Corso breve di Contabilità – Economia aziendale
Guida facile e breve per capire la contabilità delle imprese

da | 11 Apr 2021 | Economia aziendale e Diritto commerciale | 6 commenti

Ammortamenti

Operazioni di assestamento – Ammortamenti

L’esigenza di registrare le operazioni di ammortamento, sempre in fase di assestamento di fine anno, nascono anch’esse dal principio della competenza economica.

Il ragionamento è semplice. Abbiamo detto (v. lezione Acquisto di beni strumentali) che l’acquisto di beni pluriennali non genera un costo d’esercizio, bensì un aumento della voce delle immobilizzazioni accesa al cespite acquisito. Questo perché non sarebbe giusto imputare all’esercizio l’intero costo di acquisto di un bene la cui utilità è appunto pluriennale, ovvero si dispiega per gli esercizi a venire: è contabilmente più corretto ripartire il costo iniziale di acquisto del bene strumentale (più gli oneri accessori, cioè il c.d. “costo storico”) per gli anni di presunto utilizzo del bene. Presunto utilizzo, perché in ogni caso è necessaria una stima del periodo durante il quale il bene potrà essere usato efficacemente in azienda ed al termine del quale sarà dismesso per usura o obsolescenza tecnica.

Pertanto l’ammortamento, che significa “perdita di valore”, non è altro che la ripartizione del costo storico delle immobilizzazioni (imputato nelle attività immobilizzate dello Stato Patrimoniale) negli anni di loro presunto utilizzo.  Ripartizione attuata mediante quote di ammortamento annuali che, per ciascun anno di vita utile del bene ammortizzato, rappresentano un costo d’esercizio.

Ad esempio se compro un impianto pagandolo euro 5.000 e stimo che questa immobilizzazione (bene pluriennale o strumentale) potrà svolgere la sua funzione nel ciclo produttivo per un tempo non superiore a 10 anni, dovrò ammortizzare ogni anno euro 500 (5.000 diviso 10), fino ad arrivare al 10° anno in cui l’impianto non risulterà più in contabilità perché teoricamente in quell’esercizio dovrebbe essere stato dismesso dalla catena produttiva.

Il costo iniziale del bene (euro 5.000) costituisce un’immobilizzazione iscritta come tale nell’attivo dello Stato patrimoniale, mentre le quote di euro 500 imputate ad ogni esercizio in fase di scritture di assestamento rappresentano un costo d’esercizio per quell’anno (e come tali vanno a Conto Economico).

Rimane solo da dire che l’impianto di cui sopra figurerà ogni anno in bilancio per un valore sempre minore per effetto degli ammortamenti man mano effettuati: il 1° anno scriverò euro 4.500 euro, il 2° euro 4.000, il 3° euro 3.500, fino ad arrivare al 9° anno in cui alla voce “Impianto” nell’attivo delle immobilizzazioni troverò il valore di 500 euro, che con l’ultima quota di ammortamento del 10° anno si azzererà per “dismissione contabile” dell’impianto.

L’ammortamento si può fare in 2 modi:

  1. diretto o “in conto”
  2. indiretto o “fuori conto”, mediante utilizzo del Fondo ammortamento (conto patrimoniale passivo)

Vediamo la registrazione dell’ammortamento diretto o “in conto”:

DARE

31/12/….

 

 AVERE

Ammortamento (CE/C)

 

 

55.000,00

 

a

Impianti (SP/A)

20.000,00

 

 a

Macchine (SP/A)

10.000,00

 

 a

Automezzi (SP/A)

15.000,00

 

 a

Spese di impianto (SP/A)

5.000,00

 

 a

Brevetti (SP/A)

5.000,00

Contabilizzato l’ammortamento diretto di varie immobilizzazioni

Vediamo invece adesso la registrazione dell’ammortamento indiretto o “fuori conto”, che utilizza una voce finanziaria passiva chiamata Fondo ammortamento, la quale rappresenta una rettifica indiretta al valore della voce attiva accesa al cespite che si sta ammortizzando:

DARE

31/12/….

 

 AVERE

Ammortamento (CE/C)

 

55.000,00

 

a

Fondo amm.to Impianti (SP/P)

20.000,00

 

a

Fondo amm.to Macchine (SP/P)

10.000,00

 

a

Fondo amm.to Automezzi (SP/P)

15.000,00

 

a

Spese di impianto (SP/A)

5.000,00

 

a

Brevetti (SP/A)

5.000,00

Contabilizzato l’ammortamento indiretto di varie immobilizzazioni

Più per consuetudine storica che per altri motivi, in genere si effettua l’ammortamento diretto per le immobilizzazioni immateriali e quello indiretto (mediante l’utilizzo dei Fondi amm.to) per le immobilizzazioni materiali, come abbiamo fatto nella seconda registrazione sopra riportata.

Per concludere un’ultima importane precisazione: quale che sia il tipo di ammortamento effettuato (e quindi anche quando sono stati usati i Fondi amm.to) in Bilancio, nello Stato Patrimoniale, il valore dei beni pluriennali indicato nelle immobilizzazioni va sempre riportato come valore residuo, cioè al valore netto (costo iniziale meno tutti gli ammortamenti eseguiti e quindi, nel caso ci fosse il fondo, equivale alla differenza tra costo storico del bene e fondo ammortamento).

I fondi ammortamento non vanno mai in Bilancio.

 

6 Commenti

  1. Anonimo

    Sito molto valido sia dal punto di vista teorico ma soprattutto pratico con esercizi.
    L’unico considerazione è che, negli esempi, il valore delle scritture in dare risulta scritto nella parte destra (come se fosse in avere anche se la parte descrittiva della scrittura è scritta a sinistra) come se tutte le scritture fossero in avere.
    Bisogna modificare l’adattamento di questi valori nelle tabelle.
    Salve

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    • Steve Round

      Gli importi li metto tutti spostati a destra perché nei vecchi registri contabili cartacei la colonna con gli importi stava tutta a destra, mentre in dare e avere ci andavano solo i nomi dei conti. In ogni caso non esistono formalismi e si può fare come ti pare.

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      • Anonimo

        Ok
        Comunque sito molto chiaro e pratico

        Rispondi
  2. Giovanni

    Dispensa davvero utile sulla contabilità spiegata in maniera semplice e concisa e con numerosi schemi esemplificativi che forniscono anche un’idea dal punto di vista pratico, rendendo il tutto facilmente fruibile e accessibile per chiunque. Da appassionato in materia non posso che consigliare l’articolo, ma in generale l’intero sito.

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  3. bruno

    L’esempio non parla di un esborso di cassa di 600 eur.
    Lo sconto di 100 parrebbe forfettario e non legato a singole operazioni, ma come detto, al raggiungimento di una certa quota di spesa… per cui ipotizzare un ulteriore sconto per l’IVA potrebbe essere discutibile. Occorrerebbe allora l’emissione di una nota di di accredito.

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    • Steve Round

      Certo che serve l’emissione di una nota di credito.

      Rispondi

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