita economica dei singoli Stati non è tra i suoi obiettivi e poi perché, anche volendo indirizzare la PM a favore delle singole economie nazionali, le esigenze economiche dei singoli membri sono troppe e troppo diversificate per un Ente sovranazionale per definizione qual è la BCE.

Comunque, pur con queste difficoltà, la BCE esercita la PM mediante le seguenti operazioni:

  • di mercato aperto, ovvero con le operazioni di acquisto e vendita di attività finanziarie, idonee ad immettere o rastrellare liquidità nel sistema a seconda delle esigenze dell’economia
  • su iniziativa delle controparti, che comprendono le operazioni di deposito overnight e di rifinanziamento marginale (la durata è un giorno lavorativo), i cui tassi di interesse, decisi dalla BCE, rappresentano rispettivamente il “pavimento” ed il “tetto” dei tassi interbancari europei
  • di riserva obbligatoria, cioè attraverso l’imposizione alle banche di una percentuale di liquidità che esse devono obbligatoriamente depositare e la cui variazione può essere utilizzata a fini di politica monetaria
  • sul Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR), erede del vecchio Tasso Ufficiale di Sconto a suo tempo competenza di Bankitalia, la cui modifica dichiara a tutti gli operatori la direzione che stanno prendendo i tassi di interesse europei (ma che ormai da strumento attivo è divenuto passivo, nel senso che l’indirizzo espresso dalle variazioni del TUR non fa altro che prendere atto di come la struttura dei tassi di interesse si stia già muovendo da sola)

La Banca d’Italia

Il vero Istituto di controllo delle banche resta comunque (e nonostante il passaggio di alcune sue funzioni alla BCE) la Banca d’Italia, che per questa attività prende appunto il nome di Vigilanza.

La Banca d’Italia, costituita nel 1893, è un istituto di diritto pubblico che opera, per espressa disposizione legislativa, in posizione di assoluta indipendenza rispetto agli altri poteri dello Stato.

E’ stato l’unico istituto di emissione italiano dal 1926 a tutto il 1998. Dal primo gennaio 1999, in previsione dell’entrata in circolazione dell’euro, il potere di “battere moneta” (ovvero di emettere banconote) è passato alla BCE.

In realtà, dopo l’istituzione della BCE, la Banca d’Italia ha perso molti altri poteri (fra cui quello importante di esercizio della politica monetaria a favore dell’economia nazionale), tant’è che attualmente le sono rimaste, a grandi linee, solo le seguenti funzioni:

  • Tesoreria dello Stato, perché la pubblica amministrazione ha in essere presso Bankitalia un conto corrente che funge da cassa per i movimenti finanziari del Paese (entrate e spese pubbliche)
  • Banca centrale, perché le banche possono ancora ricorrere, con certe modalità, a Bankitalia quando si trovano in situazione di illiquidità ed hanno quindi bisogno di finanziamenti
  • Vigilanza, in quanto Bankitalia è l’ente che, come abbiamo detto, esercita il controllo più pregnante sulle banche

La Vigilanza sulle banche è svolta in completa autonomia ed è sostanzialmente basata sul rispetto dei provvedimenti che essa stessa emana e rende pubblici.

Questi provvedimenti hanno generalmente la forma di Regolamenti, a meno che non si rivolgono alla singola banca (o gruppo bancario): in questo caso hanno natura individuale.

La veste tecnica dei provvedimenti è quella delle istruzioni, ma la Vigilanza emana anche atti di autorizzazione, di accertamento e di organizzazione.

