Bonus 110%: come funziona in pratica

Ecco un semplice esempio di come funziona il bonus del 110%

Si fa tanto parlare del bonus del 110% che spetta a chi esegue alcuni particolari interventi edilizi, di efficientamento energetico, sulle unità immobiliari.

Ma nessuno spiega bene come funziona questo beneficio fiscale del 110%. Pertanto lo facciamo noi di Studiamo.it

In poche parole se io eseguo, mediante un’impresa specializzata, dei particolari lavori sulla casa che mi costano 100 euro, ho la possibilità di recuperare fiscalmente 110 euro. Cioè non solo recupero tutto il costo pagato all’impresa che mi ha fatto i lavori, ma ci guadagno pure il 10%. Ad esempio se i lavori di efficientamento energetico sull’abitazione che occupo (alcuni interventi specifici, rigorosamente indicati dalla normativa) mi costano in tutto euro 20 mila, posso recuperare 22 mila euro, ovvero il 110% del costo complessivo degli interventi.

Ma non finisce qui, perché la normativa permette anche di non pagare affatto i lavori eseguiti. Cioè di fare i lavori presso l’abitazione senza sostenere oneri. Questo è possibile mediante due altre modalità di recupero previste dall’agevolazione del 110%, che si aggiungono alla classica detrazione fiscale: lo sconto diretto in fattura e la cessione del credito d’imposta.

Adesso però diventa più difficile capire il meccanismo del beneficio fiscale e pertanto abbiamo pensato di fare cosa gradita spiegando, con un semplice esempio numerico, il funzionamento di tutte queste agevolazioni.

Lo abbiamo fatto con la seguente tabella che riporta un esempio di interventi sulla casa, del costo totale di 100 euro, in conseguenza dei quali sono quantificati distintamente, in tutti i casi e per tutti i soggetti interessati, gli importi da pagare e quelli da incassare come beneficio fiscale.

 

Ecco dunque il nostro facile esempio di come funziona il bonus del 110% (ovviamente tutti i requisiti del bonus, riguardo il tipo di interventi, le asseverazioni e le comunicazioni da espletare, devono essere rispettati).

 

BONUS 110%

Ipotesi utilizzate (valori in €)
– Spese complessive per i lavori eseguiti: 100
– Anno di esecuzione lavori: tutti nel primo anno (2020)
– Prezzo di acquisto del credito da parte della banca: 102

ANNI

2020

2021

2022

2023

2024

2025

TOTALE

 

 

 

 

 

 

 

NORMALE DETRAZIONE FISCALE

Soggetto che ristruttura

Paga
(le fatture dell’impresa)

100

 

 

 

 

 

100

Incassa – detraz. fiscale
(mediante detrazione fiscale dall’anno seguente e sempre che ci sia capienza in dichiarazione)

 

22

22

22

22

22

110

Impresa che esegue i lavori

Paga
(l’impresa sostiene le ordinarie spese inerenti il lavoro)

Materie, Stipendi ed IVA

 

 

 

 

 

Materie, Stipendi ed IVA

Incassa
(dal cliente per le fatture emesse)

100

 

 

 

 

 

100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCONTO IN FATTURA

Soggetto che ristruttura

Paga

 

 

 

 

 

 

0

Incassa

 

 

 

 

 

 

0

Impresa che esegue i lavori

Paga
(l’impresa sostiene le ordinarie spese inerenti il lavoro)

Materie, Stipendi ed IVA

 

 

 

 

 

Materie, Stipendi ed IVA

Incassa – compensazione
(dall’anno dopo mediante compensazione con altre imposte e sempre che queste siano capienti)

 

22

22

22

22

22

110

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CESSIONE DEL CREDITO DI IMPOSTA

Soggetto che ristruttura

Paga
(con il prestito le fatture dell’impresa per 100 e la banca per gli interessi e le spese del finanziamento)

100 + interessi e spese del prestito

 

 

 

 

 

100 + interessi e spese del prestito

Incassa – cess. credito
(dalla banca il prezzo per la cessione del credito di imposta, in ipotesi 102)

102

 

 

 

 

 

102

Impresa che esegue i lavori

Paga
(l’impresa sostiene le ordinarie spese inerenti il lavoro)

Materie, Stipendi ed IVA

 

 

 

 

 

Materie, Stipendi ed IVA

Incassa
(dal cliente per le fatture emesse)

100

 

 

 

 

 

100

Banca

Paga
(al cliente affidato il prezzo di acquisto del credito di imposta, in ipotesi 102)

102

 

 

 

 

 

102

Incassa
(il complessivo credito di imposta, nonché gli interessi e le spese sul finanziamento concesso)

110 + interessi e spese del prestito

 

 

 

 

 

110 + interessi e spese del prestito

In altre parole se ho necessità di fare dei lavori in casa di efficientamento energetico per un totale di euro 50 mila, ecco le possibilità che mi si aprono davanti con il bonus del 110%:

  • scelgo la normale detrazione fiscale.
    In questo caso pago euro 50 mila (comprensive di IVA) alle società che mi eseguono i lavori e poi recupero in dichiarazione, dall’anno successivo, 11 mila euro (il 22%) ogni anno per 5 anni, fino ad arrivare ad un totale di euro 55.000 (il famigerato 110%).

