Deficit e debito pubblico

Lezioni minimali di finanza pubblica

Deficit o Avanzo pubblico

Iniziamo quindi questa prima lezione illustrando il concetto di deficit/avanzo pubblico, mentre nella successiva vedremo quello di debito pubblico (le lezioni sono accessibili dal menu in alto o sfogliando le pagine web una alla volta, come se fossero cartacee, mediante il link posto in fondo alle lezioni).

Come qualsiasi impresa (o qualsiasi famiglia) anche lo Stato ha un suo bilancio, fatto di entrate e spese. Precisiamo che quando si parla di Stato si sottintende tutto l’apparato della pubblica amministrazione (PA) e pertanto sia la struttura centrale formata dai Ministeri e sia gli enti locali, come Regioni e Comuni.

Le entrate sono costituite soprattutto da prelievi tributari (tasse ed imposte), nonché dai contributi previdenziali pagati da lavoratori e datori di lavoro.

Le spese sono invece costituite da tutte le uscite che la PA deve sostenere per le sue esigenze. Le spese pubbliche si distinguono in vari modi (per natura, oggetto, …) ma quella più interessante e funzionale per scopi di politica economica è la classificazione in base alla destinazione della spesa. Secondo tale classificazione le spese pubbliche si distinguono in:

  • spese correnti, sono tutte le spese necessarie all’ordinario funzionamento delle istituzioni pubbliche (ad esempio lo stipendio di insegnanti, giudici, militari e di tutti gli altri impiegati pubblici)
  • spese di investimento o in conto capitale, destinate a finanziare progetti strutturali a lungo termine (ad esempio la costruzione di infrastrutture: edifici, ponti, grandi opere, …).

Le spese di investimento sono ovviamente molto importanti perché creano le premesse per un maggior benessere della collettività e quindi, se vogliamo, per una futura potenziale crescita dell’economia.

 

Per rendere queste lezioni il più possibili concrete e non solo teoriche, forniamo di seguito la tabella di quanto detto, cioè l’elenco delle entrate e spese del bilancio italiano tratto direttamente dal Documento di Economia e Finanza (DEF) 2020 del Governo Conte.

Diciamo innanzitutto che le entrate e spese pubbliche, così come la loro differenza è riportata in euro solo nei documenti ufficiali (e spesso neanche in questi), ma quello che conta è il loro rapporto in percentuale rispetto al PIL, ovvero rispetto alla produzione nazionale. Ad es. le entrate e le spese pubbliche sono previste nel 2020 (prime 2 righe della tabella sopra) intorno rispettivamente al 48% ed al 55% del PIL, con una differenza quindi di circa –7% del PIL.

E qui arriviamo pertanto alla differenza tra entrate e spese delle pubbliche amministrazioni. Se le entrate sono maggiori delle spese si parla di avanzo pubblico, se invece – com’è consuetudine in Italia – le spese sono maggiori delle entrate si parla di disavanzo o deficit pubblico. Nei documenti ufficiali, come quello sopra riportato, il deficit è chiamato indebitamento netto, ma questo termine rischia di ingenerare confusione con il debito pubblico che è tutt’altra cosa e quindi non lo utilizzeremo nella nostra lezione.

Quando c’è un avanzo (entrate maggiori di spese) bene, quando invece c’è un deficit (spese maggiori di entrate), com’è frequente in Italia ed in genere in tutte le economie moderne, allora la PA ha il problema di reperire i soldi per le maggiori spese, cioè per “coprire” o finanziare il deficit stesso.

Prima di vedere (nella lezione successiva) come lo Stato finanzia il deficit è però importante distinguere fra due tipi di deficit:

  1. il primo è quello complessivo, chiamato semplicemente deficit (nella tabella sopra riportata sarebbe il –1,6% del 2019 alla voce “indebitamento netto”)
  2. il secondo è il cosiddetto deficit/avanzo primario, che è costituito dal deficit normale al netto della spesa per interessi (è l’1,7% positivo, in quanto avanzo primario del 2019, riportato nella tabella)

A volte si fa riferimento nelle decisioni e nel linguaggio politico all’avanzo o disavanzo primario, perché considerato una misura più rappresentativa della situazione dei conti pubblici.

Infatti, la spesa per interessi – che si toglie dal deficit per ottenere l’avanzo o deficit primario – è costituita dagli interessi che lo Stato paga agli investitori in titoli pubblici (cioè in titoli del debito pubblico emessi dal Tesoro). Questa spesa è strettamente legata, come vedremo nella successiva lezione, al finanziamento del deficit tramite emissione di titoli del debito e di conseguenza si ritiene che essa non debba incidere sulle decisioni di finanza pubblica, in quanto la sua variazione è effetto diretto dei risultati del bilancio pubblico.

 

Autore: Steve Round

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