Banca ed operazioni bancarie: corso completo

Cos’è la banca e come funziona

Le operazioni di finanziamento

I finanziamenti delle banche

Le principali forme tecniche di finanziamento praticate dalle banche sono le seguenti:

Vale la pena ricordare che prima dell’erogazione del finanziamento la banca procede alla valutazione del richiedente il finanziamento, per sapere se questi è meritevole di ricevere un fido. Tale processo prende il nome di istruttoria e solo nel caso essa termini con una valutazione positiva la banca concede il fido (vedi capitolo 8 di questo corso).

Il fido è dunque l’importo massimo del credito, deciso in fase di istruttoria, che la banca decide di concedere all’affidato, il quale potrà utilizzarlo mediante la forma tecnica di finanziamento stabilita dalla banca.

Il fido, valutato con l’istruttoria, è quindi il presupposto del successivo prestito da erogare al cliente.

I finanziamenti si distinguono, oltre che per le forme tecniche di erogazione sopra elencate, in base ad altre caratteristiche.

Secondo le modalità di utilizzo abbiamo:

  • crediti di cassa, che sono i veri e propri prestiti della banca alla clientela affidata
  • crediti di firma, con i quali la banca garantisce un’obbligazione del proprio cliente e che pertanto si trasformano in crediti di cassa solamente nel caso il cliente non adempia la sua obbligazione, costringendo la banca ad intervenire per cassa a favore del beneficiario della garanzia prestata

Secondo la garanzia offerta dal cliente abbiamo:

  • prestiti con garanzia reale, quando il finanziamento è garantito da ipoteca su un immobile o pegno su un bene mobile (per es. da titoli di credito)
  • prestiti con garanzia chirografaria (o personale), quando il finanziamento è garantito da una o più fidejussioni di terzi
  • prestiti in bianco, quando il finanziamento non è garantito (ma è inutile dire che questi prestiti nella prassi bancaria sono molto rari)

Secondo la scadenza abbiamo:

  • finanziamenti a breve, se la scadenza non va, convenzionalmente, oltre i 18 mesi
  • finanziamenti a medio-lungo termine, se la scadenza supera i 18 mesi

Secondo le modalità di rimborso abbiamo:

  • prestiti autoliquidanti (o scadenzati), quando l’adempimento del debitore estingue o riduce automaticamente il prestito (per es. i mutui)
  • prestiti a revoca, quando non esiste una scadenza pattuita per il finanziamento, che quindi si estinguerà al momento dell’esercizio della facoltà di recesso concessa ad ambedue le parti (banca ed affidato)

Per concludere questa introduzione alle forme di credito delle banche, un cenno ai finanziamenti agevolati, che sono quelle agevolazioni creditizie concesse dallo Stato o comunque da un Ente pubblico (anche sovranazionale, per es. la UE) a determinati soggetti per incentivare lo sviluppo economico di una zona geografica, di un settore o in generale del Paese.

Le più frequenti forme tecniche dei finanziamenti agevolati sono:

  • contributi in conto interessi, quando l’ente facilitatore agevola gli interessi del finanziamento, ovvero permette di ricevere credito ad un tasso di interesse inferiore rispetto a quello di mercato
  • contributi in conto capitale, quando l’agevolazione consiste nella possibilità di rimborsare solo una parte del capitale ricevuto in prestito (per es. il 50%), così da utilizzare il denaro prestato per investimenti patrimoniali
  • contributi a fondo perduto, quando l’agevolazione arriva addirittura a non pretendere dal soggetto debitore la restituzione del capitale ricevuto in prestito, così da permettere, anche qui, la realizzazione di investimenti in beni durevoli
  • contributi in conto esercizio, che per il beneficiario costituiscono dei proventi economici straordinari (ricavi d’esercizio)
  • prestazioni di garanzie, tra le quali il caso più emblematico è l’intervento di un consorzio fidi (pubblico o privato) nel finanziamento richiesto ad una banca dal proprio cliente, con cui il consorzio garantisce il rimborso, da parte dell’affidato, di una certa percentuale del capitale prestato
  • crediti d’imposta, quando a fronte di un prestito il suo utilizzatore ha la possibilità di detrarre dalle imposte (quindi in dichiarazione dei redditi) una percentuale degli interessi pagati

Apertura di credito in conto corrente

Con questo contratto la banca s’impegna a mettere a disposizione una certa somma sul conto corrente del cliente, fino alla scadenza pattuita o a tempo indeterminato.

In altre parole con l’apertura di credito in c/c si dà la possibilità al correntista di prelevare di più di quanto versato (ed entro i limiti del fido accordato), andando a debito con il saldo del conto.

L’utilizzo della somma a disposizione potrà essere effettuato attraverso più prelevamenti, in base alle esigenze di liquidità del cliente, ed anche il reintegro delle somme utilizzate potrà avvenire mediante più versamenti successivi: cioè ai prelevamenti che vanno ad intaccare il fido si succedono i versamenti di rimborso, in un continuo di movimenti in addebito ed in accredito lasciati alla libera discrezionalità dell’affidato.

Ovviamente gli interessi saranno pagati in sede di liquidazione del c/c e quindi, generalmente, con cadenza trimestrale.

