Banca ed operazioni bancarie: corso completo

Cos’è la banca e come funziona

Le operazioni di raccolta

Le operazioni di provvista fondi

Le operazioni di raccolta con cui le banche rastrellano liquidità dai propri clienti, da impiegare in prestiti ed investimenti, sono:

Analizziamole una ad una, cominciando dalla più importante: il Conto Corrente.

Infatti sul Conto Corrente si imperniano gran parte delle altre attività bancarie, perché esso, in virtù delle sue particolari caratteristiche, permette anche l’erogazione di credito e la prestazione di molti servizi al correntista, realizzando quindi in un unico contesto tutte le funzioni della banca (v. capitolo primo “la banca moderna”).

Vedremo anche, in conclusione di questo capitolo, la normativa sui rapporti dormienti.

Conto corrente (C/C)

Il Conto Corrente è un contratto atipico (ossia non previsto dal Codice Civile), che unisce i contratti di deposito e di mandato.

Del deposito ne ha tutti i requisiti, perché con il C/C si trasferisce denaro dal depositante/correntista alla banca, dietro impegno da parte di quest’ultima di restituire, su richiesta del cliente, le somme ricevute.

Ma anche il contratto di mandato ha un peso importante sul C/C, in quanto la banca si obbliga a svolgere per il correntista un servizio di cassa ed anche un servizio a largo spettro, che cura per il cliente una moltitudine di incassi e pagamenti.

In particolare il C/C esalta la funzione monetaria della banca, perché tale contratto crea di fatto moneta nel sistema (c.d. moneta “bancaria” o “elettronica”), attraverso le convezioni di assegno, le carte di credito/debito ed il trasferimento elettronico dei fondi (di cui un esempio è il bonifico bancario).

Il saldo del conto si divide in 3

L’elemento che caratterizza maggiormente il C/C è il fatto di essere movimentato soprattutto dalle operazioni fuori sportello (addebiti per assegni, Rid, utenze, carte, disposizioni varie, … ed accrediti per bonifici, stipendi, pensioni, …), più che dai prelevamenti e versamenti allo sportello (tipici invece del deposito a risparmio).

Il C/C è pertanto alimentato dalle operazioni più disparate e da mezzi di pagamento spesso diversi dal contante.

Questo fa sì che sul C/C si possono formare ben 3 diversi tipi di saldo:

  • il saldo contabile, che si ottiene sommando algebricamente gli importi delle operazioni, dopo aver messo in ordine cronologico i movimenti sul conto (quindi per data di operazione)
  • il saldo liquido, che invece si ottiene sommando algebricamente gli stessi importi ma dopo aver messo le operazioni in ordine cronologico di valuta
  • il saldo disponibile, in cui la somma algebrica è effettuata dopo aver ordinato in ordine cronologico le operazioni “passate” sul conto, secondo la data di disponibilità

Ne consegue che gran parte delle operazioni sul conto corrente sono distinte da 3 elementi: data dell’operazione, valuta (data da cui decorrono gli interessi) e data di disponibilità (giorno in cui la somma versata è disponibile, perché la banca ha avuto conoscenza per es. della regolare copertura dell’assegno versato).

Il saldo contabile indica quanto c’è sul C/C, indipendentemente dall’esito dei mezzi di pagamento versati (ovvero dalla loro disponibilità, per es. nel caso degli assegni) e dalla decorrenza degli interessi (definita dal giorno di valuta).

 

Il saldo liquido indica l’importo fruttifero di interessi, con la conseguenza che se si preleva una somma la cui valuta non è ancora decorsa, si rischia di andare scoperti (per valuta) e pagare così interessi a debito sullo scoperto, perché appunto la somma prelevata è come se non fosse sul conto nel giorno dell’operazione (si dice che l’importo non è ancora maturato).

Il saldo disponibile indica invece la somma materialmente prelevabile dal correntista, che può essere inferiore al saldo contabile per la presenza di importi indisponibili (per es. a causa del versamento di assegni). La possibilità di far prelevare importi indisponibili, prima quindi del decorso della data di disponibilità, è a discrezione della banca e comunque non provoca addebito di interessi.

