Corso breve di Contabilità – Economia aziendale
Guida facile e breve per capire la contabilità delle imprese

da | 11 Apr 2021 | Economia aziendale e Diritto commerciale | 6 commenti

Analisi di bilancio per indici

Analisi di bilancio – Analisi per indici

Iniziando con l’analisi per indici (o ratios) è d’obbligo una prima e rilevante precisazione. Gli indici, di qualsiasi natura essi siano, esprimono un dato che è fondamentale per interpretare l’andamento dell’impresa. Questo dato è comunque riferito ad un certo momento. Per avere maggiore attendibilità dagli indici calcolati sul Bilancio riclassificato è opportuno rilevarli, quando possibile, almeno su tre anni consecutivi (cioè sugli ultimi tre Bilanci), in modo d’osservare, non la fotografia dell’impresa in un certo istante, bensì il suo andamento nel tempo e verificare di conseguenza il trend (ascendente o discendente) delle grandezze che si vogliono misurare.

Analisi per indici economici

Gli indici economici misurano la redditività dell’azienda, intesa come capacità di realizzare in futuro reddito positivo (utile).

Sono economici quegli indici che hanno, almeno al numeratore o al denominatore, un valore economico (cioè una voce desunta dal Conto Economico).

Elenchiamo di seguito gli indici di redditività (economici).

  1. Il ROE esprime la redditività del capitale di rischio.

ROE = R/PN = risultato netto d’esercizio/patrimonio netto

Il ROE indica il rendimento del capitale investito dai soci o dall’imprenditore. In altre parole, è la sintesi dell’interesse maturato, per effetto della gestione, sui mezzi propri investiti in azienda.

  1. Molto più interessante per capire l’andamento dell’impresa è il ROI, cioè la redditività di tutto il capitale investito.

ROI = RO/A = risultato operativo/totale attività

Il ROI ci dice la redditività della gestione caratteristica (che è il cuore di qualsiasi impresa) riferita alla dimensione aziendale (rappresentata da tutto il capitale investito, anche quindi dal capitale di terzi preso a prestito). Per la sua importanza, il ROI è giustamente considerato il “termometro” della capacità reddituale aziendale.

  1. Fra il ROE ed il ROI esiste un’interessante relazione, chiamata leverage o leva finanziaria.

ROE = ROI + (ROI – costo del capitale di credito) x (capitale di credito/patrimonio netto)

dove:

costo del capitale di credito = oneri finanziari/capitale di credito

La suddetta formula si legge così: la differenza fra il ROI ed il costo del capitale di credito subisce un effetto moltiplicatore in ragione del rapporto (di leva finanziaria) tra capitale di credito e capitale proprio. Per cui se il ROI è maggiore del costo del capitale di credito, il valore positivo, ampliato dal moltiplicatore, si aggiunge al ROI e determina un ROE numericamente più grande del ROI. Se, invece, il costo del capitale di credito supera il ROI, avremo un valore negativo che, una volta ampliato dal moltiplicatore, si sottrae dal ROI e definisce quindi un ROE più basso del ROI.

E’ inoltre opportuno notare come, nell’auspicabile caso di valore positivo della differenza ROI – costo del capitale di credito, l’effetto moltiplicatore premia chi ha osato di più, cioè le imprese che hanno un rapporto tra mezzi di terzi (finanziamenti ricevuti) e mezzi propri (patrimonio netto) nettamente sbilanciato a favore dell’indebitamento verso l’esterno.

Viceversa, nel malaugurato caso di un gap negativo tra ROI e costo del capitale di credito, l’effetto moltiplicatore attenua il danno alle imprese che si sono comportate più prudentemente, cioè che hanno limitato l’acquisizione di finanziamenti da terzi per utilizzare maggiormente i capitali di provenienza interna.

  1. L’indice ROI può essere facilmente scomposto in due altri importanti indici, infatti:

ROI = RO/A = RO/V x V/A cioè risultato operativo/vendite x vendite/totale attività.

Vediamo di capire questi due nuovi indici cominciando dal primo.

ROS = RO/V = risultato operativo/vendite

Il ROS è l’indice che identifica la redditività delle vendite, ossia quanta parte del risultato della gestione caratteristica scaturisce dal volume delle vendite effettuate.