 

Si ricorda che sui c/c è ammesso il c.d. anatocismo perfetto, cioè la possibilità per la banca di calcolare interessi su interessi a patto che gli interessi a debito del correntista siano contabilizzati sul c/c con la stessa periodicità di quelli a credito (in parole più semplici: alla liquidazione trimestrale degli interessi, questi sono imputati sul conto sia se sono a favore della banca, sia se sono a favore del correntista).

I costi del prestito sono quindi:

  • il tasso debitore (tasso fido), da pagare sui saldi a debito e differente da quello, più alto, addebitato per gli sconfinamenti
  • la commissione sull’accordato, che non può superare per legge lo 0,50% trimestrale (cioè il 2% annuo) dell’importo del fido

Rispetto ad altre forme di finanziamento (per es. al mutuo), l’apertura di credito in c/c è molto più flessibile riguardo le sue modalità di utilizzo e ciò comporta diversi vantaggi:

  • si pagano gli interessi solo sulle somme effettivamente utilizzate (pertanto se in un trimestre non si utilizza il fido non ci sono interessi a debito, ma solo la commissione sull’accordato)
  • il cliente decide da solo quanto utilizzare del fido e come rimborsarlo (se tutto insieme oppure, più realisticamente, mediante versamenti successivi di cui può decidere gli importi ed i tempi di rimborso)
  • questo tipo di credito si adatta perfettamente al c/c già aperto per le esigenze di cassa della famiglia o dell’impresa, non essendo necessario aprirne un altro

L’apertura di credito in c/c non deve essere confusa con gli scoperti di valuta, nei quali il correntista incappa, suo malgrado, a causa di valute sugli accrediti successive a quelle di prelevamento delle relative somme (si pensi all’accredito dello stipendio con valuta giorno seguente e subito prelevato dal correntista), né con gli sconfinamenti temporanei, che la banca può eccezionalmente concedere al suo correntista in momentanea difficoltà monetaria, quando ritiene comunque sicuro un pronto rientro della somma anticipata mediante autorizzazione dello sconfino.

L’apertura di credito può essere, riguardo alla scadenza:

  • a tempo determinato, quindi con una scadenza espressa, al decorrere della quale la banca revoca il credito
  • a tempo indeterminato (o a revoca), quando, non esistendo una scadenza, il venir meno dell’affidamento dipende dall’esercizio della facoltà di recesso da parte del cliente o della banca

Per concludere vediamo un esempio grafico di utilizzo del c/c affidato, rappresentativo della riserva di liquidità a disposizione del correntista (privato/famiglia o impresa), costituita dalla differenza tra fido concesso (importo max del fido) e fido utilizzato (saldo contabile del conto).

content_affidamento in cc

Mutuo

E’ il contratto con il quale la banca (mutuante) consegna all’affidato (mutuatario) una somma di denaro in un’unica soluzione, con l’impegno da parte di quest’ultimo di restituire la somma prestata in rate periodiche.

In genere si ricorre al mutuo per coprire fabbisogni durevoli di liquidità, tant’è che le durata del mutuo è sempre a medio-lungo termine (con scadenze che vanno dai 3 ai 20 anni).

Un esempio emblematico di ricorso al mutuo a lungo termine si ha nell’edilizia abitativa, quando il prestito serve per finanziare l’acquisto della casa. Tale scopo del mutuo è anche agevolato dallo Stato, che permette la detrazione fiscale di parte degli interessi pagati sul mutuo quando questo è destinato all’acquisto della prima casa.

Il rimborso avviene in rate periodiche, generalmente mensili, che comprendono il capitale da restituire più gli interessi.

L’importo e le scadenze delle singole rate sono evidenziate nel piano d’ammortamento che la banca consegna al mutuatario all’atto di accensione del mutuo.

In Italia i mutui sono erogati per lo più col metodo dell’ammortamento francese, che prevede la costanza della rata per tutta la durata del prestito (ovviamente in costanza del tasso di interesse).

Con l’ammortamento francese le rate iniziali del mutuo hanno una parte preponderante di interessi, mentre la componente di capitale è ridotta al minimo. Le ultime rate del piano sono invece costituite quasi interamente da capitale, mentre la parte di interessi è veramente contenuta.

Il tasso di interesse pattuito per il mutuo può essere:

  • fisso, che quindi non cambia per tutta la durata del prestito
  • variabile, cioè agganciato ad un parametro di mercato – in genere l’Euribor – che lo fa variare trimestralmente o semestralmente, a seconda di quanto pattuito tra cliente e banca (pertanto il tasso di interesse sul mutuo è pari all’Euribor del periodo più una maggiorazione chiamata spread; esempio: se l’Euribor è uguale al 2% e lo spread concordato con la banca è il 3%, il tasso sarà del 5% e varierà periodicamente nella stessa misura dell’Euribor)
  • misto, quando la banca dà al cliente affidato la possibilità di modificare nel corso del contratto alcune modalità del tasso (per es. gli concede la facoltà di passare dal fisso al variabile o viceversa, oppure di applicare un CAP, ovvero un tetto max al tasso variabile per il quale esso non potrà mai superare un certo livello, chiamato appunto CAP)

Dal punto di vista della garanzia il mutuo può essere:

  • ipotecario, quando è garantito dall’ipoteca su un immobile (che può essere anche quello per il cui acquisto si sta appunto prendendo il mutuo)
  • chirografario, quando la garanzia è costituita solo da una o più fidejussioni

