Banca ed operazioni bancarie: corso completo

Cos’è la banca e come funziona

L’affidamento dei clienti e le garanzie

L’istruttoria di fido

Prima di concedere credito ad un cliente la banca valuta il suo merito creditizio, ovvero la capacità del cliente di rimborsare l’importo del prestito richiesto. Solo se questa valutazione, che prende il nome di istruttoria, ha esito positivo la banca concede il finanziamento per la somma richiesta. Altrimenti la banca nega il prestito, oppure consiglia al cliente di ridurre l’entità del prestito o la forma tecnica dello stesso (per es. da apertura di credito in c/c a mutuo).

E’ da evitare invece l’insana abitudine delle banche, in caso di valutazione negativa e quindi di redditi insufficienti, di chiedere al cliente garanzie aggiuntive, perché le garanzie non fanno reddito (ma servono solo per agevolare il recupero del credito durante il contenzioso) e pertanto i redditi continuano ad essere insufficienti, rendendo altamente probabile (anzi matematico) il deterioramento del fido eventualmente concesso (si crea cioè una “sofferenza”).

Attualmente le istruttorie di fido sono molto formalizzate (forse anche troppo, perdendo di vista le vere esigenze del cliente) ed anche estremamente automatizzate da un punto di vista informatico, nel senso che c’è spesso un algoritmo elettronico che valuta la possibilità di affidamento della clientela, a volte addirittura senza la necessità di un intervento umano e soggettivo nella decisione finale.

Si stanno pure diffondendo tabelle di scoring nell’attività di concessione dei finanziamenti: si tende cioè a praticare tassi di interesse e condizioni direttamente proporzionali al rischio di default del cliente affidato, ovvero più è probabile il mancato rimborso del prestito e più la banca si fa pagare la sua concessione di credito.

Le metodologie di istruttoria del fido da erogare sono diverse a seconda se il richiedente credito sia un privato (una famiglia) o un’impresa.

Nel caso sia il nucleo familiare a chiedere un prestito, per es. al fine di acquistare un’abitazione, la valutazione del merito creditizio tiene conto delle seguenti variabili:

  • andamento dei precedenti affidamenti
  • andamento degli affidamenti sul resto del sistema bancario
  • presenza di pregiudizievoli a carico del cliente (protesti, pignoramenti, ecc…)
  • redditi del nucleo familiare
  • tipologia dei redditi del nucleo familiare (purtroppo in Italia si continua a non affidare i lavoratori atipici)
  • altri impegni finanziari del nucleo eventualmente in corso
  • proprietà o locazione dell’abitazione in cui la famiglia risiede
  • altri beni patrimoniali della famiglia
  • valore del bene da acquistare con il finanziamento
  • garanzie bancarie che il nucleo può prestare (in assenza di garanzie anche il più meritevole di fido non lo ottiene)
  • qualsiasi altro elemento che può influire sulla capacità di rimborso del prestito

Una volta raccolte tutte le suddette informazioni, il metodo per valutare l’affidamento delle famiglie consiste, in linea generale e semplificando, nel calcolare il reddito familiare netto (RFN) mensile del nucleo, così da verificare se una certa percentuale di questo valore (in genere un terzo, 1/3) è sufficiente a sostenere l’impegno di rimborso derivante dal debito che la famiglia sta per contrarre.

Quanto esposto circa la metodologia di affidamento delle famiglie è forse più chiaro in questo nostro altro articolo cui rinviamo, all’interno del quale trovate anche un software per la simulazione pratica dei calcoli fatti dalla banca per affidare i nuclei familiari.

 

Diversa è la questione in caso di istruttoria di fido da concedere alle imprese.

Quando il richiedente credito è un’impresa la valutazione è molto più difficile, perché, oltre tutti i dati visti sopra per la famiglia, bisogna valutare (e bene) l’impresa stessa, ovvero la sua:

  • redditività economica
  • solvibilità patrimoniale
  • capacità finanziaria di far fronte alle passività

L’analisi dell’impresa è quindi una valutazione altamente tecnica, che peraltro non può limitarsi ai soli dati contabili, dovendo tener presenti anche altri elementi, extracontabili e di fatto, come per es. il rischio generazionale dell’organizzazione produttiva, qualora essa debba passare in gestione dal padre ai figli.

Sono di ausilio all’istruttoria fido delle imprese gli indici (ratios), le analisi per flussi, nonché gli eventuali business plan di cui la banca può disporre.

