Corso breve di Contabilità – Economia aziendale
Guida facile e breve per capire la contabilità delle imprese

da | 11 Apr 2021 | Economia aziendale e Diritto commerciale | 6 commenti

Attribuzione del merito creditizio

Analisi di bilancio – Attribuzione del merito creditizio

Uno degli utilizzi più evidenti dell’analisi di bilancio avviene quando l’impresa chiede un prestito ad una banca. In questo caso la banca fa appunto un’analisi di bilancio dell’azienda richiedente il finanziamento, per capire se essa è meritevole di ricevere il prestito. L’analisi di bilancio è quindi utilizzata dalla banca per la valutazione delle imprese allo scopo di attribuire un giudizio di merito creditizio alle società richiedenti fido.

Ovviamente gli algoritmi sottesi alle procedure di attribuzione del merito creditizio alle imprese sono molto complessi e con il tempo si evolvono sempre di più. Inoltre le banche prendono in considerazione molti altri elementi per la valutazione, oltre gli esiti dell’anali di bilancio, ad es. le eventuali pregiudizievoli della società (protesti, procedure concorsuali, …), l’andamento dei rapporti bancari presso la stessa banca, la presenza di altri affidamenti presso altre banche, il settore economico di appartenenza e così via, fino ad arrivare – nelle valutazioni più raffinate – all’esame del futuro Piano di sviluppo (business plan).

Tuttavia, i fondamentali di qualsiasi valutazione del merito creditizio sono e saranno sempre costituiti da un’efficace analisi per indici e per flussi sui bilanci aziendali degli ultimi anni d’attività. Allo scopo il metodo consiste, molto semplificando, nell’assegnazione di pesi (o ponderazioni) agli indici di bilancio, in modo d’avere alla fine un punteggio complessivo (score) espressivo del rischio, più o meno accentuato, della possibilità di insolvenza, cioè un giudizio sulla capacità dell’impresa di far fronte in futuro ai suoi impegni di rimborso del prestito.

Fatte queste premesse, andiamo ad illustrare con un esempio molto elementare come le banche giungono ad esprimere, attraverso l’analisi di bilancio, un giudizio di merito creditizio sull’affidabilità delle imprese.

Laddove possibile l’Istituto di credito chiede, in sede d’istruttoria del fido, gli ultimi tre Bilanci d’esercizio. In questo modo l’analisi congiunta sui tre anni di gestione permette di cogliere l’importante dato informativo costituito dall’evoluzione nel tempo degli indici ricavati dalle voci di Bilancio.

Operati gli opportuni aggiustamenti delle voci di Bilancio, gli analisti bancari inizieranno a riclassificare i Bilanci forniti e, successivamente, calcoleranno gli indici (economici, patrimoniali, finanziari e di produttività) nel modo che abbiamo visto.

Il procedimento per l’attribuzione del giudizio all’impresa è sostanzialmente il seguente.

Nel nostro esempio ipotizziamo, per semplicità, di determinare un punteggio elementare (formato da 4 gradi di giudizio) e di utilizzare la sola analidi per indici. In particolare, ipotizziamo che gli indici utilizzati per l’esame siano solamente i seguenti:

  • ROE
  • ROI
  • ROS
  • Rotazione del capitale investito
  • Grado di autonomia finanziaria
  • Quoziente di tesoreria
  • Quoziente di disponibilità
  • Quoziente di liquidità immediata

La prima operazione da fare è la media aritmetica, per i tre anni disponibili, dei valori di ciascun indice. Ovviamente c’è anche la possibilità di non poter contare su dati riguardanti un arco di tempo triennale, è il caso ad esempio di un’azienda appena costituita (start up o new co). In questo caso la Banca lavorerà necessariamente sui valori riferiti agli esercizi esistenti, oppure rafforzerà le analisi e lo studio dei dati previsionali, tramite lo strumento del Business Plan.

Ottenute le medie temporali, si attribuisce ad ogni indice un giudizio numerico sulla base di una scala graduale di valori.

La tabella seguente chiarisce meglio il concetto.

