Corso breve di Contabilità – Economia aziendale
Guida facile e breve per capire la contabilità delle imprese

da | 11 Apr 2021 | Economia aziendale e Diritto commerciale | 6 commenti

Riclassificazione del bilancio

Analisi di bilancio – Riclassificazione del bilancio

Parliamo da questa lezione di analisi di bilancio. Inizieremo con la riclassificazione del bilancio, poi vedremo l’analisi del bilancio aziendale per indici e per flussi (cash flow). Infine, parleremo delle modalità con le quali l’impresa riceve un giudizio di merito creditizio da parte delle banche in fase di richiesta di finanziamenti. Giudizio che viene attribuito all’impresa proprio in funzione dell’analisi di bilancio eseguita dalla banca per decidere se concedere o meno il prestito richiesto.

La nostra esposizione sull’analisi di bilancio seguirà pertanto la seguente tabella di marcia:

  • Riclassificazione del Bilancio
  • Analisi del bilancio per indici
    • per indici economici
    • per indici patrimoniali
    • per indici finanziari
    • per indici di produttività
  • Analisi per flussi (cash flow)
  • Valutazione del merito creditizio dell’impresa per una richiesta di prestito

Riclassificazione del bilancio

Come abbiamo detto il Bilancio ha l’importante funzione di fornire informazioni sull’azienda. Queste informazioni non sono riservate esclusivamente ai terzi (finanziatori, fornitori, soci, etc.) come spesso erroneamente si ritiene, ma servono principalmente all’imprenditore stesso per conoscere lo stato di salute della sua impresa ed apportare conseguentemente le necessarie correzioni di rotta alle politiche gestionali.

Per poter eseguire efficacemente l’analisi per indici e per flussi della situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell’azienda occorre prima procedere alla riclassificazione del Bilancio. Questa operazione consiste nell’aggregare le voci di Bilancio così da “leggere” meglio l’andamento dell’impresa.

Esponiamo di seguito una tra le tante modalità con cui, da un punto di vista tecnico, è possibile rielaborare i due prospetti del Bilancio: Situazione Patrimoniale e Conto Economico. Ciò è reso agevole dal fatto che detti schemi di bilancio hanno la forma obbligatoria indicata nel Codice Civile.

Iniziamo con la Situazione Patrimoniale.

Situazione patrimoniale al 31.12.2…
Attivo Passivo
Immobilizzazioni

  • materiali
  • immateriali
  • finanziarie

ATTIVO FISSO (AF)

Cap. Sociale (CS)

Riserve

Utile (perdita) d’esercizio (R)

PATRIMONIO NETTO (PN)*
300
300
250
250
Magazzino

SCORTE (S)

ATTIVO CIRCOLANTE (AC)
Mutui passivi

TFR

Altri Debiti a medio e lungo termine

PASSIVO CONSOLIDATO (PL)
100
100
Crediti v/clienti (C)

Altri crediti

LIQUIDITA’ DIFFERITA (Ld)
400
400

450

450
Depositi e cassa
LIQUIDITA’ IMMEDIATA (Li)
Debiti v/fornitori (D)

Altri Debiti a breve

PASSIVO CORRENTE (PB)
50
50
550
150
150
TOTALE ATTIVITA’ (A)
TOTALE PASSIVITA’ (P)
850
850

(*) NB: nelle imprese individuali non ci sono capitale sociale e riserve ed il patrimonio netto è costituito dalla sola voce “capitale netto”, derivante dalla differenza fra attività e passività.

Come si può vedere, il criterio di riclassificazione è abbastanza semplice: si elencano le voci in attivo in ordine di liquidità crescente e quelle in passivo in ordine di esigibilità crescente.

Le attività sono divise in due grandi tronconi: Attivo fisso, in cui vanno tutte le immobilizzazioni, e attivo circolante, diviso a sua volta in scorte, crediti (liquidità differita) e liquidità (immediata).

Le passività sono distinte in voci del patrimonio netto o capitale proprio (sono i finanziamenti interni), passività consolidate (sono tutti i debiti oltre l’anno) e passività correnti (sono i debiti con scadenze entro l’anno). I debiti consolidati e correnti rappresentano insieme i finanziamenti di fonte esterna (da terzi), che chiameremo Capitale di Credito (CC).