Ovviamente nel caso di mutuo ipotecario il costo per la sua erogazione è molto più alto e ciò è dovuto alla somma delle seguenti numerose spese:

  • provvigioni della banca per l’istruttoria
  • spese di perizia dell’immobile, finalizzate a conoscere il suo valore commerciale
  • premi di assicurazione per salvaguardare l’immobile dato in garanzia
  • spese notarili, comprendenti sia il suo onorario, sia le spese di iscrizione ipotecaria
  • imposta sostitutiva, molto più pesante nel caso l’immobile da acquistare non costituisca la prima casa del mutuatario
  • commissioni di pagamento delle singole rate
  • eventuali premi di assicurazione da versare per la polizza di protezione, che servono a garantire la banca, attraverso la stipulazione di una polizza vita, per il rischio di decesso del mutuatario o di sua invalidità o di perdita del posto di lavoro (questi premi possono essere pagati una tantum al momento di erogazione del mutuo o, più frequentemente, insieme alle rate periodiche)

Per avere una misura sintetica di queste spese occorre considerare il TAEG, che è l’indice con sui si esprime appunto il costo complessivo del prestito, da tenere sempre presente per la valutazione ed il confronto dei vari tipi di mutuo: non bisogna quindi riservare l’attenzione al solo tasso di interesse, ma anche a tutte le spese da pagare per il mutuo concesso.

Fortunatamente la legge è intervenuta spesso sulla disciplina dei mutui, obbligando la banca a degli adempimenti finalizzati al contenimento dei costi per il mutuatario.

E’ sufficiente in questa sede ricordare le norme che regolamentano:

  • l’estinzione anticipata del mutuo, azzerando le commissione percepite dalle banche per tale eventualità
  • la rinegoziazione del mutuo, rendendola obbligatoria in alcuni casi riguardanti l’acquisto dell’abitazione principale
  • la portabilità del mutuo, consistente nell’obbligo fatto alla banca mutuataria di non ostacolare la richiesta del mutuatario circa il trasferimento del mutuo ad altra banca che gli offre evidentemente condizioni più vantaggiose

Per concludere ricordiamo che il cliente può ottenere dalla banca, prima del mutuo vero e proprio, un periodo di preammortamento, nel quale egli corrisponde alla banca i soli interessi sulla somma prestata, calcolati ad un tasso anche diverso da quello che verrà poi applicato al piano d’ammortamento concordato. In questo modo si sposta nel tempo, fino all’erogazione del mutuo definitivo, il rimborso di capitale ed interessi.

Allo stessa stregua, quando l’erogazione del mutuo vero e proprio va per le lunghe (e non è un’eventualità molto rara), la banca può concedere un prefinanziamento, ovvero un prestito “ponte” al quale è applicato un tasso di interesse di mercato indipendente da quello concordato per il mutuo che seguirà.

Ecco un esempio di piano d’ammortamento per un mutuo di euro 50.000 a 5 anni,  tasso di interesse fisso del 7%.

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Credito ai consumatori

Per credito ai consumatori si intende la concessione di credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

In pratica è credito al consumo qualsiasi operazione di finanziamento (fidi in c/c, mutui, ecc…) compiuta da un privato per fini personali e comunque diversi dall’acquisto o ristrutturazione di immobili.

Per poter parlare di credito al consumo i debitori devono avere dei particolari requisiti soggettivi.

Infatti sono definibili come consumatori solo:

  • le persone fisiche (quando non agiscono in veste di imprenditori o liberi professionisti)
  • i condomìni

Ma anche il credito deve avere delle specifiche caratteristiche (dette requisiti oggettivi) per essere al consumo.

Infatti il credito al consumo per essere tale deve:

  • essere compreso tra i 200 e i 75.000 euro
  • non essere finalizzato all’acquisto o conservazione di immobili
  • avere una garanzia di valore inferiore a quello del finanziamento, se riguarda un prestito garantito da beni mobili (per es. da titoli)
  • avere una durata inferiore o uguale a 5 anni, se riguarda un prestito garantito da ipoteca

Nel caso il credito abbia i suddetti requisiti soggettivi ed oggettivi e quindi sia classificabile come credito al consumo, si applica una disciplina molto stringente per la banca, perché destinata ad offrire maggiore tutela al debitore nella sua veste di consumatore.

Il credito al consumo è infatti soggetto a rigide norme riguardo:

  • la pubblicità e la trasparenza delle condizioni
  • il monitoraggio del credito da parte della banca, perché al verificarsi di sconfinamenti sono previsti a suo carico determinati adempimenti
  • diritti del consumatore con particolare riferimento al:
    • recesso dal contratto
    • rimborso anticipato del finanziamento

Sconto cambiario

E’ il contratto con cui la banca (scontante) anticipa al cliente (scontatario) il valore facciale di una cambiale prima della sua scadenza, previa deduzione di una somma a titolo di sconto, mediante cessione salvo buon fine della cambiale stessa.

La somma che la banca trattiene come sconto dal valore nominale della cambiale (e che rappresenta il suo guadagno) è calcolata con la formula dello sconto commerciale, in cui i giorni sono quelli che vanno dalla data di accettazione dell’operazione alla scadenza più un certo numero di giorni fittizi (i quali aumentano il guadagno della banca e sono detti giorni banca).