La documentazione del C/C

Il correntista può contare su 2 documenti periodici per conoscere la movimentazione del suo rapporto in un dato periodo (che generalmente coincide con il trimestre solare):

  • l’estratto conto, che riepiloga tutte le operazioni compiute nel periodo in ordine di data di registrazione. Il saldo finale dell’estratto conto è il saldo contabile.
  • il conto scalare (o staffa), che riepiloga le operazioni in ordine di valuta. Il saldo finale del conto scalare è quindi il saldo liquido. Le eventuali operazioni con valuta al periodo successivo, pur comprese nell’estratto conto, saranno considerate nello scalare successivo e prendono il nome di partite postergate. Viceversa, quelle effettuate nel periodo dell’estratto conto, ma con valuta anteriore ad esso, sono incluse nello scalare mediante un particolare trattamento computistico, che permette di compensare la loro omissione nel periodo precedente. Esse prendono il nome di partite antergate.Il conto scalare, con le operazioni in ordine cronologico di valuta, serve per il  calcolo degli interessi del periodo (per es. del trimestre) e questa operazione di calcolo prende il nome di liquidazione periodica delle competenze.Lo scalare si chiude appunto con il prospetto di calcolo (liquidazione) delle competenze.

Il raccordo tra saldo liquido e saldo contabile è dato da questa formula:

saldo liquido = saldo contabile – partite postergate stesso segno saldo + partite postergate segno contrario saldo

La liquidazione delle competenze

In fondo allo scalare c’è il prospetto di calcolo o liquidazione delle competenze.

Questa liquidazione è generalmente trimestrale ed è reciproca, nel senso che è fatta comunque, sia se le competenze trimestrali risultano a favore della banca (competenze a debito del correntista), sia se risultano a favore del cliente (competenze a suo credito).

E’ con la reciprocità di contabilizzazione degli interessi che le banche hanno bypassato il problema dell’anatocismo, cioè del calcolo di interessi su interessi.

Sono pertanto necessari 2 tassi di interesse per regolare il C/C: il tasso avere sui saldi a credito (a favore del correntista) ed il tasso dare sugli sconfinamenti (saldi a debito del correntista). Ovviamente i C/C affidati avranno anche un tasso di interesse da applicare sui saldi entro fido (tasso fido).

Si parla di competenze e non di interessi, perché con la liquidazione vengono liquidati gli interessi (a credito o a debito), ma sono addebitate al cliente anche le spese trimestrali del conto corrente (per singola operazione compiuta, per comunicazioni periodiche, bolli, ecc…).

Il metodo di calcolo degli interessi (cosiddetto a scalare procedimento amburghese) è il seguente:

  1. si mettono i movimenti in ordine di valuta (ecco perché si usa lo scalare per la comunicazione degli interessi)
  2. si calcola il saldo del conto per ciascuna valuta del trimestre in cui ci sono movimenti
  3. ogni saldo giornaliero è moltiplicato per il numero di giorni cha va dalla valuta di quel giorno alla successiva (relativa al movimento cronologico seguente). Questo prodotto prende il nome di numeri e può essere dare o avere a seconda del segno del saldo per valuta
  4. si sommano separatamente tutti i numeri dare ed avere del trimestre e si moltiplicano queste somme rispettivamente per il tasso dare o avere (diviso 36.500 o 36.000, a seconda se si usa l’anno civile o commerciale)
  5. quello che viene sono i 2 importi degli interessi a debito ed a credito. Da questi ultimi si detrae la ritenuta fiscale. Poi si fa la somma algebrica delle due componenti di interesse (cioè si compensano gli interessi a credito con quelli eventualmente a debito) ed infine si addebitano anche tutte le spese periodiche del conto corrente, ivi compreso il bollo dovuto
  6. se viene un importo delle competenze positivo lo si accredita al correntista, altrimenti, se le competenze sono negative (e lo possono essere, per effetto delle spese, anche in presenza di saldi sempre positivi), il relativo importo viene addebitato in conto

La seguente tabella, che mostra i movimenti di un conto nel primo trimestre dell’anno, è più che esplicativa (tasso avere 1,50% e tasso dare 8,00%; spese, comprensive di bollo periodico, euro 25,00):

Tabella movimenti

Costi del C/C: interessi, commissioni e spese

Riguardo le condizioni che determinano costi per il correntista, attualmente la normativa (per es. quella sulla trasparenza) è molto a favore dei clienti bancari.

Sono infatti determinati per legge molti vincoli e paletti che le banche devono rispettare.