Ricordiamo che, in un’altra ottica, le passività costituiscono i finanziamenti o fonti (interni e da terzi) dell’impresa, mentre le attività raffigurano gli investimenti (fissi e circolanti) effettuati con l’utilizzo dei finanziamenti. Pertanto, le due sezioni della Situazione Patrimoniale (attivo e passivo) devono sempre coincidere come valore (totale attività = totale passività).

Passiamo ora a riclassificare il Conto Economico, nella sua rielaborazione più utilizzata, ovvero quella a costo del venduto.

Conto Economico anno 2…
Ricavi delle Vendite (V)
1100
AREA DELLA GESTIONE CARATTERISTICA
– COSTO DEL VENDUTO (CV) Esistenze iniziali

120

– 520
+ Acquisti (Ac)

500

– Rimanenze finali (S)

100

MARGINE LORDO (ML)

580

– Costi commerciali
– 20
– Costi amministrativi
– 40
– Costi industriali
– 15
– Costi del Personale
– 70
– Accantonamento TFR
– 15
– Ammortamenti (Am)
– 10
– Altri costi
– 5

RISULTATO OPERATIVO (RO)

405

Proventi finanziari (PF)
100
AREA DELLA GESTIONE FINANZIARIA
– Oneri finanziari (OF)
350

SALDO DELLA GESTIONE FINANZIARIA (GF)

– 250

Proventi straordinari (PS)
25
AREA DELLA GESTIONE STRAORDINARIA
– Oneri straordinari (OS)
0

SALDO DELLA GESTIONE STRAORDINARIA (GS)

25

RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE (RO +/- GF +/- GS)

180

– Imposte sul reddito (I)

95

RISULTATO NETTO D’ESERCIZIO (R)

85

 

La forma scalare del Conto Economico ha il grande vantaggio di fornire alcuni risultati intermedi, molto interessanti per comprendere l’andamento dell’impresa. In particolare la complessa gestione è divisa in tre aree sostanziali:

  1. Gestione caratteristica (relativa all’attività tipica dell’azienda)
  2. Gestione finanziaria (relativa agli interessi sui capitali dati e presi in prestito)
  3. Gestione straordinaria (relativa alle operazioni una tantum, non rientranti nella normale attività imprenditoriale, come per esempio l’alienazione di cespiti)

I risultati intermedi riferiti a questi tre grandi settori danno informazioni importantissime, perché permettono di scomporre il risultato finale (utile o perdita) nelle sue componenti principali e individuare quindi l’area sulla quale insistono delle criticità, così da intervenire per rimuoverle.

Inoltre, nella gestione caratteristica, è evidenziato un altro interessante risultato intermedio, che è il margine lordo, con il quale si quantifica il dato grezzo del ricarico sulle vendite, ottenuto dalla differenza tra fatturato e costo del venduto (costo del venduto = esistenze iniziali + acquisti – rimanenze finali).

6 Commenti

  1. Anonimo

    Sito molto valido sia dal punto di vista teorico ma soprattutto pratico con esercizi.
    L’unico considerazione è che, negli esempi, il valore delle scritture in dare risulta scritto nella parte destra (come se fosse in avere anche se la parte descrittiva della scrittura è scritta a sinistra) come se tutte le scritture fossero in avere.
    Bisogna modificare l’adattamento di questi valori nelle tabelle.
    Salve

    Rispondi
    • Steve Round

      Gli importi li metto tutti spostati a destra perché nei vecchi registri contabili cartacei la colonna con gli importi stava tutta a destra, mentre in dare e avere ci andavano solo i nomi dei conti. In ogni caso non esistono formalismi e si può fare come ti pare.

      Rispondi
      • Anonimo

        Ok
        Comunque sito molto chiaro e pratico

        Rispondi
  2. Giovanni

    Dispensa davvero utile sulla contabilità spiegata in maniera semplice e concisa e con numerosi schemi esemplificativi che forniscono anche un’idea dal punto di vista pratico, rendendo il tutto facilmente fruibile e accessibile per chiunque. Da appassionato in materia non posso che consigliare l’articolo, ma in generale l’intero sito.

    Rispondi
  3. bruno

    L’esempio non parla di un esborso di cassa di 600 eur.
    Lo sconto di 100 parrebbe forfettario e non legato a singole operazioni, ma come detto, al raggiungimento di una certa quota di spesa… per cui ipotizzare un ulteriore sconto per l’IVA potrebbe essere discutibile. Occorrerebbe allora l’emissione di una nota di di accredito.

    Rispondi
    • Steve Round

      Certo che serve l’emissione di una nota di credito.

      Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Share This