La differenza tra il valore facciale della cambiale e la somma trattenuta a titolo di sconto, derivante dal calcolo di cui sopra, è accreditata sul c/c del cliente scontatario e prende il nome di netto ricavo.

In formule abbiamo pertanto:

Netto ricavo (accreditato in c/c) = Importo della cambiale – Sconto

dove lo Sconto è dato da (V x t x (gg. + giorni banca)/365) ed in cui:

V         = importo della cambiale

t           = tasso di sconto diviso 100

gg.       = giorni cha vanno dalla data dell’operazione di sconto alla scadenza della cambiale

Esempio:

cambiale di euro 1.000 a 3 mesi, tasso di sconto 8%, giorni banca 10, commissioni incasso € 5,00

Sconto = 1.000 x 8/100 x (90 +10)/365 = euro 21,92

Netto ricavo = 1.000 – 21,92 = 978,08

ed a parte verranno addebitate le commissioni d’incasso di euro 5,00

In gergo finanziario il fido concesso dalla banca per lo sconto cambiario è detto castelletto bancario.

Le cambiali che possono essere scontate sono sia i pagherò, sia le tratte accettate (per avere l’impegno cambiario del debitore-accettante), ma alcune banche scontano alla loro clientela migliore anche le tratte non accettate.

L’operazione di sconto è generalmente utilizzata dagli imprenditori che hanno nel loro portafoglio cambiali ricevute dai propri clienti, derivanti dal pagamento delle merce venduta.

Per questi imprenditori il vantaggio dello sconto è quello di smobilizzare un credito prima della sua naturale scadenza, quando, per esigenze di liquidità, essi non hanno la possibilità di aspettarla.

Tecnicamente la cambiale viene formalmente ceduta alla banca, cioè trasferita mediante girata, e quindi alla sua scadenza provvederà la banca stessa a riscuoterla dal debitore cambiario ceduto, in qualità di nuovo creditore. Se il debitore paga, allora l’operazione finisce qui, perché la banca incamera il valore della cambiale come rimborso dell’operazione di sconto, altrimenti, in caso di mancato pagamento alla scadenza della cambiale, la banca può rifarsi, per effetto della cessione cambiaria avvenuta salvo buon fine (s.b.f.), sul suo cliente scontatario, addebitandogli l’intero importo della cambiale più le spese di protesto.

Quindi la cessione s.b.f. della cambiale alla banca significa che, in caso di suo mancato incasso, il cliente scontatario è obbligato a restituire alla banca l’importo nominale dell’effetto scontato.

Anticipo sbf di effetti e ricevute bancarie (Ri.Ba.)

L’anticipo sbf è diverso dallo sconto cambiario, anche se spesso le due operazioni sono confuse tra di loro.

In realtà il sbf non è uno sconto, bensì un’operazione d’incasso, nella quale il cliente che è stato affidato (con un castelletto sbf) riceve, in conseguenza del trasferimento di effetti o Ri.Ba. alla banca, l’intero valore nominale dei titoli, detratte le sole commissioni d’incasso.

La somma corrispondente viene accreditata sul C/C del cedente e la banca provvederà alla scadenza ad incassare le cambiali di cui è divenuta beneficiaria, incamerando la relativa somma come nel caso dello sconto.

A differenza dello sconto qui le cambiali o le ricevute bancarie presentate al sbf sono accreditate per l’intero importo facciale (detratte le sole commissioni d’incasso, d’importo limitato), anziché al netto dello sconto, come abbiamo invece visto nell’altra operazione.

Questo è possibile perché l’importo dell’anticipo sbf riconosciuto al cedente affidato è accreditato con una valuta pari o superiore alla scadenza della cambiale o ricevuta trasferita.

Di conseguenza, al momento in cui il correntista preleva la somma per le sue necessità, si determina uno “scoperto di valuta” sul conto corrente, con la conseguente maturazione di interessi a suo debito.

Interessi che, addebitati trimestralmente in sede di liquidazione del c/c, costituiscono appunto il guadagno della banca ed il costo per l’affidato, derivanti dall’operazione salvo buon fine.

Ovviamente qualora la cambiale o la ricevuta bancaria ceduta non fosse pagata alla scadenza la banca si rifà sul cliente cui ha anticipato la somma.

Tecnicamente l’operazione di anticipo sbf può avvenire: o direttamente sul normale c/c del cliente, oppure su un conto transitorio fruttifero sbf, chiamato conto anticipo fruttifero, creato ad hoc per la gestione degli incassi di questa operazione di finanziamento.

Anticipo fatture

Attraverso questa modalità di finanziamento gli imprenditori (cui è necessariamente rivolta l’operazione) possono ottenere immediatamente dalla banca una percentuale (che va dal 60 all’80 per cento) della fattura da loro emessa, dietro cessione del relativo credito alla banca.

L’anticipo su fatture è dunque un importante strumento per liquidare i crediti commerciali derivanti dall’esercizio di attività economiche e riguarda commercianti ed artigiani che hanno incassi riscuotibili dopo un certo numero di giorni dal ricevimento fattura, cioè coloro che concedono ai propri clienti pagamenti cosiddetti “a respiro”.

