Scienza delle Finanze
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da | 16 Mar 2009 | Diritto tributario e scienza delle finanze | 5 commenti

Irpef

Parliamo adesso delle imposte italiane iniziando da quelle sul reddito, disciplinate dal TUIR (Testo Unico Imposte sui Redditi, DPR 917/86).

In particolare partiamo dall’Irpef (Imposta sul Reddito delle PErsone Fisiche).

L’Irpef è un’imposta diretta, personale e progressiva a scaglioni.

E’ l’imposta più importante, perché riguarda la generalità dei soggetti ed assicura al fisco italiano il gettito maggiore.

L’Irpef colpisce tutti i redditi delle persone fisiche rientranti in una delle 6 categorie previste dalla legge, tranne quelli espressamente esenti.

Queste 6 categorie di redditi sono:

a)      fondiari, distinti in redditi da fabbricati e redditi da terreni

b)      di capitale, ivi compresi gli utili derivanti dalla partecipazione in società di capitali

c)      di lavoro dipendente (e assimilati, come le pensioni)

d)      di lavoro autonomo, cioè i redditi di professionisti e artisti, più altri redditi particolari

e)      di impresa, ovvero l’utile delle imprese individuali e quello delle società di persone, quest’ultimo tassato in capo ai soci come reddito chiamato di partecipazione

f)        diversi (categoria residuale, dove vanno i redditi non classificabili altrimenti)

Inoltre, ci sono alcuni redditi che sono soggetti a tassazione separata (p.es. il TFR, Trattamento di Fine Rapporto dei dipendenti, un tempo chiamato liquidazione) e quindi per loro valgono regole diverse rispetto a quelle stabilite per le suddette 6 categorie.

Soggetti passivi

Sono soggetti passivi dell’Irpef tutte le persone fisiche residenti in Italia ed anche le persone fisiche non residenti per i redditi prodotti nel territorio italiano.

Sono soggette all’Irpef solo le persone fisiche, per cui le società non la pagano mai.

Il reddito delle società di persone (Snc e Sas) e di qualunque altro ente associativo è tassato in capo ai soci (come persone fisiche appunto), sulla base della quota di partecipazione di ciascuno agli utili e indipendentemente dalla loro effettiva percezione (quindi anche se non sono distribuiti dalla società, ma accantonati a riserva).

Per evitare fenomeni di evasione fiscale, i cittadini italiani emigrati in Paesi classificati come paradisi fiscali continuano ad essere considerati residenti (e pertanto pagano comunque l’Irpef).

Base imponibile

L’oggetto dell’Irpef è il reddito complessivo annuo al netto degli oneri deducibili, composto dalla somma delle 6 categorie di reddito viste sopra.

Il periodo di riferimento è l’anno solare.

Gli oneri deducibili sono le spese sostenute dal contribuente, espressamente indicate dal TUIR, che egli può sottrarre dal suo reddito complessivo annuo per determinare l’imponibile sul quale calcolerà l’imposta (applicando le aliquote previste).

Ricordiamo che esistono alcuni redditi esenti che non vanno inclusi nella somma del reddito complessivo (p.es. le pensioni di invalidità).

Ci sono inoltre redditi tassati all’origine (cioè al momento della percezione) mediante ritenuta alla fonte (p.es. i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo). Questa può essere a titolo d’imposta e pertanto una volta pagata nient’altro è dovuto al fisco in dichiarazione dei redditi, oppure a titolo d’acconto e allora il suo pagamento è solo un anticipo dell’Irpef dovuta e quindi in dichiarazione si liquiderà solo la differenza ancora dovuta (sottraendo dall’importo a debito la ritenuta già versata).

La ritenuta alla fonte è versata dal soggetto che eroga il reddito del contribuente (p.es. il datore di lavoro o il committente del professionista), il quale la recupera attraverso una riduzione dell’importo pagato (ritenuta fiscale in busta paga o sulla fattura). Il soggetto che paga la ritenuta per conto del contribuente prende il nome di sostituto d’imposta e, per questa sua attività, dovrà redigere un’apposita dichiarazione, detta appunto dei sostituti d’imposta.

Aliquote

Le aliquote dell’Irpef sono progressive a scaglioni di reddito e pertanto il meccanismo di calcolo è quello già visto precedentemente parlando della classificazione delle imposte: il reddito complessivo è scomposto negli scaglioni compresi nel suo ammontare e ad ognuno di essi è applicata l’aliquota crescente prevista per quel particolare scaglione.

Per conoscere l’attuale entità delle aliquote progressive dell’Irpef, vedi più in basso la tabella con le modalità di calcolo, per fasi successive, dell’imposta.

Categorie di reddito

Vediamo adesso come si calcola il reddito all’interno di ciascuna delle 6 categorie di cui si compone il reddito complessivo ai fini Irpef.

Cominciamo con il reddito fondiario.

