La stampa italiana e Benedetto XVI

Una tesina universitaria sui rapporti tra la stampa e Benedetto XVI

Elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI

Indice

Papa Benedetto XVI è stato eletto nel pomeriggio del 19 aprile 2005, dopo un breve conclave di appena quattro votazioni. La fumata bianca si è avuta alle ore 17.56, ma l’incertezza è rimasta fino a quando, quindici minuti più tardi, si sono udite le campane della basilica di San Pietro, a causa del colore poco evidente del fumo uscito dal comignolo della Cappella Sistina. Un problema quest’ultimo che in tutti gli anni di pontificato di Carol Wojtyla nessuno in Vaticano è riuscito a risolvere, visto che si verificò anche il giorno dell’elezione del Papa polacco.

Di quest’importante momento di fede cristiana distinguiamo per comodità le notizie apparse sui quotidiani riguardanti l’evento stesso della nomina pastorale, da quelle, per certi versi più significative, relative all’accostamento del nuovo Papa al suo predecessore, il quale ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore dei fedeli.

1.1 – Il “marchio” delle origini

Quello che colpisce negli articoli dei quotidiani che hanno trattato dell’elezione di Padre Joseph Ratzinger a successore di Pietro, con il nome di Benedetto XVI, non è tanto quello che c’è scritto, ma quello che si legge, a fatica, tra le righe.
Ma andiamo per ordine e parliamo prima di quello che è stato espressamente riportato.

I toni con i quali è stato descritto l’evento sulla stampa italiana sono stati generalmente entusiastici, toni da reporters che sanno benissimo di trovarsi di fronte ad un fatto di cronaca che si ripete solamente una volta ogni venti o trenta anni, ovvero ad ogni morte di Papa, come recita appunto un celebre detto romanesco. Anche i giornali cosiddetti “laici” non sono sfuggiti a questo clima di celebrazione ed hanno raccontato l’elezione del Papa senza significative note in controtendenza, semplicemente descrivendo la notizia come un “momento fondamentale per la Chiesa di Roma e per tutto il mondo cattolico”.

Unica rilevante eccezione, almeno tra i quotidiani esaminati, è la campagna posta in essere da “Il Manifesto” (e, a titolo di cronaca, anche da alcuni periodici esteri), tesa in qualche modo a delegittimare la figura del nuovo Pontefice, attraverso la pubblicazione di notizie riguardanti suoi presunti legami con il nazismo, prima e durante la seconda guerra mondiale. Sempre su “Il Manifesto” Papa Ratzinger è stato anche definito provocatoriamente “pastore tedesco”.

In realtà, come è stato giustamente riportato da altri giornali all’interno delle tradizionali note biografiche che accompagnano sempre i nuovi personaggi della scena sociale, Papa Benedetto XVI aveva già chiarito, da cardinale, questa situazione, ricordando come egli fosse stato costretto a soli quattordici anni, insieme a tutti i suoi coetanei, ad arruolarsi per legge nella Hitler-Jugend (Gioventù Hitleriana), che nel 1941 contava ben cinque milioni di partecipanti coscritti, cioè obbligati ad iscriversi.

Racconta ancora il sommo Pontefice che verso la fine della guerra, quando aveva appena sedici anni (Joseph Ratzinger è nato il 16 aprile 1927), prestò per breve tempo servizio militare nei servizi ausiliari antiaerei, prima di disertare nel 1944, ed in questo periodo egli non sparò mai un colpo, né prese mai parte a combattimenti, ai quali comunque non avrebbe potuto partecipare a causa di un infortunio alla mano.

1.2 – La mancata sorpresa

Si diceva al paragrafo precedente della rilevanza di quanto desumibile tra le righe leggendo i giornali pubblicati nei giorni seguenti l’elezione. E’ questo uno di quei casi in cui i media non sono riusciti a dare, o non hanno voluto dare, la sensazione dell’umore, dello stato d’animo che si respirava sulla scena pubblica al momento dell’annuncio del nuovo Papa, scena rappresentata nel caso specifico dai milioni di fedeli concentrati in Piazza S. Pietro e sparsi in tutt’Italia. Non c’è stata una fedele trasmissione mediatica di quell’ “effetto piazza” [3] che si viveva nelle strade e nelle case degli italiani.

[3] Espressione usata da Menduni Enrico, 2002, “I linguaggi della radio e della televisione”, Editori Laterza.

La sensazione era invero di generale delusione per l’elezione al soglio pontificio di Padre Ratzinger e ciò per una serie di motivi:

  • innanzitutto era mancato l’elemento sorpresa, che soprattutto i non giovanissimi, coloro che avevano assistito anche all’elezione di Papa Giovanni Paolo II, si aspettavano. Il cardinale Ratzinger era conosciuto dai fedeli, perché aveva celebrato pochi giorni prima la Messa di suffragio per Papa Wojtyla, ed era pure considerato il cardinale più papabile, mentre molti si aspettavano l’emozione per l’elezione di un porporato non conosciuto, come era avvenuto nel 1978 per il Papa polacco;
  • i giovani, forse i più delusi, con i quali il precedente Pontefice aveva intessuto un dialogo proficuo (tanto da coniare per questi ragazzi il termine papaboys), avrebbero voluto anch’essi un altro Papa. La loro aspettativa era per un Vescovo di Roma progressista, giovane ed innovatore, comunque al passo con i tempi, che non riuscivano ad identificare con il nuovo Papa tedesco, con i suoi 78 anni e con la sua presunta qualifica di “garante dell’ortodossia cattolica”;
  • in generale, la delusione manifestata da parte dei fedeli è stata determinata dal confluire di un insieme di concause, che possono in qualche modo tutte ricondursi alle diversità, apparenti o effettive, che il personaggio di Papa Benedetto XVI presentava rispetto all’imponente figura del suo predecessore Giovanni Paolo II. Ciò soprattutto in considerazione del vuoto che quest’ultimo aveva lasciato nell’animo dei fedeli, sia come uomo di Chiesa, sia come uomo-comunicatore. Vuoto che ha avuto come immediata e naturale conseguenza l’avvio, senza indugio ed “a furor di popolo”, delle pratiche di santificazione del Papa polacco. Il punto di riferimento rappresentato dalla figura carismatica di Wojtyla ha comportato, nelle valutazioni degli osservatori, inevitabili termini di confronto come giovane/anziano, innovatore/conservatore, elastico/intransigente, persino simpatico/antipatico, i quali hanno finito per impedire all’immagine del nuovo Papa di emergere completamente, nonostante che il suo pensiero ed il suo programma non fossero ancora conosciuti dalla massa e dagli stessi media.

