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da | 16 Mar 2009 | Diritto tributario e scienza delle finanze | 5 commenti

IVA

L’Iva è un’imposta indiretta sugli scambi, reale e proporzionale.

E’ la più importante imposta indiretta del sistema tributario italiano, perché grava sulla quasi totalità delle operazioni di vendita di beni e servizi.

Si tratta di un tributo che colpisce gli scambi (cessioni e prestazioni) di beni e servizi destinati al consumo.

Il meccanismo prevede la tassazione del solo valore aggiunto prodotto in ciascuna fase produttiva o commerciale che va dalla materia prima al prodotto finale. In questo modo l’Iva colpisce una sola volta il prezzo finale del bene o servizio: infatti l’aliquota è applicata con il metodo di deduzione imposta da imposta, cioè essa è calcolata sull’intero valore del bene venduto, avendo però l’accortezza di dedurre dall’imposta così determinata quella già pagata ai fornitori (e da questi liquidata al fisco) e versando quindi esclusivamente la differenza.

Pertanto l’Iva è formalmente versata dagli imprenditori e professionisti cedenti dei beni/servizi venduti (cui incombono anche i relativi adempimenti), ma è di fatto sostenuta dal consumatore finale che acquista il bene o servizio, pagandone il prezzo.

Possiamo anche dire che il funzionamento dell’IVA prevede la traslazione in avanti (fino al consumatore finale) dell’onere dell’imposta, attraverso l’aumento del prezzo del bene o servizio venduto.

I commercianti che versano l’Iva al fisco sono dunque i contribuenti percossi, mentre i consumatori che comprano beni gravati dall’imposta sono i veri contribuenti incisi.

Da quanto detto emerge che l’Iva si calcola come questo semplice esempio, in cui si ipotizza un commerciante che, in un mese (periodo di liquidazione dell’Iva), ha acquistato e venduto beni per i quali ha rispettivamente pagato ed incassato i seguenti prezzi:

Acquisti

Vendite

Prezzo al netto di Iva

Iva (20%)

Prezzo pagato

Prezzo al netto di Iva

Iva (20%)

Prezzo incassato

€ 300,00

€ 60,00

€ 360,00

€ 500,00

€ 100,00

€ 600,00

€ 400,00

€ 80,00

€ 480,00

€ 400,00

€ 80,00

€ 480,00

€ 250,00

€ 50,00

€ 300,00

€ 600,00

€ 120,00

€ 720,00

€ 950,00

€ 190,00

€ 1.140,00

€ 1.500,00

€ 300,00

€ 1.800,00

Iva da versare per il periodo: € 110,00 (= € 300,00 – € 190,00)

 

L’imposta da versare al fisco per il mese preso in considerazione è uguale a € 110,00, derivante dalla differenza fra l’Iva sugli acquisti pari a € 300,00 (a debito per il commerciante) e l’Iva sulle vendite di € 190,00 (a suo credito).

Soggetti passivi

Si è già spiegato come, seppure sono i consumatori finali coloro che sostengono materialmente l’Iva quando comprano prodotti sul mercato, i contribuenti formali (percossi), sui quali cadono conseguentemente tutti gli adempimenti dell’imposta, sono rintracciabili tra le seguenti figure di soggetti passivi:

a)      imprenditori che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi, a meno che le vendite non siano effettuate al di fuori dell’esercizio di impresa (ma le cessioni di società o enti sono generalmente considerate sempre in regime Iva)

b)      professionisti e artisti che eseguono prestazioni di servizi nell’esercizio della professione

c)      importatori che acquistano da Paesi extra UE, anche al di fuori dell’esercizio di impresa (p.es. gli importatori privati, non imprese)

d)      acquirenti di beni e servizi comunitari (acquisti intracomunitari)

Aliquote

Le aliquote dell’Iva sono 3 e sono applicate in modo da elevare il prezzo dei beni o servizi colpiti:

a)      21% (aliquota ordinaria)

b)      4% (per beni essenziali)

c)      10% (aliquota ridotta)

La differenziazione delle aliquote permette di attuare politiche economiche e sociali, in quanto è così possibile concedere facilitazioni per l’acquisto di alcuni beni ritenuti essenziali oppure opportuni (di cui si vuole incentivare la vendita, p.es. la prima casa), svantaggiandone invece l’acquisto di altri.

Base imponibile

La base imponibile non è altro che il prezzo (o comunque il valore) pagato quale corrispettivo dei beni ceduti o dei servizi prestati.