Tradizionalmente la funzione di Vigilanza sulle banche è distinguibile in 3 modalità:

  • Vigilanza informativa le banche sono obbligate ad inviare periodicamente dati ed informazioni alla Vigilanza, riguardanti bilanci ed altre situazioni contabili. Queste comunicazioni sono note come segnalazioni di Vigilanza (Puma)
  • Vigilanza regolamentare abbiamo detto che Bankitalia, come Vigilanza sulle banche, impartisce disposizioni di carattere generale che prendono il nome di Regolamenti. Essi disciplinano i seguenti aspetti della gestione bancaria:
    • la vigilanza prudenziale (adeguatezza patrimoniale e contenimento dei rischi, nonché informativa al pubblico), così come deciso in ambito europeo dagli accordi di Basilea 1, 2 e prossimamente 3
    • le partecipazioni che possono essere possedute in portafoglio
    • la trasparenza nei rapporti banca-clienti
    • l’organizzazione delle banche e la predisposizione di un adeguato sistema di controlli interni
  • Vigilanza ispettiva l’attività ispettiva di Bankitalia è stata inquadrata in una nuova dimensione dalla normativa sulla vigilanza prudenziale, in quanto essa, come vedremo successivamente, ha perso il suo carattere gerarchico, per assumere la forma di una collaborazione finalizzata a controllare, non più (o meglio, non solo) l’eventuale non conformità dell’operato della banca, bensì come la banca stessa abbia definito i suoi rischi e come l’organizzazione sia idonea al loro monitoraggio continuo

Tuttavia rimangono alla Vigilanza ampi poteri di natura prettamente ispettiva e sanzionatoria. Essa infatti può:

  • disporre la convocazione degli organi collegiali, fissandone l’ordine del giorno e provvedendo essa stessa alla convocazione nel caso gli organi della banca non adempiano
  • convocare amministratori, sindaci e dirigenti per chiedere informazioni sulla banca
  • adottare provvedimenti specifici a danno delle banche – quando la situazione lo richieda o vi siano violazioni di norme legislative/regolamentari o comprovate irregolarità di gestione –, che possono andare dalla semplice imposizione di vincoli (per es. un maggior requisito patrimoniale rispetto alle altre banche) al divieto di compiere nuove operazioni e finanche al commissariamento ed alla chiusura dello sportello bancario

La vigilanza prudenziale sulle banche da parte di Bankitalia

La Banca d’Italia ha radicalmente rivisto, sotto la spinta degli accordi di Basilea, le norme (c.d. “disposizioni di vigilanza prudenziale”) riguardanti i rapporti con le banche, rivoluzionando l’approccio da tenere nell’ambito della sua funzione di controllo sulle banche.

Se finora il metodo utilizzato da Bankitalia per supervisionare l’attività bancaria – a garanzia dei depositanti – è stato quello tipico dell’ispezione, ovvero quello di carattere gerarchico dall’alto verso il basso, alimentato anche dalle informazioni periodiche (segnalazioni) inviate obbligatoriamente dalle banche, adesso cambia completamente la prospettiva.

Non sarà più la Banca di Italia ad attivarsi per il controllo delle banche, mediante la richiesta di informazioni e la eventuale successiva adozione di provvedimenti in caso di non conformità dell’operato bancario a leggi, regolamenti e principi di sana amministrazione, ma sarà la banca stessa a definire i suoi rischi e ad approntare conseguentemente un’organizzazione ed un sistema di processi in grado di ridurli ai minimi termini, individuando nel contempo un patrimonio di entità tale da assicurare la loro copertura.

Bankitalia si “limiterà” a valutare la correttezza della misurazione dei rischi operata dalla banca e la congruità dei processi posti in essere per garantire un livello patrimoniale sufficiente a fronteggiarli, pure nel caso si verifichino eventi avversi di carattere eccezionale.

La Banca d’Italia interverrà qualora dall’analisi complessiva emergano profili di anomalia. In tale eventualità essa potrà richiedere all’azienda di credito l’adozione di idonee misure correttive, di natura organizzativa e/o patrimoniale.