Sinteticamente le principali disposizioni sulle spese dei conti correnti sono le seguenti:

  • tutte le spese annuali del C/C sono adesso riassunte in un indice, l’ISC o Indicatore Sintetico di Costo, che fornisce appunto una stima del costo annuale del conto corrente per ciascuna profilo di operatività del correntista consumatore: per es. giovani, famiglie, pensionati, …
  • analoga misura sintetica di valutazione del costo annuale è prevista per i conti correnti affidati e tale indice misura il  costo dell’affidamento
  • per i C/C non affidati le voci di spesa per gli sconfinamenti sono solo 2:
    1. Commissione di istruttoria veloce (non in percentuale ma a somma fissa, quando il conto sconfina)
    2. Tasso sullo sconfinamento (tasso debitore)
  • per i C/C affidati le voci di spesa relative all’affidamento sono solo 4:
    1. Commissione sull’accordato (comprensiva di tutte le spese di fido e per un max trimestrale dello 0,50% dell’importo del fido)
    2. Tasso sull’affidamento (tasso fido)
    3. Commissione di istruttoria veloce (non in percentuale ma a somma fissa, quando il conto sconfina oltre fido)
    4. Tasso sullo sconfinamento (tasso debitore per i saldi oltre fido)

Gestione bancaria dei C/C

Per concludere qualche nozione tecnica su come le banche presidiano i C/C della clientela per evitare che essi sconfinino o che i correntisti non rimborsino l’eventuale fido concesso sul conto stesso (apertura di credito in C/C).

Di seguito qualche esemplificazione circa le principali casistiche di utilizzo del conto da parte dei correntisti:

content_conto corrente regolare


content_conto corrente con accredito stipendio


content_conto corrente con andamento irregolare


content_conto corrente affidato con andamento irregolare


content_conto corrente immobilizzato

Deposito a risparmio (DR)

Il deposito a risparmio è uno strumento di raccolta del risparmio presso le famiglie.

Si tratta di un contratto che giuridicamente si definisce “reale”, perchè si perfeziona tra banca e cliente solamente con il versamento iniziale del denaro e non con la semplice firma del contratto (com’è invece per i C/C). Pertanto sul deposito a risparmio è obbligatorio un versamento di contanti subito dopo la sua accensione (firma contratto e censimento nel data base della banca).

Sul DR non è teoricamente possibile fare altre operazioni che non siano il versamento ed il prelevamento di contanti (quindi esso dovrebbe essere alimentato solo da operazioni di sportello), ma molte banche “scartellano”, utilizzando il deposito a risparmio anche per versare assegni, accreditare stipendi e pensioni e ricevere bonifici, snaturandone così la sua funzione.

Infatti, a differenza del conto corrente, nato per svolgere un servizio di cassa a favore del correntista impresa, il DR fu creato per adempiere ad una funzione di investimento del risparmio delle famiglie, per le quali, alle origini della raccolta bancaria, esso costituiva il principale se non unico prodotto su cui versare e far fruttare in modo sicuro le proprie disponibilità monetarie.

Tant’è che fino agli Anni ’70 il DR offriva tassi di interesse molto più alti del C/C, proprio per questa funzione di investimento che gli era propria.

Successivamente, con il riallineamento dei rendimenti tra DR e C/C, il deposito a risparmio è andato sempre più a scemare come importanza nella provvista bancaria, sostituito dal C/C che, a parità di tasso di interesse, offre moltissimi altri servizi e strumenti di pagamento. Di conseguenza molti ne avevano (erroneamente) profetizzato l’estinzione.

In realtà, soprattutto nelle piccole comunità locali, il DR ha saputo conquistarsi una significativa nicchia di mercato, nella quale è possibile identificare come target, oltre agli anziani assuefatti al DR e contrari di principio al C/C, i giovani e giovanissimi, poco propensi a pagare spese per operazioni e movimenti riguardanti semplicemente il loro salvadanaio personale.

Il motivo dell’annidamento dei depositanti in questa nicchia di mercato è da ricercarsi molto probabilmente in una caratteristica peculiare del DR e meramente psicologica: la possibilità di avere sempre sott’occhio, tramite il libretto di deposito a risparmio, la situazione del deposito (saldo, movimenti ed interessi). Informazioni che invece nel caso del C/C devono essere specificatamente richieste dal cliente ed a questi trasmesse dalla banca mediante stampa, consegna o invio dell’estratto conto.

Il documento che attesta quindi l’esistenza del DR ed i fondi ivi depositati è il libretto di deposito a risparmio, che da un punto di vista giuridico non è un titolo di credito, ma un documento di legittimazione: serve per identificare la persona legittimata ad operare sul DR di cui il libretto riporta i movimenti.

Un esempio di libretto di deposito a risparmio è il seguente:

content_libretto

Peraltro nei periodi di recessione economica, caratterizzati da una situazione di generale carenza di liquidità, si assiste ad un ritorno di moda del deposito a risparmio, che fa aumentare la fetta di raccolta bancaria proveniente da questa modalità di provvista, a scapito del C/C. La causa di tale nuovo ed improvviso interesse verso il DR da parte dei risparmiatori è forse il fatto che esso è comunque più economico del C/C, se non altro per le spese da pagare, le quali nel DR sono veramente irrisorie.