    Attenzione però, perché per recuperare la somma pagata alle ditte, nonché il 10% in più, la mia imposta lorda deve essere capiente per tutti i 5 anni del recupero, cioè deve essere maggiore dell’importo della detrazione annuale (nell’esempio degli 11 mila euro), così da poter detrarre totalmente l’agevolazione.
    Altrimenti, se l’imposta non è sufficiente, perdo parzialmente o totalmente il beneficio fiscale del 110%.

 

  • posso optare per lo sconto in fattura.
    In questo caso le ditte che mi fanno i lavori applicano uno sconto in fattura pari alla somma dovuta di euro 50.000 (quindi non pago niente) ed io sono a posto così.
    Le ditte invece avranno la possibilità di compensare nel modello F24 la somma non incassata (€ 50.000) con le altre imposte da loro dovute, con il limite di euro 11 mila ogni anno per 5 anni, cioè con gli stessi limiti della detrazione fiscale di cui al punto precedente, fino ad arrivare anche in questo caso a 55.000 euro, ovvero al famigerato 110%.

    Attenzione però, perché per compensare l’importo, le società devono avere imposte capienti da versare in ciascun anno, cioè superiori alla somma da compensare (nel nostro esempio di € 11 mila), altrimenti perdono in tutto o in parte il beneficio del 110%.


    La presente modalità di applicazione del bonus del 110% appare quella di più difficile realizzazione, perché anche se alle ditte risulta molto conveniente alla fine dei 5 anni, in quanto guadagnano oltre il normale profitto imprenditoriale pure il 10% del bonus statale, esse devono come sempre anticipare le spese per il materiale, gli stipendi degli operai e l’IVA (che comunque va versata). Pertanto appare poco credibile che queste società possano aspettare 5 anni per recuperare le spese anticipate, anche se con un guadagno molto più ampio. Almeno nella mia realtà territoriale (Roma provincia) è così.


    È pur vero che la ditta ha con tale modalità un credito d’imposta che può eventualmente cedere a terzi (ad es. ad una banca) e quindi realizzare subito l’importo, senza aspettare i 5 anni, ma la vedo comunque una strada abbastanza ardua.

 

  • posso decidere per la cessione del credito d’imposta ad un terzo (ad es. una banca).
    In questo caso il bonus del 110% funziona come segue.
    La detrazione fiscale del 110% diventa un credito di imposta di pari ammontare (nel ns. esempio di 55.000 euro) che io vendo alla banca.
    Di conseguenza la banca mi concede un prestito a stato avanzamento lavori, nel ns. esempio di euro 50.000, che io utilizzerò per pagare le ditte per gli interventi eseguiti (tecnicamente il finanziamento sarà, verosimilmente, un’apertura di credito in conto corrente o un anticipo fatture).

    Il rimborso alla banca del prestito di euro 50.000 non mi deve spaventare, perché i fondi con i quali effettuerò il rimborso li prendo dai ricavi derivanti dalla cessione, alla stessa banca, del credito di imposta, secondo il prezzo di vendita pattuito anticipatamente.

    Sembra che le banche si stiano orientando verso un prezzo (per l’acquisto da parte loro del credito di imposta del 110%) che va dal 100% al 102%, forse 103%. Speriamo che qualche banca decida anche per qualcosa in più.

    Insomma nel migliore dei casi io ci guadagno, perché innanzitutto non pago i lavori in casa (e non è poco) e poi la banca mi dà ad esempio un 102% (cioè nel ns. esempio euro 51 mila), con i quali rimborso il finanziamento della stessa banca di € 50 mila e mi metto in tasca la differenza di euro mille (il 2%): un vero affare. In realtà le cose non stanno esattamente così, perché è facile supporre che il surplus del 2% sarà assorbito dagli interessi e dalle spese del prestito concesso. Anzi, molto probabilmente dovrò aggiungere qualcosa per saldare il conto con la banca per il finanziamento ricevuto.


    In ogni modo ho fatto i lavori a casa senza pagare o pagando pochissimo (alla banca) per il prestito concesso.


    La banca ovviamente ci guadagna parecchio da questo meccanismo, perché oltre agli interessi e le spese sul finanziamento erogato, prenderà anche l’intero bonus del 110% come cessionaria/beneficiaria del credito di imposta.

Speriamo di essere stati chiari con questi esempi numerici. Buona decisione!

Abbiamo messo tutto il nostro impegno nella stesura dell’articolo, ma esso ha esclusivamente finalità didattiche e la normativa è sempre di difficile interpretazione ed in continuo mutamento. Pertanto non fate affidamento sulle informazioni contenute nel testo. Ci esoneriamo quindi da qualsiasi responsabilità per i danni derivanti dall’uso dei dati forniti.

Autore: Steve Round

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4 Commenti

  1. domanda: se abito in un’abitazione di 3 appartamenti non costituenti condominio posso beneficiare delle agevolazioni?

    Rispondi al Commento
  2. In un condominio di 13 unità immobiliari, involucro rettangolare, si devono fare il capotto termico a due facciate verticali, si possono fare anche tre terrazzi, di proprietà esclusiva, superiori all’edificio con lavori di demolizione, coimbetazione, impermeabilizzazione,e nuova pavimentazione, con il superbonus 110%?

    Rispondi al Commento
  3. Molto chiaro.
    Solo una domanda: nel caso di cessione del credito alla banca con richiesta di finanziamento è possibile anche con carenza di capienza fiscale?

    Rispondi al Commento
    • Secondo una circolare dell’Agenzia delle Entrate, anche i fiscalmente non capienti possono chiedere lo sconto in fattura o la cessione alla banca.

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