Anche in questo caso il mancato pagamento delle fatture cedute determina il diritto della banca di procedere contro il proprio cliente per riavere la somma corrispondente al totale della fattura (ovvero l’importo anticipato più il guadagno). Generalmente la banca, in tale evenienza, provvede all’addebito sul c/c del proprio cliente, eventualmente facendolo sconfinare per poi attivarsi per il recupero, anche giudiziale, di quanto dovuto.

Anticipazione bancaria

E’ il contratto con il quale la banca finanzia il suo cliente (anticipato) previa costituzione da parte di quest’ultimo di un garanzia sotto forma di pegno, generalmente di titoli pubblici, ed in cui la somma del finanziamento è sempre proporzionale al valore stimato del pegno.

In altre parole l’anticipato consegna dei titoli alla banca in garanzia (pegno), la quale li valuta discrezionalmente per poi togliere da tale valore una certa percentuale, detta scarto: quello che rimane dopo la sottrazione è l’importo dell’anticipazione bancaria, cioè del valore da rimborsare alla scadenza. L’affidato invece prenderà materialmente il valore attuale di questo importo, che quindi tiene conto della durata dello stesso e del tasso di sconto applicato.

Per esempio, nel caso di un pegno in BTP del valore (stimato dalla banca) di euro10.000, avremo la seguente situazione per un’anticipazione a 3 mesi con tasso di sconto del 10%:

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L’entità dello scarto varia in base al tipo di garanzia: per es. per i titoli di Stato è più basso di quello delle obbligazioni private, mentre lo scarto di queste ultime è più basso di quello delle azioni (perché la loro quotazione è più soggetta ad oscillazioni maggiori).

Da quanto si è setto sono 2 i principali elementi caratterizzanti l’anticipazione bancaria:

  1. il pegno di valori, dal quale non si può prescindere
  2. la proporzionalità del finanziamento rispetto il valore stimato del pegno, che rimane costante per tutta la dura del credito

Le banche hanno modellato 2 diversi tipi di anticipazione bancaria:

  1. Semplice o a scadenza fissa, in cui determinato il valore del pegno e tolto da questo lo scarto, quello che rimane è l’importo nominale del finanziamento, che si attualizza per il tempo ed il tasso riconosciuto al cliente così da ottenere il valore attuale del prestito, ovvero la somma materialmente resa disponibile all’anticipato. La somma da restituire a scadenza, pari all’importo del finanziamento prima dell’attualizzazione, dovrà essere rimborsata dal debitore ad un termine prestabilito.
  2. In conto corrente, in cui la somma messa del prestito, calcolata sempre come sopra, è accreditata sul c/c dell’anticipato e da questi utilizzata e rimborsata mediante successivi prelievi e versamenti in conto.

Oltre ai titoli di credito, la garanzia del pegno può essere costituita da merci o titoli rappresentativi di merci.

In questo contratto l’anticipato ha sempre il diritto di estinguere anticipatamente il debito o di decurtarlo parzialmente prima della scadenza.

Riporto bancario

E’ il contratto mediante il quale il cliente (riportato) trasferisce titoli di credito alla banca (riportatore) ad un certo prezzo, assumendosi l’obbligo di riacquistare dalla stessa, ad una determinata scadenza, titoli della stessa specie e qualità ad un prezzo maggiore di quello precedente a cui li ha venduti.

Si tratta quindi di una doppia operazione (consegna di titoli dietro pagamento di un prezzo), in cui la differenza di prezzo tra le due operazioni rappresenta il guadagno della banca.

Il riportato ottiene pertanto la disponibilità liquida di cui ha bisogno cedendo alla banca i suoi titoli, dei quali però ritornerà in possesso (pagando un prezzo di fatto comprensivo di capitale ed interessi) alla scadenza stabilita.

Credito di firma

Spesso i clienti bancari si trovano in condizione di chiedere alla banca, non una somma di denaro, bensì una garanzia circa l’adempimento di una loro obbligazione di natura finanziaria (per es. il pagamento dell’affitto o l’eventuale restituzione di un rimborso fiscale cui non avevano diritto).

In questa eventualità la banca non concede un finanziamento (ovvero un credito di cassa), ma rilascia la propria firma per garantire l’adempimento del suo cliente a favore di un terzo (per es. a favore del proprietario dell’immobile affittato o dell’Agenzia delle Entrate).

Per questa firma di garanzia di un’obbligazione potenziale (credito di firma) la banca ovviamente percepisce delle commissioni, generalmente in percentuale dell’impegno finanziario previsto.

Pertanto l’effettiva erogazione della somma di denaro, contrattualmente stabilita, si ha solo quando il cliente della banca non adempie l’obbligazione assunta e la banca paga al beneficiario della garanzia, trasformando conseguentemente il credito di firma in un credito di cassa che il cliente garantito dovrà rimborsare.