Questo nuovo processo, che inciderà pesantemente su tutta l’organizzazione della banca, si compone di due parti ben distinte:

  • processo interno di determinazione dell’adeguatezza patrimoniale (Internal Capital Adequacy Assessment ProcessICAAP), a carico della singola banca
  • processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation ProcessSREP), a carico della Banca d’Italia, che utilizzerà allo scopo un programma chiamato “Sistema di analisi aziendale”, con il quale riesaminerà l’ ICAAP comunicato dalla banca per formulare un giudizio complessivo sulla stessa ed attivare, ove necessario, misure correttive nei suoi confronti

Per quanto riguarda il primo punto, esso consta sostanzialmente, e semplificando, nell’individuare tutti i rischi della gestione bancaria e nel misurarli uno per uno, allo scopo di detenere un patrimonio adeguato, in grado cioè di farvi fronte complessivamente.

In particolare le banche devono considerare obbligatoriamente, nel loro processo prudenziale, almeno questi rischi.

Rischi di primo pilastro
Rischio di Credito (comprende il rischio di Controparte, ovvero il rischio che la controparte di un’operazione sia inadempiente nei suoi impegni finanziari)
Rischio di Mercato
Rischio Operativo
Altri Rischi
Rischio Definizione
di Concentrazione rischio che si verifichi una concentrazione di controparti:

  • singole
  • connesse in gruppi
  • appartenenti allo stesso settore economico
  • che esercitano la stessa attività
  • ubicate nella medesima area geografica
di Tasso di interesse rischio conseguente alla variazione del tasso di interesse (per attività diverse dalla negoziazione)
di Liquidità rischio per la banca di non riuscire ad adempiere alle proprie obbligazioni alla scadenza
Residuo rischio di inefficacia delle tecniche di attenuazione del rischio di credito
derivante dalle Cartolarizzazioni rischio di mancata considerazione, nelle decisioni gestionali, della percentuale di rischio comunque sempre presente nelle operazioni di cartolarizzazione
Strategico rischio attuale e prospettico di squilibri economici e patrimoniali per:

  • cambiamenti del contesto operativo o scarsa reattività a tali cambiamenti
  • decisioni aziendali sbagliate o attuazione inadeguata delle decisioni
di Reputazione rischio attuale e prospettico di squilibri economici e patrimoniali per la percezione di un’immagine negativa della banca da parte di tutto il sistema esterno (clienti, soci, investitori, Autorità di vigilanza e controparti in genere)

Nell’ambito dello SREP, attività a carico di Bankitalia, gli interventi correttivi che questa può chiedere alle banche sono:

  • il rafforzamento dei sistemi e dei processi inerenti la gestione dei rischi
  • il contenimento dei rischi, anche mediante l’imposizione del divieto di effettuare certi tipi di operazioni
  • la riduzione dei rischi, anche mediante l’imposizione di limiti all’attività o all’estensione territoriale
  • la previsione dell’obbligo di non distribuire utili o elementi del patrimonio
  • la detenzione di un patrimonio di vigilanza in misura superiore al livello previsto per i rischi di primo pilastro (di credito, di controparte, di mercato e operativi)

Autore: Steve Round

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14 Commenti

  1. Vorrei cortesemente chiedere come si può capire dall’estratto conto titoli quante azioni sono state acquistate, considerato che manca la voce specifica e sono indicate solo la data, il valore nominale e il prezzo. Grazie

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  2. Salve, in base a tale stato patrimoniale, quali voci rientrano nelle attività correnti e quali nelle passività correnti?

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  3. complimenti! semplice e chiaro
    avrei una domanda:
    nel calcolo degli interessi si fa riferimento al metodo Amburghese senza fare cenno dei metodi Zigoli e Besta. in cosa consistono?
    gz1000

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  4. Ottimo! Trovo particolarmente di pregio la semplicità di linguaggio nel esprimere i concetti che diventano così facilmente comprensibili!

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  5. è UN ECCELLENTE CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL MONDO BANCARIO, DI CUI SPESSO SI PARLA A SPROPOSITO

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  6. è proprio quello che stavo cercando!! sito veramente utile, bravissimi

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  7. Vorrei sapere se è possibile costituire in pegno dei titoli, a garanzia della fidejussione, rilasciata a favore della banca affidante per linee di credito accordate a terzi. Quindi non garanzia diretta bensì indiretta.. Vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi che regolano questa procedura. Mille grazie

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