Cos’è e cosa dice il Recovery Plan
In poche parole il PNRR, il documento che guiderà le scelte politiche dei prossimi anni

da | 9 Mag 2021 | Società | 0 commenti

Tutti parlano di PNRR. Ma cos’è di preciso questo PNRR (o Recovery Plan) e, soprattutto, qual è il suo contenuto?

Visto che tale documento indirizzerà rigorosamente nei prossimi anni le decisioni e le politiche economiche del governo italiano, offriamo ai nostri lettori un quadro, sintetico ma completo, dei principali punti del Recovery Plan o meglio del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

 

Cos’è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)

Tutto nasce dalla decisione dell’Unione Europea di contrastare la pandemia da Coronavirus mediante l’approvazione del Next generation EU (NGEU), anche detto Recovery Found o Fondo per la ripresa.

In sostanza l’Europa ha messo a disposizione dei Paesi membri dell’Unione i soldi di un fondo speciale allo scopo di finanziare la ripresa economica degli Stati nel triennio 2021-2023.

Questo fondo è a sua volta finanziato dall’emissione di titoli di credito europei, meglio conosciuti come Recovery bond.

I singoli Paesi però, per poter beneficiare della quota del fondo di loro spettanza, devono presentare agli organi dell’UE un piano nazionale dettagliato degli interventi da realizzare. Questo piano deve quindi contenere la descrizione dei progetti strutturali e di riforma che lo Stato si impegna ad eseguire nel periodo di riferimento.

Il piano italiano si chiama Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), oppure più semplicemente Recovery Plan.

Pertanto questo documento è importantissimo, perché – una volta divenuto definitivo – indirizzerà tutte le decisioni di politica economica del governo italiano, ripercuotendosi inevitabilmente nella vita di tutti i cittadini.

 

Cosa dice il PNRR

Il PNRR italiano per l’utilizzo dei fondi del Next Generation EU è stato inviato dal governo Draghi alla Commissione Europea il 30 aprile 2021. Esso fa seguito, con alcune importanti modifiche, alla precedente bozza approvata il 12 gennaio 2021 dal  governo Conte 2. Il documento inviato potrebbe subire variazioni per effetto di eventuali richieste da parte della Commissione europea.

Il PNRR inviato attribuisce molte risorse agli investimenti pubblici, cioè a progetti con benefici economici di lungo respiro, a discapito di misure estemporanee (come ad es. gli incentivi a determinati soggetti) che hanno sicuramente il vantaggio di scaturire effetti positivi a breve, ma non gettano le basi durature per quelle riforme strutturali di cui il paese ha immenso bisogno.

L’impegno finanziario complessivo per i programmi di riforma e le voci di spesa del PNRR è veramente notevole: circa 235 miliardi di euro (contro i 223 del documento predisposto da Conte).

Per una comprensione immediata del PNRR (e per il suo confronto con il precedente documento del governo Conte 2), non c’è niente di meglio di presentare la seguente tabella in cui rappresentiamo il peso percentuale di ciascun intervento, così da fornire in un colpo d’occhio le priorità di politica economica del governo italiano e la diversa attribuzione delle risorse tra queste priorità decisa dai governi Conte 2 e Draghi. La destinazione proporzionale delle risorse tra le diverse misure previste nel Piano è infatti il miglior indicatore delle novità che ci aspettano nei prossimi anni. E ciò, forse, a prescindere dal governo che ci sarà.

DRAGHI

CONTE

CONFR.

Interventi in ordine di rilevanza percentuale

(miliardi/€)

(%)

(miliardi/€)

(%)

RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

69,9

30%

68,9

31%

Transizione energetica e mobilità locale sostenibile

25,4

11%

18,2

8%

Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

22,2

9%

29,3

13%

Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica

15,4

7%

15

7%

Impresa Verde ed Economia Circolare

6,9

3%

6,3

3%

DIGITALIZZ., INNOVAZ., COMPETITIVITÀ E CULTURA

49,9

21%

46,2

21%

Digitalizz., innovaz. e competitività sistema produttivo

30,6

13%

26,7

12%

Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A.