1.3 – L’inevitabile confronto

Queste considerazioni sull’impatto di sostanziale delusione da parte della folla, riguardo l’elezione di Papa Ratzinger, non sono chiaramente rintracciabili sulla stampa italiana, la quale si è limitata a riportare il solenne avvenimento con i consueti toni da evento di grande respiro, anche internazionale, ma sono desumibili laddove si è cercato di smorzare il valore semantico, quasi di giustificare l’uso, di appellativi riconducibili alla presunta appartenenza del nuovo Pontefice alla vecchia nomenklatura del potere ecclesiastico. Espressioni, come “custode dell’ortodossia”, “conservatore”, “prefetto della Chiesa”, “guardiano della fede”, citate nelle numerose biografie sul cardinale Joseph Ratzinger, sono state controbilanciate e mitigate dalla stampa mediante il frequente utilizzo di frasi antitetiche come “il papato della continuità”, “dialogo coi giovani”, “carattere mite”, “l’uomo delle piccole riforme”, “ricco di bontà” ed anche “i suoi modi gentili e placidi”.

Si è assistito quindi, sulla stampa, ad una sorta di campagna mediatica tesa a diminuire la distanza fra la personalità di Papa Ratzinger e quella di Papa Wojtyla, originata dalle note biografiche del Papa tedesco, che lo dipingevano invece di tutt’altra natura rispetto al suo predecessore.

E che questo tentativo di ridurre le differenze, per ricondurle al metro di misura rappresentato da Giovanni Paolo II, sia indice di amarezza e delusione, lo prova il fatto che il termine “conservatore” o la frase “garante dell’ortodossia” non sono di per sé valori negativi o comunque in qualche modo “inopportuni”, ma lo diventano (e da qui il tentativo di mitigarli) quando esiste una condivisione sociale di questa carica negativa. Una costruzione sociale di valori che, per contrasto, è sicuramente frutto dell’operato del grande Papa polacco, che è riuscito, con il suo immenso carisma, a rivestire di senso positivo espressioni diametralmente opposte a quelle identificative del nuovo Papa tedesco.

D’altra parte, questo lavoro di riavvicinamento verso definizioni univoche per i due papi è stato facilitato dallo stesso Benedetto XVI, che ha sempre espresso nei suoi discorsi il desiderio di un papato “nel segno della continuità”, non potendo ignorare l’ombra lunga lasciata dall’amico che lo ha preceduto.

Lo dimostrano innanzitutto le primissime parole pronunciate dal Papa tedesco appena eletto: “Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, …”, nonché tutti i riferimenti al Pontefice polacco contenuti nei primi discorsi.

Anche il suo immediato bisogno di raccogliere la “difficile eredità dei giovani”, cioè dei rappresentanti di quel segmento di fedeli tanto amato da Carol Wojtyla, dichiarato subito con l’annuncio della partecipazione alla Giornata mondiale della Gioventù a Colonia, depone per l’esigenza di una non rottura con il precedente papato.

Non sono certo mancate “voci contro” sulla stampa, ovvero testate che, anziché riequilibrare la diversità di carattere tra i due papi, l’hanno accentuata, ma in genere la tendenza manifestata appare quella descritta.

Fra tutti gli articoli in controtendenza si possono citare quello apparso su “Il Corriere della sera”, che, nell’edizione del 20 aprile 2005, definisce il nuovo Papa come “dogmatico Panzer Kardinal” e quello su “Repubblica” del 16 maggio 2005, dal titolo già emblematico “Il teologo custode dell’ortodossia nella sfida del dopo Wojtyla”, in cui si legge che “le sue posizioni sulla fede sono troppo conservatrici e rigide” e che Ratzinger “si convinse (negli anni ’70) a contrastare il progresso galoppante per il bene della Chiesa”.

Posizioni estreme che ben si spiegano alla luce di un sondaggio pubblicato su “Il Manifesto” che, all’indomani dell’elezione, evidenziava come quasi il 20% degli intervistati non fosse soddisfatto per la scelta del Papa tedesco.

D’altronde, la sensazione di non completa soddisfazione dell’opinione pubblica per la scelta di Ratzinger è ravvisabile nell’informazione proveniente da altri media. La televisione in particolare, forte del potere delle immagini e della sua tradizione per le interviste in strada della gente comune, ha potuto mandare in onda le opinioni espresse direttamente dalla collettività, senza mediazione giornalistica, e questi commenti “dal vivo” hanno sottolineato non pochi dissensi, soprattutto tra i giovani, riguardo l’elezione del nuovo Papa.

Autore: Steve Round

Condividi questo articolo su

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.