Il calcolo degli interessi sul DR è annuale (al 31 dicembre di ogni anno), a differenza del C/C la cui liquidazione delle competenze è generalmente trimestrale.

Ovviamente gli interessi sono liquidati invece infrannualmente nel caso di estinzione del DR.

Il metodo di calcolo degli interessi annuali (a chiusura presunta 31 dicembre) segue questo schema:

  1. per ciascun movimento passato sul DR si calcolano i giorni dalla valuta al 31 dicembre dell’anno in corso e si moltiplicano per l’importo del movimento stesso ottenendo un risultato che prende il nome di numeri (per cui ci saranno tanti numeri quante sono le operazioni, ovvero un numero per ogni riga del libretto)
  2. ovviamente questi numeri avranno il segno positivo se si riferiscono a versamenti, negativo se si riferiscono a prelevamenti
  3. al 31 dicembre si sommano algebricamente i numeri, tenendo quindi conto del loro segno, ottenendo un importo che si chiama bilancio numeri
  4. si moltiplica il bilancio numeri per il tasso di interesse (diviso 36.500 o 36.000, a seconda se si usa l’anno civile o commerciale)
  5. quello che viene sono gli interessi da riconoscere al depositante. Da questi si detrae la ritenuta fiscale e le eventuali spese (anche sul DR adesso c’è il bollo, ma esso è addebitato a parte)
  6. l’importo risultante è accreditato al depositante, a meno che le spese non superino gli interessi a credito, perché in questo caso nulla è dovuto dal cliente e quindi la banca si limita a non accreditare niente

La seguente tabella, che mostra i movimenti di un anno, è più che esplicativa (tasso avere 1,50%; spese euro 10,00):

content_interessi DR

Anche sui DR (così come per i C/C) gli intestatari, ovvero coloro che sono autorizzati ad operare, possono essere più di uno. In questo caso, sempre come per i C/C, i prelevamenti possono essere eseguiti da uno solo dei cointestatari o da tutti essi insieme (lo decidono ovviamente gli stessi depositanti): nel primo caso si parla di firma separata (o disgiunta) dei cointestatari, mentre nel secondo di firma congiunta e serve quindi la firma di tutti per operare sul DR.

Quello che abbiamo visto finora è il deposito a risparmio libero, ma in realtà esistono 2 tipi di DR:

  • depositi liberi
  • depositi vincolati

I primi sono esigibili a vista e pertanto il depositante può richiedere in ogni momento il rimborso delle somme depositate.

I depositi a risparmio vincolati sono invece depositi per i quali il cliente accetta di lasciare vincolate le somme depositate per un certo periodo di tempo (in genere inferiore all’anno), dietro il riconoscimento da parte della banca di un tasso di interesse maggiore.

Tuttavia le somme vincolate non sono rigidamente inesigibili per il periodo del vincolo, perché quasi tutte le banche consentono al depositante prelievi totali o parziali prima della scadenza concordata. Però, se ciò avviene, il cliente perde il tasso di interesse di favore e il DR torna ad essere un normale deposito libero, oppure, in alternativa, alcune banche mantengono il vincolo ma penalizzano, in termini di interesse, l’importo corrispondente alla somma prelevata.

I depositi a risparmio vincolati stavano per estinguersi, sostituiti da strumenti finanziari più snelli e remunerativi, ma sorprendentemente essi hanno conosciuto un apprezzabile revival, chiara conseguenza della crisi economica e della carenza di liquidità nel sistema.

Un’ultima importante distinzione è tra:

  • libretti nominativi
  • libretti al portatore

Sui  primi possono prelevare solo gli intestatari (a firma separata o congiunta), mentre sui libretti al portatore (come dice il nome) può effettuare prelevamenti qualunque persona si presenti in banca con il libretto in mano.

I libretti al portatore una volta avevano un certo successo, ma adesso andranno sicuramente a morire visto che la legge antiriciclaggio ha posto un limite invalicabile al loro saldo: euro 1.000,00 (anzi euro 999,99). Se il saldo è maggiore la banca ha l’obbligo, oltre che di ricondurlo al di sotto della soglia di legge (o di estinguerlo), di segnalare al MEF (Ministero Economia e Finanza) il possessore del libretto per le dovute sanzioni.