Da un punto di vista tecnico il credito di firma può assumere prevalentemente le forme di una:

  • fidejussione, con la quale il fidejussore-banca si obbliga verso il creditore, garantendo l’adempimento dell’obbligazione del proprio cliente.L’impegno della banca è formalizzato con il rilascio di una lettera di garanzia di diverso tenore a seconda degli impegni assunti dalla banca: per es. può essere previsto il pagamento della banca “a prima richiesta”, ovvero senza la dimostrazione dell’inadempimento del proprio cliente.
  • garanzia su polizza di credito commerciale, la quale ultima è uno strumento del mercato monetario con cui un soggetto, di accertato merito creditizio, contrae con un altro soggetto un debito esigibile ad una certa scadenza.La banca interviene nella polizza di credito commerciale garantendo il creditore e tutti i successivi  cessionari del credito, diventati tali per effetto della circolazione della polizza e del credito ivi incorporato. Alla scadenza il soggetto debitore fornisce alla banca la provvista necessaria al pagamento di quanto dovuto e questa provvede a trasferire la somma di denaro all’ultimo creditore-cessionario, previo ritiro di tutti i documenti attestanti la polizza in essere.

Apertura di credito documentario per il commercio con l’estero

Con il credito documentario la banca assume nei confronti del suo cliente (ordinante) l’impegno ad effettuare una certa prestazione a favore di un altro soggetto (beneficiario), in genere residente all’estero, dietro presentazione da parte di quest’ultimo di documenti esattamente corrispondenti a quelli indicati nel mandato ricevuto.

Questa operazione di finanziamento presuppone l’esistenza di un rapporto commerciale tra ordinante e beneficiario, per il quale l’ordinante (importatore) è l’acquirente di beni o servizi vendutigli dal beneficiario della prestazione (esportatore straniero).

Le parti coinvolte nell’apertura di credito documentario sono dunque:

  • l’ordinante-acquirente, che dà mandato alla sua banca di aprire il credito documentario a favore dell’esportatore-venditore dietro ritiro dei documenti indicati nella disposizione impartita alla banca
  • il beneficiario-venditore, residente all’estero, che è il destinatario dell’apertura di credito presso la sua banca, ma che per goderne deve presentarle i documenti richiesti dal compratore
  • la banca emittente, ovvero quella dell’importatore, che dà impulso all’operazione concedendo il credito documentario e relazionandosi con la banca straniera dell’esportatore
  • la banca confermante, ovvero quella dell’esportatore, che, ricevuta dalla banca emittente informativa completa sull’apertura di credito a favore del suo cliente, si attiva per comunicarglielo, confermando così il credito nei suoi confronti ed obbligandosi conseguentemente a mettergli a disposizione la somma convenuta, previo ritiro dei documenti previsti nell’informativa stessa

In sintesi il flusso delle attività tipiche di un’operazione di credito documentario può essere raffigurato dal seguente disegno, in cui appaiono anche i nomi delle comunicazioni che intervengono tra le parti interessate:

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Nel suo ordine alla banca l’acquirente-importatore deve inserire tutte le condizioni dell’operazione di credito documentario, perché essa è sostanzialmente regolata proprio da tali istruzioni.

Tra queste, particolare importanza è assunta dall’elenco dettagliato dei documenti che l’esportatore beneficiario del credito è tenuto a consegnare alla sua banca per ottenere il pagamento dei beni o servizi venduti.

Da un punto di vista tecnico l’apertura di credito documentario può essere di 2 specie:

  • revocabile, se l’impegno assunto dalla banca emittente è annullabile dall’ordinante in qualsiasi momento, fino al pagamento del credito;
  • irrevocabile, se invece è espressamente prevista tra le condizioni del credito l’impossibilità dell’ordinante di annullare o modificare l’operazione. In questo caso deve però essere indicata una data di scadenza, oltre la quale, in assenza di consegna dei documenti richiesti, l’importatore può annullare l’apertura di credito e quindi il pagamento.

Una particolare variante di questa complessa procedura è quella della lettera di credito, che semplifica notevolmente l’operazione.

Attraverso l’emissione (da parte della banca emittente) della lettera di credito, la banca dell’esportatore è tenuta a pagare il credito per il quale ha ricevuto notizia (tramite lettera di accreditamento) dietro presentazione della sola lettera di credito. Quest’ultima quindi è consegnata all’esportatore e funge da documento di legittimazione allo scopo di ottenere il pagamento della somma ivi indicata.

L’unica accortezza sta nel notificare l’esistenza della lettera di credito alla banca confermante, fornendo alla medesima anche uno specimen della firma del beneficiario, cosicché essa possa verificare, prima di effettuare il pagamento, la corrispondenza della firma di quietanza allo specimen inviato.

Finanziamento in pool

Si tratta di un finanziamento che, per l’elevata entità del fido da accordare, coinvolge non una sola banca, ma una pluralità di banche organizzate in consorzio.

La linea di fido è quindi accordata da tutte le banche che partecipano al pool, ciascuna per un importo pro-quota, e l’organizzazione dell’ operazione, nonché la definizione delle modalità del prestito, sono attribuite ad una banca capofila.

La banca capofila funge quindi da intermediario tra il consorzio di banche partecipanti al pool ed il beneficiario del finanziamento (in genere un’impresa di grandi dimensioni oppure un ente pubblico per la realizzazione di una grande opera infrastrutturale).

Pertanto le condizioni fondamentali del finanziamento sono fissate dal pool, ma le decisioni sulle modalità operative e la concreta apertura ed utilizzo del fido accordato sono lasciate alla competenza della banca capofila.