REDDITO FONDIARIO

Questa categoria è formata da 2 distinti tipi di reddito, imputati al proprietario o ad altro titolare di diritto reale di godimento sull’immobile:

a)      reddito da fabbricati

E’ desunto dalla rendita catastale del fabbricato rivalutata del 5%, indipendentemente quindi dall’effettiva percezione di alcun reddito, oppure dal canone di locazione percepito sull’immobile.

Sulla prima casa (abitazione principale) non si paga Irpef.

b)      reddito da terreni

E’ costituito da 2 redditi particolare, che sono il reddito dominicale, ovvero il reddito derivante dalla terra al suo stato naturale, ed il reddito agrario, cioè il reddito derivante dallo svolgimento sul terreno dell’attività agricola.

Il reddito dominicale va rivalutato dell’80% e quello agrario del 70%.

REDDITO DI CAPITALE

Rientrano in questa categoria i redditi (interessi, dividendi, ecc…) percepiti per l’impiego di capitale e quindi anche gli utili (dividendi) percepiti dagli azionisti delle società di capitale (SpA, Srl, ecc…).

E’ un tipo di reddito in genere tassato con ritenuta alla fonte:

a)      del 27% su depositi, conti correnti, cessioni di partecipazioni qualificate ed in genere redditi derivanti da investimenti di durata fino a 18 mesi

b)      del 12,50% su cessioni di partecipazioni non qualificate ed in genere investimenti meramente finanziari, cioè con durata superiore a 18 mesi

La ritenuta del 27% sugli interessi di depositi e conti correnti opera a titolo d’imposta (definitiva) se il reddito è percepito da privati, mentre opera a titolo d’acconto se esso è percepito da imprese (pertanto in quest’ultimo caso il reddito va inserito in dichiarazione).

La riforma dei redditi di capitale ha previsto 3 forme di tassazione di questi:

a)      il regime della dichiarazione (i redditi vanno normalmente inseriti in dichiarazione)

b)      il regime del risparmio gestito (l’intermediario che gestisce provvede a tutte le formalità fiscali e il risultato netto della gestione è tassato con imposta sostitutiva del 12,50%)

c)      il regime del risparmio amministrato (l’intermediario che acquista e vende i titoli provvede ad operare le dovute ritenute)

Inoltre, è stata rivista anche tutta la disciplina del credito d’imposta, che una volta spettava al percettore del reddito di capitale per evitare la doppia imposizione dello stesso (in capo alla società ed in capo al socio/azionista).

Adesso c’è una percentuale del reddito, variabile a seconda del soggetto percettore, espressamente esclusa dalla tassazione.

REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE

E’ tale qualsiasi reddito derivante dalla prestazione di lavoro alle dipendenze di altri, quindi anche i redditi dovuti in forza di uno dei tanti contratti atipici che la normativa sul lavoro ha istituito negli ultimi anni (e che vanno tanto per la maggiore).

La regola vuole che rientrano nella categoria tutti i compensi, a qualsiasi titolo, erogati al lavorate e quindi pure le liberalità (chiamate fringe benefits).

Anche le pensioni sono considerate redditi da lavoro dipendente (escluse le pensioni di guerra e di invalidità che sono esenti).

Tuttavia è molto ampia pure la casistica dei redditi assimilati a quello di lavoro dipendente:

a)      proventi conseguiti in sostituzione di redditi (indennità di disoccupazione, ecc…)

b)      compensi per collaborazioni coordinate e continuative

c)      borse di studio

d)      ecc…

Dai compensi (stipendi e salari) erogati dal datore di lavoro sono da escludere i contributi versati a enti (p.es. INPS) o casse aventi esclusivamente fine previdenziale o assistenziale, ad eccezione di quelli versati a forme pensionistiche complementari.

Ricordiamo che i redditi di lavoro dipendente sono soggetti a ritenuta alla fonte da parte del datore di lavoro/sostituto d’imposta e pertanto i lavoratori non sono mai responsabili di un’eventuale evasione fiscale.

REDDITO DI LAVORO AUTONOMO

Si tratta del reddito derivante dall’esercizio abituale di arti e professioni, anche in forma associata (come nel caso di studi professionali tra più lavoratori autonomi).

Si calcola per differenza tra i compensi percepiti e le spese (fiscalmente ammesse) sostenute nell’anno solare.

Entrambi questi componenti del reddito (compensi e spese) sono determinati per cassa, ovvero con riguardo ai momenti dell’incasso monetario del compenso e dell’esborso della spesa.

Anche questo reddito è soggetto a ritenuta alla fonte, nella misura del 20%, la quale è trattenuta – mediante diminuzione dell’importo da pagare – sulla parcella del professionista e versata da colui che eroga il compenso (committente).

I professionisti devono tenere una contabilità per le imposte dirette molto simile a quella delle imprese e di cui parleremo nel capitolo della liquidazione delle imposte.

