Cos’è e cosa dice il Recovery Plan
In poche parole il Recovery Plan, documento che guiderà le scelte politiche dei prossimi anni

da | 24 Gen 2021 | Società | 0 commenti

Tutti parlano di Recovery Plan. Ma cos’è di preciso questo Recovery Plan e, soprattutto, qual è il suo contenuto?

Visto che tale documento indirizzerà rigorosamente nei prossimi anni le decisioni e le politiche economiche del governo italiano, offriamo ai nostri lettori un quadro, sintetico ma completo, dei principali punti del Recovery Plan o meglio del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

Cos’è il Recovery Plan

Tutto nasce dalla decisione dell’Unione Europea di contrastare la pandemia da Coronavirus mediante l’approvazione del Next generation EU (NGEU), anche detto Recovery Found o Fondo per la ripresa.

In sostanza l’Europa ha messo a disposizione dei Paesi membri dell’Unione i soldi di un fondo speciale allo scopo di finanziare la ripresa economica degli Stati nel triennio 2021-2023.

Questo fondo è a sua volta finanziato dall’emissione di titoli di credito europei, meglio conosciuti come Recovery bond.

I singoli Paesi però, per poter beneficiare della quota del fondo di loro spettanza, devono presentare agli organi dell’UE un piano nazionale dettagliato degli interventi da realizzare. Questo piano deve quindi contenere la descrizione dei progetti strutturali e di riforma che lo Stato si impegna ad eseguire nel periodo di riferimento.

Il piano italiano si chiama Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), oppure più semplicemente Recovery Plan.

Questo documento è pertanto importantissimo, perché – una volta divenuto definitivo – indirizzerà tutte le decisioni di politica economica del governo italiano, ripercuotendosi inevitabilmente nella vita di tutti i cittadini.

Cosa dice il Recovery Plan

La bozza del PNRR italiano per l’utilizzo dei fondi del Next Generation EU è stata approvata il 12 gennaio 2021 dal Consiglio dei Ministri. Si tratta di una bozza e di conseguenza il documento potrebbe subire variazioni per effetto di eventuali richieste da parte della Commissione europea.

Il Recovery Plan approvato differisce dalle bozze circolate in precedenza, perché attribuisce più risorse agli investimenti pubblici, cioè a progetti con benefici economici di lungo respiro, e meno a misure estemporanee (come ad es. gli incentivi a determinati soggetti) che hanno sicuramente il vantaggio di scaturire effetti positivi a breve, ma non gettano le basi durature per quelle riforme strutturali di cui il paese ha immenso bisogno.

L’impegno finanziario complessivo per i programmi di riforma e le voci di spesa del Recovery Plan è veramente notevole: circa 223 miliardi di euro. Peraltro questo importo è un po’ più alto del totale di risorse NGEU attribuite dall’Europa all’Italia, quantificabili in circa 209 miliardi di euro. Molto probabilmente il gap di risorse contenuto nel Recovery Plan del governo sconta la possibilità che la Commissione europea bocci alcuni progetti proposti nel documento.

Per una comprensione immediata del Recovery Plan, senza tanti giri di parole, non c’è niente di meglio di presentare la seguente tabella in cui rappresentiamo il peso percentuale di ciascun intervento, così da fornire in un colpo d’occhio le priorità di politica economica del governo italiano. La destinazione proporzionale delle risorse tra le diverse misure previste nel Piano è infatti il miglior indicatore delle novità che ci aspettano nei prossimi anni. E ciò, forse, a prescindere dal governo che ci sarà.

Interventi in ordine di rilevanza percentuale

(miliardi/€)

(%)

RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

68,9

31%

Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

29,3

13%

Transizione energetica e mobilità locale sostenibile

18,2

8%

Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica

15,0

7%

Impresa Verde ed Economia Circolare

6,3

3%

DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZ., COMPETITIVITÀ E CULTURA

46,2

21%

Digitalizzazione, innovaz. e competitività sistema produttivo

26,7

12%

Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A.

11,4

5%

Turismo e Cultura 4.0

8,0

4%

INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE

32,0

14%

Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0

28,3

13%

Intermodalità e logistica integrata

3,7

2%

ISTRUZIONE E RICERCA

28,5

13%

Potenziamento delle competenze e diritto allo studio

16,7

7%

Dalla ricerca all’impresa

11,8

5%

INCLUSIONE E COESIONE

27,6

12%

Politiche per il Lavoro

12,6

6%

Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore

10,8

5%

Interventi speciali di coesione territoriale

4,2

2%

SALUTE

19,7

9%

Innovazione, ricerca e digitalizz. dell’assistenza sanitaria

11,8

5%

Assistenza di prossimità e telemedicina

7,9

4%

TOTALE

222,9

100%

Fonte: elaborazione Studiamo.it su dati bozza PNRR.
Eventuali apparenti errori nelle somme sono dovuti agli arrotondamenti.

 

Come si vede dalla tabella, i progetti più importanti, quelli che avranno la priorità nell’agenda del governo (qualunque esso sarà), sembrano essere in ordine:

  • l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici (13% di rilevanza)
  • l’alta velocità ferroviaria e la manutenzione stradale 4.0 (13%)
  • la digitalizzazione, l’innovazione e la competitività del sistema produttivo (12%)

Importante anche rilevare l’impatto sul PIL delle misure contenute nel Recovery Plan. Ecco una tabella con questa importante informazione:

Impatto sul PIL

(%)

anni

2021

2022

2023

2024

2025

2026

Annuale

+0,5

+0,7

+1,5

+1,8

+2,5

+3,0

Cumulato (anno 2020=100)

100,5

101,2

102,8

104,6

107,2

110,5

Fonte: OCPI su dati bozza PNRR.

 

Commento delle misure del Recovery Plan

Sicuramente è encomiabile il fatto che, come già sopra accennato, il governo abbia privilegiato in questa ultima versione di bozza del PNRR gli investimenti pubblici, la realizzazione delle grandi opere ed i progetti strutturali.

Questo tipo di spese determina infatti un contributo positivo molto più consistente e stabile al prodotto nazionale, rispetto alle spese correnti come ad es. i trasferimenti verso categorie di cittadini.

Tuttavia il maggior beneficio delle spese per investimento è in parte compensato da un significativo svantaggio: l’effetto economico si avverte nel lungo termine (quando la grande opera è ultimata ed entra a regime) e di conseguenza diminuiscono gli effetti di segno positivo nel breve e medio periodo, a causa del venire meno dei costi per incentivi sostituiti appunto dagli investimenti pubblici.

Si ravvisano pertanto due grandi punti interrogativi negli interventi del Recovery Plan.

  1. ancora una volta è importante saper rispondere alla domanda: l’Italia è in grado di realizzare in modo efficace infrastrutture/grandi investimenti e soprattutto è capace di farlo in tempi quanto meno decenti? Se la risposta dovesse essere NO, arriviamo al secondo punto dolente del PNRR
  2. altra domanda: perché nel Piano non sono state dettagliate le riforme strutturali necessarie ad avere finalmente una pubblica amministrazione efficace, agile e la cui azione sia sempre improntata alla misurazione dei risultati raggiunti? Avere in Italia una pubblica amministrazione funzionante è infatti condizione necessaria per la realizzazione di qualsiasi progetto a lungo respiro

Servono riforme strutturali dell’amministrazione pubblica, a cominciare da quelle riguardanti la semplificazione burocratica e la giustizia.

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