Si evidenzia infine, sempre relativamente al libretto al portatore, l’altro obbligo a carico della banca di raccogliere un’attestazione di trasferimento del libretto, firmata dal cedente, ogni volta che esso viene appunto trasferito, ossia ogni volta che si presenti in banca, con il libretto al portatore, persona diversa dal precedente possessore (cioè da colui che ha fatto l’ultima operazione sul DR). L’attestazione del cedente va raccolta entro 30 gg. dall’operazione compiuta ed in caso di sua omessa presentazione la banca ha l’obbligo di comunicare l’avvenuto trasferimento del libretto al MEF per le dovute sanzioni.

Conto deposito

Si tratta di un’evoluzione del deposito a risparmio vincolato. Il conto deposito è infatti un prodotto bancario che si limita a raccogliere la liquidità dei depositanti remunerandola ad un tasso di interesse vantaggioso (rispetto agli altri depositi della banca).

Il conto deposito esalta quindi, tra gli strumenti di raccolta della banca, la funzione di investimento a breve termine.

In altre parole il risparmiatore che versa sul conto deposito cerca semplicemente, tra le forme di raccolta a vista della banca diverse dagli strumenti finanziari (titoli), l’investimento più remunerativo.

In virtù di questa sua natura il conto deposito permette solo operazioni di versamento e prelievo e pertanto non esiste la possibilità di utilizzare gli altri servizi tipici del C/C: assegni, bonifici, Bancomat, ecc…

Tant’è che spesso esso è collegato ad un C/C ordinario, il quale funge da alimentatore e destinatario del flusso di investimenti e disinvestimenti compiuti dal cliente sul conto deposito.

Per il resto non esistono regole definite, perché ogni banca opera e pubblicizza il proprio conto deposito con le più svariate modalità.

Caratteri comuni a tutti i conti deposito sono:

  • l’esistenza di un vincolo di tempo (da 3 mesi a più anni), durante il quale non si possono utilizzare le somme depositate se non si vogliono perdere le condizioni di tasso favorevoli
  • la possibilità di smobilizzare comunque il deposito, anche prima della scadenza concordata, pagando pegno in termini di annullamento dei vantaggi remunerativi (spesso anche con una qualche forma di remissione)
  • la gratuità del conto deposito stesso, nel senso che le spese sono, nella maggior parte dei casi, completamente azzerate

Questa forma di raccolta, gradita dalle banche perché assicura notevole liquidità e relativa stabilità della provvista, sta attraversando da circa 15 anni un enorme successo tra i risparmiatori, forse per la facilità delle regole di gestione, sostanzialmente limitate alla conoscenza del tasso di interesse e del periodo durante il quale le somme depositate devono restare vincolate.

Il conto deposito è stato ideato ed inizialmente diffuso dalle banche on-line, le quali potevano concederlo a costo zero proprio perché non avevano costi di struttura (non essendo costituite da filiali). Adesso il conto deposito è normalmente offerto allo sportello anche dalle banche tradizionali, da quelle cioè dotate di una rete fisica di agenzie sul territorio.

Conto fondo

Il conto fondo è un conto corrente che unisce le funzioni tipiche di quest’ultimo con quelle di un “conto titoli”, ovvero di un conto appositamente costituito dalla banca per investire, in forza del mandato rilasciato dal correntista, la liquidità eccedente le sue nomali esigenze.

In altre parole il cliente autorizza la banca, ove è aperto il suo C/C, ad investire automaticamente in strumenti finanziari le somme eccedenti un certo saldo del conto.

E’ ovvio che il contratto di conto fondo richiede la predeterminazione di alcune regole basilari: per esempio l’entità del saldo oltre il quale la liquidità può essere investita automaticamente dalla banca, gli strumenti finanziari che possono essere acquistati, le scadenze dei titoli, le modalità di rimborso degli stessi e quelle di ricostituzione della giacenza mediante il disinvestimento dei prodotti finanziari detenuti.

Con il conto fondo si realizza l’obiettivo del cliente di investire la liquidità in eccesso rispetto alle sue esigenze di spesa, senza dover ogni volta conferire alla banca il dovuto ordine di acquisto (o di vendita), perché il mandato ad operare ha carattere generale e si concretizza di fatto nel servizio di investimento della “gestione patrimoniale”. Si può dire quindi che con il conto fondo il risparmio amministrato del cliente si trasforma in risparmio gestito.

Anche per la banca il conto fondo è conveniente, perché con tale operazione essa dispone di un margine di discrezionalità abbastanza ampio nella scelta dei titoli e dei tempi di investimento, sia pur nel rispetto dei limiti indicati nel mandato ricevuto.

Il correntista dal canto suo ha comunque dei vincoli operativi, soprattutto con riguardo alla frequenza ed all’importo dei riscatti, cioè delle sue richieste di rimborso.

