Scienza delle Finanze
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da | 16 Mar 2009 | Diritto tributario e scienza delle finanze | 5 commenti

Spese pubbliche

Le spese pubbliche sono le spese sostenute dallo Stato e dagli altri Enti per l’erogazione dei servizi pubblici necessari al soddisfacimento dei bisogni della collettività.

La somma totale annuale delle spese pubbliche costituisce il fabbisogno finanziario dell’apparato statale.

Nelle economie moderne l’ammontare complessivo della spesa pubblica è costantemente in aumento e questa tendenza, ormai irreversibile, rappresenta uno dei principali problemi politici che ogni Paese deve affrontare.

In particolare, la spesa pubblica ed il conseguente deficit pubblico sono misurati non in assoluto (cioè come valore monetario), ma in percentuale del PIL, ovvero della ricchezza nazionale.

Pertanto, il problema di quasi tutti i governi occidentali è quello di mantenere il deficit statale al di sotto di una certa soglia (p.es. il 3%) del Prodotto Interno Lordo (PIL) rilevato ogni anno.

Le cause di tale inarrestabile trend di crescita della spesa sono molteplici:

  • l’aumento del reddito e del benessere sociale, che fa aumentare i bisogni richiesti dalla collettività
  • la burocratizzazione dell’organizzazione statale, derivante dalla centralizzazione dei poteri, che provoca maggiori spese, inefficienze e sprechi
  • il sempre maggiore intervento dello Stato nei sistemi interni, con tutti i problemi e le nuove esigenze che conseguono ad un’estesa politica fiscale, posta in essere ai fini sia della stabilizzazione del ciclo economico, sia dell’attuazione di una redistribuzione del reddito a favore delle classi più povere della popolazione
  • l’inflazione, ovvero l’aumento generale dei prezzi, che però non altera il rapporto in percentuale con il PIL monetario, in quanto anche quest’ultima grandezza economica subisce l’aumento dei prezzi

Il fenomeno dell’incontrollata crescita del deficit pubblico può essere arginato, oltre che da scelte oculate di politica fiscale (o di bilancio pubblico), che è lo strumento con il quale lo Stato interviene in economia per conseguire gli obiettivi macroeconomici perseguiti (livelli desiderati di inflazione, di disoccupazione, ecc…), anche dall’applicazione dell’analisi costi-benefici, consistente nel ripartire le spese in base ai sottostanti progetti.

Di questi si valutano e confrontano, previamente, i vantaggi derivanti alla collettività con i relativi costi sociali, così da diminuire gli sprechi e le inefficienze delle spese.

Nel nostro Paese le spese quantitativamente più importanti, e come tali strategiche per il risanamento del bilancio pubblico, sono quelle riguardanti:

  • la sanità, cioè il servizio sanitario nazionale, imperniato sulle ASL (aziende sanitarie locali)
  • la previdenza, ovvero la spesa per i trattamenti pensionistici a favore soprattutto di chi non svolge più l’attività lavorativa
  • l’istruzione

Le spese sostenute dallo Stato e dagli Enti territoriali sono caratterizzate dalle seguenti importanti fasi temporali:

1)      impegno, nella quale la Pubblica Amministrazione (PA) competente assume l’obbligo di pagare

2)      liquidazione, che porta alla quantificazione precisa del debito e all’individuazione della persona del creditore

3)      ordinazione, con cui si emette il titolo di spesa, chiamata ordine o mandato di pagamento

4)      pagamento, cioè la fase dell’uscita monetaria vera e propria

Se alla fine dell’anno finanziario (coincidente in Italia con l’anno solare) esistono spese impegnate ma non ancora pagate, il loro importo costituisce, in bilancio, la voce residui passivi. Essi rappresentano quindi debiti della PA, il cui pagamento avverrà successivamente, negli anni futuri.

In conclusione vediamo alcune tipiche classificazioni delle spese pubbliche.

La prima importante distinzione, basata sulla destinazione della spesa, è quella in:

  • spese correnti, relative alla produzione di servizi pubblici e quindi, come dice il nome, riferite all’acquisto di beni sul mercato (pagamento degli stipendi ai dipendenti pubblici, costi per materiali, interessi sui titoli del debito pubblico, ecc…)
  • spese in conto capitale (o di investimento), riguardanti invece la produzione (acquisto o costruzione di macchine, opere pubbliche o infrastrutture, spesa in ricerca e sviluppo, sovvenzioni o sussidi a favore di tutti o alcuni segmenti della popolazione, ecc…)

A seconda dell’ente preposto alla spesa abbiamo:

  • spese statali, effettuate dagli organi dell’amministrazione diretta dello Stato (p.es. quelle per la difesa, per la giustizia, ecc…)
  • spese locali, effettuate invece dagli Enti territoriali già visti (Regioni, Province e Comuni), come ad es. le spese sanitarie, per le quali sono competenti le Regioni

Un’altra distinzione rilevante è quella riferita alla frequenza nel tempo della spesa:

  • spese ordinarie, che si ripetono ogni anno (p.es. il pagamento degli stipendi pubblici)
  • spese straordinarie, che si sostengono al verificarsi di eventi specifici non prevedibili (p.es. spese per emergenze internazionali, ecc…)

Con riguardo al titolo giuridico (cioè alla norma) che le prevede abbiamo:

  • spese obbligatorie, già previste dalle norme in vigore e che pertanto vanno comunque inserire nel Bilancio dello Stato
  • spese facoltative, inserite in Bilancio a discrezione del governo quando le ritiene opportune

Infine, sulla base dello scopo, distinguiamo le spese pubbliche in:

  • spese di governo, relative al soddisfacimento di bisogni collettivi
  • spese di esercizio, sostenute per conseguire le entrate (come ad es. le spese di accertamento delle imposte oppure gli interessi del debito pubblico)

5 Commenti

  1. grazia amato

    fantastico è proprio ciò che cercavo

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  2. Sara

    E’ un sito molto utile! lo consiglierei a tutti! 🙂

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  3. blandino.fabrizio@virgilio.it

    per i piccoli artigiani e i loro dipendenti che resterebbero disoccupati con la domanda contratta, potrebbe essere praticabile la soluzione della fiscalizzazione degli oneri sociali? aiutatemi!

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  4. blandino.fabrizio@virgilio.it

    mi chiedo se possiamo inserire tra gli interventi citati anche la Massima Concorrenza in tutti isettori economici privati, per contrapporre l’inflazione e stimolare l’occupazione

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  5. Maria

    Complimenti, è per me un aiuto unico! GRAZIE Maria

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