Una bella illustrazione di queste analisi per indici e flussi, allo scopo di riclassificare il bilancio aziendale e simulare la valutazione del merito creditizio dell’impresa da parte delle banche, è esposta nella nostra guida sull’argomento alla quale rinviamo. Anche qui trovate un semplice software per calcolare velocemente i principali indici aziendali, alla stregua di quello che fa la banca nell’ambito della sua istruttoria di fido.

Le garanzie bancarie

Le garanzie che la banca richiede ai clienti affidati servono solo per facilitare il recupero del credito quando lo stesso è andato in contenzioso a causa del suo mancato rimborso.

Non devono mai servire per integrare una valutazione del merito creditizio insufficiente per mancanza di redditi.

Ciò premesso, le garanzie richieste dalle banche a supporto del finanziamento sono:

  • ipoteca
  • pegno
  • fidejussione
  • avallo cambiario

Vediamole una per una.

L’ipoteca è una garanzia reale (dal latino res = cosa) che è sempre iscritta (cioè grava) su un bene immobile (casa o terreno) ed assiste generalmente mutui di elevata entità (per es. quelli destinati all’acquisto di un’abitazione).

Dice il codice civile (CC) che l’ipoteca attribuisce al creditore il diritto di espropriare, anche in confronto del terzo acquirente, i beni (immobili) vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall`espropriazione.

L`ipoteca può avere ad oggetto beni del debitore o di un terzo (c.d. “terzo datore di ipoteca”) e si costituisce mediante iscrizione nei registri immobiliari.

In altre parole quando c’è l’iscrizione ipotecaria su un immobile, presso i pubblici registri, nel caso il credito non sia rimborsato, la banca mutuataria può far vendere all’asta l’immobile ipotecato e prendersi dal ricavato della vendita quanto le spetta per capitale, interessi e spese. E questa procedura è esperibile anche quando l’immobile ipotecato è passato di proprietà dal debitore ad un terzo (ad es. per una vendita), perché l’ipoteca regolarmente iscritta segue sempre il bene: il terzo che compra infatti ha la possibilità di conoscere la presenza dell’ipoteca che grava sull’immobile (e quindi tutelarsi) leggendo i pubblici registri nei quali tale garanzia è iscritta.

Il finanziamento concesso non è generalmente mai maggiore dell’80% del valore dell’immobile ipotecato (la banca si premunisce così dell’eventuale deprezzamento del valore dell’immobile) e l’ipoteca deve essere di primo grado, cioè la prima iscritta. Infatti l’ipoteca prevale su tutti gli altri crediti non aventi garanzia reale, ma tra i creditori ipotecari sullo stesso bene prevalgono i gradi di iscrizione, ovvero il prezzo ricavato dalla vendita è attribuito in ordine cronologico di iscrizione.

Anche il pegno è una garanzia reale, ma su beni mobili. In particolare nelle banche l’oggetto del pegno sono ormai quasi esclusivamente i titoli di credito di massa (c.d. valori mobiliari: per es. i titoli di stato oppure le obbligazioni).

Il meccanismo del pegno è simile a quello dell’ipoteca con la differenza sostanziale che esso riguarda beni mobili (in genere strumenti finanziari) e quindi non c’è l’iscrizione del gravame su un qualche pubblico registro, bensì lo “spossessamento” del bene, che passa dal debitore al creditore quale prova appunto della costituzione della garanzia.

Dice il CC che il pegno è costituito a garanzia dell’obbligazione dal debitore o da un terzo per il debitore. Possono essere dati in pegno i beni mobili, le universalità di mobili, i crediti ed altri diritti aventi per oggetto beni mobili.

Il pegno si costituisce con la consegna al creditore della cosa o del documento che conferisce l’esclusiva disponibilità della cosa.

Anche per questa garanzia, nel caso di mancato rimborso del finanziamento, la banca creditrice ha diritto di vendere la cosa oggetto di pegno (per es. i titoli) e prendersi dal ricavato della vendita quanto le spetta per capitale, interessi e spese.

Generalmente il valore del bene dato in pegno è maggiore (pure di molto) dell’importo del credito che garantisce, perché la banca, per es. nel caso dei titoli, calcola una differenza in più (c.d. “scarto”) a tutela di eventuali cadute nella quotazione dei titoli.

Diversa è la natura giuridica ed il funzionamento della fidejussione, che è una garanzia personale.