Egli infatti ha sempre il diritto di farsi rimborsare i titoli, ma il disinvestimento della parte immobilizzata del conto fondo impone necessariamente alcune restrizioni alle richieste di liquidazione delle somme.

Tecnicamente si individuano sul conto corrente 3 soglie distinte:

  • un saldo minimo
  • un saldo medio
  • un saldo massimo

Quando il saldo disponibile va oltre quello massimo la banca è autorizzata ad investire in automatico la somma eccedente il saldo medio, ovvero la differenza tra saldo disponibile e saldo medio (quest’ultimo ritenuto quindi la soglia di liquidità al di sotto della quale il correntista non disporrebbe più di contanti sufficienti per le sue esigenze di base).

Quando invece il saldo disponibile scende al di sotto del saldo minimo, la banca è costretta a ricostituire il saldo medio mediante la vendita dei titoli acquistati, per un importo di conseguenza pari alla differenza tra saldo medio e saldo disponibile.

Certificato di deposito (CD)

Il certificato di deposito (CD) non è altro che un titolo di credito con il quale la banca raccoglie risparmio generalmente a breve termine.

Il suo funzionamento è molto simile a quello dei BOT o dei buoni fruttiferi postali: il cliente decide l’importo dell’investimento (tra i tagli dei CD disponibili) e la scadenza (3, 6 12 mesi o anche più), versando il capitale iniziale e ricevendo il titolo rappresentativo del CD (che può essere materiale, cioè un concreto certificato di carta, o dematerializzato). A scadenza ovviamente prenderà il capitale versato più gli interessi, calcolati ad un tasso molto vicino a quello dei BOT con analoga durata.

I certificati di deposito hanno avuto alterne vicende. Hanno conosciuto periodi di successo, in cui sono andati molto di moda, e periodi di completo abbandono da parte dei risparmiatori, probabilmente a causa dell’impossibilità del loro smobilizzo prima della scadenza per la mancanza di un mercato specifico.

Con le recessioni economiche ricompaiono però tra le preferenze degli investitori, così com’è successo pure per i depositi vincolati, cioè per tutti quegli strumenti in cui è possibile impiegare liquidità a breve termine.

I certificati di deposito sono soggetti ad una normativa particolare, per la quale si crea una netta distinzione tra CD con scadenza a breve termine (entro l’anno) e CD con scadenza oltre l’anno.

Sostanzialmente questa distinzione opera come segue:

CD di durata inferiore all’anno
  • sono considerati prodotti bancari (titoli individuali non negoziati nel mercato monetario) e come tali soggetti alle norme del TUB
  • possono essere emessi secondo le esigenze, cioè a richiesta dei clienti
  • in quanto prodotti bancari devono rispettare le norme sulla trasparenza
CD di durata uguale o superiore all’anno (e fino a 60 mesi)
  • sono considerati prodotti finanziari (valori mobiliari negoziati nel mercato monetario) e come tali soggetti alle norme del TUF
  • devono essere emessi in blocco
  • in quanto prodotti finanziari devono rispettare le norme MiFid, con l’informativa precontrattuale ed il prospetto di offerta se rivolti al pubblico

Pronti contro termine (PCT)

L’operazione di pronti contro termine (PCT) consiste nella vendita in questo momento (a pronti appunto) dalla banca al cliente di una certa quantità di titoli, con il contestuale impegno al riacquisto da parte della banca ad una determinata scadenza (a termine appunto) della stessa quantità di titoli.

I titoli oggetto della doppia compravendita sono in genere titoli pubblici ed i prezzi delle due operazioni decise contemporaneamente (ma di cui una è eseguita subito e l’altra a scadenza) sono predeterminati: il prezzo a pronti (per la vendita di titoli al cliente) è inferiore a quello a termine (per il riacquisto di titoli della stessa specie fatto dalla banca). La differenza tra i due prezzi costituisce l’interesse percepito dal cliente per l’operazione di PCT.

Si tratta, com’è evidente, di un’operazione prettamente finanziaria, costruita sulla doppia compravendita di titoli.

La durata di questa forma di raccolta per la banca è molto breve, perché generalmente il PCT va da 3 a 6 mesi (cioè il riacquisto della banca è previsto non oltre sei mesi dalla vendita iniziale dei titoli fatta al cliente).

Il tasso di interesse concordato per il PCT tra la banca ed i suoi clienti è molto vicino a quello dei BOT con medesima durata.

Obbligazioni

Le obbligazioni sono titoli di massa non caratteristici solo della banca, perché possono essere emessi da tutte le società di capitali, ma mentre per queste ultime costituiscono una forma straordinaria di reperimento di fondi per esigenze temporanee (tant’è che si parla di prestito obbligazionario), per la banca le obbligazioni sono una forma di raccolta non diversa da qualsiasi altra, anche se con formalità molto più complesse a causa dell’esigenza di rispettare le norme del TUF (Testo Unico della Finanza) sull’emissione di titoli.