Peso di ponderazione INDICE giudizio 1 giudizio 2 giudizio 3 giudizio 4
1 ROE < 0 0,00 – 0,10 0,11 – 0,20 > 0,20
2 ROI < 0 0,00 – 0,10 0,11 – 0,20 > 0,20
1 ROS < 0 0,00 – 0,05 0,06 – 0,10 > 0,10
1 Rotazione del capitale investito < 0,50 0,50 – 1,00 1,01 – 2,00 > 2,00
3 Grado di autonomia finanziaria < 0,15 0,15 – 0,25 0,26 – 0,35 > 0,35
2 Quoziente di tesoreria < 0,80 0,80 – 0,90 0,91 – 1,00 > 1,00
3 Quoziente di disponibilità < 1,00 1,00 – 1,40 1,41 – 1,80 > 1,80
3 Quoziente di liquidità immediata < 0,05 0,05 – 0,15 0,16 – 0,25 > 0,25
totale 16
FASCE DI RISCHIO (SCORE)
0 – 1 1,01 – 2 2,01 – 3 3,01 – 4
Rischio elevato Rischio consistente Rischio normale Rischio basso

NB: in evidenza con il colore giallo le classi di valori corrispondenti alle medie triennali degli indici di Bilancio e la valutazione finale attribuita alla nostra ipotetica azienda.

La prima colonna elenca il peso di ponderazione degli indici, perché non tutti gli indici hanno la stessa rilevanza ai fini della valutazione del grado d’affidabilità dell’impresa.

Una volta individuate le classi di valore in cui ricadono le medie triennali degli indici di Bilancio, non rimane che moltiplicare il singolo giudizio per il relativo peso (cosiddetta ponderazione) e dividere la sommatoria dei risultati ottenuti per il totale dei pesi.

Il valore così calcolato è messo in relazione con una scala di giudizi (vedi sopra) che rappresentano la sintesi della valutazione complessiva dell’impresa, cioè il suo score.

INDICE GIUDIZIO PESO GIUDIZIO X PESO
ROE 3 1 3
ROI 2 2 4
ROS 1 1 1
Rotazione del capitale investito 2 1 2
Grado di autonomia finanziaria 1 3 3
Quoziente di tesoreria 2 2 4
Quoziente di disponibilità 2 3 6
Quoziente di liquidità immediata 1 3 3
Totali 16 26
Score = 26/16 = 1,625 (rischio consistente)

 

Nel nostro esempio il valore di score di 1,625 corrisponde al giudizio di rischio consistente (classe 1,01 – 2) e quindi evidenzia una situazione aziendale non meritevole di credito bancario. Nell’esempio quindi l’impresa difficilmente accederebbe al finanziamento richiesto.

6 Commenti

  1. Anonimo

    Sito molto valido sia dal punto di vista teorico ma soprattutto pratico con esercizi.
    L’unico considerazione è che, negli esempi, il valore delle scritture in dare risulta scritto nella parte destra (come se fosse in avere anche se la parte descrittiva della scrittura è scritta a sinistra) come se tutte le scritture fossero in avere.
    Bisogna modificare l’adattamento di questi valori nelle tabelle.
    Salve

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    • Steve Round

      Gli importi li metto tutti spostati a destra perché nei vecchi registri contabili cartacei la colonna con gli importi stava tutta a destra, mentre in dare e avere ci andavano solo i nomi dei conti. In ogni caso non esistono formalismi e si può fare come ti pare.

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      • Anonimo

        Ok
        Comunque sito molto chiaro e pratico

        Rispondi
  2. Giovanni

    Dispensa davvero utile sulla contabilità spiegata in maniera semplice e concisa e con numerosi schemi esemplificativi che forniscono anche un’idea dal punto di vista pratico, rendendo il tutto facilmente fruibile e accessibile per chiunque. Da appassionato in materia non posso che consigliare l’articolo, ma in generale l’intero sito.

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  3. bruno

    L’esempio non parla di un esborso di cassa di 600 eur.
    Lo sconto di 100 parrebbe forfettario e non legato a singole operazioni, ma come detto, al raggiungimento di una certa quota di spesa… per cui ipotizzare un ulteriore sconto per l’IVA potrebbe essere discutibile. Occorrerebbe allora l’emissione di una nota di di accredito.

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    • Steve Round

      Certo che serve l’emissione di una nota di credito.

      Rispondi

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