Per esempio i grandi distributori al dettaglio (supermercati, ipermercati, etc.) avranno un ROS relativamente basso, perché il loro alto volume di vendite non è capace di generare molta redditività. Al contrario, attività imprenditoriali basate su alti ricarichi sui prodotti avranno un ROS elevato, perché l’esiguità delle vendite è contrapposta ad una redditività rilevante. E’ il caso delle attività artigianali e di alcune attività commerciali come i bar ed i negozi d’abbigliamento.

  1. La seconda componente nata dalla costola del ROI è la Rotazione del capitale investito.

Rotazione del capitale investito = V/A = vendite/totale attività

Questo indice ci dà una misura della capacità di vendere dell’impresa considerata, rapportando il dato delle vendite alla dimensione aziendale espressa dal totale del capitale investivo (totale attività).

  1. In altre parole, l’indice appena visto risponde alla domanda “quanto vende l’impresa analizzata”, non in valore assoluto, ma relativamente alla dimensione aziendale.Può essere utile però vedere a quale parte del capitale investito è da attribuirsi una performance o una debacle dell’indice in questione. A tale scopo possiamo dividere in due nuovi indici la rotazione del capitale investito. Il primo di essi è il seguente:

Rotazione del capitale fisso = V/AF = vendite/attivo fisso

E vediamo quanto il capitale fisso (le immobilizzazioni) dell’azienda ha contribuito alle vendite.

  1. Il secondo prende invece in considerazione l’altra parte del capitale investito, cioè il capitale circolante.

Rotazione del capitale circolante = V/AC = vendite/attivo circolante

Se il valore ricavato è interessante (positivamente o negativamente), c’è ancora la possibilità di un’ulteriore scomposizione di quest’ultimo indice per un’analisi di maggior dettaglio.

  1. Si può infatti scindere il capitale circolante nelle sue componenti, iniziando dai crediti.

Rotazione dei crediti verso clienti = V/C = vendite/crediti verso clienti

Esso definisce quante volte nel periodo considerato si è rinnovato l’intero portafoglio dei crediti commerciali. Da questo indice si può desumere per esempio come un risultato positivo sulle vendite possa nascondere un peggioramento del portafoglio clienti, dovuto al gonfiamento dei crediti incagliati o addirittura inesigibili.

  1. Inoltre, si può scindere l’indice di rotazione del capitale circolante in quest’altro indice economico che tiene conto delle scorte in magazzino.

Rotazione del magazzino = CV/S = costo del venduto/scorte

Che, indicando quante volte si rinnovano nel periodo le scorte, ci segnala l’eventuale verificarsi di situazioni indesiderate di “sovrascorta” all’interno del magazzino.

  1. Dagli indici di rotazione appena visti si possono ricavare (semplicemente invertendo i numeratori con i denominatori) i cosiddetti indici di durata media, riferiti al magazzino, ai crediti verso clienti e ai debiti verso fornitori. Vediamo subito l’indice di durata media del magazzino.

Durata media del magazzino = S/CV x 365 = scorte/costo del venduto x 365 giorni

Esso esprime i giorni di durata media delle scorte prima di un completo rinnovo del magazzino.

  1. Lo stesso ragionamento si può applicare ai crediti verso clienti.

Durata media dei crediti verso clienti = C/V x 365 = crediti verso clienti /vendite x 365 giorni

L’indice fornisce l’importante informazione della dilazione media accordata alla clientela in giorni.

  1. Stessa cosa per i debiti verso fornitori.

Durata media dei debiti verso fornitori = D/Ac x 365 = debiti verso fornitori/acquisti x 365 giorni

Che esprime, simmetricamente, la dilazione media riconosciuta dai fornitori in giorni.

Analisi per indici patrimoniali

Attraverso i ratios economici si dà una quantificazione delle funzionalità dell’impresa. Con gli indici patrimoniali si analizzano, invece, le caratteristiche strutturali dell’impresa, cioè le problematiche legate alla composizione della sua Situazione Patrimoniale.

Negli indici patrimoniali compaiono, sia al numeratore che al denominatore, valori tratti dal prospetto patrimoniale.

Occupiamoci prima delle fonti, ovvero della parte in cui sono evidenziate le passività dello Stato Patrimoniale riclassificato.

  1. Il primo indice che andiamo a descrivere è necessariamente quello che ci dà una misura della dipendenza da terzi finanziatori.