Qui si tratta molto semplicemente di una persona che garantisce, con tutti i suoi beni, il debito di un’altra persona entro il limite stabilito, pari generalmente ad un multiplo del fido concesso. Non è più possibile, come una volta, far firmare al fideiussore un contratto di garanzia omnibus, cioè un contratto di garanzia valido per qualsiasi importo: ora la fidejussione può ancora estendersi automaticamente a tutti i prestiti contratti della persona garantita, ma ci deve sempre essere un limite di importo.

Dice il CC che è fideiussore colui che, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l`adempimento di un`obbligazione altrui. La volontà di prestare fideiussione deve essere espressa.

Se il credito non è rimborsato dal debitore, la banca può quindi indifferentemente rivolgersi per il pagamento al debitore principale o al suo fideiussore, agendo verso di essi con le consuete azioni giudiziarie a tutela dei crediti. Proprio per facilitare queste azioni legali, la fidejussione è nella pratica bancaria di fatto accompagnata dalla firma di una cambiale da parte del garante, la quale sarà azionata dalla banca, in caso di inadempimento del debitore, per il recupero giudiziale del suo credito.

L’avallo cambiario è ormai caduto in desuetudine. Veniva usato come garanzia (personale), rilasciata da un terzo, quando il debito era rappresentato da un cambiale (per es. nelle operazioni di sconto di accettazioni bancarie).

Consta di una semplice firma di garanzia, posta sulla cambiale, con cui il garante (avallante) si impegna a pagare, in solido con il debitore principale della cambiale stessa, qualora quest’ultimo non adempia l’effetto alla scadenza.

Autore: Steve Round

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16 Commenti

  1. è possibile cambiare un assegno senza essere clienti dalla banca e quali documenti bisogna presentare ?

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    • Generalmente le banche cambiamo assegni a non clienti solo per piccoli importi, chiedendo ovviamente il documento di identità al portatore del titolo.
      Quindi, in linea di massima, per importi grandi le banche non procedono a cambiare assegni a soggetti che non sono loro clienti. Questo comportamento delle banche è pienamente legittimo perché esse ritengono eccessivo il rischio che il portatore del titolo non sia il legittimo titolare del diritto in seguito ai regolari trasferimenti del medesimo (anche se, invero, ormai con l’obbligo della non trasferibilità degli assegni tale rischio si è molto affievolito).
      Pertanto chi riceve in pagamento un assegno deve necessariamente avere un conto corrente bancario e gli assegni possono essere cambiati solo presso la banca ove il beneficiario è cliente (non presso quella ove si trova il conto corrente sul quale il titolo è tratto, cosiddetta banca “trattaria”).
      Esiste comunque un modo per farsi cambiare gli assegni dalla banca trattaria che pochi conoscono (anche gli stessi bancari): quello di farseli girare dal traente (cioè da colui che firma) “per conoscenza e garanzia”, ovvero scrivendo tale formula sulla parte posteriore dell’assegno accompagnata dalla firma del correntista traente il titolo. In questo modo la banca, verificata la firma per conoscenza del proprio cliente, può tranquillamente pagare l’assegno al legittimo beneficiario identificato con un documento di identità, perché la responsabilità del pagamento l’ha assunta il traente, liberando la banca.

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  2. Vorrei cortesemente chiedere come si può capire dall’estratto conto titoli quante azioni sono state acquistate, considerato che manca la voce specifica e sono indicate solo la data, il valore nominale e il prezzo. Grazie

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  3. Salve, in base a tale stato patrimoniale, quali voci rientrano nelle attività correnti e quali nelle passività correnti?

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  4. complimenti! semplice e chiaro
    avrei una domanda:
    nel calcolo degli interessi si fa riferimento al metodo Amburghese senza fare cenno dei metodi Zigoli e Besta. in cosa consistono?
    gz1000

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  5. Ottimo! Trovo particolarmente di pregio la semplicità di linguaggio nel esprimere i concetti che diventano così facilmente comprensibili!

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  6. è UN ECCELLENTE CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL MONDO BANCARIO, DI CUI SPESSO SI PARLA A SPROPOSITO

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  7. è proprio quello che stavo cercando!! sito veramente utile, bravissimi

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  8. Vorrei sapere se è possibile costituire in pegno dei titoli, a garanzia della fidejussione, rilasciata a favore della banca affidante per linee di credito accordate a terzi. Quindi non garanzia diretta bensì indiretta.. Vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi che regolano questa procedura. Mille grazie

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