Si tratta quindi di un’operazione bancaria costituita dall’emissione e dal collocamento presso il pubblico dei risparmiatori di valori mobiliari generalmente a media-scadenza (dai 3 ai 5 anni, ma a volte ci sono emissioni bancarie con durata fino a 10 anni).

Le obbligazioni sono rimborsate a scadenza, oppure mediante un prefissato piano d’ammortamento.

Il loro rendimento è dato dagli interessi, in genere semestrali, che il cliente percepisce attraverso la riscossione delle cedole del prestito obbligazionario emesso.

I titoli obbligazioni sono in genere emessi sotto la pari, ossia ad un prezzo di collocamento inferiore a quello nominale che sarà rimborsato a scadenza (per le azioni questa modalità sarebbe impossibile, perché vietata per legge). Il motivo di tale emissione sotto la pari è da ricercarsi nel fatto che così facendo il tasso di interesse effettivo è maggiore di quello ufficiale, dichiarato dalla banca, e ciò incentiva il loro collocamento, vale a dire l’acquisto delle obbligazioni emesse da parte degli investitori.

Da quanto detto si capisce che, mente le azioni rappresentano la partecipazione del loro possessore al capitale dell’azienda, le obbligazioni rappresentano invece la partecipazione del loro possessore ad un prestito emesso dall’azienda (nel nostro caso dalla banca per fini di raccolta).

La stragrande maggioranza delle obbligazioni in circolazione in Italia sono obbligazioni bancarie, ovvero emesse da istituti bancari.

Le obbligazioni possono essere emesse al portatore (si trasferiscono mediante semplice consegna) oppure nominative (cioè con modalità di trasferimento che richiedono l’annotazione sul titolo e la registrazione del nuovo possessore presso l’emittente i titoli).

Anche il loro rendimento è lasciato alla libertà della banca emittente, che può decidere di emetterle a tasso fisso oppure a tasso indicizzato (ovvero con un tasso di interesse agganciato a qualche parametro di borsa). Una forma particolare di obbligazioni indicizzate è rappresentata dalle obbligazioni strutturate.

Sono una forma intermedia le obbligazioni step up, il cui rendimento varia (aumenta) al crescere del tempo di detenzione da parte del risparmiatore. Tuttavia esse formalmente sono considerate a tasso fisso.

La normativa TUF impone alle banche di emettere titoli obbligazionari liquidi e pertanto qualsiasi emissione obbligazionaria deve sempre prevedere la possibilità del rimborso anticipato (prima della scadenza) del titolo su richiesta del possessore.

Come tutti gli strumenti finanziari anche le obbligazioni bancarie possono essere quotate o non quotate presso i mercati regolamentati.

Esistono anche le obbligazioni convertibili in azioni, che danno al loro possessore la facoltà di esercitare, a determinate scadenze, il diritto di sostituire le obbligazioni di cui dispone con le azioni della banca emittente, secondo un certo tasso di conversione (per es. un’azione ogni 5 obbligazioni).

Per concludere un accenno alle obbligazioni subordinate, la cui emissione dà alla banca l’indubbio vantaggio di poterle includere nel suo patrimonio di vigilanza, cioè nel patrimonio che la banca deve detenere per fronteggiare tutti i rischi di gestione (secondo le norme di Bankitalia). Ovviamente è necessario il rispetto da parte della banca emittente di alcuni stringenti requisiti.

Le obbligazioni subordinate sono caratterizzate dalla presenza di una clausola di postergazione, in base alla quale i creditori subordinati della banca sono soddisfatti, in caso di liquidazione della stessa, solo dopo il rimborso di tutti gli altri creditori, ad eccezione dei possessori di capitale proprio (azionisti).

Rapporti dormienti

Esiste una particolare disciplina legislativa che impone alle banche l’estinzione di alcuni rapporti (per es. C/C, depositi a risparmio, …) ed il versamento del loro saldo a favore di un fondo statale, quando questi non sono utilizzati ovvero sono dormienti.

E’ importante sottolineare come, in virtù della suddetta normativa sui rapporti dormienti, è ora vietato alle banche chiudere d’ufficio i rapporti dei clienti con saldo avere, in caso di loro immobilizzo, quando la finalità è diversa da quella del versamento al citato fondo statale (ad esempio per destinare i saldi di estinzione a sopravvenienze attive), perché altrimenti si distrarrebbero fondi da versare alla Pubblica Amm.zione, con la conseguenza di configurare addirittura il reato di “appropriazione indebita”.