Grado di autonomia finanziaria = PN/P = patrimonio netto/totale passività

Questa grandezza indica quanta parte di 1 euro di finanziamenti proviene da mezzi propri (dei soci o dell’imprenditore) dell’azienda. Quindi, più è alto e più l’impresa si affida all’autofinanziamento per reperire i fondi da investire negli impieghi elencati tra le attività. Viceversa, più è basso e più l’impresa fa ricorso a fonti esterne per finanziare gli investimenti.

  1. Una volta appurato il grado di autonomia finanziaria o, se vogliamo, simmetricamente, quale complemento a 1 dell’indice di cui sopra, il grado di dipendenza finanziaria, può essere interessante rispondere alla seguente domanda: “quanta parte dei finanziamenti esterni deriva dall’indebitamento a breve?”

Grado di indebitamento corrente = PB/P = passivo corrente/totale passività

Che fornisce il peso dell’indebitamento a breve rispetto al totale delle fonti finanziarie. Vedremo, parlando degli indici finanziari, quanto può essere pericoloso un elevato indebitamento corrente, soprattutto per il fatto che esso va spesso a finanziare investimenti a lungo termine.

  1. Passando all’analisi del lato degli impieghi della Situazione Patrimoniale, vediamo l’indice che esprime il loro grado di elasticità.

Grado di elasticità degli impieghi = AC/A = attivo circolante/totale attività

Questo indice evidenzia il peso degli impieghi a breve rispetto al totale degli investimenti e quindi ci dice quanto è elastica la struttura attiva del patrimonio.

Analisi per indici finanziari

Anche gli indici finanziari hanno al numeratore e denominatore voci patrimoniali, ma la loro funzione consiste nello studio della situazione finanziaria dell’impresa, allo scopo di verificare l’esistenza o meno di un duraturo equilibrio finanziario tra entrate e uscite. Di conseguenza gli indici finanziari mettono in relazione le fonti e gli impieghi, tenendo conto dei rispettivi tempi di pagamento e di riscossione.

Vediamo i singoli indici.

  1. Un importante concetto è quello del Margine di tesoreria, che è dato dalla differenza: liquidità immediata e differita – passivo corrente, cioè in formula (Li + Ld) – PB. Dal margine di tesoreria si percepisce la probabile situazione di liquidità aziendale, perciò un segno negativo del margine sta a significare che l’impresa non sarebbe in grado, con la sua liquidità di prima e seconda linea, di far fronte agli impegni assunti a breve termine, se questi ultimi scadessero tutti insieme. Trasformando il margine, che è in valore assoluto, in un rapporto, ossia in un valore relativo, avremo:

Quoziente di tesoreria = (Li + Ld)/PB = (liquidità immediata + liquidità differita)/passivo corrente

Che ci dice quanta parte di 1 euro di impegni a breve siamo in grado di onorare con le disponibilità a breve dell’impresa.

  1. Analogamente, dal concetto di Margine di disponibilità (anche detto capitale circolante netto), che è dato dagli stessi termini del margine di tesoreria più le scorte (liquidità immediata e differita + scorte – passivo corrente, cioè in formula (Li + Ld + S) – PB), si ricava un valore della liquidità (o illiquidità) dell’impresa che tiene conto della possibilità di realizzo del magazzino (ovvero della possibile vendita a breve della merce immagazzinata), qualora ciò si rendesse necessario al fine di adempiere gli impegni di prossima scadenza. Anche qui è possibile passare dal margine ad un ratios che ci è più familiare.

Quoziente di disponibilità = AC/PB = attivo circolante/passivo corrente

Ossia quanta parte di 1 euro di debiti a scadenza ravvicinata siamo in grado di pagare con la liquidità immediata e differita e con la vendita (sempre a breve chiaramente) delle scorte.

  1. Per concludere, il Margine di liquidità immediata, dà un’idea della situazione di liquidità aziendale prendendo in considerazione esclusivamente la liquidità monetaria (C/C bancario o postale e denaro in cassa) e i debiti correnti. La formula è Li – PB.

Quoziente di liquidità immediata = Li/PB = liquidità immediata/passivo corrente

É l’indice della liquidità monetaria dell’impresa, perché mostra quanta parte di 1 euro di debiti a breve possiamo saldare con le attività detenute in moneta.