Da tale punto di vista le operazioni di vendita, di importazione e di acquisto intracomunitario (che, abbiamo visto, costituiscono il presupposto dell’imposta e ne identificano i soggetti passivi) sono così suddivisibili:

Tipi di operazione

Modalità

Esempi

Imponibili

a) si applica l’Iva

a) cessioni di beni

b) sono soggette a tutti gli adempimenti (p.es. fatturazione e registrazione)

b) prestazioni di servizi

c) concorrono a formare il volume d’affari

c) importazioni da Paesi extra UE

d) permettono il recupero dell’Iva pagata sugli acquisti

d) acquisti intracomunitari

Non imponibili

a) non si applica l’Iva

a) esportazioni in Paesi extra UE

b) sono soggette a tutti gli adempimenti (p.es. fatturazione e registrazione)

b) operazioni assimilate alle esportazioni

c) concorrono a formare il volume d’affari

c) servizi internazionali

d) permettono il recupero dell’Iva pagata sugli acquisti

 

Esenti

a) non si applica l’Iva

sono quelle espressamente indicate dalla norma fiscale (art. 10 Dpr n. 633/72), per es.:

b) sono soggette a tutti gli adempimenti (p.es. fatturazione e registrazione)

a) prestazioni sanitarie

c) concorrono a formare il volume d’affari

b) locazioni ed affitti

d) non permettono il recupero dell’Iva pagata sugli acquisti

c) trasporti pubblici

 

d) assicurazioni

 

e) prestazioni scolastiche

 

f) …

Escluse (o Fuori Campo)

a) non si applica l’Iva

sono le operazioni non considerate cessioni di beni o prestazioni di servizi, come p.es. gli interessi delle banche, i rimborsi degli anticipi, i campioni gratuiti di modesto valore, ecc…

b) non sono soggette agli adempimenti (p.es. fatturazione e registrazione)

c) non concorrono a formare il volume d’affari

d) non permettono il recupero dell’Iva pagata sugli acquisti

 

Condizione essenziale perché si abbia l’applicazione dell’Iva è che le operazioni interessate siano effettuate nel territorio dello Stato, ovvero che abbiano il requisito della territorialità.

A tal fine per le cessioni di beni si ha riguardo al luogo in cui è ubicato il bene, mentre per le prestazioni di servizi al domicilio del soggetto che effettua la prestazione stessa.

E’ per la mancanza del requisito della territorialità che le esportazioni sono operazioni non imponibili, cioè operazioni cui non si applica l’Iva.

Il volume d’affari è una misura dell’ammontare delle operazioni attive (soggette ad Iva) compiute dall’imprenditore o dal professionista e quindi della sua capacità contributiva ai fini di questa imposta.

Il volume d’affari è dato dal complesso dei beni e servizi venduti nel periodo d’imposta (anno), con esclusione delle cessioni di beni strumentali.

In dichiarazione annuale dall’Iva applicata sul volume d’affari si detrae l’Iva pagata sugli acquisti, determinando così il debito d’imposta relativo a tutto l’esercizio (ovvero all’anno solare).

Se un soggetto passivo ha tra le sue vendite sia operazioni imponibili, sia operazioni esenti, la detrazione dell’Iva sugli acquisti avviene con il metodo del pro-rata, ovvero in percentuale, nel rispetto appunto della proporzione di vendite imponibili rispetto al complessivo volume d’affari (comprendente anche le operazioni esenti).

Infine, è da citare anche il metodo della ventilazione dei corrispettivi, con il quale il commerciante al minuto di particolari articoli (alimentari, tessili, farmaceutici, ecc…) può non distinguere le aliquote Iva dei beni venduti (se diverse) e registrare quindi le vendite su un’unica colonna del registro dei corrispettivi.

In questo caso la liquidazione dell’Iva avviene suddividendo i corrispettivi lordi del periodo in proporzione alle aliquote addebitate dai fornitori della merce sugli acquisti compiuti dall’inizio dell’anno.

Adempimenti ai fini Iva

Del meccanismo della detrazione dell’Iva pagata sugli acquisti dall’Iva addebitata al cliente sulle vendite abbiamo già parlato.

Questo meccanismo impedisce il cumulo dell’imposta e quindi l’Iva colpisce una sola volta il valore finale dei beni e servizi, perché si versa unicamente la differenza tra l’imposta ricevuta per le vendite e quella pagata sugli acquisti.

In altre parole i soggetti passivi svolgono una funzione esattoriale per conto dello Stato, in quanto percepiscono dai clienti l’Iva dovuta e la versano successivamente (alle scadenze periodiche fissate per le c.d. liquidazioni) al fisco, previa detrazione dell’Iva pagata sugli acquisti nello stesso periodo.

Dunque per i commercianti (e professionisti) l’Iva non è mai un costo, perché la percepiscono dai loro clienti mediante addebito in fattura: essa è solo una partita di giro, che è pagata, riscossa e versata al fisco nell’ambito della funzione esattoriale svolta per conto dello Stato.

Peraltro i commercianti e gli altri soggetti passivi devono dotarsi ai fini Iva di un numero particolare rilasciato dall’amministrazione fiscale, il numero di Partita Iva, che va citato in tutti gli atti dell’impresa o della professione.

Di conseguenza l’applicazione dell’Iva prevede 3 momenti sostanziali:

a)      l’addebito dell’imposta in fattura all’atto della vendita

b)      la liquidazione (ovvero il calcolo) ed il versamento dell’Iva alle scadenze periodiche

c)      la dichiarazione annuale, in cui si riepilogano tutte le informazioni sulle operazioni Iva compiute nell’anno

Adesso non rimane che illustrare il procedimento della fatturazione e quello della liquidazione e versamento dell’Iva dovuta.