Questa possibilità (di procedere alla chiusura dei rapporti abbandonati dagli intestatari) sembra possa ancora sussistere per i rapporti con saldo avere inferiore ai 100 euro, i quali non sono presi in considerazione dalla normativa sui rapporti dormienti.

Rapporti interessati

Condizione di dormienza

  • Conti correnti
  • Depositi a risparmio
  • Depositi di strumenti finanziari a custodia ed amministrazione
  • Contratti di assicurazione con particolari caratteristiche (previsione del pagamento di un capitale o di una rendita ad una certa scadenza)

I rapporti devono:

  • avere un saldo superiore ai 100 euro
  • non movimentarsi da almeno 10 anni
Si verifica quando non è stata fatta “alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati, escluso l’intermediario non specificatamente delegato in forma scritta”.

Enti interessati

  • Banche
  • altri Intermediari finanziari
  • Assicurazioni
  • Sim
  • Poste italiane

Adempimenti per i rapporti che diventano dormienti

Quando il rapporto diventa dormienteNon appena il conto diventa dormiente le banche devono informarne i depositanti (con raccomandata A/R) allo scopo di permettere loro di risvegliarlo.Per i depositi a risparmio al portatore la comunicazione avviene mediante affissione presso le filiali dell’elenco dei depositi al portatore dormienti.

freccia

Entro 180 giorniNei successivi 180 giorni il depositante deve movimentare il conto per evitare la devoluzione del suo saldo al fondo.Il risveglio può avvenire con qualsiasi atto che evidenzi l’intenzione del cliente di voler proseguire il rapporto: un’operazione di cassa (non però quelle d’iniziativa dell’Istituto, tipo l’accredito della pensione), la richiesta del carnet, una dichiarazione espressa in tal senso (in forma scritta), la denuncia di smarrimento del libretto di deposito a risparmio, ecc…Se il cliente ha più rapporti, il risveglio di uno di essi vale per tutti.

Il depositante movimenta il conto?

2 frecce2

Il rapporto con il cliente prosegue normalmente

No

A questo punto le banche hanno 2 mesi di tempo per estinguere i conti dormienti.In pratica, fino alla fine dell’anno (vedi punti successivi), è sempre possibile tenere aperti i conti dormienti in attesa del loro eventuale risveglio da parte dei clienti.

freccia

Tra il 1° gennaio ed il 31 marzo di ogni annoLe banche sono tenute a comunicare al Min. dell’Economia ed a pubblicare su un quotidiano a tiratura nazionale l’elenco dei conti estinti (in quanto dormienti) entro il 31 dicembre dell’anno precedente.

freccia

Tra il 31 marzo ed il 31 maggio di ogni annoLe banche devolvono al Fondo il saldo complessivo dei conti dormienti estinti entro il 31 dicembre dell’anno precedente.A questo punto i depositanti dormienti dovranno rivolgersi necessariamente al Fondo per riavere il loro denaro.Il Fondo verrà utilizzato per risarcire le vittime di frodi finanziarie.

Autore: Steve Round

Condividi questo articolo su

14 Commenti

  1. Vorrei cortesemente chiedere come si può capire dall’estratto conto titoli quante azioni sono state acquistate, considerato che manca la voce specifica e sono indicate solo la data, il valore nominale e il prezzo. Grazie

    Rispondi al Commento
  2. Salve, in base a tale stato patrimoniale, quali voci rientrano nelle attività correnti e quali nelle passività correnti?

    Rispondi al Commento
  3. complimenti! semplice e chiaro
    avrei una domanda:
    nel calcolo degli interessi si fa riferimento al metodo Amburghese senza fare cenno dei metodi Zigoli e Besta. in cosa consistono?
    gz1000

    Rispondi al Commento
  4. Ottimo! Trovo particolarmente di pregio la semplicità di linguaggio nel esprimere i concetti che diventano così facilmente comprensibili!

    Rispondi al Commento
  5. è UN ECCELLENTE CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL MONDO BANCARIO, DI CUI SPESSO SI PARLA A SPROPOSITO

    Rispondi al Commento
  6. è proprio quello che stavo cercando!! sito veramente utile, bravissimi

    Rispondi al Commento
  7. Vorrei sapere se è possibile costituire in pegno dei titoli, a garanzia della fidejussione, rilasciata a favore della banca affidante per linee di credito accordate a terzi. Quindi non garanzia diretta bensì indiretta.. Vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi che regolano questa procedura. Mille grazie

    Rispondi al Commento

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.