Analisi per indici di produttività

Per comprendere appieno il concetto di produttività è opportuno ricordare alcune definizioni di economia politica.

Con il termine efficacia si misura quanta parte dell’obiettivo prefissato si è raggiunto. Per esempio, se il target della nostra azienda è la conquista dell’80% del mercato locale e poi si arriva al 70%, possiamo dire che la politica commerciale e di marketing messa in atto è stata efficace (o inefficace, se il risultato ottenuto non rientra nel range di tollerabilità) all’87,50% (= 70/80).

Con il termine efficienza ci si riferisce, invece, al rapporto tra risultati raggiunti e mezzi impiegati. Quando si utilizza questo parametro nel processo produttivo, esso assume il più appropriato nome di produttività, perché al numeratore ci sarà la produzione ottenuta e al denominatore la quantità di fattore produttivo (capitale o lavoro) che è stato necessario impiegare per quella produzione. Di conseguenza, se, per esempio, la politica dell’impresa punta alla produzione, in un certo lasso di tempo, di mille unità di un determinato prodotto, sarà più produttiva la combinazione industriale che richiederà, per il raggiungimento di quel livello, meno operai o meno beni strumentali.

Chiarito il fondamentale concetto di produttività, andiamo a vedere gli indici che la quantificano.

  1. Il primo è riferito al fattore produttivo lavoro e prende pertanto in considerazione il numero di addetti, cioè non solo i dipendenti, ma anche gli occasionali, i soci lavoratori, i collaboratori e chiunque altro abbia partecipato alla produzione nel periodo considerato.

Ricavi medi per addetto = V/n. add. = vendite/numeri addetti

Ci dice quante vendite ha prodotto in media ciascun addetto.

  1. Anche il secondo indice di produttività fa riferimento al fattore lavoro e quindi al numero di addetti.

Risultato operativo per addetto = RO/n. add. = risultato operativo/numeri addetti

Esprime quanta parte del risultato della gestione caratteristica ha prodotto (in media) ogni addetto.

  1. Quest’altro indice prende invece in considerazione anche il fattore capitale, rappresentato dalle immobilizzazioni materiali e immateriali.

Cespiti per addetto = (AF – immob. finanz.)/n. add. = (attivo fisso – immob. finanziarie)/n. addetti

Indica la quantità di cespiti a disposizione di ciascun addetto. Non è propriamente un’espressione di produttività, bensì un metro del grado di “industrializzazione” dell’impresa. Per cui un elevato valore dell’indice è sinonimo di alta tecnologia ed automazione nel processo produttivo.

6 Commenti

  1. Anonimo

    Sito molto valido sia dal punto di vista teorico ma soprattutto pratico con esercizi.
    L’unico considerazione è che, negli esempi, il valore delle scritture in dare risulta scritto nella parte destra (come se fosse in avere anche se la parte descrittiva della scrittura è scritta a sinistra) come se tutte le scritture fossero in avere.
    Bisogna modificare l’adattamento di questi valori nelle tabelle.
    Salve

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    • Steve Round

      Gli importi li metto tutti spostati a destra perché nei vecchi registri contabili cartacei la colonna con gli importi stava tutta a destra, mentre in dare e avere ci andavano solo i nomi dei conti. In ogni caso non esistono formalismi e si può fare come ti pare.

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      • Anonimo

        Ok
        Comunque sito molto chiaro e pratico

        Rispondi
  2. Giovanni

    Dispensa davvero utile sulla contabilità spiegata in maniera semplice e concisa e con numerosi schemi esemplificativi che forniscono anche un’idea dal punto di vista pratico, rendendo il tutto facilmente fruibile e accessibile per chiunque. Da appassionato in materia non posso che consigliare l’articolo, ma in generale l’intero sito.

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  3. bruno

    L’esempio non parla di un esborso di cassa di 600 eur.
    Lo sconto di 100 parrebbe forfettario e non legato a singole operazioni, ma come detto, al raggiungimento di una certa quota di spesa… per cui ipotizzare un ulteriore sconto per l’IVA potrebbe essere discutibile. Occorrerebbe allora l’emissione di una nota di di accredito.

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    • Steve Round

      Certo che serve l’emissione di una nota di credito.

      Rispondi

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