La fatturazione delle vendite deve essere effettuata per tutte le operazioni attive poste in essere (imponibili, non imponibili ed esenti).

La fattura è un documento (che adesso può essere anche elettronico) contenente i dati necessari a identificare l’oggetto dell’operazione ed i soggetti (venditore e acquirente) che hanno compiuto la vendita stessa (quindi: i dati anagrafici dei soggetti, con il numero di partita Iva di entrambi, l’imponibile dell’operazione, l’aliquota applicata, l’Iva dovuta, ecc…).

Generalmente la fattura va emessa in duplice esemplare (uno per il venditore e l’altro da consegnare all’acquirente) al momento dell’effettuazione dell’operazione di vendita, altrimenti il fisco considera evaso il tributo per omessa fatturazione.

Per i commercianti al dettaglio è prevista la possibilità di certificare le vendite con un altro documento diverso dalla fattura (la quale deve essere comunque emessa se richiesta dal cliente). Questo documento può essere la ricevuta fiscale (con funzioni analoghe alla fattura, ma di più facile compilazione e rilascio) oppure lo scontrino fiscale, per il quale ultimo il soggetto deve però dotarsi di apposito macchinario fiscale di emissione: il registratore di cassa.

Nel caso di ricevuta o scontrino fiscale si parla di corrispettivi (=incassi) e l’unica differenza con i gli importi derivanti dalla fattura è che i primi (i corrispettivi) indicano l’importo del prezzo al lordo dell’Iva e senza indicazione specifica di quest’ultima.

Tant’è che nella liquidazione dei corrispettivi va innanzitutto operato lo scorporo dell’Iva dai prezzi lordi dei beni ceduti, per poi procedere normalmente alla detrazione dell’Iva sugli acquisti ed alla determinazione, per differenza, dell’imposta da versare allo Stato.

Tutte le vendite e gli acquisti devono essere registrate ai fini Iva in appositi libri contabili (i registri Iva), i quali sono:

a)      registro acquisti, ove vanno annotati tutti gli acquisti effettuati, distintamente per ciascuna aliquota

b)      registro vendite, ove vanno annotate tutte le fatture emesse, distintamente per ciascuna aliquota

oppure

c)      registro dei corrispettivi, nel caso di autorizzazione al rilascio di ricevuta o scontrino fiscale, ove i corrispettivi vanno altresì distinti per aliquota (tranne il caso di ventilazione, perché al momento della vendita non c’è alcuna distinzione delle aliquote)

La liquidazione dell’Iva non è altro che il calcolo periodico da eseguire per determinare l’Iva da versare al fisco.

Come sappiamo dall’Iva sulle vendite si detrae l’Iva sugli acquisti e si quantifica così l’Iva a debito del periodo. L’Iva a debito si versa se il suo importo è superiore a € 25,82, altrimenti si cumula con l’Iva a debito del periodo successivo.

Se dalla suddetta differenza deriva un imposta a credito (succede per es. quando in un periodo gli acquisti hanno superato le vendite), questa si riporta a decurtazione dell’Iva a debito liquidata nel periodo successivo.

Le liquidazioni (ed i versamenti) sono generalmente mensili, tuttavia il soggetto passivo, se in regime contabile semplificato, può optare per liquidazioni trimestrali, pagando però, per tale agevolazione, una maggiorazione dell’1% del debito Iva ad ogni liquidazione.

Pertanto per i contribuenti mensili il versamento dell’Iva deve avvenire entro il 16 di ogni mese, con riferimento all’Iva del mese precedente, mentre per quelli trimestrali le scadenze sono le seguenti:

a)      16 marzo (questa, relativa all’ultimo trimestre dell’anno precedente, può essere prorogata e versata in dichiarazione annuale Iva – giugno/luglio – con un’ulteriore maggiorazione)

b)      16 maggio, relativa all’Iva a debito del primo trimestre dell’anno

c)      16 agosto, relativa al secondo trimestre dell’anno

d)      16 novembre, relativa all’Iva del terzo trimestre annuale

Per concludere sull’Iva è previsto anche il pagamento di un acconto annuale, da versare entro il 27 dicembre di ciascun anno, di importo pari all’88% del versamento effettuato nell’ultimo mese o trimestre dell’anno precedente (o che si prevede di effettuare per lo stesso periodo dell’anno in corso). Tale acconto non è dovuto se inferiore a € 103,29.

5 Commenti

  1. grazia amato

    fantastico è proprio ciò che cercavo

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  2. Sara

    E’ un sito molto utile! lo consiglierei a tutti! 🙂

    Rispondi
  3. blandino.fabrizio@virgilio.it

    per i piccoli artigiani e i loro dipendenti che resterebbero disoccupati con la domanda contratta, potrebbe essere praticabile la soluzione della fiscalizzazione degli oneri sociali? aiutatemi!

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  4. blandino.fabrizio@virgilio.it

    mi chiedo se possiamo inserire tra gli interventi citati anche la Massima Concorrenza in tutti isettori economici privati, per contrapporre l’inflazione e stimolare l’occupazione

    Rispondi
  5. Maria

    Complimenti, è per me un aiuto unico! GRAZIE Maria

    Rispondi

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