Che futuro ci aspetta in Italia?
I 3 scenari per l’Italia secondo l’Eurispes

da | 8 Ago 2026 | BLOG | 0 commenti

Ogni anno il Rapporto Italia dell’Eurispes fotografa lo stato di salute del Paese. Dai punti di vista dell’economia, fiducia nelle istituzioni, demografia, divari territoriali.

Ma nell’edizione 2026 (la 38ª, presentata lo scorso maggio) c’è un capitolo che va oltre la fotografia del presente e prova a guardare avanti, disegnando tre possibili traiettorie per l’Italia dei prossimi anni.

Non profezie, avverte lo stesso Rapporto, ma percorsi plausibili tra cui il Paese si troverà, più o meno consapevolmente, a scegliere.

Vale la pena capire quali sono, perché non sono scenari astratti. Dietro ciascuno ci sono scelte molto concrete, su scuola, Mezzogiorno, digitale e conti pubblici. Scelte che si stanno discutendo proprio in questi mesi (ad es. ai fini della legge di Bilancio 2027).

SCENARI FUTURI PER L’ITALIA

RATTOPPI

Continuiamo a mettere “pezze” senza disegni strategici e riforme strutturali

ROTTURA

Non si riesce a contenere la prossima crisi economica esterna, la politica si ingessa su posizioni troppo bipolarizzate, le disuguaglianze sociali e la sfiducia verso le istituzioni si acutizzano e non sono più sanabili

RIGENERAZIONE

Una nuova classe dirigente ha il coraggio di fare riforme condivise, stabilite in un patto sociale di responsabilità collettiva

La scelta del futuro scenario italiano spetta solo a noi, anche se alcuni fattori esterni possono condizionarla

Primo scenario: la deriva del rattoppo

È lo scenario che l’Eurispes indica come il più probabile, ed è anche il più difficile da riconoscere mentre accade, perché non produce scosse improvvise.

È l’Italia che continua a gestire le emergenze una alla volta, senza una strategia d’insieme, senza riforme strutturali, mediante una manovra di bilancio che evita il tracollo dei conti ma non risolve i problemi strutturali, una riforma della scuola che riorganizza le materie senza cambiarne la sostanza, un piano per il Sud che distribuisce risorse senza generare sviluppo reale, una transizione digitale che resta a metà strada.

Il risultato è quello che il Rapporto chiama “declino dignitoso”, in cui il Paese non collassa, ma perde terreno lentamente, quasi senza accorgersene.

Nessun titolo di giornale drammatico, nessuna crisi acuta da raccontare, solo un’erosione graduale che si consegna, di generazione in generazione, un Paese più povero, più anziano e più stanco di quello ricevuto.

Secondo scenario: la rottura

Questo è lo scenario più temuto, e secondo l’Eurispes anche il più facile da immaginare, viste le tensioni già in circolo.

È uno scenario caratterizzato da disuguaglianze in crescita, sfiducia diffusa verso le istituzioni, polarizzazione politica sempre più netta.

In questo scenario tali tensioni non restano sotto traccia ma trovano uno sbocco improvviso, non necessariamente violento, ma comunque destabilizzante.

Il Rapporto immagina, ad esempio, una crisi economica esterna che il Paese non riesce ad assorbire, insieme a uno stallo politico che paralizza le istituzioni, oppure una crisi migratoria gestita male che apre fratture sociali difficili da ricomporre.

Il tratto comune è che l’Italia, in questo scenario, non trova al proprio interno le risorse per reagire in modo ordinato e finisce per affidarsi a soluzioni autoritarie o demagogiche che, invece di risolvere i problemi, li aggravano.

Terzo scenario: la rigenerazione

È lo scenario meno probabile secondo l’Eurispes, ma non per questo impossibile.

È l’ipotesi in cui una classe dirigente rinnovata (nella cultura, prima ancora che nelle persone) decide di affrontare con coraggio i ritardi strutturali del Paese invece di continuare a rincorrerli.

La politica torna a esercitare un ruolo di guida, anziché limitarsi ad accompagnare passivamente i cambiamenti imposti da altri.

In questo scenario il dialogo tra forze sociali, economiche e culturali produce un patto condiviso per la rigenerazione del Paese, mettendo fine a un conflitto politico che il Rapporto definisce fine a sé stesso e distruttivo.

È, in sostanza, l’ipotesi di una responsabilità collettiva ritrovata, quella che ogni generazione dovrebbe provare a lasciare in eredità alla successiva.

Da cosa dipende davvero il nostro futuro

Quale dei tre scenari prenderà forma non dipende solo dall’Italia.

L’Eurispes ricorda che pesano fattori fuori dal nostro controllo diretto, quali l’andamento dell’economia globale, i mutamenti degli equilibri geopolitici, le prossime accelerazioni di tecnologie e robotica.

Ma non dipende solo da questi.

Dipende anche, e forse soprattutto, dalle scelte che facciamo, o rimandiamo, ogni giorno.

Dalle riforme che si portano avanti o si annacquano, dal modo in cui si affrontano i divari sociali e territoriali, dalla capacità (o incapacità) della politica di guardare oltre l’emergenza del momento.

In questo senso, i tre scenari non sono un pronostico, ma una specie di specchio, perché mostrano dove può portare l’inerzia, dove può portare la frattura e dove potrebbe portare, invece, un cambio di passo.


Fonte: Rapporto Italia 2026, Eurispes (38ª edizione, presentata il 28 maggio 2026), capitolo “Un Paese in mezzo al guado: tre scenari per il futuro”.

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