Deficit e debito pubblico

Lezioni minimali di finanza pubblica

Come ridurre il debito pubblico

Il problema dei conti pubblici italiani sta tutto qui: ridurre questo rapporto:

L’elevata grandezza in Italia del debito pubblico in rapporto al PIL (ca. il 135% nel 2019 ma destinato a crescere nel 2020) mina infatti la crescita del Paese e rende inefficace la politica economica del governo.

È un eccezionale problema politico.

Finché il debito pubblico non diminuisce entro livelli ritenuti sostenibili, il nostro paese non potrà mai essere competitivo a livello internazionale e non potrà mai risolvere alcune annose questioni interne (spesa previdenziale, incremento della spesa in ricerca e sviluppo, …) fondamentali per la crescita economica.

Come si può ridurre il rapporto debito pubblico/PIL?

Gli interventi atti a diminuire il peso di questo macigno, sono solo i seguenti:

  • innanzitutto il tradizionale intervento consistente nel taglio della spesa.
    Adesso si dice “tagliare le spese non essenziali”, sottolineando così che le tipologie di spesa da ridurre sono solo quelle non impattanti sulle potenzialità di crescita del paese. Molti dicono che la spesa è stata già ridotta all’osso e quindi non si può più diminuire: non è così, Le sacche di inefficienza all’interno della pubblica amministrazione sono ancora tante e quindi sono ancora possibili consistenti tagli della spesa pubblica.
  • l’altro tradizionale strumento dell’aumento delle imposte.
    Ecco, in questo caso è vero che in Italia si è arrivati al massimo circa l’aumento delle entrate tributarie, con il raggiungimento di una pressione fiscale non tollerabile oltre, e quindi con margini di manovra ridottissimi per l’intervento fiscale in parola.
    Tuttavia, attraverso una sempre auspicata e mai veramente realizzata riforma tributaria si potrebbe forse ottenere una più equa ripartizione del carico fiscale, a vantaggio dei meno abbienti ed a saldi immutati, con il conseguente miglioramento dei consumi e degli investimenti, elementi imprescindibili per la riduzione permanente del debito pubblico.
  • un’altra importante strada di riduzione del rapporto debito/PIL è quella di fare importanti riforme strutturali per aumentare la crescita.
    Queste aumenterebbero permanentemente il PIL al denominatore del rapporto, permettendo quindi al medesimo di scendere. Inoltre, aumentando significativamente (e durevolmente) il PIL, crescerebbero anche le entrate tributarie, contribuendo così alla riduzione del rapporto debito/PIL anche tale meccanismo.
    Tra le riforme strutturali da avviare, oltre a quella fiscale già citata, ci permettiamo di segnalare le seguenti:

    • la semplificazione dell’attività della pubblica amministrazione, a cominciare dalla riduzione dei tempi e degli adempimenti riguardanti sia i processi civili e sia, anche se non vengono mai citati, quelli penali (la sicurezza interna ha i suoi vantaggi), nonché la semplificazione di tutto ciò che afferisce il “fare impresa”.
    • la riforma della spesa previdenziale, onde dare una volta per tutte certezza circa la sostenibilità dei conti di questa spesa, che costituisce la spesa quantitativamente più rilevante del settore pubblico. In particolare si dovrebbe cercare di contemperare tre esigenze: ovviamente la sostenibilità a lungo termine della spesa, l’uscita dal lavoro dei soggetti entro un’età “decente” (pertanto possibilmente prima di dover far ricorso ai pannoloni) ee in ultimo, ma non per importanza, la futura non discriminazione anagrafica dei pensionamenti, perché gli italiani sono stufi di vedere ancora lavoratori privilegiati che vanno in pensione a 57 anni!
    • la riforma elettorale. Anche se sembra strano vedere questa riforma, prettamente politica, tra quelle economiche, necessarie per diminuire il debito pubblico, non è così. Le riforme, come tutti gli interventi di politica economica, devono essere pensate, normate ed attuate in un arco di tempo lungo, tale da assicurare il loro completo perfezionamento. Inoltre, gli interventi utili al paese non debbono essere rivisti e spesso snaturati, se non proprio cancellati, ad ogni cambio di governo. La riforma elettorale è per noi un prerequisito essenziale affinché il governo, qualsiasi esso sia, riesca a ridurre il debito pubblico. Soprattutto in questo momento storico in cui, ad una vecchia legge elettorale di stampo sostanzialmente bi-polare, si contrappone una scenario politico caratterizzato, semplificando, da tre poli, situazione che rende il paese difficilmente governabile.
  • un’altra possibilità ancora consiste nel diminuire l’attivo del bilancio pubblico mediante le privatizzazioni, cioè con la vendita del patrimonio mobiliare (titoli e partecipazioni in mano dello Stato) ed immobiliare (case e costruzioni pubbliche).
    La riduzione di tali poste genera infatti un corrispondente flusso di cassa destinabile alla riduzione del debito pubblico.
    In realtà i margini di manovra per le privatizzazioni sono minimi, perché le partecipazioni pubbliche mobiliari hanno carattere “strategico” (ovvero senza di esse lo Stato perderebbe il controllo delle società cui si riferiscono), mentre le vendite degli immobili sono sempre state storicamente improponibili, in quanto ritenute operazioni liquidatorie di un’impresa (lo Stato) in fallimento. In ogni caso la vendita degli immobili pubblici non contribuirebbe molto alla riduzione del debito.
    Altra cosa è la percezione di canoni di locazione in linea con il mercato. Gli italiani sono stufi di vedere affitti irrisori pagati dagli inquilini di immobili di proprietà della pubblica amministrazione (Comuni ed altri enti pubblici)!
  • un’ultima manovra di riduzione del debito, che citiamo solo per completezza, è quella relativa al pagamento del medesimo mediante la stampa di moneta (c.d. monetizzazione del debito). Ormai però, dal famoso “divorzio” degli anni ’70 del Novecento fra Tesoro e Banca d’Italia, nessuna nazione occidentale fa ricorso alla propria banca centrale per stampare moneta onde finanziare il deficit pubblico: si è capito infatti che questo meccanismo generava un’inflazione galoppante, anche a due cifre.

 

Cosa succede quanto le suddette manovre non riescono a ridurre il rapporto debito pubblico/PIL?

Il debito diventa insostenibile (nel senso che abbiamo visto alla precedente lezione) è quindi l’unica alternativa possibile è quella di ridurlo attraverso una sua ristrutturazione.

Ristrutturare il debito pubblico significa modificarne forzatamente qualcosa: il suo ammontare, mediante la riduzione del valore facciale dei titoli pubblici, cioè non rimborsando i loro detentori, oppure riducendo coattivamente il tasso di interesse da pagare sui titoli, o ancora allungando le scadenze dei titoli in circolazione.

Tutte decisioni che di fatto sanciscono il fallimento dell’azienda Stato, una sua perdita di reputazione interna ed internazionale, l’impossibilità in futuro di trovare finanziatori dei disavanzi pubblici e, in definitiva, l’avvio di un’ulteriore grave recessione economica.

 

Autore: Steve Round

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