Tecnicamente il finanziamento in pool può configurarsi come:

  • prestito stand-by, in cui l’utilizzo della linea di credito da parte del beneficiario avviene in modo ripetuto nel tempo, anche per cifre parziali, ma entro un certo termine previamente stabilito
  • prestito evergreen, in cui l’utilizzo del fido avviene, sempre in modo ripetuto nel tempo, ma senza una scadenza e quindi l’operazione è “a revoca”

Factoring

Con il factoring un’impresa cede i suoi crediti commerciali alla banca, che li paga in base ad una certa percentuale del loro presunto valore di riscossione e li incasserà alla loro scadenza essendone diventata la legittima titolare.

Mediante il factoring pertanto la banca anticipa all’impresa i crediti da questa vantati (dopo la valutazione del loro presunto importo di realizzo), trattenendosi però una parte del loro valore che rappresenta il suo guadagno.

Si tratta di una classica operazione di smobilizzo di crediti a scadenza, finalizzata a creare la liquidità di cui ha urgente bisogno l’impresa cedente.

In Italia solo poche banche di grande dimensione praticano il factoring ai propri clienti.

Le parti del factoring sono:

  • il factor, cioè la banca, che s rende cessionaria dei crediti
  • il cedente, ovvero l’impresa cliente della banca, che ha nel suo portafoglio crediti provenienti da transazioni commerciali, ma non ha la possibilità finanziaria di attendere la loro scadenza, perché ha necessità di fondi liquidi prima di questo termine
  • il debitore ceduto (o, più realisticamente, i debitori ceduti), il quale dovrà pagare alla scadenza nelle mani della banca cessionaria e non più all’impresa che gli ha venduto la merce

Il factoring può essere sostanzialmente di 2 tipi:

  • pro-soluto, ovvero con cessione definitiva del credito, in cui, una volta perfezionata l’operazione, l’impresa cliente non risponde più del mancato pagamento dei crediti da parte del debitore ceduto
  • pro-solvendo, ovvero con cessione salvo buon fine, quando invece, pur avendo realizzato l’operazione di factoring, il cedente continua ad essere responsabile del mancato pagamento dei crediti e sarà quindi chiamato al pagamento degli stessi in caso di inadempimento del debitore ceduto

La somma che la banca trattiene al cedente, cioè la differenza tra il valore presunto di realizzo dei crediti e l’importo pagato al cliente per la cessione, varia in base al tipo di factoring, essendo ovviamente più alta nel caso di factoring pro-soluto (perché la banca potrebbe non riscuotere i crediti, sostenendo così una perdita secca).

In realtà le banche italiane, oltre ad essere parti attive (cioè factor) di un’operazione di factoring, sono sempre più spesso parti passive di quest’ultima, cioè entrano nel contratto di factoring come cedenti dei loro stessi crediti, rappresentati dai prestiti alla clientela.

L’obiettivo di tale factoring “all’incontrario”, in cui è la banca a cedere ad una società di factoring specializzata i suoi crediti per finanziamenti erogati, è duplice:

  • creare liquidità, nei momenti in cui essa scarseggia (quindi per lo stesso motivo per cui le imprese chiedono il factoring alla banca), cedendo crediti in bonis (per es. mutui) alla società di factoring
  • diminuire la quantità di crediti deteriorati, quando, per motivi di bilancio e per migliorare gli indici della sua situazione finanziaria, la banca ha necessità di non mostrare a terzi una mole eccessiva di crediti di dubbia riscossione, cedendo di conseguenza questi stessi crediti (chiamati tecnicamente sofferenze)

Quando la banca cede i suoi finanziamenti (in bonis o in sofferenza) alla società di factoring deve fare attenzione alla modalità di cessione, perché se essa è pro-solvendo allora non è assolutamente possibile eliminare l’importo dei crediti ceduti dal bilancio, in quanto il rischio del loro mancato pagamento rimane comunque a carico della banca.

E questo divieto allo stralcio dal bilancio bancario dei crediti ceduti permane anche se l’operazione è definita nel contratto di factoring come pro-soluto, perché bisogna guardare alla sostanza dell’operazione e non alla sua forma. Ci sono infatti molti casi in cui il contratto definisce pro-soluto l’operazione di factoring ed invece la banca è comunque tenuta, alla fin fine, a rimborsare il factor del mancato pagamento dei debitori ceduti.

Leasing

Il leasing è sostanzialmente un contratto di locazione (affitto) di impianti e macchinari produttivi (o di immobili), che si distingue però dai normali contratti di affitto per la facoltà riconosciuta al conduttore di riscattare il bene locato, cioè di diventarne proprietario ad una certa data, pagando un prezzo, detto appunto “di riscatto”, inferiore al valore di mercato del bene.

Con il contratto di leasing quindi un’impresa, bisognosa di un certo bene materiale per la sua attività, lo prende in locazione dalla banca pagando un canone periodico. Alla fine del contratto (o comunque alla scadenza stabilita) l’impresa conduttrice/utilizzatrice del bene ha 3 possibilità:

  • restituire il bene, facendo in questo modo coincidere il leasing con il normale contratto di affitto di beni mobili
  • prorogare il contratto di leasing per una altro periodo da concordare
  • pagare il prezzo di riscatto e diventare proprietaria del bene (in contabilità il bene passerà dai conti d’ordine ad una delle voci delle immobilizzazioni materiali)

Così come abbiamo detto per il factoring, anche questa operazione è compiuta in Italia solo da grandi banche a tal fine specializzate.

