Corso breve di Contabilità – Economia aziendale
Guida facile e breve per capire la contabilità delle imprese

da | 29 Dic 2019 | Economia aziendale e Diritto commerciale | 2 commenti

Fatture da emettere e da ricevere

Operazioni di assestamento – Fatture da emettere e da ricevere

Sempre per il discorso della competenza economica riguardante le operazioni a cavallo di 2 anni, a fine esercizio è importante anche la sistemazione contabile delle operazioni suscettibili di generare un costo (ad es. l’acquisto di merci) o un ricavo (le vendite) per le quali però non si è ancora in possesso, al 31/12, della relativa documentazione (rimanendo negli esempi, la fattura di acquisto o quella di vendita).

Infatti, nel caso ad es. di un acquisto fatto a dicembre, questo sarà registrato contabilmente al momento della ricezione della relativa fattura. Se però tala fattura perviene a gennaio o febbraio, la registrazione contabile non può essere eseguita in quel momento, perché così facendo si andrebbe ad imputare il relativo costo alla competenza del nuovo anno, quando invece essa è dell’anno precedente, cioè di quello in cui l’acquisto che ha generato il costo è materialmente avvenuto.

Per ovviare a questo inconveniente (che riguarda, in modo esattamente opposto, anche i ricavi), l’espediente contabile utilizzato è quello di registrare a fine anno, in sede di assestamento del bilancio, un’operazione di integrazione che permetta di imputare il costo al giusto esercizio, pur in assenza del documento d’appoggio (la fattura).

Allo scopo si usa il conto finanziario “fatture da ricevere” (o “fatture da emettere” in caso di vendite/ricavi), avendo cura di porre in contropartita il costo afferente l’operazione in questione, cioè il costo che si sarebbe imputato al momento del ricevimento della fattura.

Successivamente, l’anno seguente quando giungerà la fattura, si farà attenzione a non usare nella registrazione il costo per acquisto merci (altrimenti lo stesso costo andrebbe nel bilancio di 2 anni), bensì il conto “fatture da ricevere” che così verrà stornato, pareggiando la partita.

La stessa cosa ovviamente in caso di vendite e contestuale utilizzo del conto finanziario “fatture da emettere”.

 

Quanto detto si comprende più facilmente con gli esempi che seguono, di cui il primo si riferisce all’acquisto di prodotti per i quali a fine anno non si è ancora ricevuta la fattura, mentre il secondo a vendite non ancora fatturate alla fine dell’anno (lo saranno l’anno prossimo).

Prima di lasciarvi alle scritture in partita doppia riguardanti le fatture da ricevere e da emettere, vi ricordiamo che lo stesso espediente contabile può essere utilizzato per tutti i casi in cui un costo, pur di competenza dell’anno in corso, avrà il suo perfezionamento – mediante il ricevimento della documentazione e la conseguente registrazione – l’anno seguente. In tali evenienze, quando si tratta di costi non regolabili con fatture (ad es. bollette), si usa il conto “costi anticipati” o “costi futuri” o simili: il meccanismo contabile è comunque lo stesso del conto “fatture da ricevere”.

 

DARE

31/12/….

 

 AVERE

Merci c/acquisti (CE/C)

 

 

1.000,00

 

a

Fatture da ricevere (SP/P)

1.000,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contabilizzate fatture da ricevere per acquisti di merce in sede di operazioni di assestamento

DARE

data

 

 AVERE

Fatture da ricevere (SP/P)

 

 

1.000,00

Iva a credito (SP/A)

 

 

220,00

 

a

Debiti v/Fornitori (SP/P)

1.220,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricevuta fattura per acquisti di merce di competenza anno precedente

DARE

31/12/….

 

 AVERE

Fatture da emettere (SP/A)

 

 

2.000,00

 

a

Merci c/vendite (CE/R)

2.000,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contabilizzate fatture da emettere per vendite di merce di competenza dell’anno

DARE

data

 

 AVERE

Crediti v/Clienti (SP/A)

 

 

2.440,00

 

a

Fatture da emettere (SP/A)

2.000,00

 

a

Iva a debito (SP/P)

440,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Emesse le fatture per le vendite compiute nell’anno precedente

2 Commenti

  1. bruno

    L’esempio non parla di un esborso di cassa di 600 eur.
    Lo sconto di 100 parrebbe forfettario e non legato a singole operazioni, ma come detto, al raggiungimento di una certa quota di spesa… per cui ipotizzare un ulteriore sconto per l’IVA potrebbe essere discutibile. Occorrerebbe allora l’emissione di una nota di di accredito.

    Rispondi
    • Steve Round

      Certo che serve l’emissione di una nota di credito.

      Rispondi

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