11,2

5%

11,4

5%

Turismo e Cultura 4.0

8,1

3%

8

4%

ISTRUZIONE E RICERCA

33,8

14%

28,5

13%

Potenziamento delle competenze e diritto allo studio

20,9

9%

16,7

7%

Dalla ricerca all’impresa

12,9

5%

11,8

5%

INFRASTRUTTURE PER MOBILITÀ SOSTENIBILE

31,5

13%

32

14%

Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0

28

12%

28,3

13%

Intermodalità e logistica integrata

3,5

1%

3,7

2%

INCLUSIONE E COESIONE

29,8

13%

27,6

12%

Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore

12,8

5%

10,8

5%

Politiche per il Lavoro

12,6

5%

12,6

6%

Interventi speciali di coesione territoriale

4,4

2%

4,2

2%

SALUTE

20,2

9%

19,7

9%

Innovaz., ricerca e digitalizz. dell’assistenza sanitaria

11,2

5%

11,8

5%

Assistenza di prossimità e telemedicina

9

4%

7,9

4%

TOTALE

235,1

100%

222,9

100%

Fonte: elaborazione Studiamo.it su dati bozza PNRR.
Eventuali apparenti errori nelle somme sono dovuti agli arrotondamenti.

 

Come si vede dalla tabella, i progetti più importanti, quelli che avranno la priorità nell’agenda del governo (qualunque esso sarà), sembrano essere in ordine:

  • la digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo (13%)
  • l’alta velocità ferroviaria e la manutenzione stradale 4.0 (12%)
  • la transizione energetica e la mobilità locale sostenibile (11%)

Importante anche rilevare l’impatto sul PIL delle misure contenute nel PNRR o Recovery Plan. Ecco una tabella con questa importante informazione (sempre confrontando i dati tra Conte 2 e Draghi):

Impatto sul PIL

(dati in %)

anni

2021

2022

2023

2024

2025

2026

DRAGHI

5,5

1,2

1,9

2,4

3,1

3,6

CONTE

0,5

0,7

1,5

1,9

2,5

3

Fonte: OCPI su dati bozza PNRR.

 

Commento delle misure del PNRR

Sicuramente è encomiabile il fatto che, come già sopra accennato, si siano privilegiato nel PNRR gli investimenti pubblici, la realizzazione delle grandi opere ed i progetti strutturali.

Questo tipo di spese determina infatti un contributo positivo molto più consistente e stabile al prodotto nazionale, rispetto alle spese correnti come ad es. i trasferimenti verso categorie di cittadini.

Tuttavia il maggior beneficio delle spese per investimento è in parte compensato da un significativo svantaggio: l’effetto economico si avverte nel lungo termine (quando la grande opera è ultimata ed entra a regime) e di conseguenza diminuiscono gli effetti di segno positivo nel breve e medio periodo, a causa del venire meno dei costi per incentivi sostituiti appunto dagli investimenti pubblici.

Si ravvisano pertanto due grandi punti interrogativi negli interventi del Recovery Plan.

  1. ancora una volta è importante saper rispondere alla domanda: l’Italia è in grado di realizzare in modo efficace infrastrutture/grandi investimenti e soprattutto è capace di farlo in tempi quanto meno decenti? Sul governo Draghi ci si può contare, ma quanto durerà questo governo? E il prossimo sarà altrettanto affidabile? Ancora una volta il problema è politico. Ecco perchè assume grande importanza la possibilità di contare su una legge elettorale capace di garantire quanto meno la stabilità degli esecutivi
  2. altra domanda: riuscirà il nostro paese a completare le riforme strutturali necessarie ad avere finalmente una pubblica amministrazione efficace, agile e la cui azione sia sempre improntata alla misurazione dei risultati raggiunti? Avere in Italia una pubblica amministrazione funzionante è infatti condizione essenziale per l’attuazione di qualsiasi progetto a lungo respiro

Servono riforme strutturali dell’amministrazione pubblica, a cominciare da quelle riguardanti la semplificazione burocratica e la giustizia!

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