Project financing

E’ un’operazione di credito poco praticata in Italia, ma vista la tendenza del nostro mercato del lavoro a favorire ormai i contratti di lavoro atipici (lavoratori parasubordinati, a tempo determinato, ecc…), si può facilmente ipotizzare che il sistema bancario italiano dovrà necessariamente prevedere, nei prossimi anni, una qualche forma di prestito rientrante in questa tipologia di valutazione del futuro di un’impresa, più che del suo passato.

E ciò anche considerando la grande vischiosità delle banche italiane sotto questo punto di vista, da sempre tradizionalmente impegnate a valutare i trascorsi passati di un’organizzazione aziendale, come se essi si ripetessero comunque e sempre nel futuro, anziché le sue pianificazioni e strategie di sviluppo che tengono più realisticamente conto dei probabili scenari prossimi del mercato.

Il project financing è, come dice il nome, il finanziamento di un progetto imprenditoriale.

La banca valuta quindi la validità e realizzabilità concreta del progetto per il quale l’impresa chiede il prestito, cioè la sua capacità tecnica, finanziaria ed economica di produrre un flusso di reddito nel futuro.

Dal flusso di reddito auspicato dipende infatti il rimborso del finanziamento e pertanto si può dire che il progetto si autofinanzia con il buon fine della sua realizzazione.

In definitiva il compito della banca è quello di stimare i flussi di cassa generati dall’esecuzione del progetto, allo scopo di costruire un piano di rimborso compatibile con essi.

In ottica più tecnica possiamo distinguere 3 fasi dell’operazione:

  • fase di proposizione del progetto ai finanziatori da parte dell’impresa privata o pubblica (ad esempio per la realizzazione di “grandi opere”)
  • fase di implementazione e realizzazione del progetto, durante la quale può essere creata all’uopo una società ad hoc detta società di scopo (o SPV, Special Purpose Vehicle) che gestirà l’intera fase, provvedendo pure alla stesura dei contratti commerciali e finanziari
  • fase di gestione del progetto, che consiste nella concreta messa in funzione dell’opera risultante dal progetto e nella conseguente produzione dei primi ricavi reddituali, con i quali si vanno a pagare le rate iniziali dei finanziamenti ottenuti per il progetto

Autore: Steve Round

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16 Commenti

  1. è possibile cambiare un assegno senza essere clienti dalla banca e quali documenti bisogna presentare ?

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    • Generalmente le banche cambiamo assegni a non clienti solo per piccoli importi, chiedendo ovviamente il documento di identità al portatore del titolo.
      Quindi, in linea di massima, per importi grandi le banche non procedono a cambiare assegni a soggetti che non sono loro clienti. Questo comportamento delle banche è pienamente legittimo perché esse ritengono eccessivo il rischio che il portatore del titolo non sia il legittimo titolare del diritto in seguito ai regolari trasferimenti del medesimo (anche se, invero, ormai con l’obbligo della non trasferibilità degli assegni tale rischio si è molto affievolito).
      Pertanto chi riceve in pagamento un assegno deve necessariamente avere un conto corrente bancario e gli assegni possono essere cambiati solo presso la banca ove il beneficiario è cliente (non presso quella ove si trova il conto corrente sul quale il titolo è tratto, cosiddetta banca “trattaria”).
      Esiste comunque un modo per farsi cambiare gli assegni dalla banca trattaria che pochi conoscono (anche gli stessi bancari): quello di farseli girare dal traente (cioè da colui che firma) “per conoscenza e garanzia”, ovvero scrivendo tale formula sulla parte posteriore dell’assegno accompagnata dalla firma del correntista traente il titolo. In questo modo la banca, verificata la firma per conoscenza del proprio cliente, può tranquillamente pagare l’assegno al legittimo beneficiario identificato con un documento di identità, perché la responsabilità del pagamento l’ha assunta il traente, liberando la banca.

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  2. Vorrei cortesemente chiedere come si può capire dall’estratto conto titoli quante azioni sono state acquistate, considerato che manca la voce specifica e sono indicate solo la data, il valore nominale e il prezzo. Grazie

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  3. Salve, in base a tale stato patrimoniale, quali voci rientrano nelle attività correnti e quali nelle passività correnti?

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  4. complimenti! semplice e chiaro
    avrei una domanda:
    nel calcolo degli interessi si fa riferimento al metodo Amburghese senza fare cenno dei metodi Zigoli e Besta. in cosa consistono?
    gz1000

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  5. Ottimo! Trovo particolarmente di pregio la semplicità di linguaggio nel esprimere i concetti che diventano così facilmente comprensibili!

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  6. è UN ECCELLENTE CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL MONDO BANCARIO, DI CUI SPESSO SI PARLA A SPROPOSITO

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  7. è proprio quello che stavo cercando!! sito veramente utile, bravissimi

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  8. Vorrei sapere se è possibile costituire in pegno dei titoli, a garanzia della fidejussione, rilasciata a favore della banca affidante per linee di credito accordate a terzi. Quindi non garanzia diretta bensì indiretta.. Vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi che regolano questa procedura. Mille grazie

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