Sono considerati redditi di lavoro autonomo anche redditi particolari (detti non professionali) come:

a)      i diritti d’autore

b)      gli utili da associazioni in partecipazione

c)      i compensi per la levata dei protesti spettanti ai segretari comunali

d)      ecc…

REDDITO DI IMPRESA

In questa categoria rientra il profitto realizzato dall’esercizio di imprese sotto forma di ditta individuale o di società di persone (in quest’ultimo caso si parla più propriamente di reddito da partecipazione ed è sempre tassato in capo ai soci/persone fisiche).

L’utile da impresa si calcola apportando al reddito risultante dal conto economico dell’impresa (che è un prospetto in cui si confrontano i ricavi ed i costi dell’anno) le variazioni (c.d. riprese fiscali) stabilite dalla normativa fiscale.

Se non c’è il conto economico, perché l’impresa non tiene una specifica contabilità (quella ordinaria), per giungere al risultato economico si deve eseguire la differenza tra tutti i ricavi e costi dell’azienda.

In sintesi si effettuano le seguenti operazioni:

Conto Economico

Ricavi

Costi

=

Risultato d’esercizio dell’impresa

+

Dichiarazione dei redditi

Costi indeducibili

Ricavi non imponibili

=

Reddito fiscale d’impresa (imponibile)

 

Pertanto, si procede prima al normale calcolo del risultato economico dell’impresa, ignorando quindi tutte le norme tributarie, e solo in un secondo momento, cioè quando si fa la dichiarazione dei redditi, si operano le dovute rettifiche in adempimento dei criteri fiscali di valutazione dei componenti positivi (ricavi) e negativi (costi) di reddito.

Così facendo si ottiene l’imponibile fiscale (o reddito fiscale) dell’impresa, evitando quello che è il grande male delle contabilità italiane, ovvero l’inquinamento fiscale del bilancio d’esercizio.

In particolare, i ricavi ed i costi sono generalmente quantificati per competenza economica (a differenza del metodo per cassa dei professionisti), ovvero non con riguardo ai momenti di incasso e pagamento, ma facendo riferimento appunto alla competenza dei singoli componenti del reddito e quindi includendo anche ricavi e costi rispettivamente non incassati o pagati.

I regimi contabili delle imprese ai fini delle imposte sui redditi (e dell’IVA) saranno trattati nel capitolo della liquidazione delle imposte.

REDDITI DIVERSI

E’ una categoria residuale ove vanno inseriti tutti i redditi non rientranti nelle altre precedenti categorie.

L’elencazione di questi redditi è varia:

a)      redditi derivanti dall’esercizio non abituale di attività commerciali o di lavoro autonomo

b)      plusvalenze da cessione di immobili acquisiti da non più di 5 anni (la rivendita di immobili acquistati da non più di 5 anni è infatti considerata dal fisco un’attività speculativa)

c)      redditi per la lottizzazione di terreni

d)      plusvalenze da cessione a titolo oneroso di particolari titoli di credito o partecipazioni

e)      premi di lotterie e concorsi

f)        redditi da noleggio o affitto di beni mobili

g)      redditi derivanti da affitto o usufrutto di aziende

h)      ecc…

Modalità di calcolo

L’Irpef si calcola e si versa mediante autoliquidazione, cioè mediante compilazione e presentazione nei termini di un’apposita dichiarazione dei redditi chiamata Unico.

Ricordiamo che insieme al saldo Irpef è da pagare anche l’acconto per l’anno successivo, pari al 99% del saldo da versare (o del saldo che si prevede di versare l’anno seguente), se questo è maggiore di € 51,65 (altrimenti non si versa acconto).

Questo 99% di acconto è da versare in due rate se l’importo da versare come prima rata è superiore a € 103,00 (altrimenti si paga tutto a novembre) e precisamente:

a)      il 40% del 99% d’acconto (quindi il 39,6% del saldo Irpef da pagare) si versa a giugno/luglio, insieme al saldo come sotto determinato

b)      il 60% del 99% d’acconto (quindi il 59,4% del saldo Irpef da pagare) si versa a novembre

Nella tabella sono illustrate le fasi in cui si divide il processo di calcolo dell’Irpef da versare allo Stato.

Calcolo imposte

 

5 Commenti

  1. grazia amato

    fantastico è proprio ciò che cercavo

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  2. Sara

    E’ un sito molto utile! lo consiglierei a tutti! 🙂

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  3. blandino.fabrizio@virgilio.it

    per i piccoli artigiani e i loro dipendenti che resterebbero disoccupati con la domanda contratta, potrebbe essere praticabile la soluzione della fiscalizzazione degli oneri sociali? aiutatemi!

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  4. blandino.fabrizio@virgilio.it

    mi chiedo se possiamo inserire tra gli interventi citati anche la Massima Concorrenza in tutti isettori economici privati, per contrapporre l’inflazione e stimolare l’occupazione

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  5. Maria

    Complimenti, è per me un aiuto unico! GRAZIE Maria

    Rispondi

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